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Thursday, November 19, 2015

DI FRONTE ALLA PROSSIMA CRISI, QUELLA DEL 2008 SARÀ RICORDATA COME UNA BURLA

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Fonte:http://www.miglioverde.eu/di-fronte-alla-prossima-crisi-quella-del-2008-sara-ricordata-come-una-burla/


economy-eurobomba-large

di GERARDO COCO

Quando la prossima crisi eromperà, quella precedente nel 2008 al confronto sarà ricordata come lo scoppio di un petardo. Negli ultimi vent’anni si sono verificate crisi a ondate. Quella asiatica (1997), quella russa (1998), quella argentina (1999-2002), quella tecnologica (2000-2002); quella dei mutui (2008) e, infine, quella europea (2010). Ora è in arrivo un’onda più forte delle precedenti e c’è solo da capire da quale parte e per quale causa. I principali focolai sismici sono tre.

1- Debito. L’economia globale è in caduta libera perché ha accumulato un debito che è quasi tre volte il prodotto lordo: $200 trilioni a fronte di $74 trilioni. Il debito è andato fuori controllo sia perché è stato destinato a consumo e speculazione e non ad attività produttrici di reddito, sia perché si è cercato di rimediare al debito creandone di più. Ma c’è un problema ancora più grave. Del debito globale, $100 trilioni rappresentano titoli obbligazionari dei governi (bond) contemporaneamente utilizzati come collaterale per le operazioni di prestito e per garantire oltre $550 trilioni di derivati. I derivati sono prestazioni assicurative offerte da banche e hedge fund che dietro pagamento di un prezzo/premio proteggono gli investitori dal rischio di ribasso del valore dei bond. Se lo standing creditizio dei bond si abbassa anche il valore dei derivati diminuisce e gli emittenti per mantenere intatto il valore dei titoli obbligazionari devono immediatamente aumentare il collaterale costituito da un numero maggiore di titoli, allo stesso modo di come lo speculatore di borsa che si finanzia a credito, deve provvedere alla ricopertura della sua posizione con altre azioni non appena il loro valore cala. Il mercato dei derivati è proliferato sia per la crisi dei debiti sovrani sia perché consente l’immediato incasso dei premi. Poiché le banche centrali con il loro colossali acquisti di bond ne hanno ridotto la disponibilità nel mercato, gli assicuratori sono costretti a utilizzare più volte lo stesso collaterale per un numero sempre crescente di contratti. Pertanto, se per un qualsiasi motivo, si verificasse un rialzo dei tassi di interesse e un corrispondente ribasso dei titoli, il valore di tutto il credito obbligazionario non avendo più copertura adeguata, collasserebbe in un batter d’occhio. Bond e derivati hanno elevato al massimo grado, il rischio, la volatilità e la tossicità nei mercati e creato la più grande bolla della storia finanziaria che, pronta a scoppiare in qualsiasi momento non colpirebbe un settore, come titoli tecnologici o mutui, ma tutti i settori e valori indistintamente allo stesso tempo, ossia l’intero sistema. E’, in assoluto, il più pericoloso focolaio di crisi.

2- Dollaro. Fino ad oggi ha rappresentato l’ossigeno dell’economia globale determinando il valore di qualsiasi strumento finanziario nel mondo: azioni, bond, materie prime, preziosi, immobili, oggetti di collezione ecc. Se si vogliono capire le evoluzioni dell’economia bisogna tenere sempre sott’occhio l’US dollar index (USDX), l’indice che misura il suo valore rispetto al paniere delle principali valute. Siccome il 70% del paniere è composto dall’euro (57.8%) e dallo yen (13.6%), sono le variazioni rispetto a queste valute a essere importanti. Il valore del dollaro è pilotato dalla Federal Reserve (Fed) che abbassando o rialzando i tassi di interesse disincentiva o incentiva rispettivamente gli investimenti in questa valuta. Se per sei anni i tassi di interesse sono rimasti tra lo 0% e il 0.25%, come mai dal 2014 il dollar index ha subito una forte impennata? Perché la Fed ha interrotto gli stimoli monetari promettendo di rialzare i tassi, mentre la banca centrale europea e quella giapponese, invece, si sono mosse in direzione opposta varando mostruosi stimoli monetari per svalutare le proprie valute. Pertanto il mercato, grazie alla svalutazione dell’euro e dello yen, ha percepito il dollaro che è intrinsecamente una valuta debole (gli USA sono il paese più indebitato del mondo), come valuta rifugio. Ma il dollaro forte ha provocato più deflazione: infatti i prezzo del petrolio è delle altre materie prime, dal 2014, sono scesi di oltre il 50%. Il valore del dollaro varia sempre inversamente a quello delle materie prime e finché resterà forte i loro prezzi non aumenteranno. Ora, tutti gli occhi sono puntati sulla Federal Reserve. Se aumentasse il tassi d’interesse, il dollaro si rivaluterebbe ancora di più mettendo a rischio l’export americano e, soprattutto, i paesi emergenti ormai sull’orlo del default perché super indebitati in questa valuta. Si verificherebbe per loro una crisi tipo 1997 (crisi asiatica), amplificata dal crollo del mercato dei bond e dei derivati come prefigurato al punto1). Se la Fed, invece, riprendesse le politiche espansive per reagire alla deflazione globale, il dollaro invertirebbe il trend, i prezzi del petrolio e altre materie prime aumenterebbero e l’inflazione ridestandosi, colpirebbe le economie importatrici. Allo stesso tempo, però, emergerebbe l’intrinseca debolezza della valuta americana e, tenuto conto che i paesi asiatici la stanno già sostituendo nelle loro transazioni commerciali, dio solo sa quale scompiglio nascerebbe da una fuga precipitosa di capitali dalla moneta di riserva. Comprensibili quindi le perplessità della Fed sull’aumento dei tassi

3- Borse e altri focolai. Dopo sei anni di crescita ininterrotta le principali borse mondiali sono tutte pericolosamente altalenanti. Il 24 agosto scorso, il Dow Jones perdeva all’apertura, 1,300 punti (da 16.700 a 15.400) ma ne recuperava, 1000 nei giorni successivi. Una perdita in sol giorno che non si verificava da decenni, un segno premonitore. Il primo di settembre perdeva altri 470 punti. In tutte le altre borse stanno verificandosi oscillazioni simili: repentini ribassi e rialzi possono essere il sintomo di un tonfo finale e catastrofico. Con denaro preso a prestito a interessi ridicoli, le principali società quotate, invece di impiegarlo in nuovi investimenti e creare posti di lavoro si sono ricomprate le proprie azioni (buyback) facendo aumentare il rapporto prezzo/utili e illudendo il mercato sulle aspettative della loro crescita. Dopo il mercato dei bond e il dollaro, le borse sono la terza grande bolla che non riflettendo i fondamentali reali sono sempre a rischio di esplosione. Tutte e tre sono la conseguenza delle politiche monetarie delle banche centrali i cui bilanci gonfiati si correlano perfettamente a mercati e a valori assurdamente sopravalutati in un mondo in costante rallentamento. Tutto questo si verifica in un momento in cui grandi gruppi industriali e bancari hanno iniziato a tagliare posti di lavoro. Hewlett packard licenzierà 55.000 persone, HSBC (Londra) 50.000, la Deutsche Bank 23.000 (1/4 del suo staff totale). Quest’ultima ha in bilancio 57 trilioni di derivati. Che sia una nuova Lehman Brothers? L’Europa intanto è un Titanic e anche la Germania sta entrando in crisi. C’è infine una guerra fredda in corso che coinvolge Medio Oriente, Europa dell’est e zone africane. L’atlante politico mondiale assomiglia sempre di più a un 1909 o 1939 mentre quello economico, al 1999 o 2007 ma in peggio. Eppure molti vedono segnali di ripresa dell’economia mondiale. Noi invece vediamo sempre più chiari e forti, segnali di una nuova grande e inevitabile crisi, che – ribadiamolo – quando eromperà, quella precedente nel 2008, al confronto, sarà ricordata come lo scoppio di un petardo.

Usa: crash in arrivo grazie alla Fed. Farà impallidire crisi 2008

Fonte:http://www.wallstreetitalia.com/usa-prossimo-crash-in-arrivo-grazie-alla-fed-fara-impallidire-la-crisi-del-2008/

di Laura Naka Antonelli
 
ROMA (WSI) – Grazie alla Fed, l’economia americana è prossima a soffrire un crash di una intensità tale, da far apparire la crisi finanziaria del 2008 un semplice esercizio di riscaldamento. E’ la previsione elaborata dall’esperto di finanza Peter Schiff  e comunicata in occasione di un convegno presso l’Hillsdale College, università che ha sede a Hillsdale, Michigan, Stati Uniti-
Per Schiff si tratta di uno scenario inevitabile, e non c’è niente che il governo o la gente possa fare per impedirlo.  Unendo la sua voce al coro di molti altri che ritengono che la Fed abbia fatto più male che bene, Schiff punta il dito contro i tassi di interesse bassi in modo artificiale e  rimasti pressocché a zero per ben sette anni, in un contesto in cui il recupero dell’economia degli Stati Uniti non è stato mai in precedemza tanto lento e incerto.
Dimostrazione di come il QE – quantitative easing – lanciato a più riprese dalla Fed non abbia fatto nulla per stimolare la crescita; la beffa, tra l’altro, è che le banche salvate con i ben noti interventi di bail out sono diventate ancora più grandi,  smettendo al contempo di erogare prestiti.  E oltre che favorire le banche, il QE è servito come sussidio per sostenere le spese pazze del governo.

“Noi siamo una nazione di debitori. Acquistiamo beni dall’estero e prendiamo soldi in prestito per farlo”.

In più, nel sostenere con la sua politica monetaria sia i mercati azionari che quelli obbligazionari, la Fed ha aumentato il gap tra i più ricchi e tutte le altre categorie meno fortunate della società.
Per Schiff  la situazione è tale che un basso tasso di inflazione viene percepito dai consumatori come qualcosa di negativo.

“La Fed ha avuto successo con la sua propaganda, secondo cui un aumento del costo della vita è una cosa positiva”.

E ora il governo federale degli Stati Uniti si trova allo stesso punto in cui si trovava prima della Grande Recessione, quando la Fed alzò i tassi di interesse al 5%, provocando un crash nel sistema. Ora, con i tassi a zero, un qualsiasi aumento, anche solo di un quarto di punto percentuale, potrebbe essere devastante.
Nessuna simpatia da parte di Schiff verso l’ex presidente della Fed Ben Bernanke e l’attuale numero uno Janet Yellen che hanno negato l’esistenza di una bolla sul mercato immobiliare, che la manipolazione stessa dei tassi da parte loro ha causato

“Yellen non ci ha avvertiti della bolla, dicendo che chi era preoccupato per la formazione di una bolla sbagliava.  (..) E ora, anche se dovessero aumentare i tassi allo 0,25%, nel meeting di dicembre, potrebbero non riuscire ad alzarsi più, di nuovo”.

Il peggio è che, aiutando praticamente tutti nel 2008, Washington ha semplicemente rimandato il problema.
E ora secondo l’esperto, la prossima crisi sarà a livello sovrano, ovvero a essere colpiti saranno il dollaro e i bond Usa. Con un livello del debito talmente elevato, un rialzo dei tassi di interesse renderà impossibile per il governo ripagare i suoi debiti.  Di conseguenza, i cittadini non dovrebbero essere tratti in inganno dall’attuale rafforzamento del dollaro, visto che questo è stato alimentato soprattutto dai governi dei paesi stranieri che acquistano il debito Usa.
Quando questi stessi investitori si renderanno conto che l’economia americana non è forte come sembra, inizieranno a vendere Treasuries, indebolendo il dollaro e facendo schizzare verso l’alto i prezzi delle materie prime.
L’ironia di tutto ciò è che la Fed sembra non aver capito ancora nulla, secondo Schiff. Il riferimento è al presidente Hoover, che lanciò un pacchetto di stimoli che creò una depressione; poi Frank Delano Roosevelt iniettò ulteriori stimoli creando la Grande Depressione del 2009. E’ la stessa storia che presenta i danni di una politica monetaria basata su tassi di interesse troppo bassi, con esempi come la Grande Depressione e la Grande Recessione.
Ma la Fed sembra essere cieca, visto che la soluzione che propone in caso di problemi economici che si verificano quando i tassi sono bassi e la spesa federale è alta, è quella di abbassare ulteriormente i tassi e spendere ancora di più.

Qatar: finanzia terrorismo ma in Italia è accolto a braccia aperte



di Daniele Chicca
 
MILANO (WSI) – Non è un segreto che il Qatar finanzi il terrorismo, ma In Italia e Francia la monarchia arricchita a suon di petrodollari è uno squalo in cerca di affari immobiliari.
Nel puro spirito opportunistico, scrive Monitor Immobiliare nel suo sito, “ha salvato per il momento il progetto Porta Nuova di Hinese, arrivando al 40%” di partecipazione. “L’altro giorno ha comprato l’hotel Aleph della catena Boscolo” in crisi, che con un buco di oltre 400 milioni sta vendendo tutti gli asset possibili immaginabili. Senza contare poi l’interessamento all’area Santa Giulia di Milano, a cui per il momento Risanamento ha però detto di no.
In Qatar si svolgeranno inoltre i Mondiali di Calcio nel 2020 e nello stesso anno si terrà anche l’Expo nella vicina Dubai. Come ricorda sempre Monito Immobiliare, poi, il regno degli Emirati dispone del terzo giacimento di gas naturale più grande al mondo.
Negli ultimi giorni Russia e Germania hanno accusato pubblicamente il Qatar di sostenere finanziariamente i terroristi dell’ISIS. Accuse che vengono rivolte anche alla Turchia e all’Arabia Saudita, altri due paesi che fanno affari con l’Occidente da diverso tempo.
Mosca e Berlino sembrano fare sul serio. Il vice cancelliere Sigmar Gabriel ha esortato ai colleghi dell’Unione Europea di incominciare a “discutere chi finanzia l’Isis”, un gruppo terroristico tra i più ricchi al mondo con un capitale stimato di 2 miliardi di dollari.
Il vice segretario Usa al Tesoro, David Cohen, che è responsabile di tutto ciò che riguarda lotta al terrorismo e operazioni di intelligence, ha spiegato come in Qatar “donatori raccolgono fondi per gruppi estremisti in Siria”, a cominciare dall’Isis e dal fronte al-Nusra, costola di al-Qaida. Quando ai sauditi, tutti sanno che da tempo fanno la lotta alle forze sciite della regione (l’Iran, Hezbollah in Libano e il regime di Assad in Siria) spingendo per la diffusione del wahabismo nella regione.
Non si salva nemmeno il Kuwait “teatro di finanziamenti ai gruppi estremisti in Siria”, secondo un rapporto del Dipartimento di Stato americano intitolato “Country Reports on Terrorism” uscito nel 2013. Entrambi sono alleati molto stretti degli Stati Uniti.
L’agenzia russa Ria-Novosti ha rivelato che i fondi raccolti dal Qatar hanno consentito all’Isis di acquistare armamenti pesanti dall’Ex Europa dell’Est, grazie a una rete basata in Turchia. Si parla di blindati, carri armati, munizioni e mezzi per la fanteria. Le sue risorse economiche enormi, alimentate anche dai tanti campi petroliferi conquistati in Iraq e Siria, hanno permesso all’Isis di reclutare tanti volontari nel Vecchio Continente.
Un po’ come successo con la Libia di Gheddafi, tuttavia, Francia e Italia chiudono un occhio davanti ai fimui di petrodollari investiti dal regno degli Emirati nei rispettivi progetti nazionali. Nemmeno gli attentati di Parigi, in cui hanno perso la vita almeno 129 persone venerdì scorso, riusciranno a cambiare uno status quo che ha del paradossale.

COMMENTO 

Stiamo assistendo alla grande ipocrisia del mondo occidentale perchè le superpotenze stanno combattendo un “mostro” creato da loro stessi. Inoltre prima hanno creato il problema e poi si cerca di combatterlo senza essere in grado di individuare le cause perché queste sono dentro di loro . 

1) La Turchia di Erdogan, coccolata dalla Ue per la minaccia dei migranti, ha fatto di tutto per aiutare in passato Isis (compreso trafficare in petrolio), nella prospettiva di distruggere Siria ed Iraq espandendo la propria influenza in quell’area. 

2) La strategia di Obama prevede che il Medio Oriente rimanga un’area di instabilità, in cui nessuno degli attori debba prevalere e tutti chiedano il suo aiuto; l’Isis in questo è una pedina essenziale, che va magari contenuta ma non eliminata 

3) Putin nell’ultima riunione dei G20, ha sostenuto che il 40% degli stati presenti nella riunione hanno venduto armi . 

Infine una domanda banale; ma se invece di bombardare postazioni di cui non si capisce la finalità , ma perché non bombardano i pozzi petroliferi controllati dall’ISIS che sono una fonte degli introiti per finanziare terrorismo? 

Forse la risposta sarebbe molto chiara e ovvia ma nessuno ne parla...