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Tuesday, December 8, 2015

Quanto ci vorrà prima che i terroristi diventiamo noi?

Fonte:http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2015/12/02/quanto-ci-vorra-prima-che-i-terroristi-diventiamo-noi/23581/

http://i.static.linkiesta.it/blobs/variants/7/7/0/d/770d1aae-faf1-43ed-aa33-4b6b03c0c272_medium.jpg

di Andrea Coccia

Le simulazioni e le previsioni non sono la realtà, è vero. Ma a mettere insieme i dati che arrivano in questi giorni sul nostro futuro prossimo — dai dati dell'Inps a quelli sul riscaldamento globale — c'è da faticare, e molto, per mantenere la calma.
Infatti, dopo averci dato nel corso degli ultimi 15 anni dei bamboccioni, dei viveur, dei fancazzisti, dei buoni a nulla, degli ingenui terzomondisti e chissà quante altre etichette del cazzo, dopo averci costruito un mondo del lavoro basato su rapporti occasionali non protetti, quella che ci stanno prospettando non è una giungla, è un inferno. Uno vero però.
I dati dell'INPS, che da ieri affollano le prime pagine dei quotidiani online e offline, sono dati pesanti. Se non cambia nulla, noi nati negli anni Ottanta andremo in pensione a 75 anni, con pensioni che varranno mediamente il 38 per cento in meno dei nostri stipendi, che se oggi sono da fame, tra 40 anni saranno da guerra civile. Questo per i più fortunati, quelli, cioè, che ora hanno un contratto di lavoro e i contributi pagati. E per gli altri?
Dopo averci costruito un mondo del lavoro basato su rapporti occasionali non protetti, quella che ci stanno prospettando non è una giungla, è un inferno

Per gli altri sarà ancora peggio. Ci sarà chi, dopo cinquant'anni di stipendi da fame per lavori precari senza contributi previdenziali né Tfr, avendo passato la vita a cercare di sopravvivere senza possibilità di investire in fondi previdenziali privati, dovrà campare con una pensione minima che, dice Boeri, potrebbe essere mediamente inferiore a quella di oggi — circa 500 euro — del 25 per cento.
Fa 375 euro, soldi che oggi sono niente, e che chissà quanto varranno nel 2050, anno in cui, per quanto ne sappiamo, potremmo scambiarci bitcoin.

Ma la dimensione della tragedia che ci si prospetta potrebbe anche essere più grande. Nel 2050 saremo gli ultimi rimasti in vita delle generazioni che hanno conosciuto il benessere. Gli ultimi ad aver avuto dei genitori che possedevano qualcosa. Svendendo le case dove negli anni Ottanta del Novecento abbiamo imparato a camminare e a leggere forse potremo pagarci il salvacondotto per non essere messi in treni piombati da dimenticare in fondo a un oceano. Forse. Perché da qui al 2050 mancano 35 anni. C'é tutto il tempo per vedere trasformarsi una generazione di bamboccioni in una generazione di miserabili, di incattiviti, una generazione a cui non servirà una religione per diventare terroristi. Basterà la rabbia.
Quando a un uomo togli ogni speranza e lo metti con le spalle al muro non puoi sapere come reagirà. Invece, quando al posto di un uomo togli la speranza a un'intera generazione, quando con le spalle al muro ci metti qualche milione di persone, allora forse lo puoi anche immaginare come andrà a finire.

Quanto ci vorrà prima che i terroristi diventiamo noi?
 
Qualcuno un'idea ce l'aveva, già nel 2011. E me la raccontò mentre stavo lavorando a un documentario, a Lampedusa. Era una funzionaria italiana dell'Unhcr. Non ricordo il suo nome, ma ricordo abbastanza bene quello che, a microfoni spenti, mi raccontò.

Aveva saputo che erano in preparazione dei manuali ad uso dei funzionari delle Nazioni Unite, manuali che avrebbero contenuto le indicazioni da seguire nel caso di guerre civili sul territorio europeo. «Guerre civili cittadine», puntualizzò. Quello che — a quanto diceva lei — i funzionari dell'Onu si immaginavano nel 2011, era lo scoppio di guerre civili nelle principali città europee, che nei successivi 15 anni avrebbero visto le periferie trasformate in campi di battaglia, mentre nei centri, ipercontrollati e pattugliati dall'esercito, un piccolo gruppo di privilegiati, in zone bunkerizzate della città, avrebbe continuato a fare una vita di lusso, con un iPhone36 nella borsa di NeoDolce&Gabbana.

Sono trent'anni che ci ripetiamo senza sosta, Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Ora però stiamo iniziando a intravedere la nostra ombra che si avvicina sul selciato. E se dieci anni fa potevamo riderci su, ora che stiamo invecchiando anche noi non fa un bell'effetto.

I 10 "paesi più ignoranti del mondo": anche l'Italia in classifica per percezione sbagliata del pericolo

Fonte:http://www.huffingtonpost.it/2015/12/07/ricerca-paesi-ignoranti-italia_n_8737312.html#

MAP









Immigrazione, ineguaglianza e obesità. La percezione di questi tre fattori spesso appare falsata rispetto al loro effettivo peso sul paese, ma qualche Stato appare più scollato dalla realtà rispetto ad altri. Sulla base di questa ingenuità una ricerca sulla "Percezione dei pericoli" ha stilato una classifica dei paesi "più ignoranti".
Nella top 10 anche l'Italia, che insieme al Belgio (in settima posizione) è l'unico paese europeo presente nella lista. L’indagine condotta da Ipsos Mori ha eletto invece "paese più ignorante" il Messico, seguito da India e Brasile.
“Ogni popolazione ha una percezione sbagliata. Spesso si è ancor meno corretti sui fattori che vengono maggiormente discussi dai media o evidenziati come sfide dalla società”, ha dichiarato Bobby Duffy, il direttore amministrativo di Ipsos Mori. Una dichiarazione avvallata dal risultato dell'Italia, che arriva decima soprattutto per la questione immigrazione. I risultati hanno mostrato come le persone interpellate fossero convinte che un quarto della popolazione presente nei loro paesi fossero immigrati, quando in realtà la cifra è inferiore a uno su 10.
Gli intervistati italiani hanno fatto peggio anche in risposta alla domanda sulla ricchezza. Globalmente nella maggior parte delle risposte risultava che l'1% delle persone più ricche del paese possedessero quasi la metà della ricchezza nel loro Stato, la cifra al contrario è più vicina a un terzo.
Altri fattori sono invece sottostimati. L’età media in Brasile è di 31 anni, ma la maggior parte di loro pensava si attestasse a 56. Anche l’obesità è nettamente sottovalutata. In media gli intervistati pensavano che solo il 40% delle persone fosse sovrappeso, in realtà il problema riguarda oltre la metà della popolazione (il 54%).
  • 10
    Italia
  • 9
    Argentina
  • 8
    Sud Africa
  • 7
    Belgio
  • 6
    Colombia
  • 5
    Nuova Zelanda
  • 4
    Peru
  • 3
    Brasile
  • 2
    India
  • 1
    Messico

“Nessuno in Italia pensa al futuro, tra 40 anni sarà un disastro”

Fonte:http://www.linkiesta.it/it/article/2015/12/05/nessuno-in-italia-pensa-al-futuro-tra-40-anni-sara-un-disastro/28468/


Parla Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano: «La politica pensa all’immediato. E i giovani hanno sospeso il giudizio sul futuro. La popolazione inattiva aumenta, mentre la fascia più produttiva si riduce»


di Lidia Baratta





(Getty Images/Ethan Miller)

5 Dicembre 2015 - 08:15


Pensare al futuro non è lo sport più amato dagli italiani. Siamo puntualmente travolti dalle “emergenze”, dall’immigrazione al dissesto idrogeologico alla precarietà. Che vuol dire che non siamo in grado (o non vogliamo) prevederle, anche quando i sintomi sono sotto gli occhi di tutti. Ogni annuncio o decisione sono fatti per avere effetti elettorali immediati. Qui e ora. Che ce ne frega dell’Italia tra dieci anni. Altrimenti non si spiegherebbe perché diamo 500 euro ora a una mandria di 18enni, dei quali quattro su dieci non troveranno un lavoro.

Guardare le dinamiche demografiche in corso, però, aiuta a capire dove stiamo andando. E l’immagine dell’Italia che ci arriva dal futuro è quella di un Paese dominato dai capelli grigi. Entro il 2030 ci sarà una regione in più, grande quanto la Toscana, composta solo da over 65. Che saranno ancora al lavoro, mentre i 40enni manderanno ancora curriculum. «La popolazione italiana diventa anziana. E anche l’immigrazione, che finora ha in parte bilanciato l’invecchiamento, va via via diminuendo per via della crisi economica», dice Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano. «Qui nessuno pensa al futuro. Non ci pensano i politici, e i giovani per forza di cose hanno sospeso il giudizio. Ma tra quarant’anni sarà un disastro».

Professore, quali sono le principali tendenze demografiche in corso in Italia?
La popolazione italiana invecchia. Questo è il frutto di due fattori. Da un lato, viviamo sempre più a lungo: insieme al Giappone siamo tra i più longevi al mondo. Dall’altro, assistiamo a un declino costante delle nascite (1,39 bambini per donna nel 2014, ndr).

E in Europa?
Nel panorama europeo siamo i più vecchi insieme alla Germania. I Paesi più giovani sono quelli scandinavi e la Francia, dove la fecondità è vicina ai due figli. Questo significa che c’è un equilibrio generazionale: due figli ogni due genitori. In Italia invece si fa meno di un figlio e mezzo. Così la popolazione tende non solo a ridursi, ma soprattutto a sbilanciarsi sui più vecchi, che per giunta vivono più a lungo.



Mappa creata da Hsbc e pubblicata da “Business Insider”


Perché invecchiano tanto anche in Germania, dove stanno meglio di noi?
Il numero di figli desiderato in Italia è elevato. Si vorrebbero avere due figli o più, ma poi ci si accontenta di averne uno o nessuno perché si riesce a costruire una famiglia troppo tardi, o perché ci si stabilizza con il lavoro troppo avanti con l’età. In Germania, al contrario, non si fanno figli perché sono poco interessati a farli, non c’è un alto numero di figli desiderati. Ma ora anche in Germania ci si sta accorgendo della pericolosità dell’invecchiamento della popolazione. Da un lato si sta puntando sulla immigrazione di qualità, non solo aprendo ai rifugiati ma anche attraendo talenti da ogni parte del mondo. Inclusi quelli italiani. E poi si stanno creando maggiori servizi per la famiglia e la conciliazione tra vita privata e lavoro per incentivare le nuove nascite.

E in Italia stiamo pensando a come far fronte all’invecchiamento della popolazione?
L’unica cosa che abbiamo fatto in Italia è stato far andare le persone in pensione più tardi, senza pensare a diversi ruoli per i lavoratori anziani in azienda. Li abbiamo lasciati lì dove sono, senza alcuna forma di age management, senza investire nella produttività. Il risultato è che aumenta la popolazione in età lavorativa over 50 nei luoghi di lavoro, mentre mancano i 30-40enni più produttivi. In questa fascia l’occupazione cresce pochissimo.



(Getty Images/Jim Dyson)



Questo cosa comporterà?
Aumenterà la popolazione inattiva, i giovani saranno sempre meno. Negli Stati Uniti i millennial sono una delle generazioni più consistenti, quindi hanno un peso politico ed elettorale. In Italia i giovani sono pochi, quindi non hanno peso elettorale. Di conseguenza non ci sono politiche forti che siano indirizzate a loro. Se ci sono meno politiche giovanili e più politiche rivolte agli anziani, ci sarà meno innovazione e minori investimenti per contare nel sistema produttivo alla pari con altri Paesi. Questo genererà un impoverimento del Paese, producendo grossi sprechi nella fascia più produttiva della società. Non a caso abbiamo il numero di Neet più alto d’Europa: 2,4 milioni. E il 47% dei giovani dichiara di fare un lavoro per il quale servirebbe un titolo di studio più basso. Meno forza lavoro produttiva significa meno crescita.

Quale sarà il futuro da vecchi di questi giovani? Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha già detto che si rischia la povertà dilagante...
Sarà un disastro. Le riforme pensionistiche hanno posticipato l’età pensionabile, legando la pensione ai contributi versati. Ma la crisi economica, la precarietà del lavoro e i redditi bassi fanno prospettare un futuro economico tutt’altro che roseo per i più giovani, con pensioni molto basse. I lavoratori precari del presente saranno precari anche nel futuro. Finora l’assicurazione sono state le famiglie, e del futuro dei 30enni non se ne è occupato nessuno. Tra 40 anni, quando non ci saranno neanche più le famiglie, sarà un disastro. La politica italiana non pensa al futuro dei giovani, perché quello che importa è sempre solo la prossima tornata elettorale. Intanto i giovani sul futuro sospendono il giudizio perché non hanno gli strumenti per farlo. Tutti dicono che dovrebbero farsi una pensione integrativa. Ma come fanno, se già fanno fatica a pagare l’affitto di casa con gli stipendi bassi che si ritrovano?

E l’immigrazione? Quale può essere l’apporto dei nuovi cittadini?
I nuovi arrivi per lavoro in Italia stanno diminuendo per via della crisi economica. Non abbiamo investito in politiche di integrazione. E l’immigrazione più preparata si sta spostando verso altre mete. Noi prendiamo un po’ quello che ci capita, che di solito sono lavoratori destinati a fare lavori poco qualificati. E anche gli immigrati più istruiti li mettiamo a fare lavori scarsamente qualificati. Chi ha ambizioni andrà in Paesi che offrono maggiori opportunità. Ci prendiamo la peggiore immigrazione e non attraiamo talenti.



(Getty Images/Monika Graff)


Come si sposterà la popolazione nel prossimo futuro?
La parte Nord del Mediterraneo sarà composta da Paesi vecchi, la parte Sud da Paesi molto giovani in forte crescita. Nell’Africa subsahariana si registra una grande espansione demografica. Il che genererà sia spostamenti all’interno dei Paesi stessi dalle campagne alle città, sia al di fuori di questi Paesi. Secondo le ultime previsioni delle Nazioni Unite, in quest’area nella fascia 20-39 anni ci saranno oltre 200 milioni di individui in più nei prossimi vent’anni. Tutti giovani alla ricerca di lavoro. Se i governi non creeranno occasioni di lavoro in questi luoghi, gli spostamenti si dirigeranno verso l’Italia e verso l’Europa. A questo si aggiunge l’instabilità politica che renderà tutto più complicato.

Siamo avvisati.

Friday, December 4, 2015

DALLA GABANELLI A VISCO, QUELLI CHE ODIANO IL CONTANTE A PRESCINDERE

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Fonte:http://www.miglioverde.eu/le-prefiche-stataliste-odiano-il-contante-anche-3000-euro-e-troppo/


limite contantedi LEONARDO FACCO
E’ bastato che il governo Renzi approvasse l’innalzamento per l’uso del contante a 3000 euro, che le prefiche del parassitismo di Stato levassero gli scudi a mo’ di riprovazione. 
Pierlugi Bersani: “Elevare il limite per l’uso del contante, favorisce i consumi in nero, il riciclaggio e l’evasione fiscale”. Milena Gabanelli: “Meno il denaro è tracciato, più alta è la possibilità di denunciare al Fisco volumi a piacere”. Vincenzo Visco, ex ministro di Prodi: “Un’idea pessima, incomprensibile, ingiustificabile, inutile che favorisce evasione, riciclaggio e corruzione”. Corrado Passera, ex ministro, ex banchiere: “Servono meno contanti, combattiamo l’evasione”. Raffaele Cantone, magistrato, presidente dell’Anac: “Scelta sbagliatissima”. Domanda: cosa hanno in comune tutti questi signori?
Vivono tutti di soldi pubblici o para-pubblici, vale a dire con le tasse estorte dallo Stato ai contribuenti.
Eliminare il contante è semplicemente contro natura. Non solo, eliminare o limitare il contante significa colpire un mezzo di pagamento semplice,efficace, poco costoso e uguale per tutti. Di più: affidarsi ai canali elettronici significa, oltre a favorire gli istituti di credito (spesso sull’orlo del crack), dover sottostare al pagamento di commissioni ad ogni atto di pagamento. Come calcolato dall’associazione “Contante Libero”, 100 euro in contanti dopo 100 passaggi di mano sono sempre 100 euro. 100 euro elettronici dopo 100 passaggi sono diventati 45 euro. 55 euro sono “svaniti” per finire in mano a Banche&affini. Capite i motivi per cui quelli come Passera scalpitano?

Tutti i figuri di cui sopra, per screditare l’uso della cartamoneta fanno, primariamente, accenno all’evasione fiscale. Ebbene, si tratta della solita bufala che tanto piace a chi si rode dall’invidia. Non lo affermo io, ma il centro studi della Cgia di Mestre (tra i tanti), che dopo aver analizzato gli effetti della limitazione a 999,99 euro imposta dal governo Monti nel 2011 ha sentenziato: “Nonostante l’Italia abbia il limite all’utilizzo del contante più basso d’Europa, l’evasione fiscale non sembra averne risentito; anzi, c’è pochissima correlazione tra la soglia limite all’uso di cartamoneta imposta per legge e il rapporto tra la base imponibile Iva non dichiarata e il Pil, vale a dire l’evasione fiscale”. A ciò, si aggiunga che i bizzarri numeri sui miliardi evasi in Italia sono più il frutto di elucubrazioni utili alla propaganda, che cifre reali.
In conclusione, come ha scritto l’inventore del concetto di Villaggio Globale, Marsall McLuhan, “i soldi sono la carta di credito di un uomo povero”. Non fatevi raggirare, l’abolizione, e/o la limitazione del contante, è una misura liberticida.
I governi, non solo quello italiano, vogliono poter controllare ogni aspetto della vostra vita e per farlo hanno l’impellente necessità di annichilire le vostre libertà economiche. Il contante è l’ultimo centimetro di libertà che han deciso di togliervi.

CONTRO LO STATO PREDATORE, EVVIVA I SOLDI SOTTO IL MATERASSO

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Fonte:http://www.miglioverde.eu/lottieri-contro-stato-predatore-liberta-contante/



ELOGIO di CARLO LOTTIERI*

La scelta del governo Renzi di alzare il limite nell’utilizzo del contante va accolta positivamente, per vari motivi. La ragione fondamentale è che ogni ostacolo all’utilizzo delle banconote va considerato un’aggressione alla proprietà.
Quando a un acquirente viene impedito di usare i propri soldi per comprare un’autovettura o un’abitazione è del tutto evidente che egli non è interamente proprietario dei risparmi di cui in teoria vorrebbe disporre. Nella sostanza c’è qualcuno – quanti legiferano e gestiscono l’apparato pubblico – che esercita un effettivo controllo su quella ricchezza.
Questi argomenti sono al centro di un recente pamphlet di Leonardo Facco intitolato Elogio del contante, pubblicato dal Miglioverde editore. Per Facco la vicenda del contante proibito e/o limitato in molte parti d’Europa testimonia della crisi della proprietà e, correlativamente a ciò, del diritto.
E ci aiuta a comprendere come sia mutato il rapporto tra gli apparati pubblici e l’universo delle relazioni private. Nelle società liberali si riteneva che all’apparato della giustizia spettasse essenzialmente il compito di proteggere la sfera dei singoli e la loro libertà d’azione. Da qui derivava il fatto che la stessa imposizione fiscale, in fin dei conti, veniva giustificata sulla base della necessità di avere risorse per finanziare la polizia e i tribunali posti a tutela delle interrelazioni di mercato.
La proprietà veniva aggredita solo per meglio proteggerla, mentre oggi lo schema è rovesciato, dato che si ritiene legittimo tassare sempre più e anche controllare nei dettagli le relazioni interpersonali. In effetti, per quale motivo si vuole limitare al massimo l’uso del contante? L’idea di fondo è che gli evasori facciano ampio utilizzo di dollari ed euro.
Si colpisce la proprietà privata al fine di rafforzare l’estrazione di risorse che lo stato esercita a scapito dei proprietari. Non è più lo stato a esistere in funzione della società, ma viceversa. In passato, l’intestatario di un conto bancario era persuaso che quei soldi fossero suoi. Al netto dei comportamenti irresponsabili delle banche, quel denaro era lì per ogni esigenza e bastava richiederlo per usarlo a discrezione.
Nel momento in cui non è più così ci si trova dinanzi a una confisca. La fiducia è stata tradita e a questo punto ha fatto bene chi ha messo i soldi sotto il materasso: tenendoli lontani dagli istituti di crediti e dall’occhiuta attenzione dello stato. Un’altra giustificazione del limite all’uso del contante è che mafiosi e spacciatori di droga facciano più facilmente ricorso ai contanti che ai bonifici.
E’ sicuramente vero, ma a questo bisognerebbe aggiungere che anche i rapinatori impiegano spesso le automobili e i pedofili sono continuamente connessi a internet. Questo però non legittima che le autovetture vadano proibite e si vieti l’accesso al cyberspace. Nella prefazione al volume di Facco, Giovanni Birindelli ricorda che l’uso del contante «non viola alcuna legge generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti e allo stesso modo».
Comprare usando 5 mila euro di banconote è insomma un crimine “senza vittime”: il che significa che non può essere un crimine in una società liberale. Oltre a ciò, bisogna aggiungere come questa specifica aggressione alla proprietà che si esprime nella limitazione dell’uso del contante rischi di condurci in un universo totalitario. Nel 1791 Jeremy Bentham progettò un carcere ideale, il Panopticon, con al centro una torre in grado di permettere ai sorveglianti di seguire – in ogni momento della giornata – i comportamenti dei prigionieri; dopo di lui molti videro in ciò l’anticipazione di una società interamente disciplinata e sotto controllo.
A più riprese l’occidente ha avvertito quanto le libertà dei singoli siano minacciate, ma il declino del pensiero liberale ha fatto sì che sia sfuggita la centralità che gioca in tutto ciò l’estrazione delle risorse private da parte dello stato. Limitare il contante nasce in effetti dalla disperazione di un potere bisognoso di reperire altre risorse in aggiunta alla massa che già sottrae, ma più in generale risponde a logiche autoritarie che in parte prescindono dalle contingenze di questo o quello Stato.
L’intento è quello di combattere l’evasione non già individuando i responsabili, ma accendendo un riflettore su ogni reddito, che si vorrebbe monitorabile da parte dei funzionari pubblici. Ogni transazione dovrebbe insomma lasciare essere visibile da parte delle autorità tributarie.
L’assalto alla privacy non è iniziato oggi
In questo senso va ricordato che una società libera è una società non trasparente, ma negli stati moderni si fa fatica a riconoscere il diritto alla segretezza e alla protezione della vita da sguardi indiscreti. Sempre più prevale la logica giacobina secondo cui soltanto chi ha qualcosa da nascondere dovrebbe temere la totale visibilità di ogni aspetto della sua vita. Poche tesi, però, sono più illiberali di quella secondo cui soltanto i criminali possono sentirsi minacciati da un potere che ci segue in ogni momento dell’esistenza.
Non è così, perché il diritto si basa sulla presunzione di innocenza. Fino a prova contraria, nessuno può essere ritenuto colpevole e privato della libertà. E una componente importante di tale indipendenza personale sta proprio nel preservare spazi di segretezza. Chi vuole, a piacere, può rendersi totalmente pubblico (come capita in taluni reality show), ma allo stesso modo altri hanno il diritto di celare al mondo i propri comportamenti e le proprie scelte.
Quando si utilizza il contante questo è possibile, mentre obbligare a usare risorse monetarie “tracciabili” significa costringere a mostrare ad altri una parte di quello che siamo e facciamo. In questa fase storica della sua esistenza, segnata da bulimia fiscale e dal conseguente dissesto dei sistemi produttivi, lo stato moderno europeo manifesta infatti una crescente tendenza a ignorare ogni esigenza del privato.
La società deve farsi del tutto leggibile e senza zone d’ombra, perché solo così è possibile incamerare una quota rilevante di quanto è prodotto. Quando lo stato ha iniziato a pretendere una percentuale definita (seguendo schemi proporzionali o progressivi) dei redditi dei suoi sudditi, ci si è allora incamminati verso una società in cui tutto doveva essere conosciuto perché tutto doveva essere calcolabile e disponibile.
Ne è disceso che il nuovo Panopticon sopra ricordato non è al centro di un carcere e non osserva i criminali, ma si trova al cuore dell’intera società e controlla – attraverso i movimenti dei conti personali – ogni vita in tutti i suoi dettagli. Come rileva Facco, «il contante rappresenta una trave nell’occhio per gli stati e per questo sistema bancario corrotto, in quanto esso rappresenta per ciascun individuo l’indipendenza dal frenetico e angosciante controllo della politica sulle vite di tutti». 
Anche per questo è davvero da salutare con favore questa – per quanto timida – inversione di tendenza. 


Wednesday, December 2, 2015

Turkey Tries to Lure NATO Into War Against Russia

Washington's Blog

SOURCE:http://www.washingtonsblog.com/2015/12/turkey-tries-lure-nato-war-russia.html

Eric Zuesse, originally posted at strategic-culture.org
 
When Turkey shot down a Russian bomber in Syria on November 24th, Turkish officials did so with the confidence that America’s anti-Russian military alliance, NATO, would protect Turkey against any possible military retaliation by Russia. And, so, Russia restricted its retaliation to merely economic measures.
Sunni Turkey is the increasingly fundamentalist and anti-Shiite NATO member-nation; and, as such, it’s doing what it can to draw the rest of America’s anti-Russian alliance, NATO, into a war by all of them to defeat Russia, because Russia is allied with the Shiite-led nations of Iran and Syria — nations that the Sunni aristocracies (especially the Sauds of Saudi Arabia, and the Thanis of Qatar) want to control, so as to have complete dominance over the Islamic world. Once they achieve that, they can then overtly and publicly support their jihadists to take over Western nations, as well, so as to establish the intended global “Caliphate.” 
Turkey’s government is doing all it can to bring down the non-sectarian Shiite leader of its neighboring nation of Syria, Bashar al-Assad.
America’s war to take over Russia (first taking down Russia-ally Saddam Hussein in 2003, then Russia-ally Muammar Gaddafi in 2011, then Russia-ally Viktor Yanukovych in 2014, and now trying to take down Russia-ally Bashar al-Assad) is therefore being tugged at by NATO’s lone Sunni member Turkey. Turkey wants America and ‘the West’ to join their (and their Sunni friends, Saudi Arabia’s and Qatar’s) anti-Shiite war, so as to unify the Islamic powers as being all-Sunni, and thus enable them together to crush the other religions and beliefs.
The United States allied with the Sunnis (Saudi Islam) in 1945, when the British were losing control of Arabia. Sauds had the oil America needed; America had the weapons Sauds needed. During recent decades, Sunni oil aristocracies (especially the Saud family, such as via “Bandar Bush”) have increasingly come to control the U.S. aristocracy, which controls NATO, CENTCOM, and the European Union.
However, recently, the (previously illegal in Turkey) Islamic political party of Recep Tayyip Erdoğan took over Turkey in 2003 with him as Prime Minister, and in 2014 with him as President. Turkey has been rising within the Sunni alliance, because Turkey now carries the Sunni banner straight into the Western military alliance itself: NATO. For the first family of global Sunni Islam, the Sauds, this is now a likelier path to victory than is enabling Sunni Pakistan to stockpile nuclear weapons. Even with nuclear weapons, Pakistan has remained absent world power — those nuclear weapons terrify only the neighboring Hindu nation, India.
When Turkey was admitted into NATO in 1952, it entered as being the only Islamic-majority nation that had a non-religious, a secular, government, which had been established in 1922 by the non-sectarian military leader, Mustafa Kemal Ataturk. Consequently, until 2014, when Erdoğan took over Turkey and re-established the fundamentalist-Sunni, Salafist, Turkish nation, there was no direct representative of Islamic war-aims inside NATO. These are specifically war-aims against Shiite rulers — the present leaders of Iran and of Syria, in particular. The Sunni-fundamentalist agenda is therefore entirely in accord with Washington’s agenda against the Shiite-allied nation of Russia. Until Erdoğan took full control of Turkey in 2014, the Sauds and the Thanis shared leadership of the anti-Russian powers along with the United States. Turkey had no oil, nor anything else that was of strategic significance to the West. Turkey’s international power was thus inferior to that of the oil-sheikhdoms.
However, now that there is a fundamentalist Sunni nation, the new  Turkey, inside NATO, Turkey joins those two fundamentalist-Sunni nations, alongside the U.S., as one of the Big Four nations in the ongoing war against Russia: U.S., Saudi Arabia, Qatar, and now Turkey. What Turkey has access to, which the Sauds and Thanis don’t, is the military resources of the entire 28-nation bloc, NATO.
Consequently, with more fervor than ever before, the United States, and its European followers, are currently trying not only to crush Russia but to crush Shiite-led Islamic-majority nations, especially Iran and Syria. This is the consequence of Turkey’s not merely Islamicization but Sunni  Islamicization. Turkey now has a decidedly religious motive for bringing NATO to war. ‘God’ and war go great together. NATO could actually now become the non-religious dog that might be wagged by its fundamentalist Sunni-religious tail. Even the royal families of Saudi Arabia and of Qatar didn’t possess access to such power. They were never able to get into NATO. They had oil, and America had weapons, and that was the only deal. But now, Turkey is the Salafist member of NATO — as if the Sauds were now in NATO (something the Sauds’ longstanding jihadism — and their funding of Al Qaeda — prohibited).
If NATO is to be anti-jihadist, Turkey will have to be expelled from NATO. Turkey as a jihadist nation violates NATO’s charter. If Turkey remains within NATO, then NATO violates its own charter. Today’s NATO is a threat to the peace even of the 27 non-Salafist member-nations of NATO.
The danger that the U.S. (and its European allies) will be dragged into a World War III against Russia, because of the West’s bonds that had been established with Turkey prior to Turkey’s recent Islamicization — these bonds ignited by the machinations (such as the recent shoot-down of the Russian bomber) from Erdoğan — is recognized in official Washington. 
Christina Lin, a long-time Western scholarly observer of Turkey’s strategic moves, is becoming alarmed that the increasingly overtly Islamic NATO member Turkey is trying to drag NATO towards war against Russia on behalf of Turkey and other Sunni Islamic powers, especially Saudi Arabia and Qatar. She is disturbed that together, the three Sunni Islamic nations of Turkey, Saudi Arabia, and Qatar, are trying to bring down the non-religious Shiite leader of Syria, Bashar al-Assad, for reasons that actually have nothing to do with NATO’s official purposes.
Lin has served at the Office of the Secretary of Defense, the National Security Council, the Department of State, the Export-Import Bank of the United States, and the federally funded Institute for Defense Analyses. 


“As NATO member Turkey is transforming from a secular, democratic system to one of an increasingly Islamist and autocratic presidential system under Erdogan, it appears the alliance is also transforming from a value-based alliance of human right, democracy, and rule of law to one that is increasingly interest-based.” 

In other words: 

she is coming to think that these Sunni Islamic powers are having success using their sole NATO representative, Turkey, as their wedge to provoke a Third World War, against Russia and its allies. She opens her commentary by mentioning, though only in passing, Turkey’s recent shoot-down of a Russian bomber.

She continues:

“As [Turkey’s Islamic President] Erdogan embarks on expanding Turkey’s sovereignty through Islamist proxies in the Eastern Mediterranean (e.g., via Muslim Brotherhood in Egypt, Hamas in Gaza, Salafi Army of Conquest in Syria), continues occupation of EU member Cyprus, and violates EU member Greece’s territorial airspace and waters, his personal ambition is posing a risk for the NATO alliance.”

She concludes:

“As Erdogan continues to goad NATO to stand in solidarity with Turkey and its territorial expansions in the Levant, it appears the world is now entering a dangerous new phase of an increasingly post-western and illiberal world order.

She quotes former Chairman of NATO’s Military Committee, the retired German General Harald Kujat, as asserting, “Turkey wants to provoke [NATO Article 5 on mutual defence]… Turkey basically wants to drag NATO into this situation because the actual goal of Turkey is to neutralize [euphemism for overthrowing  the non-sectarian Shiite ruler of Syria, Bashar Al] Assad” — to replace Assad with an Islamist Sunni, allied with Turkey, Saudi Arabia, and Qatar, no longer allied with the secular nation of Russia, which stands for separation of church and state (something that’s anathema to all fundamentalist nations, because all fundamentalisms seek rule by God, not by the given nation’s citizenry).

A nation such as today’s Turkey being in NATO is absurd, at best.

America’s President, Barack Obama, is being torn by this. Either he will continue to support the Sunni jihadist powers, who want NATO to go to war against Russia and its allies; or else, he will decide that his desire to crush Russia will have to take a back seat now, to his desire to crush Sunni jihadists, even though he has been supporting the overthrow-Assad Sunni jihadists (such as ISIS, Al Qaeda, Al Nusra, and all of the other groups now fighting to overthrow Assad in Syria) ever since becoming President in 2009.

Here is how America’s allies against Russia operate, while Obama complains of Assad’s “barrel bombs” and of the sarin gas attack in Syria that Obama himself had actually sponsored (if not planned) in order to have a ‘pretext’ to bomb Syria’s infrastructure.

Now that NATO clearly violates NATO’s peace-sustaining charter, there is another reason to end NATO besides the fact that NATO’s very reason for being, the threat posed by the communist Soviet Union and its Warsaw Pact, ended in 1991. The continued existence of NATO makes no decent sense at all. NATO now has jihadists in its midst.

But how can an organization such as NATO now is, be brought peacefully to an end? Or can  it even be done? And, if not, then why  not?

Turkey has been a NATO member since 1952. How can it be expelled? And, if it cannot, then how can NATO dissolve itself? Because one thing is for sure: NATO doesn’t preserve any peace (such as to which its charter is devoted). NATO instead poses the very real danger of precipitating and waging an entirely unnecessary nuclear war, World War III.

The European nations that are being torn apart by millions of refugees that fled wars the U.S. precipitated are insane to stay within NATO, especially if Turkey remains within NATO. All European leaders who accept that situation are traitors to the nation they supposedly represent. As for America’s leaders, they have long been on the warpath.
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Indications that the U.S. Is Planning a Nuclear Attack Against Russia

Washington's Blog


SOURCE:http://www.washingtonsblog.com/2014/06/indications-u-s-planning-nuclear-attack-russia.html

Preface by Washington’s Blog:  Daniel Estulin is saying the same thing.

By Eric Zuesse:

On Wednesday, June 11th, CNN headlined “U.S. Sends B-2 Stealth Bombers to Europe,” and reported that “they arrived in Europe this week for training.” Wikipedia notes that B-2s were “originally designed primarily as a nuclear bomber,” and that “The B-2 is the only aircraft that can carry large air-to-surface standoff weapons in a stealth configuration.”
In other words, the primary advantage of the newer, “Stealth,” version of B-2, is its first-strike (or surprise-attack) nuclear capability. That’s the upgrade: the weapon’s ability to sneak upon the target-country and destroy it before it has a chance to fire off any of its own nuclear weapons in response to that “first-strike” attack. The advantage of Stealth is creating and stationing a nuclear arsenal for the purpose of winning a nuclear war, instead of for the goal of having continued peace via “Mutually Assured Destruction,” or MAD.
Some historical background is necessary here, so that a reader can understand why this is happening — the switch to an objective of actually winning a nuclear war (as opposed to deterring one). One cannot understand what’s happening now in Ukraine without knowing this bigger picture.
(This account is written under the assumption that the reader already knows some of the allegations it contains, but not all of them, and that the reader will click on the link wherever a given allegation requires documentation and support.)
I have previously reported about “How and Why the U.S. Has Re-Started the Cold War (The Backstory that Precipitated Ukraine’s Civil War),” and, “Do We Really Need to Re-Start the Cold War?” I pointed out there that we don’t really need to re-start the Cold War, at all, since communism (against which the Cold War was, at least allegedly, fought) clearly lost to capitalism (we actually won the Cold War, and peacefully) but that America’s aristocracy very much does need to re-start a war with Russia — and why it does. (It has to do with maintaining the dollar as the world’s reserve currency, something that benefits America’s aristocrats enormously.)
Consequently, for example, a recent CNN Poll has found that Americans’ fear of Russia has soared within just the past two years. Our news media present a type of news “reporting” that places Russia’s leader, Vladimir Putin, into a very bad light, even when it’s unjustified by the facts.
The situation now is thus rather similar to that right before World War I, when the aristocracy in America decided that a pretext had to be created for our going to war against Germany. That War had already started in Europe on 28 July 1914, and President Wilson wanted to keep the U.S. out of it, but we ultimately joined it on the side of J.P. Morgan and Company. This was documented in detail in an important 1985 book, Britain, America and the Sinews of War, 1914-1918, which was well summarized in Business History Review, by noting that: “J.P. Morgan & Co. served as Britain’s financial and purchasing agent, and the author makes especially good use of the Morgan Grenfell & Co. papers in London to probe that relationship. Expanding British demand for U.S. dollars to pay for North American imports made the politics of foreign exchange absolutely central to Anglo-American relations. How to manage those politics became the chief preoccupation of Her Majesty’s representatives in the United States,” and most especially of Britain’s financial and purchasing agent in the U.S.
In 1917, after almost two years of heavy anti-German propaganda in the U.S. press that built an overwhelming public support for our joining that war against Germany, Congress found that, in March 1915, “J.P. Morgan interests had bought 25 of America’s leading newspapers, and inserted their own editors, in order to control the media” so that we’d join the war on England’s side. Whereas back then, it was Germany’s leader who was being goaded into providing a pretext for us to declare war against his country, this time it’s Russia’s leader (Putin) who is being demonized and goaded into providing such a pretext, though Putin (unlike Germany’s Kaiser) has thus far refrained from providing the pretext that Obama constantly warns us that he will (a Russian invasion of Ukraine). Consequently, Obama’s people are stepping up the pressure upon Putin by bombing the areas of neighboring Ukraine where Russian speakers live, who have family across the border inside Russia itself. Just a few more weeks of this, and Putin’s public support inside Russia could palpably erode if Putin simply lets the slaughter proceed without his sending troops in to defend them and to fight back against Kiev’s (Washington’s surrogate’s) bombing-campaign. This would provide the pretext that Obama has been warning about.
I also have reported on “Why Ukraine’s Civil War Is of Global Historical Importance.” The article argued that “This civil war is of massive historical importance, because it re-starts the global Cold War, this time no longer under the fig-leaf rationalization of an ideological battle between ‘capitalism’ versus ‘communism,’ but instead more raw, as a struggle between, on the one hand, the U.S. and West European aristocracies; and, on the other hand, the newly emerging aristocracies of Russia and of China.” The conflict’s origin, as recounted there, was told in its highest detail in an article in the scholarly journal Diplomatic History, about how U.S. President George H.W. Bush in 1990 fooled the Soviet Union’s leader Mikhail Gorbachev into Gorbachev’s allowing the Cold War to be ended without any assurance being given to the remaining rump country, his own Russia, that NATO and its missiles and bombers won’t expand right up to Russia’s doorstep and surround Russia with a first-strike ability to destroy Russia before Russia will even have a chance to get its own nuclear weapons into the air in order to destroy the U.S. right back in retaliation.
That old system — “Mutually Assured Destruction” or MAD, but actually very rational from the public’s perspective on both sides — is gone. The U.S. increasingly is getting nuclear primacy. Russia, surrounded by NATO nations and U.S. nuclear weapons, would be able to be wiped out before its rusty and comparatively puny military force could be mustered to respond. Whereas we are not surrounded by their weapons, they are surrounded by ours. Whereas they don’t have the ability to wipe us out before we can respond, we have the ability to wipe them out before they’ll be able to respond. This is the reason why America’s aristocracy argue that MAD is dead. An article, “Environmental Consequences of Nuclear War” was published in the December 2008 Physics Today, and it concluded that, “the indirect effects [‘nuclear winter’] would likely eliminate the majority of the human population.” (It would be even worse, and far faster, than the expected harms from global warming.) However, aristocrats separate themselves from the public, and so their perspective is not necessarily the same as the public’s. The perspective that J.P. Morgan and Co. had in 1915 wasn’t the perspective that the U.S. public had back then, and it also wasn’t the perspective that our President, Woodrow Wilson, did back then, when we were a democracy. But it’s even less clear today that we are a democracy than it was in 1915. In that regard, things have only gotten worse in America.
So, President Obama is now trying to persuade EU leaders to join with him to complete this plan to replace MAD with a first-strike nuclear capability that will eliminate Russia altogether from the world stage.
As I also documented, the IMF is thoroughly supportive of this plan to remove Russia, and announced on May 1st, just a day prior to our massacre of independence-supporters in the south Ukrainian city of Odessa on May 2nd, that unless all of the independence supporters in south and eastern Ukraine can be defeated and/or killed, the IMF will pull the plug on Ukraine and force it into receivership.
Obama clearly means business here, and so the government that we have installed in Kiev is bombing throughout southeastern Ukraine, in order to convince the residents there that resistance will be futile. Part of the short-term goal here is to get Russia to absorb the losses of all of Ukraine’s unpaid debts to Russia, so that far less of Ukraine’s unpaid debts to the IMF, U.S. and E.U., will remain unpaid. It’s basically an international bankruptcy proceeding, but without an international bankruptcy court, using instead military means. It’s like creditors going to a bankrupt for repayment, and the one with the most gunmen gets paid, while the others do not. This is the reason why the IMF ordered the leaders in Kiev to put down the rebellion in Ukraine’s southeast. What’s important to the IMF is not land, it’s the Kiev government’s continued control over the assets in the rebelling part of Ukraine — assets that will be worth something in a privatization or sell-off to repay that debt. However, for Obama, what is even more important than repaid debts is the continued dominance of the U.S. dollar. Wall Street needs that.
Among other indications that the U.S. is now preparing a nuclear attack against Russia is an article on May 23rd, “U.S. Tests Advanced Missile For NATO Interceptor System,” and also a June 10th report from a website with good sources in Russian intelligence, which alleges that Ukrainian President Petro “Poroshenko secretly met with … [an] American delegation headed by the Director of … the CIA’s National Clandestine Service, Frank Archibald, which also included former CIA chief in Ukraine Jeffrey Egan, the current – Raymond Mark Davidson, Mark Buggy (CIA, Istanbul), Andrzej Derlatka, a CIA agent in the Polish intelligence Agency, and member of CIA Kevin Duffin who is working as senior Vice President of the insurance company Brower. Poroshenko and Archibald signed a paper entitled an ‘Agreement on Military Cooperation between the U.S. and Ukraine’”
Furthermore, barely a month before the CIA and State Department overthrew the previous, the pro-Russian, President of Ukraine, Viktor Yanukovych, the government of Netherlands decided, after 18 years of “dithering,” to allow the U.S. to arm our F-35 bombers there with nuclear weapons. And this was already after Holland’s “Parliament in November signed off on a government plan to purchase 37 F-35As to replace the Dutch air force’s aging fleet of nuclear-capable F-16s. The Netherlands is widely understood to host about two dozen U.S. B-61 gravity bombs at the Volkel air base, as part of NATO’s policy of nuclear burden-sharing.”
Moreover, Obama isn’t only beefing up our first-strike nuclear capability, but is also building something new, called “Prompt Global Strike,” to supplement that nuclear force, by means of “a precision conventional weapon strike” that, if launched against Russia from next-door Ukraine, could wipe out Russia’s nuclear weapons within just a minute or so. That might be a fallback position, for Obama, in case the EU’s leaders (other than Netherlands and perhaps one or two others) might happen to decide that they won’t participate in our planned nuclear invasion of Russia.
As if it’s not already enough, that the U.S. has troops in many countries, which include the following nations where our soldiers are stationed (and this includes ones with missile bases located near Russia): Norway, Finland, Estonia, Latvia, Ukraine, Georgia, Azerbaijan, and Kazakhstan.
We also have some soldiers in other former parts of the U.S.S.R.: Moldova, Kyrgyzstan, Tajikistan, Turkmenistan, and Uzbekistan.
We also have nearly 35,000 troops stationed in Japan, a nation near Russia and that claims ownership of four small Sakhalin Islands and two small Kuril Islands, from Russia.
Not to mention, of course, installations in places like Romania, Singapore, Turkey, Peru, Kenya, and Oman, totaling 185 countries throughout the world.
The United States is, of course, not surrounded by any Russian soldiers at all — not in Mexico, nor in Canada, nor anywhere near this country, except Russia itself near Alaska.
Certainly, Obama means business here, but the big question is whether he’ll be able to get the leaders of other “democratic” nations to go along with his first-strike plan.
The two likeliest things that can stop him, at this stage, would be either NATO’s breaking up, or else Putin’s deciding to take a political beating among his own public for simply not responding to our increasing provocations. Perhaps Putin will decide that a temporary embarrassment for him at home (for being “wimpy”) will be better, even for just himself, than the annihilation of his entire country would be. And maybe, if Obama pushes his indubitable Superpower card too hard, he’ll be even more embarrassed by this conflict than Putin will be. After all, things like this and this aren’t going to burnish Obama’s reputation in the history books, if he cares about that. But maybe he’s satisfied to be considered to have been George W. Bush II, just a far better-spoken version: a more charming liar than the original. However, if things come to a nuclear invasion, even a U.S. “victory” won’t do much more for Obama’s reputation than Bush’s “victory” in Iraq did for his. In fact, perhaps Americans will then come to feel that George W. Bush wasn’t America’s worst President, after all. Maybe the second half of the Bush-Obama Presidency will be even worse than the first.
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Investigative historian Eric Zuesse is the author, most recently, of  They’re Not Even Close: The Democratic vs. Republican Economic Records, 1910-2010,  and of  CHRIST’S VENTRILOQUISTS: The Event that Created Christianity.