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Thursday, February 25, 2016

La FIGLIA DELLA EX MINISTRA FORNERO IN PENSIONE a 39 ANNI…TUTTI DEVONO SAPERE!

Fonte:http://www.supernotizie.net/la-figlia-della-ex-ministra-fornero-in-pensione-a-39-anni-tutti-devono-sapere/

CatturaUna carriera accademica perfetta e un profilo prestigioso quello della figlia del ministro. Nata nel 1974, Silvia Deaglio, a soli 24 anni è già laureata in medicina, dunque con ben quattro anni d’anticipo rispetto alla categoria degli sfigati elaborata dal sottosegretario Michel Martone.
(La) Deaglio si è specializzata in oncologia nel 2002 e ottiene un dottorato in genetica umana nel 2006. Nel 2005, appena conseguito il Master e mentre svolge un dottorato in Italia, la giovane professoressa, ottiene un incarico presso il prestigioso Beth Israel Deaconess Medical Center di Harvard, il celebre college di Boston. Poi diventa responsabile della ricerca alla Hugef, una fondazione che si occupa di genetica. Alcune sue ricerche sono state finanziate dalla Compagnia di Sanpaolo, fondazione che è la prima azionista della banca Intesa Sanpaolo, di cui sua madre era vicepresidente.
Silvia Deaglio è tornata oggi all’attenzione dei media dopo la notizia su un suo pre-pensionamento: la Deaglio sarebbe in pensione dal 2013, e cioè alla giovanissima età di 39 anni. La notizia ovviamente non è stata presa molto bene dagli esodati e da tutte le vittime della controversa riforma della mamma.

Interrogata dai giornalisti la Deaglio ha risposto: “Il mio curriculum parla chiaro. E l’INPS anche”.

 

FATE GIRARE

Wednesday, February 24, 2016

Un Paese destinato a... sfracellarsi

 Fonte:http://www.opinione.it/editoriali/2016/02/23/romiti_editoriale-23-02.aspx

di Claudio Romiti
23 febbraio 2016 EDITORIALI
 
Mentre chi governa riempie la scena con una surreale campagna contro la presunta austerità europea, vera arma di distrazione di massa, gli osservatori laici di questo disgraziato Paese cercano di portare alla luce il disastro finanziario che si cela dietro l’insopportabile propaganda renziana. Un disastro che, conti alla mano, forse spiega più di qualunque altra considerazione l’evidente irrigidimento di Bruxelles nei confronti di un Esecutivo che di questo passo, come si suol dire, sarà costretto a portare i libri in Tribunale.
A tal proposito - dati quasi del tutto snobbati dalla stampa nazionale - circola da qualche settimana un raccapricciante studio della Banca d’Italia, ripreso con dovizia di particolari in un comunicato di Unimpresa, secondo cui nei primi 10 mesi del 2015, in piena Era del cambiamento di verso renzista, sia la spesa dello Stato centrale e sia le relative imposte sono cresciute in modo catastrofico. In particolare la prima è lievitata dell’11,21 per cento, passando da 356 a 396 miliardi; mentre le entrate tributarie sono aumentate di quasi 12 miliardi in un lasso di tempo così breve e malgrado la raffica di balle rassicuranti espresse in ogni dove dal premier toscano. Tant’è che lo stesso presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, ha così commentato: “I numeri non mentono mai e quelli che diffondiamo oggi ci dicono che il Governo ci prende in giro: sono chiacchiere quelle sulla cosiddetta spending review e sono chiacchiere pure quelle sulla sforbiciata al prelievo fiscale. Tante promesse, molti annunci e zero fatti concreti”.
Parole sacrosante espresse nei confronti di un personaggio il quale, dopo decenni di disastri sul piano dei conti pubblici, aveva suscitato moltissime aspettative anche sul fronte di un sempre più necessario risanamento di questi ultimi. E invece, come rileva amaramente Longobardi, ci troviamo al cospetto di una colossale presa per i fondelli messa in atto da un signorino soddisfatto che con le sciocchezze che propala riesce farci camminare i treni.
Sta di fatto che il Paese, nonostante 40 miliardi di spesa dello Stato in soli 10 mesi, a cui vanno poi sommati gli incrementi delle altre amministrazioni, ha chiuso il 2015 con uno striminzito più 0,6 per cento del Prodotto interno lordo. Ciò pone una pietra tombale sul keynesismo d’accatto degli illusionisti al potere. La strada lastricata di pasti gratis, di altre tasse e di buone intenzioni percorsa da Matteo Renzi ci sta conducendo verso l’inferno.


Attenzione al pericoloso baratto fra libertà e sicurezza

Fonte:http://thefielder.net/18/11/2015/attenzione-al-pericoloso-baratto-fra-liberta-e-sicurezza/

di F. Simoncelli

Financial policy columnist

10201160-discours-de-hollande-au-congres-5000-emplois-crees-d-ici-2-ans-dans-la-police-et-la-gendarmerie L’ultima roccaforte del potere dello Stato è la politica estera. È in politica estera che lo Stato agisce nel modo più rigoroso come l’orda organizzata, che agisce nel senso più pieno del suo potere aggressivo, che agisce con l’arbitrarietà più libera. In politica estera lo Stato è veramente sé stesso. Si può dire che gli Stati, in riferimento l’uno all’altro, siano in un continuo stato di guerra latente. La “tregua armata”, una frase così familiare prima del 1914, era una descrizione accurata della normale relazione tra gli Stati quando non sono in guerra. Invero, non è esagerato dire che la normale relazione tra gli Stati sia la guerra.  

La diplomazia è una guerra mascherata in cui gli Stati cercano di guadagnare col baratto e l’intrigo, con l’astuzia degli ingegni, gli obiettivi che dovrebbero conquistare più rudemente per mezzo della guerra.» — Randolph Bourne

Tutte le lacrime di questo mondo non potrebbero colmare la tristezza per le vite spezzate a Parigi. In verità, tutte le lacrime di questo mondo non potrebbero colmare le vite che ogni giorno vengono spezzate nel mondo. L’empatia per un nostro simile nel momento della sofferenza è talmente grande che ci spinge a condividere gli stessi sentimenti. La vita è qualcosa di prezioso. La vita, soprattutto, è un processo attraverso il quale, si suppone, riusciamo ad accumulare una quantità tale di saggezza da permetterci d’evitare gli errori più banali. Perché? Perché in caso contrario saremo i primi a pagarne i costi. Le sanzioni negative si scatenerebbero come uno sciame di locuste fameliche, facendoci provare tutto il dolore derivante dal nostro errore. Gli Stati, invece, non pagano per i propri errori. Attraverso la formula “Lo Stato siamo noi”, i membri che prendono decisioni sbagliate scaricano le sanzioni negative sulla popolazione senza colpe. Sin dalla prima guerra mondiale, i campi di battaglia sono diventati le città, i paesi, le contrade. L’orrore della guerra è stato portato di casa in casa a causa della nascita e della crescita di un apparato pseudo-sociale che s’è sostituito al processo decisionale individuale. Propaganda e mistificazioni hanno caratterizzato il suo modo d’agire, riuscendo a ingannare la popolazione, che è diventata lo scudo involontario delle politiche sconsiderate degli Stati. La linfa vitale degli Stati non sono gli eserciti, ma la popolazione.
Solo quest’ultima è in grado di creare ricchezza reale, di conseguenza l’apparato statale sfrutta qualsiasi occasione per tenere vivo il suo potere incamerando la ricchezza creata dalla classe produttrice. Lo Stato è un parassita che influenza il tessuto sociale di cui si nutre affinché continui a sostenerlo. In quest’ottica, la migliore strategia che ha per avvicinare a sé la classe produttrice è la paura. Di che cosa? Invasioni, attentati, incidenti. Il modo più rapido che ha scovato l’apparato statale per istillare la paura nei suoi sottoposti è stato quello di disarmare la popolazione di cui si “prende cura”. In secondo luogo, ha sfruttato qualsiasi evento terroristico per espandere la propria area d’influenza a scapito della popolazione. Il suo obiettivo è quello di rendere quanto più prevedibili le azioni dei suoi sottoposti, e questo richiede un ambiente sociale statico. È per questo che subito dopo ogni attentato terroristico le contromisure adottate dallo Stato vanno a discapito della popolazione autoctona, che vede erodersi sempre di più le libertà individuali.
È per questo che Hollande ha colto la palla al balzo e inviato bombardieri in Siria. Non solo, ma ha annunciato una maggiore spesa statale in favore della “sicurezza”, nonché l’aggiunta di 1.000 soldati in più a pattugliare le strade di Parigi. La gente è spaventata. La gente fa finta d’aver coraggio, in realtà si rannicchia in un angolo a ogni minimo sussulto di un agente di polizia. Sono ormai 14 anni che va avanti questa fantomatica Guerra al Terrore, eppure nessuna delle due parti ha vinto. Tutti ne stanno uscendo con le ossa rotte. Tutti ne stanno uscendo più poveri. Come può questa guerra prevenire altri massacri come quello di Parigi? Come abbiamo visto, non può. Anzi, fa solo peggiorare le cose. Soprattutto in termini di persone innocenti ammazzate. Ogni bomba lanciata da Stati Uniti e Francia in territorio straniero, ogni operazione dei servizi segreti in territorio estero, non fa che creare una sequenza infinita di motivi che portano gli individui nel territorio in cui s’interviene a serbare rancore e organizzarsi per scacciare gli “invasori”, o a colpirli in patria con attacchi terroristici simbolici.

Ludwig von Mises dimostrò nelle sue opere come l’interventismo economico rappresentasse un veleno per il libero mercato. 

Murray Rothbard ebbe un’intuizione: traslò questo concetto alla geopolitica, affermando come l’interventismo estero in faccende estranee al proprio Paese fosse foriero di conseguenze impreviste. 

Una di queste, purtroppo, è stata la tragedia francese del fine settimana scorso, il cui innesco è stato il militarismo francese sul territorio siriano. Infatti, sin dal 2011 l’obiettivo d’USA e Francia è stato quello di spodestare Assad, e nel farlo si sono ritrovati a mandare in quei territori pacchi e pacchi d’armi che sono costantemente finiti nelle mani dei terroristi piuttosto che in quelle dei “ribelli moderati anti-Assad”. Ciò ha gettato i semi degli attacchi di Parigi, che a loro volta hanno gettato i semi dei recenti bombardamenti francesi sulla Siria. Un’escalation di violenza che non risparmierà nemmeno i francesi stessi, i quali si ritroveranno a vivere in uno stato di polizia a causa dell’invadenza dello Stato, che attraverso la propaganda approfitterà della situazione per opprimere ulteriormente le libertà degli individui.

Non lasciatevi ingannare, quindi, dalle proposte folli di Hollande, che nella loro veemenza centralista non toccheranno minimamente i terroristi, ma assedieranno i cittadini francesi, facendoli vivere in un costante stato di paura e annientando le loro libertà in nome di un “bene superiore”. 

Più bombe non risolveranno il problema in Medio Oriente. Riproporre una strategia fallimentare è stupido oltreché dannoso.

Apple vs FBI: una battaglia di libertà che è solo all’inizio

Fonte:http://thefielder.net/23/02/2016/apple-vs-fbi-una-battaglia-di-liberta-che-e-solo-allinizio/

di Matteo Gianola

Economics and Policy columnist



An Apple logo hangs above the entrance to the Apple store on 5th Avenue in the Manhattan borough of New York CityUn giorno, una persona si accorse dell’utilità del mobile nei servizi bancari e, dopo mille e più spinte da parte del suo consulente, decise di scaricare l’app della banca per il suo device portatile. Non gli sembrava vero di poter fare a meno di recarsi allo sportello e di sorbirsi delle file, anche fastidiose, per fare questa o quell’operazione, e scoprì la comodità d’avere uno sportello bancario sempre nella propria tasca, in completa sicurezza. Perché quest’immagine? Perché, nel corso degli anni, gli istituti bancari hanno effettuato numerosi investimenti nell’ambito della sicurezza, per rendere perfettamente sicure le transazioni effettuate da home banking o da mobile, creando sistemi di sicurezza che vanno dalle OTP (One Time Password) alle firme digitali per le funzioni dispositive e per l’acquisto a distanza di prodotti. La base della tecnologia usata è quella della crittografia dei messaggi volta alla creazione di un’interfaccia di sicurezza che possa dare una tranquillità d’uso ed evitare il problema che, comunemente, prende il nome di “man in the middle”, quel “pirata” informatico che, intercettando codici e messaggi, va a modificarli per un vantaggio personale. E se questo man in the middle fosse lo Stato?
Esiste sì un database delle transazioni che i vari enti statali possono richiedere per controlli vari, da quelli fiscali a quelli di sicurezza nazionale, ma si tratta di un controllo ex post che non compromette né controlla i flussi d’informazioni che avvengono costantemente tra i supporti portatili o fissi e il mainframe dell’istituto, proprio per non inficiarne gli alti standard di sicurezza. Non credo che qualcuno voglia un soggetto che si possa intromettere in questo processo ma, di recente, qualcosa sembra che si voglia muovere in un senso opposto e in maniera ben più strutturale rispetto a quanto potrebbe avvenire con una semplice (si fa per dire) app bancaria.
Quest’esempio descrive perfettamente che cosa sta succedendo oggi tra Apple e lo Stato americano. Qualche settimana fa l’FBI ha chiesto aiuto all’azienda di Cupertino per sbloccare l’iPhone di Syed Rizwan Farook, uno dei due attentatori della strage di San Bernardino lo scorso dicembre, pensando che possa contenere dei dati utili alle indagini al fine d’evitare futuri attentati e, forse, riuscire a individuare la cellula terroristica cui il soggetto potrebbe essere affiliato. Di fronte al primo diniego, il 16 febbraio scorso un magistrato federale ha ordinato ad Apple di procurare all’FBI una chiave software che sia in grado di disattivare o bypassare i meccanismi di protezione e sicurezza dell’iPhone, in particolare il meccanismo automatico d’autodistruzione dei dati che si attiva dopo dieci tentativi falliti d’inserire il codice d’accesso. Né l’FBI né Apple stessa, infatti, conoscono il codice usato da Farook, e l’idea sarebbe di provare a usare un counter per giungere al codice, ma il limite dei dieci tentativi costituisce un limite invalicabile. Nonostante l’FBI abbia, in realtà, la copia backup da iCloud di tutti i contenuti del telefono fino al 19 ottobre, quando il proprietario del dispositivo disabilitò la sincronizzazione automatica dei propri contenuti col cloud, quello che interessa ai federali è l’ottenimenti dei dati successivi a questa data fino al 2 dicembre, giorno dell’attentato a San Bernardino.
Bene, qual è l’oggetto del contendere? Il sistema operativo mobile Apple, fin da iOS 7, prevede forme di cifratura dei dati, ma dal 2014, con iOS 8, l’azienda ha deciso di conferire una protezione maggiore ai dati personali, inserendo nei protocolli di cifratura anche le foto e i messaggi attraverso un codice utente. Una volta impostato il codice, Apple non è più in grado di sbloccare l’apparecchio. A questo si aggiunge un altro particolare. Nei device più recenti, quelli equipaggiati dal processore A7 in poi, si aggiunge un’ulteriore chiave hardware di protezione (di cui si tralasciano i dettagli per opportunità) che crea una sorta di “cassaforte” in cui sono stoccati i dati protetti. Benché il telefono in questione, un iPhone 5C, monti un processore A6, quindi privo della componente hardware di protezione, l’OS in uso, iOS 9, pone il problema non aggirabile per gli agenti del sistema di crittografia dei dati; a tal ragione il Governo americano ha formalmente chiesto ad Apple di creare una back-door nel sistema per poter, poi, effettuare un backup della memoria interna proprio perché, in assenza della protezione hardware, chiamata Secure Enclave, il meccanismo d’autodistruzione dei dati potrebbe essere disabilitato via software con la creazione di una versione iOS ad hoc. Questo permetterebbe, quindi, che l’Azienda possa intervenire sul caso singolo predisponendo un aggiornamento “firmato” e mirato solo a questo caso specifico, rendendo inutilizzabile la back-door creata su qualsiasi altro dispositivo.
Detta così, sembrerebbe che non ci possano essere contenziosi tra Cupertino e Quantico. Vengono meno, inoltre, molte obiezioni che si sono levate dal web in questi giorni sul pericolo per la privacy d’ogni utente al mondo in caso di creazione di questa “porta di servizio”, poiché la soluzione software che sarebbe ipoteticamente creata non si applicherebbe a nessun altro device sulla Terra, garantendo la sicurezza dei terminali e la privacy a tutti, senza intromissioni da parte delle agenzie federali americane. Ma c’è un “ma”, e importante. Quello che i vertici di Apple contestano non è la soluzione che potrebbe essere trovata al problema, il quale effettivamente impatta sulla sicurezza nazionale, ma il principio giuridico che una decisione del genere avallerebbe: quello della possibilità di pretendere, con la scusa dell’interesse nazionale, nuovi software con cui “crackare” i dispositivi dell’azienda. La stessa cosa che potrebbero voler fare, a quel punto, altri governi. Se questo principio fosse accettato, quindi, potenzialmente qualsiasi casa produttrice di software potrebbe essere forzata, in futuro, a produrre degli aggiornamenti ad hoc per annullare qualsivoglia protezione dei dati degli utenti, anche quelli relativi alle transazioni bancarie, per bloccare o spingere determinati comportamenti (per tornare all’esempio riportato in incipit dell’articolo). La battaglia, quindi, non sarà relativa a una questione di sicurezza nazionale, ma a difesa della privacy e della sicurezza dei dati sensibili d’ogni singolo individuo che usi supporti informatici; una battaglia di libertà che sarà lunghissima e di cui presumibilmente abbiamo visto solo le battuti iniziali.

(FotoREUTERS/Mike Segar)

“Caro John, i soldi non comprano la dignità”: giovane algherese scrive a Elkann

Fonte:http://www.sardiniapost.it/cronaca/caro-john-soldi-non-comprano-la-dignita-lettera-di-un-algherese-elkan/

johnelkann“Caro John,
scusami se mi permetto tanta sfrontata confidenza. Vivo in Germania, a Monaco di Baviera, da circa 5 mesi”. 

Chi scrive è Giancarlo Balbina, 28 anni, algherese. La sua lettera è stata pubblicata ieri sul giornale on line Caratteri Liberi (e sta facendo il giro del web) come risposta alle dichiarazioni di John Elkann, rampollo  d’oro di casa Agnelli che a 38 anni si è ritrovato a presiedere la Fiat e un bel po’ di altre società miliardarie. Il giovane Elkann pochi giorni fa l’aveva sparata grossa: durante una lezione organizzata dalla Banca Popolare di Sondrio nella città lombarda aveva detto che i giovani italiani “non hanno la giusta determinazione a trovare lavoro” “perchè stanno bene a casa”, ricordando poi che ”io e i miei fratelli abbiamo il desiderio di fare, di partecipare e questa è una grande motivazione per avere una vita positiva. Penso che sia più interessante fare una vita in cui sei impegnato e lavori con passione che fare una vita in cui sei in vacanza tutto il tempo, perché dopo un po’ ci si annoia”. Poche ore dopo l’imprenditore Diego Della Valle aveva bollato il giovane John come “Un imbecille”.
Riportiamo per intero la lettera di Balbina, che in poche ore ha avuto migliaia di condivisioni e commenti in tutto il web.

“Faccio parte di quella generazione che “vola” da un posto all’altro, con un bagaglio e qualche ricordo da mettere su un mobiletto di un appartamento di 29 mq. Quelli che al mese costano circa 500 euro, se sei fortunato. Hai mai provato l’eccitazione di guadagnare 800 euro e spenderne più della metà per un affitto? Dio, dovresti provarlo John, è come un fungo allucinogeno, da quanto non sembra reale quello che ti capita di vivere.
Voglio dirti una cosa, John. In questo mio soggiorno bavarese ho incontrato decine di italiani laureati e pluri-specializzati, artisti, scrittori, ingegneri, matematici, chimici; quasi tutti trentenni, incazzati e sofferenti. E sai perché? Perché il loro “viaggio” non è una vacanza, ma una ragione di sopravvivenza, indotto da un mondo diseguale dove i ricchi sono molto più ricchi, mille volte più ricchi, del primo dei poveri. Lo sapevi questo, John? Andare lontano dal proprio paese non è mai facile. È un esercizio che richiede forza di volontà, voglia di emergere, fortuna e altre qualità che, senz’altro, un imprenditore sagace e risoluto come te conosce bene. Uno come te che viene dal nulla, che si è fatto da solo; mica come quelli che nascono in famiglie ricche e benestanti, con cognomi importanti, che studiano in Università private pagando rette mensili universitarie, che valgono tanto quanto lo stipendio annuale di un lavoratore qualsiasi. Di mio padre, per esempio. Cazzo John, tu sei diverso. Tu hai faticato, hai lavorato duro, hai rischiato e ci sei riuscito. Tu sei un esempio da seguire. Insegnami come si fanno i soldi partendo dal nulla; come si fa a prendere in giro quei “bamboccioni” che stanno bene solo a casa con la mammina che gli rimbocca le coperte.
Non credere a chi racconta che l’azienda per la quale lavoravano, magari ha chiuso o delocalizzato e sono rimasti con le pive nel sacco da un giorno all’altro; insegnami le magie del jet-set con quella “nonchalance” che dimostri di avere negli ambienti che contano. Anche io voglio essere così, e fanculo la coscienza che mi dice qualcos’altro. Voglio essere un ricco spavaldo. Possedere una Ferrari, una squadra di calcio, avere un Rolex nel polsino, un abito Ferrè e Valentino per tutti i giorni, far parte di una decina di C.d.A., partecipare a quelle feste mondane dove ci sono i giornalisti specializzati nei gossip, che mi chiedono, in mezzo a centinaia di persone: “È una bella festa questa” e io che rispondo: “Certo l’ho organizzata io”. Che soddisfazione!
Sai John, io credo nella teoria del caos. Nessuno ha deciso di nascere in una famiglia povera o ricca, bello o brutto, alto o basso, in Congo o in Svizzera, in Afghanistan o in America. C’è sempre qualche “causa maggiore” che decide per noi. Tu non hai mica deciso volontariamente di far parte di quella èlite italiana del 10%, che detiene più della metà della ricchezza del paese; così come io non ho deciso volontariamente di nascere in una famiglia monoreddito in Sardegna e di far parte, invece, della squadra del 46%, quella dei disoccupati a cui politiche criminali a vantaggio di quelli come te stanno levando il futuro. Sai John, le frasi che hai detto a Sondrio: “i giovani non trovano lavoro perché stanno bene a casa”; e bisogna essere “più ambiziosi” per riuscire nella vita, mi hanno fatto pensare che il più delle volte la ricchezza dà alla testa, impedisce un’analisi razionale degli eventi. In Italia non ci sono più imprenditori, tantomeno capitalisti disposti a rischiare. Il vero imprenditore è quello che investe il proprio capitale, rischia i propri soldi su progetti che reputa validi, investe sugli uomini, sulla conoscenza e sulle idee. Tanti imprenditori, per come li conosciamo ora, non investono i loro capitali; li fanno girare nella finanza creativa, per creare denaro su denaro, senza alcuna ricaduta sociale. Lo ha fatto anche la Fiat, negli anni novanta, ma tu ovviamente non lo sai, forse eri a Cambridge a studiare economia.
La mia lettera, John, per non tediarti troppo, finisce qua; ma vorrei dirti ancora una cosa. Se mai un giorno io dovessi diventare ricco come te e mi chiamassero a dibattere, in qualche università, di economia e sviluppo, di investimenti, di giovani, non direi mai frasi come quelle che hai pronunciato tu, e per un motivo sostanziale. Ci sono valori che i soldi e la ricchezza non possono né comprare né valutare, cioè il rispetto e la dignità delle persone. Ricordati sempre che in un paese di 60 milioni di cervelli, c’è e ci sarà sempre qualcuno più intelligente, capace e preparato di te; purtroppo, forse, non altrettanto fortunato. Ogni mattina, alzandoti dal letto a baldacchino sul quale riposa tutte le notti il tuo plutocratico sedere, ricorda questo non secondario particolare, e ringrazia la teoria del caos alla quale devi tanto, forse tutto. Ti servirà per essere più umile e forse, anche più avveduto di quanto dai l’impressione di essere.

Il tuo bamboccione sardo-italo-tedesco”

Tuesday, February 16, 2016

Canone Rai in bolletta: tutto quello che devi sapere e la petizione per chiedere di abolirlo

Fonte:http://www.altroconsumo.it/hi-tech/televisori/news/abolizione-canone-rai

14 gennaio 2016
Canone Rai in bolletta: tutto quello che devi sapere e la petizione per chiedere di abolirlo
Si pagherà da luglio direttamente in bolletta della luce: 10 rate da 10 euro. Facciamo chiarezza sui dubbi più comuni di questa nuova modalità di pagamento, secondo noi incostituzionale. La nostra battaglia, infatti, per abolire il canone e per una seria riforma della Rai non finisce qui: firma la petizione.

Abolire il canone

Grazie alla nuova legge di stabilità, a gennaio non arriverà più il tradizionale bollettino precompilato per il pagamento del canone Rai. Il canone infatti si pagherà direttamente nella bolletta della luce a partire da quella di luglio. L’importo verrà spalmato in 10 mensilità da 10 euro l’una, ovvero, in ogni bolletta bimestrale troveremo una maggiorazione di 20 euro per il pagamento del canone: unica eccezione la bolletta di luglio che conterrà anche le maggiorazioni dei mesi precedenti. L’importo da pagare è quindi di 100 euro (più basso delle 113.25 euro degli anni passati).
Tutto chiaro? Assolutamente no, perché le domande che i consumatori si fanno sono parecchie e non sempre con risposte facili. Se ho due case (e quindi due contratti di luce) devo pagare anche due volte il canone? Non ho il televisore, come faccio a non pagare il canone? Chi è esente dal pagamento? Nella sezione Canone in bolletta: i dubbi più comuni, cerchiamo di dare una risposta, per quello che la normativa al momento consente, alle principali domande degli utenti.

È il momento di dire basta

Visto che occorrerà attendere il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate stessa, per definire definirà modalità e dettagli, il consiglio è quello di attendere prima di inviare in autonomia qualsiasi autocertificazione, anche perché il primo prelievo del canone in bolletta avverrà a luglio, come stabilito dalla legge di stabilità.
Al momento il canone Rai è una tassa dello Stato e come tale va pagata. Ma fare il proprio dovere di cittadino non significa rinunciare a far sentire la propria voce. La nostra battaglia però non finisce qui: riteniamo il provvedimento anticostituzionale e, anche grazie al supporto di quasi 90.000 aderenti alla petizione, faremo di tutto per far valere i loro diritti nelle sedi istituzionali e giudiziarie competenti. Firma anche tu la petizione per chiedere l'abolizione del canone.

Firma anche tu per chiedere l’abolizione del canone RAI

Testo completo
0100000
93127persone hanno già contribuitoMancano 6873 firme al prossimo traguardo


Si genera confusione

Come prima cosa, pensare di far ricadere il pagamento su tutti gli intestatari di un contratto di energia elettrica è sbagliato, perché si dà per scontato che questi siano tutti in possesso di una tv. In secondo luogo, l'introduzione del canone Rai in bolletta comporta una gran confusione per il consumatore che finisce per non sapere più quanto effettivamente paga per l'energia elettrica. Nella bolletta della luce, inoltre, sono già presenti diversi oneri fiscali ed è impensabile che lo Stato inizi a utilizzarla per fare cassa.

Cosa chiediamo

Al Presidente del Consiglio avevamo chiesto di mostrare più coraggio nella riforma della Rai. Le misure definitivamente approvate non sono invece sufficienti per porre rimedio alla situazione. La riforma della Rai infatti, oltre a non raccogliere alcuna delle nostre proposte per rendere più moderno e meno lottizzato dalla politica il servizio pubblico televisivo, non apre alcuno spazio ulteriore a una adeguata rispondenza alle esigenze dei cittadini, che sono quelli che lo finanziano per buona parte e anzi accentra sul governo il controllo del consiglio di amministrazione Rai. Continuiamo quindi a sostenere il pacchetto di riforme strutturali serio e sostenibile che avevamo proposto, attraverso i seguenti interventi:
  1. Abolizione del canone
    Che significherebbe restituire oltre 100 euro ogni anno alle famiglie italiane ed eliminare la pressione della politica che opprime il servizio pubblico radiotelevisivo.
  2. Mantenimento di un solo canale pubblico
    Come esito delle riforme, dovrà rimanere un solo canale di servizio pubblico che, indipendente e senza pubblicità, sarà chiamato a dare informazioni di qualità.
  3. Privatizzazione degli altri canali Rai
    Questo consentirà allo Stato anche di fare cassa.
  4. Possibilità di fissare obblighi di servizio pubblico a carico delle altre reti private
    Lo Stato mette infatti a disposizione degli operatori privati le frequenze, permettendo loro di guadagnare attraverso la pubblicità e la pay tv e, a fronte di questo, a tali operatori potrebbe essere chiesto il rispetto di alcuni obblighi di servizio pubblico.
  5. Abolizione della Commissione parlamentare di vigilanza
    La Commissione di vigilanza Rai non avrebbe più alcun significato e andrebbe pertanto abolita. Questo contribuirebbe a eliminare la pressione della politica sull'informazione televisiva.
  6. Potenziamento dell'Antitrust e riforma dell'Agcom
    Per evitare che la privatizzazione non abbia effetti negativi sulla pluralità dell'informazione occorre potenziare l'operatività dell'Antitrust in questo settore, a garanzia di una corretta ed efficiente concorrenza che produca benefici per i consumatori.

La Rai non è la luce: è illegale far pagare il canone a chi non ha la tv

Fonte:http://www.huffingtonpost.it/ileana-argentin/e-illegale-far-pagare-il-canone-a-chi-non-ha-la-tv_b_9008726.html

Pubblicato: Aggiornato:
CANONE

Ma perché devo pagare il canone Rai se non ho la televisione? 

Questo è quello che mi dice continuamente un mio amico, molto alternativo, anche un po' radical chic, che da sempre ha scelto di non avere in casa la tv e di informarsi attraverso la carta stampata ed internet.
Da luglio cominceremo a pagare, sulla bolletta della luce una maggiorazione per la Rai, in base alle decisioni del Governo nella legge di Stabilità. Questa cosa non è che sia poi così giusta, sono infatti molte le persone, nel nostro Paese, che non guardano i canali Rai, che non possiedono un televisore e soprattutto che non hanno i soldi neanche per pagare la luce. È di questa ultima parte di persone che mi preoccupo, infatti mi chiedo, se qualcuno non ha i soldi per pagare la bolletta della luce a fine mese, perché maggiorata, che fa? Gli viene tagliata la corrente? Quei dieci, venti euro rateizzati in più, per pagare Giletti & company, non possono diventare obbligatori in questi termini, perché, mentre della televisione si può fare a meno, della luce no, o è sicuramente più difficile, soprattutto se hai dei figli.
Pur essendo d'accordo che il tasso di evasione sul pagamento del canone sia molto alto, credo che la soluzione non possa essere un'"infiltrazione" obbligatoria sulla bolletta. La coscienza degli italiani sull'attuale forma di compartecipazione al finanziamento del servizio pubblico di comunicazione, andrebbe sollecitata, a mio avviso, con responsabilità civili e penali per chi usufruisce e non paga.

Trovo illegale far pagare chi non beneficia, per propria condizione o scelta, della Rai. E ancora, il sistema pubblico nazionale rispetta tutte le forme plurali di comunicazione, parlando di tutti allo stesso modo? O c'è ancora la scelta legata soprattutto all'odience ed alla strumentalizzazione politica? Io come disabile, a esempio, sento poco parlare dei miei diritti in televisione, se non quando divento il "caso", cioè la notizia di cronaca. Nessuno fa una trasmissione per sapere se è passata una legge che riguarda il mio mondo con la stessa forza con la quale si racconta un omicidio o un'avventura di Berlusconi.
Infine: la luce viene erogata a tutti allo stesso modo e costa per tutti uguale, ma siamo sicuri che anche l'informazione raggiunga tutti i cittadini nello stesso modo? Io credo di no, per cui, come ho già detto sopra, ritengo che debba restare la possibilità di scegliere se usufruire della Rai o meno e non si possa accettare un pagamento obbligatorio celato sotto un bisogno irrinunciabile come quello dell'energia elettrica.

Canone Rai in bolletta. Una gabella anticostituzionale

Fonte:http://www.lacittafutura.it/dibattito/canone-rai-in-bolletta-una-gabella-anticostituzionale.html


Ottobre 30, 2015 di Alba Vastano





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L’imposta più evasa dagli italiani. Programmi Rai condizionati dai partiti. Oscurata la sinistra radicale nei talk show. Nel patto di stabilità 2016 (art.10) la nuova forma di pagamento nella fattura della fornitura elettrica. Contestazioni e perplessità da Codacons e politici. Il presidente dell’autorità per l’energia ritiene impropria la manovra dell’esecutivo.

di Alba Vastano

“Viva la RAI Ci fa crescere sani/viva la RAI/ Dimmi da quale parte stai/ Viva la RAI/Se sarai buono il tuo Mazinga vedrai/ Oppure no…Dipende dal funzionario RAI/Paghiamo allora questo abbonamento/ Per mantenerli in salute e in sentimento…Perchè oramai questo cervello avrà un padrone lo sai?/Viva la Rai”. (Renato Zero)

Leit motiv che ci ha bombardato negli anni ‘80. Ironia sulla televisione di Stato, nelle parole citate nel testo. Ironia che calza bene sugli ultimi fatti della Rai, legati al pagamento del canone e alla dipendenza della tv di stato dai partiti
Che il canone Rai sia una delle gabelle più odiate dagli Italiani è cosa nota. Tant’è che, da rilievi dei sondaggi sul tema, risulta essere una delle tasse che conta il maggior numero di evasori. Al di là dello stereotipo diffuso oltralpe “Gli Italiani non pagano le tasse”, c’è dell’altro. Cosa offre all’utente l’azienda televisiva di Stato, per motivare il pagamento di un’imposta, come il canone? Pubblicità molta e servizi pubblici monitorati da maggioranze di governo.
Esemplari alcuni talk show, ormai storici, che la fanno da sovrani nell’offrire una visione unilaterale delle manovre di governo, centralizzando alcuni esponenti e partiti politici e oscurandone altri. Negando quindi il diritto di uguaglianza e la pluralità degli interventi. Infatti, dov’è finita nei talk show Rai la sinistra radicale? Che pure avrebbe il diritto di dire la sua?
Inoltre l’avvento delle televisioni private offre, di contralto, una gamma vastissima di scelte dei programmi, la cui visione è gratuita. E se, anche per scelte politiche personali, facendo zapping, non ci si ferma su Mediaset, o altre tv, a risentirne non è comunque il portafoglio..
Il canone Rai, invece è tassa obbligatoria, per la serie “anche se non vuoi veder i programmi, li devi pagare”. Un assurdo che si può trasferire concettualmente in altre aspetti del sociale o del mercato, in cui un cittadino deve pagare quello che non consuma o quello per cui già paga in altre tasse, quei servizi che Costituzione recita, gli spetterebbero di diritto, come scuola: sanità, strade.
Ipertassati gli Italiani? Sì. Senza, come contropartita, nemmeno un welfare efficiente che assicuri i primi diritti essenziali per una vita dignitosa, così come avviene in altri paesi europei.
Un controsenso, una coercizione allora (come tante in Italia) il canone Rai. Un’iniqua tassa perché il “do” non corrisponde al “...ut des”. Finora i sondaggi dimostrano che almeno il 30% degli italiani non ha mai versato nelle casse delle Rai la detestata, e non a caso, gabella. Dal 2016, con il nuovo patto di stabilità, sarà difficile eluderla: arriverà in bolletta Enel, accendendo un contenzioso costituzionale. Se la manovra venisse realmente attuata (e sembra cosa fatta) contrasterebbe con il principio di uguaglianza, equiparando due esigibilità totalmente diverse in un unico calderone. Un nugolo di giuristi e garanti della Costituzione e il Codacons sono già sul piede di guerra per partire all’attacco contro questo provvedimento a firma del governo Renzi e del suo ministro per lo sviluppo economico, Federica Guidi.

Un excursus sulla storia della televisione di stato

Rai, acronimo di Radiotelevisione italiana, ha l’esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo. Nasce a Torino l’Uri (Unione radiofonica italiana), con il regio decreto n 1067/1923. È il 27 agosto del 1924. Il 17 novembre del 1927 l’Uri cambia denominazione e diventa Eiar (Ente italiano audizioni radiofoniche) La gestione è totalmente privata. Solo nel 1944 nasce la Rai intesa come Radio Audizioni italiane, un’azienda in cogestione con la Sip (società idroelettrica piemontese), che aveva il monopolio per la telefonia. Passaggio sequenziale al Ministero poste e telecomunicazioni. Il tre gennaio del ’54 la Rai inaugura le trasmissioni televisive e nasce la Rai Radiotelevisione italiana s.p.a. Nel 2004 avviene la fusione della Rai s.pa. con la Rai Holding s.pa,.la società con il maggior numero di azioni Rai. Il referendum del 1995 abrogava la legge sul monopolio Rai, ma non si è mai attuata la privatizzazione. La Rai Radiotelevisione Italiana è ad oggi la televisione di Stato

Il canone Rai

“Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto n.246 –legge 21 febbraio 1938”

Il canone quindi è un’imposta sulla detenzione di strumenti in grado di ricevere il segnale televisivo Rai. È regolato da l regio decreto n. 246- legge 21 febbraio 1938. Nel 2010 il ministro delle semplificazioni, Roberto Calderoli (governo Berlusconi) abrogò migliaia di leggi, ma non la legge sul canone Rai. Restano in sospeso le risposte ad un evidente “trip” concettuale e alla incongruenza fra la libertà di ricevere gratuitamente il segnale televisivo e l’imposta sul prodotto finale che permette di riceverlo. Se si ha la libertà di ricevere il segnale, perché si paga pegno sul contenitore di proprietà dell’utente, che si trova in un’abitazione privata, strumento che ne consente la visione?
Qual è allora la logica che motiva il pagamento del canone, anche pensando che fra i segnali televisivi che vengono criptati nello stesso contenitore non sempre quello Rai è il più visualizzato, ed ha uno share più elevato rispetto alle altre tv libere. Bypassando la logica che avrebbe ben diritto di essere rispettata, resta il regio decreto ancora in vigore che decreta che il canone Rai va pagato e che l’evasione da questa tassa è trasgressione alla legge. Ergo, la tassa si deve pagare.

Come dribblare il pagamento del canone

Prima dell’approvazione del patto di stabilità 2016, da parte dell’esecutivo del Premier Renzi, si poteva ricorrere ad un noto escamotage che consentiva di non assolvere all’imposta del canone Rai.
“Ogni cittadino ha la possibilità di richiedere, con lettera raccomandata a.r. inviata alla Rai, il suggellamento del televisore e la disdetta del canone” così recita la normativa, ormai invalidata dalla nuova legge.
La procedura si realizzava con la visita a domicilio di un tecnico che modificando la porta del segnale impediva che il segnale Rai venisse captato dall’apparecchio.
In realtà, a seguito della richiesta di migliaia di cittadini, ben pochi hanno ricevuto la visita del tecnico inviato dall’azienda di Stato. Ma la raccomandata faceva fede in caso di richieste ulteriori della gabella.
Inoltre e senza ricorrere al sigillo del segnale Rai, la normativa consentiva a chi avesse superato i 75 anni e ad altre categorie di persone con funzioni speciali di non ottemperare al pagamento dell’imposta.

Ma oggi c’è un nuovo scenario…

All’articolo numero 10 del patto di stabilità 2016, si fa esplicito riferimento al canone Rai e si determinano le regole che verranno imposte agli utenti del servizio pubblico televisivo. Le regole sono principalmente quattro:

1. Il canone RAI verrà inserito, con voce distinta, nella bolletta relativa alla fornitura di energia elettrica
2. Il pagamento avverrà in una sola tranche sulla prima fattura, successiva alla data di scadenza del versamento del canone stesso.
3. chi ha un’utenza elettrica, ha una tv e quindi è soggetto al pagamento del canone Rai. (ndr: perché se si ha un’utenza Enel intestata si deve necessariamente avere un apparecchio Tv? Non sarebbe più verosimile il contrario? Che qualcuno provi a spiegarne la logica!)
4. Chi possiede una seconda o una terza casa dovrà versare il canone una sola volta.
E qui si sfora direttamente nell’astruso. Come fanno Renzi e la sua ministra per lo sviluppo economico ad essere certi che tutte le famiglie italiane hanno un televisore, quindi usufruiscono dei servizi televisivi Rai? Per quale particolare perspicacia e scienza presumono di sapere con certezza che tutti gli Italiani titolari di un contratto Enel hanno un televisore di loro proprietà e non magari di libero uso di un figlio convivente, maggiorenne e lavoratore, di un coinquilino o di un inquilino che non hanno, a loro volta, intestato il contratto di energia elettrica? In tal caso a chi verranno applicate le sanzioni previste dalla legge in caso di evasione dalla gabella Rai? Al titolare della bolletta Enel che non ha il televisore o alla persona che non è l’intestatario del contratto della luce, ma che possiede il televisore?

Contestazioni e perplessità dall’Enel e da enti a difesa dei consumatori

È Guido Bortoni, presidente dell’autorità per l’energia elettrica, ad affermare che il provvedimento- diktat del governo è una soluzione impropria. Ancora più incisive le critiche da parte dei sindacati e delle associazioni a difesa dei consumatori. “Legare il canone Rai alla bolletta elettrica sarebbe un provvedimento illegittimo e incostituzionale e, in quanto tale, impugnabile nelle competenti sedi”. Così il Codacons il cui presidente, Carlo Rienzi, definisce la manovra descritta all’articolo 10 del nuovo patto di stabilità “una forma di violenza nei confronti degli utenti”
A far sentire la sua voce è anche la Cgil definendo la modalità “un modo improprio per riscuotere il canone che andrà ad incidere sul costo delle bollette elettriche, già gravate del 14% sulle accise”
La perplessità si indirizzano sulla possibile ipotesi che, nonostante la quota del canone potrebbe essere diminuita di poche decine di euro, graverà su chi pagherà l’imposta per la prima volta, il peso di tutti gli arretrati dei dieci anni precedenti. Un ulteriore spauracchio e un incitamento a trovare l’escamotage per astenersi dall’assolvere alla gabella, nonostante la buona volontà di qualche evasore di mettersi in regola con l’azienda di stato.
Titubanze anche dal Presidente Enel, Patrizia Grieco: “Mi sembra una cosa molto difficile da realizzare, sia tecnicamente, che per i sistemi di fatturazione, che per problemi giuridici”. A confermare, così Chicco Testa, presidente Assoelettrica: “I produttori di energia non possono trasformarsi in esattori per recuperare il canone Rai. È un compito che non gli compete".
Ferma la risposta a Renzi di Roberto Fico, presidente commissione vigilanza Rai (membro del direttorio M5s –viale Mazzini: "Che il canone Rai sia di 100 euro o di 113 non cambia nulla, perché il vero punto è e resta l’indipendenza della Rai, che deve essere indipendente. Nel momento in cui non lo è e continua a portare acqua al mulino dei partiti allora il canone deve essere zero per i cittadini. Renzi chiede 100 euro ai cittadini per nominare il proprio amministratore delegato. Quasi un finanziamento occulto ai partiti politici tramite canone, perché il binomio è: canone pagato dai cittadini e legge sulla Rai di Renzi, ovvero ad con pieni poteri nominato dal governo senza alcun cuscinetto”
Ancora più incalzante e duro la critica da parte dell’Istituto “Bruno Leoni” (think tank di idee di libero mercato): “Questa ipotesi del canone in bolletta è un mostro giuridico”.
Renzi, dagli studi di “In mezz’ora” e “Raitre”, dov’è di casa, bonariamente rassicura gli Italiani sulla questione del canone in bolletta, che, a ragion veduta, solleva un turbinio di contestazioni."In legge di stabilità riduciamo ilcanone e, contemporaneamente, diciamo che lo devono pagare tutti attraverso un meccanismo,che potrebbe essere quello del pagamento nella bolletta elettrica. Oggi costa 113 euro, il prossimo anno costerà 100 euro. Chi è onesto e paga, paga meno"così il Premier. Il “potrebbe essere è già diventato “è” e viene confermato dal ministro Guidi che dagli studi fuori casa Rai, di “Di martedì”, programma condotto da Giovanni Floris, ha informato gli Italiani che il canone si pagherà in bolletta. Anche l’Antitrust approva, asserendo che tale modalità ridurrà l’evasione. Punto. Quando si dice democrazia..

Fonti:

Canone Rai in bolletta incostituzionale: come impugnarlo per non pagare

Fonte:http://www.investireoggi.it/fisco/canone-rai-in-bolletta-incostituzionale-come-impugnarlo-per-non-pagare/