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Wednesday, May 18, 2016

L’ITALIA E GLI ITALIANI? UN SISTEMA CHE DEVE CREPARE, NON CI SONO ALTRE SPERANZE

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Fonte:http://www.miglioverde.eu/litalia-e-gli-italiani-un-sistema-che-deve-crepare-non-ci-sono-altre-speranze/

di GIANLUCA MARCHI
declino_italia

L’Italia deve morire e gli “italiani” crepare con essa. Non parlo in senso fisico (specifichiamolo subito per chi magari non capisce o non vuole capire), ma in senso metaforico. Non ci sono speranze: questo Paese è malato fin dentro le sue radici e la gente, anche la migliore, ha finito per assuefarsi o ad ammalarsi con esso. Mi spiace dover contraddire l’amico Salvini, secondo il quale l’Italia si salva tutta insieme oppure non ce n’è più per nessuno: no, caro Matteo, questo Stato è marcio e i suoi cittadini (molti di noi compresi) sono marciti con esso. Non abbiamo più anima, abbiamo perso ogni dignità, cerchiamo di sopravvivere italianamente sperando di poterci affidare al solito stellone, che invece è morto e sepolto da tempo. Nutriamo rigurgiti di speranza nel salvatore di turno della patria, ma è solo un modo per continuare a rimandare nel tempo la presa di coscienza di quel che siamo diventati: una cloaca maxima.

Sono forse stato morso dalla tarantola della negatività? No, la mia è una convinzione che matura da tempo e che i fatti di questi anni, di questi mesi e degli ultimi giorni non fanno che confermare. Oggi scopriamo il “cupolone mafioso” che ha messo le mani sulla “capitale corrotta del paese infetto”, con un un intreccio inestricabile fra politica (nera e rossa, non fa più nemmeno differenza), imprenditoria e criminalità, ma non pensiamo affatto di cavarcela convincendoci sia solo un problema di Roma. Quel che abbiamo appreso essere successo – e chissà quant’altro mai conosceremo – intorno all’Expo milanese e al Mose veneto ci dice che nemmeno noi “padani” possiamo più vantare una presunta diversità. E sarebbe troppo comodo liquidare il problema sostenendo che la colpa è della politica, dove sono tutti uguali e corrotti. E no, miei cari, questa politica è l’espressione di gran parte di noi stessi: magari pubblicamente facciamo finta di indignarci, ma poi, davanti a una necessità personale, corriamo dal primo onorevole o consigliere regionale che conosciamo, o anche da un semplice consigliere di circoscrizione e, assicurando voto eterno, e magari qualcosa di più, imploriamo che ci risolva un certo problema o interceda a nostro favore. Questo è il “sistema italico” e ci siamo finiti dentro tutti fino al collo, coscienti o incoscienti che si sia stati in tale precipizio.

Oggi un’amica romana, commentando sconsolata quel che emerge nella sua città, concludeva il suo amareggiato ragionamento dicendo “ora confidiamo in Pignatone”, inteso come Giuseppe Pignatone, il procuratore capo della Repubblica capitolina che ieri si è presentato in prima persona alla stampa per raccontare la “cupola mafiosa” che stanno scoperchiando, annunciando che “non è finita qui”. Ma un magistrato non può essere la soluzione alla cloaca Italia. Lo abbiamo già sperimentato vent’anni fa e non lo furono, la soluzione, nemmeno Borrelli e il magistrati di Mani Pulite: chiusa la loro parentesi, tutto è ripreso come prima, anzi peggio di prima.


L’Italia è malata terminale e puzza di decomposizione non perché lo dicono i pochi indipendentisti rimasti, che vorrebbero andarsene ma non riescono nemmeno a mettersi d’accordo su come procedere. Lo confermano le statistiche di ieri che ci danno come Paese più corrotto dell’Europa occidentale e non solo, e lo ribadiscono gli investitori e gli imprenditori stranieri che hanno ripreso a impegnarsi in Spagna, in Portogallo e forse persino in Grecia, ma non Italia perché qui vedono solo sporco e nessun segnale di cambiamento. Anzi.

All’inizio degli anni Novanta molti di noi, con le provenienze politiche più diverse, trovammo un motivo di speranza nel progetto della Lega Nord di disarticolare il “sistema Italia”, di buttarlo a mare per costruire qualcosa di nuovo. Poi Bossi ha portato la Lega dentro il sistema marcio, rinunciando ad abbatterlo e le cose sono andate come sappiamo. Oggi mi convinco che se quel sistema non crepa, nulla di buono ci sarà più per nessuno.

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