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Thursday, May 28, 2015

Le autopsie rivelano che i tumori…

Fonte:http://www.disinformazione.it/chemioterapia2.htm




Le autopsie rivelano che i tumori…
Marcello Pamio - tratto da "Cancro Spa"


Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].
«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni - si chiese Luigi De Marchi - in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.[2]
Con quanto detto da Luigi De Marchi - confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia - si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli.
In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in incidenti stradali (quindi non per malattia), è risultato qualcosa di sconvolgente:
- Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno;
- Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
- Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.[3]
Con tumore in situ s’intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.
Nel corso della vita è infatti "normale" sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo.
Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l’organismo funziona correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire.
Secondo la Medicina Omeopatica , la “Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”.[4]
Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male?
E cosa succede all’organismo (e al Sistema Immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci?
Ulteriori dati poco conosciuti
Poco nota al grande pubblico è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. Hardin B. Jones, fisiologo dell’Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di cancerologia presso l’Università di Berkeley. Oltre a denunciare l’uso di statistiche falsate, egli prova che i malati di tumore che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo o almeno quanto coloro che ricevono queste terapie. [5]
Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.[6]
Un'altra ricerca pubblicata su The Lancet del 13/12/1975 (che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi), dimostra che la vita media di quelli trattati con chemioterapia è stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120 giorni.[7]
Se queste ricerche sono veritiere, una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali.
Con questo non si vuole assolutamente spingere le persone a non farsi gli esami, gli screening e i trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire semplicemente, delle informazioni che normalmente vengono oscurate, censurate e che possono, proprio per questo, aiutare la scelta terapeutica di una persona.
Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale: ogni persona sana o malata che sia, deve assumersi la propria responsabilità, deve prendere in mano la propria vita. Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo specialista, il mago, il santone che sia, per questo o quel problema.
Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e nessun altro deve poter decidere al posto nostro.
Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente più.

I pericoli della chemioterapia 

Il principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento limitato e assolutamente materialista è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).
La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente.
 
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
«Il fluido altamente tossico veniva iniettato nelle mie vene. L’infermiera che svolgeva tale mansione indossava guanti protettivi perché se soltanto una gocciolina del liquido fosse venuta a contatto con la sua pelle l’avrebbe bruciata. Non potei fare a meno di chiedermi: ‘Se precauzioni di questo genere sono richieste all’esterno, che diamine sta avvenendo nel mio organismo?’. Dalle 19 di quella sera vomitai alla grande per due giorni e mezzo. Durante la cura persi manciate di capelli, l’appetito, la colorazione della pelle, il gusto per la vita. Ero una morta che camminava».
[ Testimonianza di una malata di cancro al seno ]

Un malato di tumore viene certamente avvertito che la chemio gli provocherà (forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli, ecc.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera o la Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità.
Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.
Alla voce Antraciclinici (uno dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni.[8]
Alla voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.

In un altro documento, sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento della Prevenzione – Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo “Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario” (documento pubblicato dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è scritto: “Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è quello derivante dall’esposizione ai chemioterapici antiblastici. Tale rischio è riferibile sia agli operatori sanitari, che ai pazienti”.
 
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.

Il documento continua dicendo: “Nonostante numerosi chemioterapici antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente cancerogene per l’uomo, a queste sostanze non si applicano le norme del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da agenti cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono sottoposti alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e quindi non è loro attribuibile la menzione di R45 ‘Può provocare il cancro’ o la menzione R49 ‘Può provocare il cancro per inalazione’”.

Quindi queste sostanze, nonostante provochino il cancro, non possono essere etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono considerate “farmaci”.
 
Questa informazione è molto interessante.

Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’. L’Agenzia è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la patologia primitiva”.

Tabella 1
Cancerogeni per l’uomo:
Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)

Probabilmente cancerogeni per l’uomo: Adriamicina - Aracitidina - 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea (CCNU) - Mostarde azotate - Procarbarzina
Certamente si tratta di un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene per ammissione stessa dei produttori.
In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”: “Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri. Quasi tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che conservano attività mutagena. È pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento. Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.
Queste sostanze, che vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se incenerite a 1000°C conservano attività mutagena”. 
 
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
 
La spiegazione tra poche righe.

L’amara conclusione, che si evince dall’Istituto Superiore di Sanità, è che l’oncologia moderna per curare il cancro utilizza delle sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il cancro), mutagene (provocano mutazioni genetiche) e teratogene (provocano malformazioni nei discendenti).
 
C’è qualcosa che non torna: perché ad una persona sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale, debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate sostanze così tossiche? 

Questo apparente controsenso - se non si abbraccia l’idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando - si spiega nella visione riduzionista e totalmente materialista che ha la Medicina , ma questo è un argomento che affronteremo più avanti.

In Appendice sono stati pubblicati alcuni degli effetti collaterali (scritti nei bugiardini dalle lobby chimico-farmaceutiche che li producono) di circa trenta farmaci chemioterapici. 

Uno per tutti: l’antineoplastico denominato Alkeran® (50 mg/10 ml: polvere e solvente per soluzione iniettabile che contiene come eccipiente: “acido cloridrico”) della GlaxoSmithKline. “Un alchilante analogo alla mostarda azotata”. Alchilante è un farmaco capace di combinarsi con gli elementi costitutivi della cellula provocandone la sua alterazione.[9]
 
Dal bugiardino si evince che questa sostanza chimica (usata nei malati tumorali), oltre a provocare la leucemia acuta (“è leucemogeno nell’uomo”), causa difetti congeniti nella prole dei pazienti trattati.
Alla voce “Eliminazione”, viene confermato quanto riportato sopra: “L’eliminazione di oggetti taglienti, quali aghi, siringhe, set di somministrazione e flaconi deve avvenire in contenitori rigidi etichettati con sigilli appropriati per il rischio.
Il personale coinvolto nell’eliminazione (dell’Alkeran) deve adottare le precauzioni necessarie ed il materiale deve essere distrutto, se necessario, mediante incenerimento”.
 
Incenerimento, come abbiamo letto prima, alla temperatura di 1000-1200 gradi!

La spiegazione è che queste sostanze sono analoghe alle mostarde azotate”.
Il sito del Ministero della Salute italiano, alla voce “Emergenze Sanitarie”, si esprime così: Le mostarde azotate furono prodotte per la prima volta negli anni ’20 e ’30 come potenziali armi chimiche. Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate che si presentano in diverse forme e possono emanare un odore di pesce, sapone o frutta. Sono note anche con la rispettiva designazione militare HN-1, HN-2 e HN-3. Le mostarde azotate sono fortemente irritanti per pelle, occhi e apparato respiratorio. Sono in grado di penetrare nelle cellule in modo molto rapido e di causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo (…) che si manifestano già dopo 3-5 giorni dall’esposizione, che causano anche anemia, emorragie e un maggiore rischio di infezioni. Quando questi effetti si presentano in forma grave, possono condurre alla morte”.[10]

Per “curare” il tumore oggi vengono utilizzati degli ‘agenti vescicanti’: prodotti militari usati nelle guerre chimiche.

Anche se la ”guerra al cancro” viene portata avanti con ogni mezzo dall’establishment, ritengo che ci sia un limite a tutto.

Mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno,
neppure se richiesto, un farmaco mortale.
[ Giuramento di Ippocrate ]   


Marcello Pamio - tratto da "Cancro Spa: leggere attentamente le avvertenze"

[1] Medicina kaput col mito del placebo?, Luigi De Marchi www.luigidemarchi.it/innovazioni/educazione/articoli/01_medicinakaput.html
[2] Idem
[3] Conferenza “Medicalizzazione della vita e comunicazione sanitaria” del Dottor Gianfranco Domenighetti - già Direttore sanitario del Canton Ticino - tenuta il 22 novembre 2008 al VIII° Congresso nazionale di medicina omeopatica di Verona.
[4]Approccio metodologico all’omeopatia”, Dottor Roberto Gava, farmacologo e tossicologo, ed. Salus Infirmorum, Padova
[5] “Il tradimento della medicina”, Alberto Mondini
[6] Idem
[7] Idem
[8] Per mutageno si intende ogni agente chimico o fisico che agisce sui cromosomi alterandone l’informazione genetica. Per cancerogeno si intende ogni sostanza capace di produrre il cancro.
[9] Gli alchilanti agiscono direttamente sul DNA di qualsiasi tipo di cellula senza specificità. Possono intervenire sulle basi del DNA oppure rompendo l'intera molecola di DNA o ancora bloccando la trascrizione o la duplicazione. L'azione principale di un alchilante consiste però nel formare un legame trasversale tra due eliche complementari di DNA che porta alla rottura della catena polinucleotidica. Quindi, il DNA viene danneggiato e non è più in grado di duplicarsi e completare la sintesi proteica.
[10]Mostarde azotate”, “Emergenze”, tratto dal sito del Ministero della Salute http://uc6.asimantova.it/index.php?option=com_content&task=view&id=312&Itemid=54

I pericoli e rischi della chemioterapia

Fonte:http://www.disinformazione.it/pericoli_chemioterapia.htm



I pericoli e rischi della chemioterapia
Marcello Pamio – tratto dal libro “Cancro spa”


Una grande ricerca scientifica, inserita nel più grande database medico ufficiale al mondo (www.pubmed.gov), è quella a firma di Grame Morgan (professore associato di radiologia al Royal North Shore Hospital di Sidney), Robyn Ward (professore oncologo all’University of New South Wales), Michael Barton (radiologo e membro del Collaboration for Cancer Outcome Research and Evaluation del Liverpool Health Service di Sidney).
 
Il professore Ward fa anche parte del comitato che stila le raccomandazioni sull’efficacia dei farmaci per il Governo australiano (Therapeutic Goods Authority of the Australian Federal Department of Health and Aging).
Tale ricerca (“The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies”, Il contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti) è stata pubblicata su una delle più prestigiose riviste di oncologia del mondo: la Clinical Oncology nel dicembre 2004.
Il loro meticoloso studio si è basato sulle analisi di tutti gli studi clinici randomizzati (RTC) condotti in Australia e negli Stati Uniti, nel periodo da gennaio 1990 a gennaio 2004. Analisi che ha interessato 225.000 persone malate nei 22 tipi di tumori più diffusi, e “curate” solo con chemioterapia.
 
Quando i dati erano incerti, gli autori hanno deliberatamente stimato in eccesso i benefici della chemioterapia. Nonostante questo, lo studio ha concluso che la chemioterapia non contribuisce più del 2% alla sopravvivenza!

Australia       > sopravvivenza del 2,3%
Stati Uniti     > sopravvivenza del 2,1%
 
«Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro», scrivono nell’introduzione gli autori.
«In realtà - continua il professor Grame Morgan - malgrado l’uso di nuove e costosissime combinazioni di cocktails chimici… non c’è stato alcun beneficio nell’uso di nuovi protocolli».
Gli autori hanno messo in evidenza che, per ragioni spiegate nello studio, i risultati raggiunti (circa il 2%) dovrebbero essere visti come il limite massimo di efficacia!
Questi sono i dati che purtroppo si avvicinano di più alla triste realtà dei malati oncologici che seguono i protocolli ufficiali. D’altronde non è così strano se ci pensiamo attentamente: utilizzando sostanze altamente tossiche e pericolose per la vita (sostanze alchilanti, mostarde azotate, cisplatino, carboplatino, ecc.) come pretendiamo di avere dei risultati positivi?
Un'altra importante ricerca è quella del dottor Ulrich Abel un epidemiologo tedesco della Heidelberg/Mannheim Tumor Clinic.
Questo ricercatore chiese a circa 350 centri medici sparsi nel mondo, l’invio di tutti gli studi ed esperimenti clinici sulla chemioterapia.
L’analisi, come si può immaginare, durò parecchi anni, alla fine quello che risultò è la non disponibilità di riscontri scientifici in grado di dimostrare che la pratica della chemioterapia prolunghi la vita in modo apprezzabile.
 
LA CHEMIO SOSTIENE LA CRESCITA TUMORALE

La rivista Nature ha pubblicato il 5 agosto 2012 uno studio intitolato: “Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B” .
Questo studio spiega che la chemioterapia usata per combattere il cancro in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende 'immune' il tumore a ulteriori trattamenti.
Analizzando gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata, sono state scoperte "evidenti danni nel Dna" nelle cellule sane intorno all'area colpita dal cancro.
Queste ultime producevano quantità maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali.
La scoperta che "l'aumento della WNT16B...interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali...era del tutto inattesa", ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle nello stato di Washington.
"I nostri risultati - hanno spiegato i ricercatori - indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita 'cinetica' del cancro", e questo ha trovato conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie.
Detto in parole povere: la chemioterapia può “rafforzare la crescita del cancro”
 
GLI ONCOLOGI SI FAREBBERO LA CHEMIO?

Dopo quanto detto, sorge spontanea una domanda: i medici oncologi, quelli che usano ogni giorno i farmaci su altre persone, se avessero un tumore si farebbero la chemio?

La risposta arriva nel marzo 2005 dal Senato australiano quando è stata presentata una “Inchiesta sui servizi e sulle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St. Leonards di Sydney.  

Secondo tale inchiesta, alcuni scienziati del McGill Cancer Center di Montreal in Canada, inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia nutrissero nelle terapie da loro applicate, nel caso essi stessi avessero sviluppato la malattia.
 
Risposero 79 medici, e 64 di loro NON avrebbero acconsentito a sottoporsi ad un trattamento che contenesse Cisplatino (un chemioterapico molto utilizzato).
Non solo, ma 58 dei 79, reputavano che tutte le terapie sperimentali in questione fossero inaccettabili a causa dell'inefficacia e dell'elevato grado di tossicità!
Un risultato eclatante: l’81% degli oncologi intervistati, in caso di tumore, non si farebbero somministrare un chemioterapico, mentre il 73% di loro reputano addirittura le “terapie sperimentali inaccettabili per l’elevato grado di tossicità”.
Oggettivamente il numero dei medici intervistati non è molto elevato, ma rimane interessante sapere che gli oncologi che usano ogni giorno la chemio su altre persone, non la userebbero per sé stessi…
 
Questa percentuale è però sovrapponibile a quella che riguarda i medici che si ammalano di cancro: tre su quattro rifiutano la chemio.

Ecco alcune loro dichiarazioni.

“La maggioranza dei pazienti oncologici in questo paese (USA, ndA) muoiono a cause della chemioterapia, che non cura il cancro al seno, al colon o al polmone. Ciò è documentato da 10 anni, e tuttavia la medicina ancora adotta la chemio per combattere questi tumori”. (Allen Levin, medico dell’Università della California). 
 
“Se un giorno contrarrò il cancro, non mi sottoporrò mai a certi protocolli standard per la terapia di questo male. I pazienti tumorali che stanno alla larga da questi centri hanno qualche probabilità di cavarsela”. (Prof. George Mathe, Medicine Nouvelles)
 
“I noti pericolosi effetti collaterali di questi farmaci (chemio, ndA) sono diventati la quarta causa di morte, dopo l’infarto, il cancro e il colpo apoplettico” (Journal of the American Medical Association, 15 aprile 1998).

Infine c’è l’emblematico caso del dottor Sidney Winaver, oncologo direttore del laboratorio di ricerca per il cancro al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, uno dei centri di ricerca più prestigiosi al mondo. Dopo aver praticato per decenni la chemioterapia, un giorno il cancro viene diagnosticato a sua moglie. Come scriverà più tardi nel libro “Dolce è la tua voce”, edito da Positive Press, deciderà di non sottoporla a chemio o radioterapia, affidandosi alla somatostatina (la terapia del prof. Luigi Di Bella).
La moglie guarirà...
 

Cancro: Nature, chemioterapia ne rafforza crescita e resistenza

Fonte:http://www.disinformazione.it/chemioterapia_cancro.htm



Cancro: Nature, chemioterapia ne rafforza crescita e resistenza
Fonte Agi, 5 agosto 2012 - http://www.agi.it/cronaca/notizie/201208051857-cro-rt10094-cancro_nature_chemioterapia_ne_rafforza_crescita_e_resistenza
 

(AGI) - Parigi, 5 agosto 2012

La chemioterapia usata da decenni per combattere il cancro in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende 'immune' il tumore a ulteriori trattamenti.
 
La scoperta, "del tutto inattesa", è stata pubblicata sulla rivista "Nature" ed è frutto di uno studio statunitense sulle cellule del cancro alla prostata tesa ad accertare come mai queste ultime siano così difficili da eliminare nel corpo umano mentre sono estremamente facili da uccidere in laboratorio.
Sono stati analizzati gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata.
Sono state scoperte "evidenti danni nel Dna" nelle cellule sane intorno all'area colpita dal cancro.
Queste ultime producevano quantità maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali.
 
La scoperta che "l'aumento della WNT16B...interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali...era del tutto inattesa", ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle nello stato di Washington.
La novità conferma tra l'altro un elemento noto da tempi tra gli oncologi: i tumori rispondono bene alle prime chemio salvo poi ricrescere rapidamente e sviluppando una resistenza maggiore ad ulteriori trattamenti chemioterapici.
 
Un dato dimostrato dalla percentuale di riproduzione delle cellule tumorali tra i vari trattamenti. "I nostri risultati indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita 'cinetica' del cancro", si legge nello studio che, hanno spiegato i ricercatori, ha trovato conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie.
Ma la scoperta potrebbe aprire la strada allo sviluppo di un trattamento che non produca questo dannoso effetto collaterale della chemioterapia: "Per esempio un anticorpo alla WNT16B, assunto durante alla chemio, potrebbe migliorarne la risposa uccidendo più cellule tumorali. In alternativa si potrebbero ridurre le dosi della chemio". (AGI) .

Lettera aperta a S. Santità Papa Francesco sul Metodo Di Bella

Fonte:http://www.disinformazione.it/MDB_papa.htm



Lettera aperta a S. Santità Papa Francesco sul Metodo Di Bella
Giuseppe Di Bella  




Santità,
molte centinaia di ammalati in cura con il Metodo Di Bella Vi hanno in questi giorni scritto, indirizzandoVi un comune appello, una supplica, pregandovi di interessarvi a loro, emarginati e contrastati dalle istituzioni sanitarie italiane, mentre l’informazione di regime cerca con ogni mezzo di disinformare sulle evidenze scientifiche che stanno pienamente confermando il razionale, le basi biochimiche e molecolari e l’efficacia antitumorale del Metodo Di Bella.
Parimenti disinformano sull’elevata tossicità non raramente mortale, e sull’incapacità della chemioterapia e delle attuali terapie mediche dei tumori, di guarire qualsiasi tumore solido, le uniche guarigioni sono attenute nel 29% dei casi circa dalla chirurgia.
Insieme alla documentazione scientifica da chiunque reperibile sulle banche dati medico-scientifiche mondiali , molti pazienti Vi hanno inviato la loro storia personale umana e clinica, con le inutili sofferenze causate dalle fallimentari terapie oncologiche istituzionali e le remissioni complete ,le stabili guarigioni ottenute col Metodo Di Bella evidenziate da esami ematochimici e strumentali. Di 767 di questi casi esistono già 11 studi clinici, delle varie patologie, pubblicate su 6 riviste scientifiche internazionali recensite da www.pubmed.gov — massima banca dati scientifica mondiale ufficiale. Questi dati sono stati anche pubblicati agli atti e presentati con relazioni a due congressi mondiali di oncologia , uno europeo e cinque nazionali.

Il Professor Luigi Di Bella, oltre a pubblicare 283 lavori scientifici ha presentato i risultati delle sue ricerche a 21 congressi internazionali e 10 nazionali con relazioni pubblicate agli atti. Ovviamente il MDB non pretende né può curare e guarire tutti i tumori in tutti gli stadi, ma è incontestabilmente il maggior progresso nella terapia dei tumori in termini di sopravvivenza e qualità di vita, riuscendo ad attenuare le sofferenze, prolungare l’esistenza e/o a salvare, non tutti, ma sicuramente tanti che diversamente perderebbero la vita.

Di queste evidenze scientifiche sulle banche dati mediche internazionali, Vi è stato inviato, Santità, in sintesi il riscontro. Vi hanno anche comunicato la documentazione particolareggiata di come sia stata manipolata e grossolanamente viziata da gravi e numerose anomalie la sperimentazione ministeriale del Metodo Di Bella del 1998, destituita pertanto di ogni dignità scientifica e indicazione clinica. Come ha affermato un giornalista, hanno dilapidato miliardi del contribuente italiano solo per diffamare il Prof Luigi Di Bella e bloccare il divenire di questa nuova, efficace e tollerata concezione terapeutica, che sicuramente avrebbe gravemente penalizzato il fatturato delle multinazionali del farmaco.

Vi abbiamo informato anche del pesante giudizio negativo della letteratura scientifica internazionale sulle irregolarità della sperimentazione ministeriale. Tanti ammalati che avevano ottenuto reali ed evidenti benefici, soggettivi e oggettivi dal MDB, per difficoltà economiche e l’ostracismo delle istituzioni, sono oramai costretti a sospendere il MDB e ad assistere impotenti ad una ripresa e progressione della malattia tumorale, che le cure oncologiche istituzionali non avevano potuto arrestare, e che il MDB aveva bloccato o fatto regredire.
La disperazione di questi ammalati emarginati dal sistema e costretti alla forzata sospensione della cura, li ha indotti a scriverVi confidando in quella grande e paterna sensibilità e carità che dimostrate con le parole e le opere per i poveri e i sofferenti, nella Vostra trasparente santità di uomo e di rappresentante in terra di nostro Signore Gesù Cristo.
Come avete detto all’Angelus del 3 agosto, “si girano dall’altra parte davanti al povero, al sofferente, all’indifeso, all’emarginato, (all’ammalato) con fastidio; è un modo ‘educato’ di dire ‘arrangiatevi da soli’”. Ma i poveri non sono un astratto, sono persone reali, uomini, donne e bambini che in questo caso non hanno che il dolore e la disperazione e sperimentano la solitudine e l’abbandono, non hanno di che curarsi vittime della “logica del mondo” che ha burocratizzato e reso autoritaria e dogmatica una medicina volta unicamente a mantenere e incrementare il profitto di che specula sul dolore e sulla sofferenza. All’Angelus del marzo 1998 un altro pontefice, oggi santo, si rivolse agli ottantamila che si erano riuniti in piazza S Pietro per il Metodo Di Bella, con parole di affetto e incoraggiamento.
Alcuni casi tra quanti si sono rivolti a Voi: un bimbo di 15 mesi, affetto da retinoblastoma, dopo numerose iniezioni dentro gli occhi di potenti chemioterapici, fortemente tossici per il tessuto nervoso, aveva perso l’udito, e parzialmente compromesso la funzione visiva. Il bimbo era diventato sordo per la chemio, e protesizzato. Dopo una temporanea regressione della malattia, si è avuta una ricaduta che aveva portato a prospettare alla madre l’enucleazione di entrambi gli occhi , per evitare che dalla retina il tumore si propagasse al cervello. Si prospettava un futuro senza occhi e una grave compromissione della funzionalità uditiva. Questo ha portato la famiglia a chiedere e iniziare a sue spese) il MDB, che ha gradualmente portato alla completa e totale scomparsa (documentata dall’esame obiettivo e dalla risonanza magnetica), di ogni traccia di tumore. È stata evitata l’asportazione degli occhi e per l’effetto anti-degenerativo del composto dei retinoidi del metodo Di Bella, si è recuperato il neuroepitelio cocleare e l’udito, oggi a livello fisiologico.
Questo risultato non ha prodotto alcun interesse umano o scientifico, né un minimo di collaborazione, ma l’ostilità degli oncologi che minacciano i genitori di far togliere la patria potestà perché hanno abbandonato le cure ufficiali “di provata efficacia”. Il risultato pertanto non conta nulla, l’evidenza, il dato di fatto documentato e verificabile non contano nulla.
Altri 2 casi emblematici tra i tanti: In un linfoma e in un Mieloma dopo il conclamato e documentato fallimento delle terapie oncologiche, era stata certificata con esami ematochimici e strumentali la completa e stabile guarigione col MDB. In base a perizie giurate di CTU il giudice aveva concesso il MDB. Per l’opposizione delle ASL, non solo è stata revocata la concessione del MDB, (ignorando il fallimento delle terapie oncologiche, la documentata guarigione e sostenendo che in base alla sperimentazione il MDB è inefficace) ma le pazienti sono state condannate a restituire quanto avevano ottenuto per curarsi e guarire. Entrambe sono indigenti, quella ammalata di Mieloma avrebbe dovuto continuare per almeno 1 anno la cura, per consolidare il risultato ed evitare recidive. Per la forzata e improvvisa interruzione vi è una progressione tumorale con gravi sofferenze, è disoccupata e ha difficoltà a curarsi.

Artemisia ed artemisina contro i tumori. Un’altra pianta che cura meglio delle medicine

Fonte:http://buenobuonogood.com/6311/artemisia-ed-artemisina-contro-i-tumori-dalle-nuove-ricerche-allimportanza-dellapproccio-olistico/




Sul fatto che la natura ci fornisce già tutto quello di cui abbiamo bisogno non  c’è dubbio. La questione è saper scovare ed imparare ad utilizzare nel modo giusto tutto ciò che già cresce sul nostro pianeta.
Parliamo di piante medicinali. Ogni pianta ha il suo perché ed è utile a qualcosa.
Innanzitutto, una  nota: questo non vuole essere l’ennesimo articolo pseudoscientifico, che tanto piace criticare a coloro che si scagliano contro qualsiasi forma di medicina alternativa. Non voglio utilizzare titoli palesemente esagerati, che già troverete in quantità sul tema: il sensazionalismo è l’ingrediente basico per tanti creatori di contenuti di internet, perché permette di attirare rapidamente l’attenzione dell’internauta. Qua parlo di fatti, magari aiutando anche ai più restii e scettici a far conoscere la realtà. Se poi non v’interessa, affari vostri.
artemisiaCominciamo. Non esiste una pianta che ti cura in due giorni. È necessario conoscere la natura delle piante medicinali, almeno le più importanti, ed il modo in cui ci possono aiutare. Chi sa, deve poi impegnarsi a far arrivare le informazioni al maggior numero di persone possibile, almeno per fornire le basi per un’indagine approfondita.
Detto questo, vorrei spendere due parole sulle qualità dell’Artemisia Annua. Per coloro che non lo sapessero, l’Artemisia è una pianta originaria della Cina, utilizzata durante secoli come antisettico ed antibatterico e, dal secolo scorso, principale ingrediente dei farmaci antimalarici.
Questo 2014 è stato l’anno in cui le ricerche sull’Artemisina hanno ottenuto dei risultati molto interessanti riguardo le proprietà antitumorali dell’artemisia, il principio attivo di questa pianta.
Passiamo ai fatti. Di seguito pubblico tre delle ultime ricerche condotte tra Febbraio e Luglio 2014, che hanno dimostrato come l’artemisina abbia la capacità di inibire la crescita delle cellule cancerogene. Le ricerche in questione trattano, nella fattispecie, il neuroblastoma ed il cancro gastrico [fonte: US National Library of MedicineNational Institutes of Health].

I crimini delle farmaceutiche



Ho mal di testa. Prenderò un’aspirina. Ho mal di pancia, prenderò una pastiglia. Ho mal di schiena, prenderò l’antidolorifico. Molti sono abituati a risolvere i problemi con i farmaci. Oggi ci sono farmaci per tutto e sempre più persone sono diventate dipendenti dalle medicine e le assumono per qualsiasi tipo di malessere, confidando negli effetti curativi.
Nella maggior parte delle patologie i farmaci consigliati dalle grandi industrie farmaceutiche servono poco ed il più delle volte danneggiano il nostro organismo. I farmaci non eliminano il problema, si limitano ad alleviare, spesso in maniera molto aggressiva, i sintomi del male stare. Le medicine prese con tanta leggerezza, per far fronte ad un’influenza od un raffreddore, ad esempio, non fanno nient’altro che farci smettere di starnutire o ci abbassano la febbre, risultati che si ottengono anche senza prendere l’aspirina, parola di scienziati e medici non compromessi con l’industria farmaceutica.
grazie a Luis Quiles http://gunsmithcat.deviantart.com/Chi assume farmaci come fossero caramelle, ha un organismo più debole di chi, invece, cosciente della natura del 90% dei farmaci che attualmente sono sul mercato, sa ascoltare il proprio corpo e sceglie rimedi naturali, sviluppando così un sistema immunitario molto più robusto. Oltre ad indebolire, i farmaci causano frastorni, sonnolenza ed altri effetti collaterali più meno gravi, creano dipendenza ed in fin dei conti fanno l’effetto contrario a quello per cui vengono spacciati: ci fanno ammalare.
Questo non è un anatema contro tutti i farmaci (e nemmeno un editoriale che parla di omeopatia o naturopatia, ndr), ce ne sono di indispensabili per la cura di alcune patologie croniche.
Questo articolo è stato scritto per farvi conoscere la natura dei farmaci che tenete in casa e che pensate siano buoni, per presentarvi alcune verità circa le industrie farmaceutiche ed il sistema della sanità pubblica.
Leggendo i prossimi paragrafi saprete qualcosa di più sui danni che può causare un farmaco. Vi parlerò di fatti sconvolgenti in merito alla creazione di malattie ed alle sperimentazioni illegali condotte dalle industrie farmaceutiche, alle cui medicine tante persone hanno affidato la cura dei propri mali.
Alcuni saranno scettici… mal per loro, che continuino a prendere l’aspirina per ogni mal di testa. Non vi parlo di cospirazioni fantascientifiche ma di fatti reali. Sapete che molte malattie sono state create per poi fare business con la vendita di farmaci e vaccini? Si, lo so, è triste e squallido e se non ci credete, sappiate che è vero.
L’industria farmaceutica e l’amministrazione della salute pubblica sono peggio dei cartelli della cocaina colombiana e del commercio internazionale di armi. Sono peggio perché l’industria farmaceutica si camuffa, si presenta agli occhi delle persone come un salvatore, un buon samaritano che aiuta a difendersi dalle malattie e curarle, quando, invece, l’industria del farmaco agisce come un’azienda privata ed i suoi interessi sono puramente commerciali ed economici.
Molti saranno d’accordo con me: al giorno d’oggi qualsiasi cura dovrebbe essere gratuita per tutti ed il denaro non dovrebbe avere niente a che vedere con la medicina e la salute dell’umanità. Questa sarebbe evoluzione e sviluppo. Purtroppo però, ancora oggi, la logica economica e del profitto regola il mondo della medicina, della ricerca e delle scienze farmaceutiche.
L’industria farmaceutica oltre ad ingannare, uccide. L’utilizzo metodico di farmaci causa dipendenza e fa danni al nostro corpo e le sperimentazioni scientifiche hanno già ammazzato migliaia di persone. Gli amministratori della salute pubblica fanno la loro parte in questo triste quadro che vi sto presentando: già sapete che se non si hanno abbastanza soldi, non si viene curati o si viene curati come pazienti di serie B.
La società contemporanea è popolata da una quantità sempre maggiore di zombie, persone spente, che hanno fatto del farmaco un compagno di vita per combattere anche le più piccole battaglie quotidiane, riducendo il proprio corpo ad un ammasso blando di carne ed ossa: in questo modo hanno perso la vitalità, la linfa, l’energia, in fin dei conti, la salute.
Arriviamo al nucleo del discorso. Le case farmaceutiche che propongono farmaci contro quella o quell’altra malattia, sono dei veri e propri criminali. Per due ragioni: la maggior parte delle malattie dell’era contemporanea hanno soluzioni molto più semplici di quelle promosse dai medicamenti che, al contrario, sono più lucrativi e danneggiano il corpo; l’altro motivo è legato alle sperimentazioni dei farmaci, veri e propri atti di barbarie perpetrati all’ombra, senza che l’opinione pubblica se ne renda conto ed in Paesi dove la gente è così povera e senza speranza o non è in grado di leggere il consenso informato che gli si propone prima di cominciare la sperimentazione di un nuovo farmaco, che vengono utilizzate come cavie umane.
In questo articolo vi presenterò il Dottor Matthias Rath, il medico tedesco (direttore del centro di ricerca medica, il Rath Institute, portavoce della sua fondazione, la Rath Foundation e collaboratore del Premio Nobel Linus Pauling) che, nel giugno del 2003, presentò accusa davanti al Tribunale Criminale Internazionale di Den Haag, Olanda (il primo organismo internazionale istituito per perseguire i crimini di guerra dopo i processi di Norimberga e Tokyo, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ndr) contro le più grandi multinazionali del farmaco ed i relativi gruppi finanziari e lobby politiche correlate. L’accusa? Genocidio.

Il dott. Rath ha fatto della sua vita una missione volta a fare giustizia e mandare in prigione criminali camuffati da dottori, farmacisti ed amministratori della salute pubblica, ovvero tutti i direttori generali, gli alti dirigenti ed i consigli di amministrazione delle multinazionali farmaceutiche quali Pfizer, Merck & Co., GlaxoSmithKline, Novartis, delle petrolchimiche Exxon, BP, Chevron ed i relativi  membri dei gruppi finanziari che le sostengono, come Rockefeller, Rothschild, Jp Morgan, i militari, i dirigenti sanitari, i mass media e chiunque abbia avuto le mani in pasta con i comportamenti criminali dell’industria farmaceutica. Una lista impressionante di nomi, tutti raccolti dietro un’unica pesantissima accusa: genocidio.
“I medicinali chimici e brevettati mirano solo alla rimozione del sintomo, non importa se ciò comporta anche disastrosi e talvolta fatali, effetti collaterali. I farmaci sono tra il 4° ed il 5° motivo di morte al mondo […]. La maggior parte delle malattie contemporanee, da quelle cardiache fino al cancro e all’AIDS, sono conseguenza di carenze vitaminiche nelle milioni di cellule del nostro organismo e sono dunque afferenti con sostanze non brevettabili e dai costi limitati, così come dimostrano moltissimi studi condotti in passato.
Con le attuali conoscenze scientifiche nel campo della ricerca vitamimica e della medicina cellulare è possibile eliminare tre malattie su quattro nel mondo industrializzato.
Questi studi sono arcinoti alle case farmaceutiche mondiali che, però, al fine di condurre il loro business della malattia, le hanno deliberatamente ignorate e soppresse, promuovendo una ricerca medica non con l’obiettivo di trovare le cure più efficaci, sicure ed economiche, bensì con quello di individuare i più grandi mercati della malattia ed ottenere in quelli i massimi guadagni […].
Gli accusati  sono responsabili di avere deliberatamente provocato il perdurare e diffondersi delle malattie, causandone volontariamente di nuove ed espandendo l’uso di medicinali brevettati per una sola malattia, al maggior numero di malattie possibili. Per realizzare questi obiettivi, gli imputati hanno strategicamente progettato, implementato, condotto ed organizzato un piano di frode commerciale su scala globale che per la sua vastità economica non ha precedenti nella storia umana […].
Ho iniziato a lavorare nel campo della ricerca convenzionale sulle cause delle cardiopatie; a quel tempo si pensava che l’alto livello di colesterolo fosse il principale fattore scatenante degli infarti e degli ictus. A causa dell’influenza dei produttori di farmaci per l’abbassamento del colesterolo, fu detto che gli alti livelli di colesterolo danneggiano le pareti dei vasi sanguigni, bloccandole e causando attacchi cardiaci ed ictus. Oggi sappiamo che questa era solo una operazione di marketing dell’industria farmaceutica. Se il colesterolo alto danneggiasse le pareti dei vasi sanguigni, questo avverrebbe in tutto il sistema circolatorio, che si bloccherebbe in tutto il corpo e non solo nel cuore o nel cervello. In altre parole, subiremmo anche infarti al naso, alle orecchie, alle ginocchia, ai gomiti, alle dita e in tutti gli organi, cosa che, chiaramente, non avviene. Successivamente ho scoperto che le cardiopatie sono essenzialmente sconosciute nel mondo animale, mentre tra gli esseri umani sono una delle principali cause di decesso […].
La scoperta successiva fu una conquista per la medicina naturale di tutto il mondo: gli animali producono nel loro organismo la vitamina C, necessaria a costruire le molecole di collagene che rafforzano il nostro corpo ed il sistema di vasi sanguigni. Quanto maggiore è la quantità di vitamina C, tanto più è presente il collagene, quanto più sono stabili le pareti dei vasi sanguigni, tanto meno si verificano gli infarti. Gli animali subiscono raramente attacchi cardiaci ed il loro organismo produce quantità sufficienti di vitamina C. Noi, esseri umani, non riusciamo a produrre neanche una molecola di questa vitamina e spesso non assumiamo sufficienti quantità di vitamine attraverso il cibo, esponendo il sistema vascolare a debolezza ed allo sviluppo di depositi. Questi depositi si sviluppano principalmente in aree in cui i vasi sanguigni sono più esposti a stress meccanico, come le arterie coronarie. Queste fondamentali scoperte sono state confermate dai dati delle ricerche e dagli studi clinici […]. La scoperta delle cardiopatie è stato solo l’inizio, una volta compreso che le vitamine, i minerali ed alcuni amminoacidi sono necessari come carburante biologico per milioni di cellule del nostro corpo, è diventato evidente che, se attraverso l’applicazione di queste scoperte potevano essere prevenute le malattie alle arterie coronarie e gli infarti, la stessa cosa poteva succedere anche con molte altre malattie d’oggi. Negli ultimi anni, il mio Istituto di ricerca, in collaborazione con scienziati e dottori di tutto il mondo, ha verificato che le seguenti malattie sono causate principalmente da carenze protratte di questi micronutrienti, soprattutto vitamine e minerali. Con l’assunzione di una quantità ottimale di questi micro nutrienti attraverso l’alimentazione o sotto forma di integratori, si possono ampiamente prevenire le seguenti condizioni: alta pressione sanguigna, insufficienza cardiaca, battito cardiaco irregolare, problemi circolatoria di natura di atletica ed altro […].
Un’altra importante scoperta riguarda il modo naturale di impedire alle cellule tumorali di diffondersi nel corpo. Tali cellule, a prescindere dal tipo di cancro e dall’organo in cui esso ha inizio, si diffondono nello stesso modo. Usano delle cosiddette forbici biologiche: gli enzimi, che sono in grado di tagliare le molecole di tessuto (collagene) del nostro corpo. Quanto più il tipo di cancro è aggressivo, tanto più produce enzimi che distruggono il collagene. Questa eccessiva produzione può essere rallentata o internamente bloccata in modo naturale, usando gli amminoacidi, lisina e prolina in combinazione con vitamina C ed altri micronutrienti. La sola domanda che rimane è: perché queste informazioni non sono state diffuse immediatamente in tutto il mondo? Il solo motivo per cui queste grandi scoperte mediche non sono state approfondite ed applicate è che queste sostanze (i micronutrienti) non sono brevettabili e perciò hanno bassi margini di profitto. Inoltre, cosa più importante, ogni trattamento efficace di una malattia porta infine al suo sradicamento ed all’eliminazione di un mercato di farmaci da molti miliardi di dollari […].
Con il pretesto di curare il cancro utilizzando il termine di copertura ‘chemioterapia’, vengono somministrate al paziente sostanze tossiche, che includono anche derivati di gas iprite. Il fatto che queste sostanze tossiche distruggano anche milioni di cellule sane è volutamente calcolato. 

Sapendo ciò, sono state deliberatamente previste le seguenti conseguenze: primo, il cancro si sarebbe diffuso come epidemia globale, fornendo le basi economiche per un duraturo business multimiliardario su questa malattia; secondo, l’applicazione sistematica di agenti tossici in forma di chemioterapia causa la diffusione di nuove malattie nei pazienti affetti da tumore, che ricevono quelle sostanze tossiche. In conseguenza a questa strategia, il mercato dei medicinali per il trattamento dei pericolosi effetti collaterali di questi agenti tossici (che sono causa di infezioni, infiammazioni, emorragie, blocco degli organi), è ancora più vasto del mercato dei medicinali chemioterapici stessi. Pertanto, gli imputati hanno applicato il loro piano di frode organizzata anche ai danni di centinaia di milioni di pazienti neoplastici, con un solo ed unico obiettivo: rimpinguare il proprio portafoglio […].
L’80% dei prodotti farmaceutici attualmente sul mercato non è di provata efficacia. Se una malattia viene prevenuta o debellata, semplicemente non rappresenta più mercato. Dunque meglio non debellarla affatto. 
O magari inventarsene di nuove come è avvenuto con il caso della polmonite atipica. La SARS non è altro che una malattia virale che, come tutti i virus, può essere contenuta e prevenuta con un adeguato apporto di ascorbato (vitamina C) ed altre molecole naturali ma, come ha spiegato, queste molecole non sono brevettabili e pertanto il loro uso non viene promossoCiò che viene promosso, invece, è la paura globale di una qualche misteriosa epidemia, paura che va ad esclusivo vantaggio del cartello delle industrie farmaceutiche, provocando una dipendenza psicologica dai farmaci e diffondendo un clima in cui è possibile forzare un certo numero di leggi che conferiscano maggiori poteri al governo […]. L’industria farmaceutica è stata creata artificialmente da investitori come il Gruppo Rockefeller che, per arricchirsi con le malattie, hanno dovuto impedire la diffusione mondiale di cure naturali non brevettabili. Come? Facendo pressione ed acquistando l’opinione medica nel mondo, fondando scuole mediche private come le Università della cosiddetta Ivy League, da Harvard a Yale, assumendo fin dagli anni Sessanta il controllo di OMS e FAO, combattendo, con l’istituzione del Codex Alimentariusl’uso di micronutrienti (con il pretesto di presunti effetti collaterali, assolutamente inesistenti) […].
Le informazioni sui micronutrienti e sui farmaci naturali ormai si sono diffuse su scala mondiale. Questo ha rappresentato una tale minaccia per il multimiliardario gruppo di investimento, che quest’ultimo sta cercando di centrare la sua morsa globale sulla popolazione mondiale con l’aiuto di una task-force legale, attraverso le leggi protezioniste e l’abbandono dei diritti civili. L’alibi per questa strategia è la guerra al terrorismo. Questa guerra non è una guerra reale, è stata strategicamente sviluppata e realizzata per creare uno stato di paura ed intimidazione globale tale da permettere l’implementazione di misure legali drastiche non solo in America ma in tutto il mondo. Per questo la prima a beneficiare della crisi attuale, la guerra in Iraq e la potenziale terza guerra mondiale è l’industria farmaceutica […]”. (Dr. Matthias Rath)


Matteo Vitiello