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Sunday, November 30, 2014

Il caso della successione al Quirinale: Amato contro Prodi

Fonte:http://www.direttanews.it/2014/11/28/il-caso-della-successione-al-quirinale-amato-contro-prodi/


giuliano amato2 300x210 Il caso della successione al Quirinale: Amato contro Prodi
Giuliano Amato

Dopo l’incontro del premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si è tenuto mercoledì scorso al Quirinale, tornano in primo piano le indiscrezioni sulle ipotesi di dimissioni di Napolitano che potrebbe ufficializzare il suo addio al Colle entro la fine anno.
E così, in base alle previsioni, il governo Renzi, a metà gennaio, potrebbe essere alle prese con il capitolo “successione al Quirinale” e incagliarsi con il gioco dei nomi.
Ma mai come oggi, si rivela difficile trovare una figura che metterebbe tutte le forze parlamentari d’accordo: dai primi totonomi circolati inizio mese, che scommettevano su personaggi come Romano Prodi, Massimo D’Alema fino a Walter Veltroni, passando per le quote rose, con figure come la Anna Finocchiaro, il nome di Giuliano Amato sembra invece risuonare più degli altri.
Tanto che sarebbe proprio lo stesso Napolitano ad appoggiarlo per la successione al Colle: quella di Amato potrebbe essere la figura ideale per l’attuale situazione politica e di governo, retto da una maggioranza che raccoglie la sinistra dem, la destra alfaniana e i forzisti legati al Patto del Nazareno.  Non a caso proprio Amato era nella rosa dei noi di Silvio Berlusconi nel 2013.
 
Tuttavia tra Amato e Renzi non corre buon sangue e allora spunta il nome di Prodi chiesto a gran voce da Rosy Bindi, ovvero gli ulivisti del Pd che auspicano di riuscire a convincere anche il Movimento Cinque Stelle.
 
Ma anche in questo caso, non sarebbe facile ottenere il via libera del leader di Forza Italia e all’interno del Pd potrebbe ricrearsi la situazione dei 101 franchi tiratori così come accadde nel 2013. In ultimo, spunta ora anche il nome di Mario Draghi, l’attuale presidente della Banca Centrale Europea (Bce), che, secondi alcuni fonti,  in condizioni di emergenza per il paese, lascerebbe il suo incarico.
In questo scenario, Renzi, tra l’incudine e il martello, dovrà al contempo cercare di portare a termine l’approvazione della riforma della legge elettorale e quella costituzionale:  l’Italicum che ristagna al Senato, una volta approvato dovrà passare nel mese di gennaio al vaglio della Camera, così come  la legge costituzionale per la riforma del bicameralismo paritario passata in agosto scorso al Senato è ora in seconda lettura a Montecitorio ed essendo un legge costituzionale, avrà un percorso di approvazione più lungo che comporterebbe diversi mesi.
Inoltre nella nota diramata dal Quirinale dopo l’incontro tra Renzi e Napolitano, è stato sollevato il problema che la legge elettorale vale soltanto per la Camera dei deputati, in quanto il Senato elettivo dovrebbe essere abolito ed esiste pertanto l’incognita di un sistema elettorale efficace per i due rami del Parlamento laddove le camere fossero sciolte prima dell’entrata in vigore della legge costituzionale.

In conclusione: sembra sgretolarsi il sogno renziano di vedere Napolitano ad Expo’ 2015 e sale il timore di dissidi interni al suo partito, tanto che la stessa tenuta della maggioranza è a rischio e c’è chi pensa che nonostante le rassicurazioni di Renzi, “se faremo le riforme la legislatura questo Parlamento arriverà alla scadenza naturale al 2018″ , l’idea di elezioni anticipate, sembra trovare sempre più fondamenta. Per quanto riguarda la possibilità dello scioglimento in realtà sussiste il problema di avere un sistema elettorale efficace per entrambi i rami del Parlamento qualora le camere fossero sciolte prima dell’entrata in vigore della legge costituzionale che cancella il Senato.
Ma, secondo altre teorie di “fantapolitica”, vi è anche l’ipotesi di un’asse tra la fronda interna al Pd tra Dalemiani e Prodiani e la corrente Fittiana di Forza Italia per far cadere il patto del Nazareno e scongiurare l’approvazione dell’Italicum che offrirebbe l’occasione di andare alle elezioni anticipate che in realtà sarebbero il vero obiettivo di Renzi.

C.D.

Giuliano Amato, il dottor Sottile con più poltrone di Divani&Divani

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/12/giuliano-amato-dottor-sottile-con-piu-poltrone-di-divanidivani/709497/

 

Giuliano Amato, il dottor Sottile con più poltrone di Divani&Divani

Giuliano Amato, il dottor Sottile con più poltrone di Divani&Divani
Politica & Palazzo

Quattro volte deputato, due volte premier, due volte ministro del Tesoro, e poi ministro dell’Interno, presidente Antitrust, vicepresidente della Convenzione europea, presidente della Treccani, della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, consulente di Deutsche Bank, consigliere di Monti per i tagli ai costi della politica: sono solo alcune degli incarichi ricoperti in passato dal neo giudice della Corte Costituzionale

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato la nomina di Giuliano Amato a giudice della Corte Costituzionale (leggi). Con il plauso delle larghe intese e con pochissime voci fuori dal coro (leggi). Da almeno quarant’anni nella politica che conta, ecco come Marco Travaglio lo dipinge in un editoriale pubblicato sul Fatto Quotidiano il 16 aprile scorso, quando il nome del Dottor Sottile era in pole position per la successione di Giorgio Napolitano al Colle.
Amato si ritirò dalla politica la prima volta vent’anni fa, aprile ’93, quando cadde il suo primo governo pieno di ministri inquisiti: “Per cambiare dobbiamo trovare nuovi politici. Per questo, confermo che ho deciso di lasciare la politica, dopo questa esperienza da primo ministro. Solo i mandarini vogliono restare sempre e io sono in Parlamento ormai da dieci anni”. Infatti nel ’94 divenne presidente dell’Antitrust grazie a B., ancora riconoscente per il suo decreto salva-Fininvest dell’84 contro i pretori cattivi.
Infatti, in tre anni di Antitrust, Amato non si avvide mai del trust berlusconiano in fatto di tv e pubblicità. Nel ’97 annunciò il suo secondo ritiro dalla politica: “Torno all’insegnamento a tempo pieno, non potrò avere altri incarichi”. Tantopiù che aveva maturato una pensioncina di 31mila euro al mese. Meno di un anno dopo, rieccolo al governo: ministro delle Riforme con D’Alema. Talmente bravo che nel ’99 B. voleva lui o la Bonino al Quirinale, poi ripiegò su Ciampi. Che fu rimpiazzato, al Tesoro, proprio da Amato. Nel 2000 cadde anche D’Alema e Amato mise le mani avanti: “Io al posto di D’Alema? Per me il problema non esiste”. Infatti subito dopo tornò a Palazzo Chigi al posto di D’Alema.
Anche perché intanto era morto Craxi e il fax di Hammamet, che da anni vomitava dispacci sul ruolo di Amato nel sistema finanziario del Psi, si era provvidenzialmente spento. Così, di ritiro in ritiro, Amato ha messo insieme una collezione di poltrone che nemmeno Divani & Divani: quattro volte deputato, due volte premier, due volte ministro del Tesoro, e poi ministro dell’Interno, presidente Antitrust, vicepresidente della Convenzione europea, presidente della Treccani, della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, consulente di Deutsche Bank, consigliere di Monti per i tagli ai costi della politica (mai fatti, of course ). Infatti ha scritto a Repubblica : “Non faccio parte della casta”. Ora B. lo rivuole sul Colle, il che è comprensibile. Molto meno comprensibile che, a indicarlo, sia il Pd.

da Il Fatto Quotidiano del 16 aprile 2013 tratto dall’articolo “Progetto Forconi”

AMATO, IL TRAVASATORE DI SOLDI E DI PATRIOTI UNITARISTI

Fonte:http://www.miglioverde.eu/amato-soldi-e-di-patrioti-unitaristi/

di TONTOLO

Giuliano Amato è un travasatore. Anni fa aveva travasato i risparmi degli italiani dai loro conti correnti bancari in quello dello Stato. Così, con la destrezza di un navigato manolesta.
Oggi che presiede il Comitato dei Garanti (di che?) per le celebrazioni del 150° (si travasa altri stipendi sul suo conto corrente), si è messo anche a travasare eroi.
Ha preso il barone Giuseppe Manno, un pacioso signore la cui famiglia di origine siciliana si era da tempo trasferita in Sardegna (lei era nato al Alghero nel 1786) e che aveva fatto una onorevole carriera nell’amministrazione del Regno di Sardegna, fino a diventare senatore, presidente del Senato e della Corte suprema di Cassazione a Torino nel 1855. Reputato storico della sua isola, era morto nel 1868.
Amato lo ha arruolato fra i patrioti italiani e va ad Alghero a celebrarlo a spese dei contribuenti. Peccato che il buon Manno di Italia, di patriottismo e di unità non fosse così entusiasta. Era un reazionario che non sopportava Cavour e i suoi maneggi, e si era sempre opposto alla sua politica di “riforme”. Con nonchalance Amato lo trasforma in un patriota unitarista e lo arruola nella nobile (si fa per dire) schiera dei Padri della Patria. Chissà com’è contento il barone, isolano (un po’ siciliano e un po’ sardo), nativo di una città catalana (per Dna quindi poco incline a paturnie tricolori), trasferito a Torino e nemico degli unitaristi a essere fatto passare per quel che non è mai stato da un altro siciliano, trasferito anche lui a Torino, ma patriota indefesso. Anzi travasatore tricolore che non ha paura di nulla: uno di questi giorni farà diventare unitarista anche quel sant’uomo di Radetzki. Lo farà di notte.

CONTI CORRENTI SUPER-CONTROLLATI. VOGLIONO ANCHE LA GIACENZA MEDIA

Fonte:http://www.miglioverde.eu/conti-correnti-super-controllati-vogliono-anche-la-giacenza-media/

illsuione_lente_ingrandimento di REDAZIONE

La Super Anagrafe dei conti correnti servirà al Fisco per effettuare “analisi del rischio evasione” e determinare alcune voci della Dichiarazioni ISEE dei contribuenti ai fini delle prestazioni di Welfare: lo prevede un emendamento alla Legge di Stabilità. In questo modo, da una parte si affinano le armi anti-evasione, dall’altra si prosegue sulla linea delle semplificazioni in base alle quali si evita al contribuente di dover dichiarare tutto quanto è già noto all’Amministrazione Finanziaria.

Dati bancari ai Fisco
Il Salva Italia ha previsto la comunicazione annuale da parte di banche e intermediari finanziari alla Super Anagrafe di tutti i dati su conti e transazioni dei contribuenti, a partire da quelli relativi al conto corrente (saldo di inizio e fine anno, importo totale di addebiti e accrediti).  L’emendamento all’articolo 26 della Legge di Stabilità va a modificare il Salva Italia (comma 4, articolo 11, Dl 201/2011), in base al quale le informazioni contenute nella Super Anagrafe sono utilizzabili dall’Agenzia delle Entrate solo per la compilazione di liste di contribuenti a rischio evasione.

Controlli fiscali
Si tratta di una norma, la cui importanza è stata anche ribadita dal Garante Privacy in sede di approvazione del nuovo Redditometro, a tutela non solo della riservatezza ma anche del principio dell’onere della prova. La legge tutela il contribuente dall’uso delle informazioni  in sede di controllo fiscale e, da come è formulato l’emendamento, par di capire che ciò resti immutato. La novità è che il Fisco potrà utilizzare i dati della Super Anagrafe a fini statistici e di elaborazione, per mettere a punto efficienti meccanismi anti-evasione, non applicabili dunque ai singoli controlli sui contribuenti.

ISEE 2015
La seconda parte dell’emendamento invece riguarda l’ISEE. La riforma del Riccometro prevede, fra le altre cose, che il contribuente inserisca nella DSU (Dichiarazione Sostituiva Unica) le informazioni relative alla giacenza media del conto corrente, dato non facilissimo da rilevare (il calcolo si effettua a partire dall’estratto conto): per andare incontro al cittadino, un accordo con ABI e Poste Italiane permetterà per il 2015 di ottenere l’informazione allo sportello. Dal 2016 il dato non dovrebbe essere più necessaria in quanto l’INPS (che calcola l’ISEE) potrà ottenerlo direttamente all’Agenzia delle Entrate.

L’emendamento
Le «informazioni, inclusive del valore medio di giacenza annuo di depositi e conti correnti bancari e postali, sono utilizzate ai fini della semplificazione degli adempimenti dei cittadini in merito alla compilazione della dichiarazione sostitutiva unica». ma anche, «in sede di controllo sulla veridicità dei dati dichiarati nella medesima dichiarazione».
Questo per evitare che si mettano in pratica strategie da furbetti, per cui o si dichiara di non avere un conto corrente o lo si svuota a fine anno per riempirlo poi nei primi giorni dell’anno seguente, così da ottenere una classificazione di reddito ISEE più vantaggiosa.

In pratica sarà GRANDE FRATELLO

- Il Fisco non avrà più alcun vincolo per consultare i dati su conti correnti e depositi di tutti i contribuenti, non solo di quelli a “rischi evasione” (inseriti nelle liste selettive): conti che già sono schedati nell’Anagrafe dei movimenti bancari e che l’Agenzia delle Entrate sta già passando al setaccio.
- Vengono superati, pertanto, gli attuali criteri per le liste selettive di contribuenti a maggior rischio evasione che dovevano essere elaborate dalle Entrate in base a parametri stabiliti con un provvedimento del direttore.
 – L’accesso alle informazioni diventa adesso semplificato perché l’Agenzia potrà consultarle per approfondire il “rischio di evasione” di tutti i contribuenti in base alle indicazioni sui soggetti da controllare che verranno stabilite di anno in anno.

LA GUARDIA DI FINANZA: SCORTICHEREMO VIVE LE PICCOLE MEDIE IMPRESE

Fonte:http://www.miglioverde.eu/la-guardia-di-finanza-scorticheremo-vive-le-piccole-medie-imprese/

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Il Comando Generale della Guardia di Finanza ha diffuso il documento di prassi contenente le direttive linee guida per la lotta all’evasione fiscale. Le nuove direttive hanno lo scopo di adeguare l’azione ispettiva alla strada delineata dal Governo nel Documento di Economia e Finanza 2014 per il contrasto all’evasione fiscale e l’elusione.

Più controlli nelle PMI
Obiettivo che vede direttamente coinvolte anche le PMI, visto che è previsto un maggiore controllo dei contribuenti di dimensione minore. Nella circolare della GdF vengono ben distinti i contribuenti di piccole e medie dimensioni e quelli più grandi e organizzati per i quali si può configurare la costituzione di stabili organizzazioni in Italia o la simulazione di residenza fittizia all’estero. Le PMI che omettano gli obblighi dichiarativi verranno scovate dalla GdF sulla base dei movimenti delle merci e degli altri fattori legati alla produzione. I controlli potranno essere effettuati anche presso i domicili privati, con lo scopo di rinvenire documenti, appunti, agende e contabilità parallele dove è più probabile che vengano custoditi. Diversamente per le grandi imprese si procederà alla ricostruzione del volume d’affari e della base imponibile oltre che alle rilevazioni contabili mediante un confronto continuo con il contribuente.

Evasori totali
Particolare attenzione verrà riservata ai cosiddetti “evasori totali” ovvero coloro che svolgono un’attività economica soggetta a tassazione ma non presentano alcuna dichiarazione dei redditi, evadendo integralmente sia le imposte dirette che quelle indirette, e sono completamente sconosciuti al Fisco. Un fenomeno che riguarda principalmente il sommerso relativo ad imprese di dimensioni contenute e lavoratori autonomi, che operano a diretto contatto con i consumatori finali.

Metodo induttivo puro
In questi casi si farà ricorso a metodi indiretti di ricostruzione del volume d’affari, i cosiddetti metodi induttivi puri, non essendo applicabili gli approcci ricostruttivi della base imponibile ispirati al metodo analitico o analitico – induttivo vista l’assenza della contabilità e della presenza frammentaria di documenti fiscali. Il metodo induttivo puro prescinde dalle risultanze contabili e ricostruisce il reddito prendendo in considerazione:
  • dati relativi alla movimentazione delle merci, ovvero applicazioni empiriche delle percentuali di ricarico, rilevazione ed analisi degli indici di rotazione del magazzino etc.;
  • dati relativi ai fattori della produzione o ad altri elementi strutturali quali consumo delle materie prime, impiego nella produzione dei beni strumentali, impianti ed attrezzature, forza lavoro impiegata, capitale investito, costi di produzione e così via;
  • elementi di fatto o documentali come la presenza di elementi di natura extracontabile: contabilità parallela in “nero”, appunti, agende, corrispondenza inviata e/o ricevuta, acquisita agli atti del controllo. 

COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE
Se tutte le PMI, tutti gli artigiani, i commercianti e i professionisti chiudono in Italia e abbandonano questo Paese fallito per sempre, si troveranno molto meglio.
Prendete in considerazione questa iniziativa.
BUONA FUGA...
L'Amministratore

Thursday, November 27, 2014

Canone Rai, Renzi: in bolletta luce pure seconde case e con streaming paghi anche senza tv

Fonte:http://it.blastingnews.com/tasse/2014/11/canone-rai-renzi-in-bolletta-luce-pure-seconde-case-e-con-streaming-paghi-anche-senza-tv-00179599.html?fb=1&ref_user_id=64193

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Regalo di Natale Governo Renzi: ipotesi Canone Rai anche se non hai la tv. Noi vi diciamo come non pagare il canone.

Non bastava il "paghi il canone Rai anche se non guardi la Rai". Adesso "paghi il canone tv anche se non guardi la tv". Addirittura anche se non hai la tv. Alla faccia dell'abbattimento delle tasse sbandierato da Renzi, di aumenti e di nuove tasse per coprire le misure della Legge di Stabilità, il Governo farà agli italiani il regalo di Natale 2014. Leggiamo insieme le novità in tema di canone Tv Rai: toccherà anche alle seconde case sfitte? Noi, invece, ribadiamo che pagare il canone tv è un dovere quando si rientra nei casi in cui il pagamento è previsto dalla legge. Ma la stessa legge stabilisce anche i casi in cui non si paga il canone Rai che riportiamo in fondo all'articolo.

 

 

Canone Rai, ultime novità: si paga con bolletta elettricità anche se la tv non ce l'hai. Basta uno smartphone e paghi il canone sullo streaming

 

Nelle intenzioni del Governo Renzi il Canone Rai tv dovrà essere pagato da tutti: chi finora ha pagato il canone tv, dovrà continuare a pagarlo. Chi finora non lo ha pagato, inizierà a pagarlo, perché basterà abitare in una casa ed avere un allaccio di elettricità e nella bolletta luce verrà addebitato anche l'importo del canone. Non si sfugge, insomma. Anche se in casa la tv non c'è, il Governo Renzi, in barba anche alla Circolare del Dipartimento per le Comunicazioni del Mise (Ministero Sviluppo Economico) del 22/02/2012, sta introducendo il concetto che basta uno smartphone, un tablet o un pc per guardare la tv in streaming e, quindi, paghi il canone. Un'operazione impopolare che il Governo sta cercando di far passare come lotta all'evasione della tassa più odiata dagli italiani, ma che potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol, soprattutto per il fatto che l'Autorità per l'energia si è già schierata contro l'addebito del canone nella bolletta della luce. E' notizia delle ultime ore anche il fatto che il Governo stia pensando di far pagare il canone anche per le seconde, le terze e così via, abitazioni, non affittate, anche le case al mare utilizzate un mese all'anno, per intenderci.
Cambierà anche l'onere della prova che graverà sul cittadino: chi ha la luce, ma non ha la tv, dovrà dimostrarlo. Ma dovrà dimostrare di non avere anche apparecchi che possano ricevere il segnale radio-televisivo: è praticamente impossibile. Gli unici ad essere esentati dal pagamento del canone, che sarà compreso tra i 58 e gli 80 euro, saranno i nuclei con meno di 7.500 euro annui, risultanti dall'indicatore Isee.

 

 

Canone Rai Tv, chi non deve pagarlo e come fare disdetta

 

Con la legge attuale, in base alla circolare del Mise del 22/02/2012, il canone tv Rai deve essere pagato solo da chi possiede un apparecchio televisivo, in grado, quindi, di ricevere il segnale. Da questa definizione devono essere esclusi gli apparecchi che non utilizzano il segnale audio e video tv, quindi le web tv, le web radio e le Iptv. Pertanto, chi guarda la tv dal pc grazie al turner tv o anche collegandosi ai siti ufficiali della Rai e Mediaset, non è obbligato al pagamento del canone. Per la disdetta, si può procedere a fare una raccomandata a/r, entro il 31 dicembre di ogni anno, indirizzata a: Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale di Torino, Ufficio Territoriale Torino 1 Sportello S.A.T., C.P. 22, 10121 Torino (To), specificando la destinazione degli apparecchi tv per i quali prima si pagava il canone e che adesso non sono più in possesso

Il governo frena: slitta il canone Rai in bolletta

Fonte:http://www.lastampa.it/2014/11/25/italia/politica/canone-rai-nella-bolletta-della-luce-da-gennaio-BRUoryUuSXS6x0nxdNI1CI/pagina.html

Palazzo Chigi: riflessione importante, ma tempi troppo stretti per questa legge di stabilità . Il sottosegretario alle Comunicazioni in mattinata aveva dato l’annuncio.
 
 
ANSA
25/11/2014

La riforma del canone è nei piani del governo, ma non si farà nell’immediato. Palazzo Chigi frena il sottosegretario Antonello Giacomelli, che in mattinata dai microfoni di Radio 24 aveva dato praticamente per fatta la modifica legislativa. «La riflessione in atto - fanno sapere fonti vicine al premier - è strategica ma appare improbabile che l’ipotesi di mettere il canone in bolletta possa maturare entro questa legge di stabilità visti i tempi tecnici troppo stretti». Tutto rimandato, dunque. Sulla decisione, più che le fibrillazioni interne alla maggioranza, avrebbe pesato l’opposizione delle aziende di fornitura di energia, da subito contrarie ad ogni intervento di questo tipo. Così come il presidente dell’Authority per l’energia, Guido Bortoni, che aveva avanzato molte perplessità da punto di vista tecnico. 

Palazzo Chigi conferma l’intenzione di «ridurre e semplificare il canone Rai», ma intende prendersi il tempo necessario per approfondire a fondo la materia che potrebbe essere oggetto di un decreto ad hoc, forse all’inizio del prossimo anno. In effetti, nell’ultima fase, era sorta più di una difficoltà relativa in particolare all’applicazione alle abitazioni diverse dalla prima casa. Troppo rischioso, dunque, inserire una norma così contestata nella legge di stabilità, che ha tempi serrati per l’approvazione. In mattinata comunque Giacomelli aveva reso noti i dettagli della riforma: canone spalmato nelle bollette dell’elettricità e nessun pagamento con la dichiarazione dei redditi. 

«Si tratta di capire come introdurre qualche punto di equità - ha spiegato il sottosegretario -. C’è chi dice che potremmo incrociare i dati del reddito, e legare il canone all’Irpef, io sono un po’ perplesso su questa possibilità. Legato all’Irpef mi pare molto più complesso e farraginoso». L’importo ipotizzato sarebbe quasi dimezzato rispetto agli attuali 113,50 euro. «Si pagheranno 60, 65 euro? È una cifra plausibile. Certamente pagheremo molto meno», ha assicurato Giacomelli, escludendo il pagamento sulle seconde case. L’obiettivo è ridurre notevolmente l’evasione, che attualmente si aggira intorno ai 600 milioni di euro, con un gettito previsto è di 1,7 miliardi (1,8 con il canone speciale), in linea con quello attuale, ma con un importo ridotto. 
L’intervento non piace al Nuovo Centrodestra che si dice pronto a dare battaglia, mentre le associazioni dei consumatori annunciano già ricorsi. «Il canone in bolletta non si può mettere», è invece il titolo perentorio di un post sul blog di Beppe Grillo. 

Primi passi, intanto, per la riforma della governance Rai. Questa mattina si è riunito il gruppo Pd, con i sottosegretari Giacomelli e Luca Lotti, oltre ai capigruppo Pd alle Camere, Luigi Zanda e Roberto Speranza, e ai membri della Vigilanza Salvatore Margiotta e Vinicio Peluffo. L’obiettivo è arrivare ad approvare entro la scadenza del prossimo cda in primavera, o comunque entro il 2015 con una possibile proroga degli attuali vertici, un disegno di legge che trasformi la natura dell’azienda eliminando i lacci legati all’equiparazione ad un ente pubblico, introduca la figura dell’amministratore delegato e riveda composizione, funzioni, oltre che meccanismi di nomina del cda, assicurando indipendenza dalla politica. «Oggi è iniziata una serie di incontri del gruppo parlamentare del Pd con esponenti governativi del Pd - ha spiegato Zanda -. Abbiamo deciso di rivederci settimanalmente con un programma serrato». 
Intanto il cda Rai ha ratificato le dimissioni di Luisa Todini, presentate dopo il via libera al ricorso contro i tagli decisi dal governo. Una questione al centro dell’audizione serale del consiglio in commissione di Vigilanza. 

COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE

L'unica riforma possibile è fare diventare la RAI una PAY TV... Chi la vuole vedere si fa una scheda come quella di SKY.

L'Amministratore

Canone Rai in bolletta, Ncd e Lega insorgono

Fonte:http://www.lastampa.it/2014/11/21/economia/canone-rai-in-bolletta-ncd-e-lega-insorgono-GboimkW630HRcrvjTDqUcN/pagina.html

Coro di no sulla proposta del governo sulla tassa tv. Fibrillazioni nella maggioranza. L’Autorità per l’Energia: «Modalità impropria di riscossione, crea confusione»
 
 
ANSA
La sede della Rai a Roma
21/11/2014
 
La norma non c’è ancora, per il momento è stata solo annunciata, eppure già la protesta è accesa. Il canone Rai collegato alla bolletta elettrica solleva minacce di ricorsi e provoca fibrillazioni nella maggioranza di governo. Insorgono, oltre alle compagnie energetiche e ai consumatori, anche i centristi e la Lega Nord. E il presidente dell’Autorità per l’Energia, Guido Bortoni, avanza forti perplessità dal punto di vista tecnico: «È una modalità impropria di riscossione ed è di difficile applicazione - afferma -. La bolletta della luce è già composta da una serie di voci che sono al di fuori del prezzo dell’energia. Si rischia di creare ulteriore difficoltà nella comprensione della bolletta». 

Già il presidente di Assoelettrica Chicco Testa aveva parlato di «un abominio», spiegando che «gli oneri di gestione sarebbero enormi». Il governo è consapevole che la materia è delicata: per questo il Tesoro sta rivedendo l’articolato con l’obiettivo di inserirlo in un emendamento alla legge di Stabilità da presentare tra un paio di settimane al Senato. Da stabilire ad esempio se il canone sarà rateizzato nelle bollette bimestrali della luce o arriverà con un bollettino distinto annuale a tutti i titolari di un’utenza. È assodato, invece, che a pagare saranno non solo i possessori dell’apparecchio televisivo, come accade ora, ma anche degli altri device, come tablet e smartphone (un particolare che verrà specificato in un decreto ministeriale dopo il via libera alla riforma). 

Il governo, a partire dal premier, sa bene che il canone è la tassa più odiata dagli italiani ed è consapevole che farla pagare a tutti potrebbe costare in termini di popolarità. Per questo punta a creare una larga fascia di esenzione e a ridurre notevolmente l’importo rispetto agli attuali 113,50 euro. La cifra media sulla quale si sta ragionando è 60 euro. Chi è sotto la soglia Isee di 7500 euro potrebbe non pagare nulla o una cifra ridotta, gli altri invece pagare un importo tra i 60 e gli 80 euro. 

Il ministero dello Sviluppo Economico ha svolto una simulazione, basata sugli ultimi dati dell’European Broadcasting Union, secondo cui pagando 60 euro il canone sarebbe tra i più bassi d’Europa. Già attualmente in Italia si paga meno rispetto agli altri grandi paesi europei dove c’è peraltro un’evasione molto inferiore. Con il pagamento legato alla bolletta elettrica (un sistema già utilizzato in Albania, Portogallo, Romania e Turchia), si ridurrebbe notevolmente l’attuale alta evasione. 

Il progetto sta provocando anche fibrillazioni nella maggioranza di governo. «L’introduzione del canone Rai nella bolletta della luce è un’assurdità e ci opporremo con forza», fa sapere la capogruppo Ncd alla Camera, Nunzia De Girolamo, seguita da diversi esponenti del suo partito. Sulle barricate anche la Lega Nord: «è una vergogna - dice Matteo Salvini -. Costringere gli italiani a pagare anche se non hanno la tv in casa è una vergogna assoluta. Faremo ricorso ovunque, anche in Europa». Pronte alla battaglia anche le associazioni dei consumatori che minacciano ricorsi alla Corte Costituzionale. 

COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE
Non è assolutamente vero che in Albania, Portogallo, Romania e Turchia si paga il canone RAI, anche perchè la RAI esiste solo in Italia, in altre nazioni fanno una scheda, non tassano il possesso di nessun apparecchio televisivo, chi vuole vedere una pay TV si fa l'abbonamento con la scheda e basta.
  
L'Amministratore

Ecco perché il canone in bolletta è un “monstrum” giuridico

Fonte:http://www.lastampa.it/2014/11/26/economia/ecco-perch-il-canone-in-bolletta-un-monstrum-giuridico-AJZ2g2LcjvfsrG9ODuFPTI/pagina.html

Tre ragioni per cui la misura si configura come un bel progetto, ma assolutamente irrealizzabile

Roma
Certamente inserire il Canone Rai nella bolletta elettrica può essere il modo per sradicare una volta per tutte l’evasione, tra le più alte, della tassa di concessione televisiva. Peccato però che da punto di vista organizzativo, tecnico e persino giuridico l’operazione si presenti alquanto complessa. Innanzitutto c’è il problema delle società elettriche che non intendono fare la parte degli esattori, e se anche fosse pretendono di vedere riconosciuto questo lavoro. Poi c’è l’Authority dell’energia, che tra l’altro ha riformato proprio da poco la struttura delle bollette elettriche, per renderle più chiare e trasparenti, che sostiene che quella prospettata dal Governo (senza per altro consultarsi con l’Autorità stessa, non si capisce perché?) è difficile se non impossibile.

Il sondaggio

E poi, di fondo, c’è una questione giuridica. Da tariffa per la fruizione di un servizio pubblico in regime di monopolio, il canone Rai, spiegava nei giorni scorsi l’Istituto Bruno Leoni in un suo editoriale, è diventato una vera e propria imposta pagata sulla presunzione del possesso di un televisore. Indipendentemente dal fatto che quel televisore venga usato per guardare i programmi Rai, che il canone finanzia. E se adesso lo si infilasse davvero in bolletta “il canone diventerebbe un vero e proprio mostro giuridico”.

Ibl indica tre motivi. Il primo. Agganciarla al servizio elettrico, la renderebbe un’imposta nascosta all’interno di una tariffa - dunque di una forma di prestazione patrimoniale diversa - che è il corrispettivo di un servizio che con la programmazione della Rai non c’entra nulla. Ciò renderebbe più difficile per il contribuente capire quale sia la somma pagata a titolo di canone Rai e quale pagata per il consumo di elettricità. Sappiamo che lo Statuto del contribuente è come se non ci fosse, ma il principio di trasparenza, che in quella legge dello Stato viene invocato, dovrebbe valere a prescindere dal fatto che i governi ne abbiano sempre fatto carta straccia.  

Secondo. L’occultamento del canone e la difficoltà conseguente nell’isolarlo rispetto al resto della bolletta renderebbe definitiva la presunzione di possesso dell’apparecchio ricevente: tutti quelli che hanno la luce pagheranno il canone. Una platea diversa e più vasta di quanti hanno una tv. Spetterà al contribuente dimostrare il contrario, sempre che si rammenti che nel pagare la corrente elettrica finanzia anche la Rai. “Non è questo il modo con cui si affronta l’evasione di questa imposta, se è tale l’obiettivo che si propone il governo – sottolinea l’Ibl -. Questo, piuttosto, è il modo di snaturarla definitivamente. L’obiettivo, chiaro, è quello di aumentare arbitrariamente il gettito ad essa collegato facendolo pagare furtivamente a tutti”.  

Terzo punto. Di presunzione in presunzione, si arriva all’ultima novità: il canone potrebbe essere imposto non solo ai possessori di televisioni, ma a chiunque abbia un apparecchio in grado di ricevere il segnale e trasmettere i programmi Rai, quindi anche tablet, pc, smartphone. “Passi ormai che la giurisprudenza, per superare le obiezioni di quanti pretendevano di non dover pagare il canone non vedendo a Rai, abbia ritenuto che il corrispettivo fosse collegato al possesso della televisione, e non alla fruizione diretta del servizio. Se già avere una televisione non dovrebbe essere la stessa cosa che guardare la Rai, un telefonino smartphone o un qualsiasi altro device servono a molti altri servizi, prima che a vedere la Rai. Come se non bastasse l’aumento dell’equo compenso, gli apparecchi elettronici verrebbero colpiti da un tributo completamente distante da ciò a cui ordinariamente servono”. 

Conclude così il Bruno Leoni: “Il canone Rai è un’imposta anacronistica e ingiustificabile rispetto all’evoluzione delle telecomunicazioni, prima ancora che rispetto al servizio effettivamente reso. Più ancora che la televisione pubblica, il fisco italiano è “di tutto, di più”. I legali dell’Assoelettrica a loro volta, per queste ed altre ragioni, hanno individuato diversi profili di incostituzionalità nel progetto del governo. Senza contare che le complicazioni sono tali e tante che già oggi è tecnicamente impossibile riuscire a rispettare la scadenza di gennaio, termine tradizionale del versamento del canone. Per questo i tempi ora si allungano, forse anche all’infinito – nonostante la “volontà politica” di andare avanti. Forse anche sino a far tramontare l’ennesimo progetto bello, ma solo sulla carta, al punto da essere irrealizzabile.

Redistributore insaziabile: il vero assassino dell’economia è lo Stato

Fonte:http://www.miglioverde.eu/redistributore-insaziabile-il-vero-assassino-delleconomia-e-lo-stato/

di MAURO MENEGHINI

Il tenore di vita della gente è crollato. Oggi in famiglia c’è bisogno di due stipendi per potercela fare appena appena, uno non basta più. Ma questo succede non perché i salari siano troppo bassi, bensì……. Domanda: “Siete sicuri che il sistema sarebbe più equo se ci fosse un salario minimo ed uno massimo? Viviamo in un era in cui grazie alla tecnologia la produttività è andata alle stelle. Non ritenete che l’umanità sia giunta ad un punto che potrebbe permettersi di garantire un reddito di cittadinanza per meglio implementare dei meccanismi di controllo al fine d’evitare lo sfruttamento delle persone (ad esempio nel terzo mondo)”?
Ma anche un limite massimo ai patrimoni personali o alla capacità produttiva di un’azienda potrebbe fungere da filtro, non vi pare? L’imprenditore che è guidato principalmente dall’avidità non accetterebbe queste condizioni, ma altre persone che guidati da altri motivi, si spera migliori, potrebbero entrare nella direzione aziendale come amministratori, manager etc. Potete fornirmi un argomento migliore contro un tetto massimo per i patrimoni, diciamo di 20 milioni di euro? Potete immaginarvi una situazione per cui una persona privata possa aver bisogno di più di 20 milioni se non con quei soldi sfruttare altre persone? Se non si fissa un tetto massimo ai patrimoni questo inevitabilmente condurrà alla creazione di potentati economico-industriali che non potranno condurre che allo sfruttamento d’interi settori. Un grande capitale consentirà l’accumulo di altro capitale a ratei di crescita in costante accelerazione. Se non si procede ad una regolamentazione, ad un controllo l’interesse e l’avidità causeranno al sistema una perdita netta anziché un guadagno.
Non dimentichiamoci che tutto è strettamente collegato, interconnesso. Non si può pensare a livello individuale senza comprendere che questo non possa influenzare l’evoluzione. E proprio questo tratta la vita: l’evoluzione. Siamo in declino ed il nemico non è solo il socialismo, ma ci sono anche il nepotismo e la criminalità economica.” Risposta: Il tenore di vita della gente è crollato. Oggi una famiglia necessita di due redditi per riuscire a farcela, uno non è ormai più sufficiente. Ciò succede non tanto perché i salari non siano abbastanza elevati, non dimentichiamo che se i costi di produzione aumentano perché s’aumentano le retribuzioni anche i consumatori poi dovranno pagare prezzi maggiori ma per qualche altro recondito motivo. Non v’è un’unica soluzione, non si possono semplicemente innalzare i salari senza che poi anche i prezzi non ne risentano. Non vi fosse la possibilità di contrarre mega ipoteche trentennali i prezzi degli immobili scenderebbero drasticamente in quanto la gente dovrebbe pagare le case per contanti. I prezzi scenderebbero fino al punto in cui un lavoratore medio se la potrebbe di nuovo permettere. Mussolini e Roosevelt inventarono ipoteche a 30 anni per offrire alla gente uno strumento che permettesse loro di diventare proprietari di beni immobili. Questo strumento, nel corso dei decenni ha influenzato il valore dei beni immobiliari. La risposta la si trova nell’uso che si fa della ricchezza, non si tratta tanto di qualcuno che possieda più beni di altri.
Se si riduce la tassazione si riducono anche i costi del lavoro, ciò crea maggiore occupazione e riduce il lavoro dei gruppi di pressione. Henry Ford introdusse la catena di montaggio e con essa ridusse i costi per le automobili portando il prezzo a 240 $ di modo che anche la classe media poté permettersi l’acquisto dell’auto. Con ciò guadagnò un mucchio di soldi e con essi allargò la sua impresa. Fosse stato introdotto un tetto massimo al guadagno ciò avrebbe distrutto la crescita occupazionale. C’è inoltre bisogno della concentrazione di capitali affinché si possa innescare il processo innovativo. Se la ricchezza venisse equamente ripartita non si riuscirebbe ad aggregare un numero sufficientemente significativo di persone disposte a rischiare tutto il loro capitale su una determinata idea. Il maggior numero di piccole imprese fallisce poco dopo la loro costituzione. Alcune ce la fanno ma solo i meno riescono ad avere veramente successo. Questo è il premio per il rischio. Grandi aziende muoiono perché alla fine vengono condotte da avvocati e non da imprenditori. Nella mia vita professionale ho potuto constatare appunto questo. Come un’azienda si trasforma in Spa vedi il sopravvento dei burocrati e la creatività si dissolve come una zolletta di zucchero nel caffè. Ecco perché finiscono poi per pagare ingenti somme per l’acquisizione di start-up, che fanno cose che le grandi imprese non sono più in grado di fare: innovazione. Non si tratta, quindi, di stabilire di quanto denaro una persona privata necessiti o abbia bisogno. Anche se portassimo via tutto il suo denaro a Bill Gates di quanto miglioreremmo la vita delle altre persone?
La domanda invece è un’altra, quanta ricchezza lo Stato consuma. Ma fintano lo Stato terrà il dito puntato sui “ricchi” si sentirà autorizzato anche a sperperarne le loro ricchezze. La gente non s’accorge di come la società sia stata profondamente trasformata dal sistema pensionistico. Prima le famiglie erano molto più unite in quanto i giovani dovevano farsi carico degli anziani. Con l’introduzione del sistema pensionistico statale tutto è cambiato. Cosa risparmiano i figli oggi per prendersi cura dei genitori? E’ compito dello Stato. Lo Stato sociale ha modificato tutto il sistema nel momento in cui premia le donne che restano nubili. In Nuova Zelanda è stato adottato un provvedimento per cui il bambino la cui madre non conosce il padre, gli viene garantita una casa o un alloggio. La cosa sembra buona e giusta ma una norma simile adisce l’effetto che cresce il numero delle madri che non sanno chi sia il padre del loro figlio. Ma quale donna al mondo non è in grado di sapere chi sia il padre di suo figlio, all’infuori delle vittime di stupro di gruppo? La politica del figlio unico in China ha anch’essa causato profonde trasformazioni. Molte copie offrono a donne del sudest asiatico proprietà immobiliari affinché si prendano cura di loro. Insomma non si possono apportare cambiamenti nella società senza tener poi conto degli effetti negativi correlati.
Nel grafico riportato qui sopra potete vedere la distribuzione dei contribuenti in base al reddito negli USA e v’accorgerete che ancora oggi l’1% della classe più benestante versa il 33% di tutte le entrate tributarie.
Fino al 2000 la pressione fiscale, fra tassazione locale e federale, negli USA aveva superato la soglia del 40% del PIL. Questo è semplicemente incredibile ed è la causa del lento ed inarrestabile declino dell’economia americana. E questo non ha nulla a che fare col fatto che un dirigente guadagni 100 o 50 milioni.
Questo non influisce minimamente sulla nostra vita bensì ciò che si fa sentire in maniera inequivocabile, immediata e diretta sulla qualità della nostra vita è quanto lo Stato ci sottrae dalle nostre stesse tasche. La soluzione quindi non è nell’aumento della tassazione ai ricchi, lo Stato continuerebbe comunque nell’incrementare la sua spesa e per il Levitano non ha importanza chi sia a pagare. Insomma sarebbe come multare la propria moglie perché il vicino non ha fatto in maniera corretta la raccolta differenziata.
Il tema, la questione sono le tasse, solo di questo si tratta, solo da questo punto di vista dobbiamo vedere le cose non quanto qualcuno guadagni.

GUAI A TAGLIARE GLI STIPENDI AI PARASSITI, C’È LA SOLLEVAZIONE

Fonte:http://www.miglioverde.eu/guai-a-tagliare-gli-stipendi-ai-parassiti-ce-la-sollevazione/

boldrini ieri di MATTEO CORSINI

“Vecchio si permette espressioni offensive con le quali, pur di ottenere facile clamore, non esita a gettare fango su chi lavora per le Istituzioni”. Lo ha detto Laura Boldrini. Come è noto, l’idea di ridurre i compensi per i dipendenti della Camera ha scatenato le proteste dei diretti interessati, abituati evidentemente a vivere nell’Eden del pianeta dei consumatori di tasse e contrari a volersi veder ridotti i privilegi, anche se manterrebbero, ex post, trattamenti che nessun dipendente privato potrebbe neppure sognare per svolgere lavori analoghi.
Andrea Vecchio, deputato di Scelta Civica (si presume, quindi, che non si tratti di un pericoloso estremista), ha evidenziato che i tagli ipotizzati sarebbero in realtà troppo lievi, sostenendo poi che i dipendenti della Camera sono “protetti dalla politica, ridicolmente vestiti in livrea come dei camerieri, grottescamente remissivi e servizievoli con i cosiddetti onorevoli, che per questa loro mansuetudine bovina percepiscono buste paga da sogno senza avere alcuna competenza che le giustifichi”.
Nel merito dei tagli, Boldrini ha detto: È una manovra che incide in modo assai profondo sugli stipendi dei dipendenti”.
La cosa allucinante, a mio parere, è che contro Vecchio non si è scagliata solo Boldrini, bensì diversi suoi colleghi in modo totalmente trasversale, andando dal PD alla Lega Nord.
Ora, è indubbio che non ci si debba aspettare che un consumatore di tasse sia d’accordo con la riduzione dei privilegi di cui gode, e in effetti la reazione dei dipendenti della Camera non mi stupisce. Ma le reazioni contro Vecchio dei suoi colleghi deputati, quasi senza distinzione di appartenenza politica, mi inducono a pensare che costui abbia ragione.

Poi qualcuno ancora si meraviglia che a ogni tornata elettorale cresca il partito dell’astensione.

Germania. «Io, finito in carcere perché mia figlia ha saltato due ore di ideologia gender.

Fonte:http://www.tempi.it/germania-io-finito-in-carcere-perche-mia-figlia-ha-saltato-due-ore-di-ideologia-gender-e-ora-tocca-a-mia-moglie#.VHTOo1eG9W4

novembre 26, 2014                 
 
Leone Grotti
 
Intervista a Eugen Martens, padre di 9 figli, «trasformato in criminale» perché la sua Melitta, 10 anni, si è rifiutata di partecipare a due lezioni di educazione sessuale “shock”. «Ma i nostri bambini hanno diritto a un’infanzia spensierata, libera e pura»

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«È una strana sensazione: a scuola fanno violenza sui tuoi figli, poi viene segnalata un’assenza di due ore al provveditorato, di punto in bianco diventi un criminale, un poliziotto arriva alla tua porta e vieni arrestato davanti ai tuoi bambini». L’8 agosto 2013 il sangue di Eugen Martens «si è riempito di adrenalina». Quel giorno il padre di nove figli (foto © famiglia Martens) residente a Eslohe, piccolo comune della Renania Settentrionale-Vestfalia, in Germania, è stato «rinchiuso in galera per 24 ore». È finito in carcere perché la figlia Melitta di 10 anni si è rifiutata di partecipare alle elementari a due ore di educazione sessuale, durante le quali si insegnano pratiche sessuali, masturbazione, ideologia gender e molto altro. La moglie di Eugen, Luise, finora ha scampato il carcere ma è solo questione di tempo: appena finirà il periodo di allattamento del nono figlio «l’arresto avrà luogo, come ci ha detto il poliziotto pochi giorni fa». I giornali tedeschi hanno definito i coniugi Martens “estremisti cattolici”, ma come testimonia a tempi.it Eugen, raccontando la sua incredibile storia, «noi come famiglia non siamo né cattolici né estremisti. Estremisti sono quelli che cercano di distruggere i nostri bambini attraverso la sessualizzazione precoce e l’ideologia del gender».

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Eugen, perché sua figlia ha saltato due ore di educazione sessuale?
Prima che iniziasse la lezione, nostra figlia di dieci anni ha detto alla maestra che lei non voleva partecipare perché si sentiva a disagio. Allora è intervenuta la preside, che ha obbligato Melitta a partecipare contro i suoi sentimenti di bambina. Dopo averla sgridata, la preside si è infuriata, l’ha afferrata per il braccio o per il vestito e ha tentato di trascinarla in aula. Una seconda maestra si è avvicinata e ha aperto la porta. Anche gli altri bambini in classe si sono spaventati, perché le strilla della preside si sentivano fin dentro l’aula.
Poi cos’è successo?
Melitta ha dovuto trascorrere quell’ora di lezione in sala professori e così una bambina che era stata sempre elogiata per la buona condotta è diventata improvvisamente una pessima ragazzina agli occhi della preside.
Non ne avete parlato con la scuola?
Certo, prima che succedesse tutto questo. Siamo andati dalla preside per chiederle che nostra figlia fosse esonerata dai corsi di educazione sessuale ma non è stato possibile. Non c’è stata nessuna pietà, è questione di obbligo scolastico.

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Per le famiglie dei bambini che saltano la scuola la legge tedesca prevede la multa e perfino il carcere.
Dopo una seconda ora saltata, la scuola ha segnalato il nostro caso al provveditorato e ci è stata comminata un’ammenda per l’infrazione: 50 euro a mio carico e altri 50 a carico di mia moglie.
E perché è finito in carcere?
Perché non ho pagato.
Non poteva farlo e basta?
Pagare la multa significa ammettere una colpa. L’ammenda in udienza è passata da 50 a 30 euro ma noi crediamo di non aver commesso alcun reato.
Era mai stato in carcere? Che effetto le ha fatto finire in prigione perché sua figlia ha saltato due ore di scuola?
È una sensazione strana. A scuola fanno violenza sui tuoi figli, tu protesti e ti ritrovi a dover pagare una multa. Poiché non ti senti colpevole, non paghi e poco dopo la polizia è già alla porta (foto sopra) e un ufficiale ti sventola sotto il naso un mandato di arresto rosso, sul quale non compare neanche la firma del giudice.

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In che senso?
Si rifanno a una sentenza del tribunale che però non è stata firmata da un giudice. Allora chiedi ai poliziotti di identificarsi, ma loro si rifiutano. Per quel che ne sapevo, potevano essere tre criminali e non degli ufficiali. La verità è che insegnanti, giudici e poliziotti esercitano un arbitrio illimitato: questa è la Germania oggi.
Come si è sentito in quel momento?
È difficile spiegarlo, i sentimenti si accavallano. Quando realizzi che i poliziotti, così come i giudici, agiscono arbitrariamente, dapprima il sangue ti si riempie di adrenalina. Ma non ci si può fare nulla e ci si lascia arrestare davanti ai propri figli.
L’arresto ha avuto conseguenze?
Non sulla mia vita lavorativa. Anche i nostri figli hanno superato bene la cosa, anche se su di loro avrà sicuramente delle conseguenze.
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Tutti i genitori di bambini che saltano due ore di scuola vengono arrestati come lei?
No, il problema infatti è che mia figlia ha saltato educazione sessuale. I fatti parlano da soli. Attraverso quelle lezioni vengono perseguiti degli interessi.
Che cosa ha spinto davvero sua figlia Melitta a rifiutare di entrare in classe?
È stata una normale reazione infantile. La bambina sapeva che cosa sarebbe accaduto in quella lezione e non si sentiva a proprio agio.
Lei continua a ripetere che durante le ore di educazione sessuale si fa “violenza sui bambini”. Che cosa intende?
Non sono io che lo dico. Quello che succede lo ha spiegato bene ad esempio Die Welt, come molti altri giornali [Eugen Martens fa riferimento a questo articolo del quotidiano tedesco che rivela come in tante scuole elementari della Germania si insegna ai bambini attraverso libri di testo molto espliciti l'utilizzo del preservativo, modi diversi per designare i genitali femminili, come soddisfare le lesbiche «usando la lingua», che cos'è un orgasmo, la masturbazione, i diversi orientamenti sessuali, la possibilità di cambiare genere, eccetera. Il tutto attraverso illusrazioni che non lasciano niente all'immaginazione (ne trovate alcune in pagina) e appositi kit con preservativi, oltre a peni e vagine di legno o peluche, ndr].
Come hanno reagito gli altri genitori della scuola quando è stato arrestato?
Né loro né gli insegnanti hanno fatto niente.
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E sua moglie?
Pochi giorni fa è venuto un poliziotto a casa nostra. Ci ha avvertito che anche lei verrà arrestata dopo il periodo di allattamento. Non c’è un giorno prestabilito. Luise aveva già ricevuto dalla procura di Arnsberg un invito a presentarsi in carcere entro una settimana. Siccome non si è presentata spontaneamente nel carcere di Gelsenkirchen, è arrivata la polizia per l’arresto, pur sapendo che Luise stava ancora allattando.
Ha paura per sua moglie e la sua famiglia?
Ci sono momenti di debolezza in cui si viene colti dalla paura, soprattutto quando ci si concepisce da soli. Ma noi non siamo soli perché non si tratta della mia famiglia e basta. Il problema è globale, di tutta la società. Io, la mia famiglia e molte altre siamo contenti di trovarci nel mezzo di questa bufera, anche se questo ha un prezzo.
Quale prezzo?
Chiunque dica la verità deve fare i conti con le calunnie. Appena qualcuno esce dal gregge, la stampa interviene per metterlo a tacere. Così i giornali ci hanno definiti “cattolici estremisti” ma noi come famiglia non siamo né cattolici, né estremisti. Gli estremisti sono quelli che cercano di distruggere i bambini attraverso la sessualizzazione precoce e l’ideologia del gender.

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Lei dice che “tante altre” famiglie sono nella vostra situazione ma sui giornali non se ne parla granché.
Non siamo gli unici, anche se è vero che i media cercano di farla passare così. Nella cerchia di Paderborn ci sono ad esempio tante famiglie che non sono d’accordo con la sessualizzazione dei bambini nella scuola elementare e all’asilo. Per questo hanno trascorso molte settimane in carcere. La stampa tace consapevolmente.
Lei ha raccontato la sua esperienza più volte durante le proteste pubbliche organizzate dall’associazione Besorgte Eltern. Migliaia di persone hanno partecipato. Pensa che scendere in piazza serva a qualcosa?
Il nostro obiettivo è fermare la sessualizzazione precoce dei bambini. I nostri figli hanno diritto a un’infanzia spensierata, libera e pura. È molto importante fare rete per protestare pubblicamente insieme perché questa cosa riguarda tutti i bambini, non solo i miei. Solo se ci si mette insieme, si è abbastanza forti per non essere messi a tacere facilmente. Ognuno deve dare il suo contributo.

Finanza, verifiche 2015: nel mirino imprese e lavoratori autonomi

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11724828/Finanza--verifiche-2015--nel.html

26 novembre 2014

 Finanza, verifiche 2015: nel mirino imprese e lavoratori autonomi
 
In una circolare datata 19 novembre, la Guardia di Finanza ha presentato l'attività di verifica del 2015. Come spiega Il Sole 24 Ore, nella relazione della GdF sono contenute le linee operative dell'attività ispettiva, e ci si sofferma in particolare sui fenomeni di evasione attuati da imprese e lavoratori autonomi di modeste dimensioni, che operano direttamente con i consumatori finali. Questi soggetti, secondo il documento, evadono con sistemi elementari, come l'omessa certificazione di compensi o, più semplicemente, omettendo la presentazione della dichiarazione, e operano direttamente con i consumatori finali: nella circolare pertanto è suggerito di ricorrere alla ricostruzione induttiva, dato che le tracce di evasione sono difficilmente reperibili. Questo metodo è consentito a norma di legge, ed è il più efficace, dato che non sarà possibile ottenere altri riscontri.
L'analisi - I risultati più significativi conseguiti negli anni scorsi, dalla GdF, derivano dallo sviluppo degli elementi acquisiti nelle indagini di polizia giudiziaria, o di segnalazione di operazione: in futuro si continuerà a lavorare ed approfondire, in particolare, il confronto tra flussi finanziari e situazione reddituale dei contribuenti. Le indagini analizzeranno la movimentazione di merci, o di altri fattori legati alla produzione, e altri documenti a livello contabile e bancario.
Il Pvc - Nel processo verbale di constatazione (Pvc), in caso di ricostruzione induttiva, i verificatori dovranno procedere al riconoscimento dei costi verosimilmente sostenuti dall'impresa. Saranno pertanto segnalati, sempre sul Pvc, i costi, le spese e le altre cifre risultanti dai documenti fiscali regolari e attestanti acquisti di beni e servizi.
Le fatture analizzate - Per la ricostruzione indiretta del volume di affari, in caso di evasori totali, i verificatori prenderanno in esame le fatture relative a costi: le fatture emesse, ossia i ricavi dell'impresa, non potranno rappresentare il complesso dei componenti positivi non dichiarati. E' improbabile, infatti, che l'evasore totale possa aver emesso documenti per tutte le operazioni compiute.
La stima - I verificatori, inoltre, dal 2015 dovranno stimare le imposte dirette, adottando metodi analoghi a quelli già usati per il controllo del superamento della soglia penale. In sede di accertamento, poi, saranno ancora utili le competenze degli uffici: quella dei verificatori, comunque, sarà soltanto una stima, senza l'indicazione di alcuna sanzione.

Wednesday, November 26, 2014

SUPER STATI SIGNIFICA ANCHE SUPER PROBLEMI

Fonte:http://www.miglioverde.eu/super-stati-significa-anche-super-problemi/

EUSSR-europa stato di MATTEO CORSINI

“L’Europa sembra aver deciso, dopo anni di stagnazione, di far entrare l’economia in deflazione. E lo fa perché non è davvero democratica. In una democrazia, infatti, quando le cose vanno male c’è modo di cambiare: si sostituisce il governo e muta, di conseguenza, la politica. Nella Ue, invece, si può cambiare il governo ma non la politica, che è predeterminata dai trattati che hanno tolto ogni potere agli esecutivi nazionali. I quali non possono avere una politica valutaria e industriale… Il vizio capitale della Ue è che il debito è sovrano ma la moneta non ha sovranità: gli Stati si indebitano con una divisa su cui non hanno controllo. Si è fatta una moneta unica per rendere impossibile la speculazione. Ora ci vorrebbe un unico titolo di debito pubblico. E occorre dare alla Bce le prerogative che hanno tutte le altre banche nazionali: stampare moneta per finanziare gli Stati. Questo, però, significa che dobbiamo avere, nella Ue, una situazione federale. Abbiamo concepito, infatti, un Paese con Stati federati ma non c’è uno Stato federale. Siamo andati molto avanti con l’Europa. Ora, o si fa un ulteriore passo in avanti oppure si rischia di farne uno indietro”.
Non si direbbe che in Italia vi sia carenza di economisti statalisti e interventisti (con sfumature che vanno del keynesismo al marxismo), eppure pare evidente che la dotazione nazionale non sia ritenuta sufficiente, dato che da diversi anni la classe dirigente del Belpaese riserva danarosi scranni in consigli di amministrazione e ascolta ammirata l’opinione (tra gli altri) dell’economista francese Jean-Paul Fitoussi, autore delle parole di cui sopra.
Il quale, come spesso accade per ciò che viene dalla Francia, non dice nulla di originale e, se possibile, è perfino più statalista dell’economista medio italiano. Questa peraltro è una costante nei confronti tra Italia e Francia, la quale, ahimé, è spesso considerata un punto di riferimento da imitare, trascurando il fatto che il deterioramento della sua situazione economica e delle sue finanze pubbliche viaggia a ritmi molto più spediti che in Italia, e che appare ancora messa meglio solo perché l’Italia era messa peggio all’inizio della crisi.
Cosa dice, dunque, Fitoussi, invitato all’ennesimo convegno sul nulla? Dice che l’Europa ha deciso di andare in deflazione, perché “non è davvero una democrazia”. L’abuso del ricorso al termine “democrazia” è una costante quando poi si invocano spesa pubblica e stampa di denaro. Ma andrebbe chiesto a Fitoussi se i Trattati che regolano l’Unione europea sono stati sottoscritti da governi democraticamente eletti oppure se sono stati imposti da un esercito alieno venuto dallo spazio.
Il punto di arrivo, tanto per cambiare, è noto:il vizio capitale della Ue è che il debito è sovrano ma la moneta non ha sovranità: gli Stati si indebitano con una divisa su cui non hanno controllo”. E allora avanti verso uno Stato federale (gli Stati Uniti d’Europa di cui tanti si riempiono la bocca) e una banca centrale che crea denaro a volontà per finanziare il debito pubblico.
Ovviamente lo Stato federale si suppone dovrebbe disporre di un proprio bilancio da utilizzare per redistribuire risorse. Il problema pratico è che la resistenza a ridurre una spesa pubblica insostenibile che c’è oggi ben difficilmente verrebbe meno domani. Il sogno inconfessato dei fautori degli Stati Uniti d’Europa è quello di spostare il problema da un debito pubblico nazionale a uno europeo del quale non indicano chi dovrebbe farsi carico.
Dato, però, che per quanto la banca centrale stampi denaro, gli oneri del debito prima o poi (in una forma o in un’altra) sono sostenuti da qualcuno, quel qualcuno non è sufficientemente ingenuo da offrirsi volontario per farsi carico delle spese pubbliche che altri non vogliono ridimensionare.
La stessa esperienza italiana dovrebbe essere di insegnamento: oltre un secolo e mezzo di unione forzata (che tra l’altro inizialmente danneggiò significativamente il meridione) ha generato una redistribuzione a senso unico che frustra le regioni che pagano il conto e genera dipendenza da assistenzialismo in quelle che ricevono trasferimenti.
Senza entrare nel merito se ciò sia desiderabile, lo Stato federale europeo non potrebbe funzionare se, come credo siano convinti i suoi fautori, si trattasse semplicemente di creare una sovrastruttura che non metta freno a sistemi di spesa pubblica che sono del tutto incompatibili con la realtà demografica attuale e prospettica (oltre, ovviamente, che con il rispetto della proprietà privata).
Si imboccherebbe semplicemente una strada che, forse, consentirebbe di rimandare per qualche altro anno la resa dei conti. E’ già accaduto con la moneta unica: i Paesi spendaccioni hanno beneficiato per circa un decennio di tassi di interesse tra la metà e un terzo di quelli che avevano in precedenza, e invece di contenere la spesa l’hanno aumentata, dato che il costo del debito era diminuito. Salvo poi gridare alla speculazione quando le condizioni internazionali sono peggiorate e invocare la stampa di moneta, quella stessa soluzione che nei decenni precedenti li aveva fatti vivere di debito e inflazione.

  
COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE

Bene... Risponderemo...
L'Amministratore

PEGGIO DI ATTILIO BEFERA C’E’ SOLO LA SOSTITUTA DI BEFERA

Fonte:http://www.miglioverde.eu/peggio-di-attilio-befera-ce-solo-la-sostituta-di-befera/

orlandi di MATTEO CORSINI

Lasciamo la parola alla sostituta di Befera, Rossella Orlandi: “Quello che possiamo assicurare come Agenzia è il massimo impegno. Legando le tasse alla cittadinanza e alla legalità si può trasmettere il messaggio che “le tasse sono una cosa bella”, come disse l’ex ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa”. 
Questa signora è al vertice dell’Agenzia delle entrate. Probabilmente desiderosa di apparire subito come una autentica paladina della tassazione, Orlandi non ha avuto alcun timore di scadere nella banalità, e ha pensato di ricorrere a un evergreen della retorica del buon gabelliere: la citazione di Tommaso Padoa-Schioppa sulla bellezza delle tasse.
Indubbiamente per chi appartiene da sempre (e conta di continuare ad appartenere) alla schiera di coloro che John Calhoun definiva consumatori di tasse, ogni tributo è bello e rappresenta fonte di sostentamento, quando non di prosperità. Credo però sia abbastanza indisponente affermare senza alcuna remora che le tasse siano belle, quanto meno perché esiste anche la categoria (sempre facendo riferimento a Calhoun) dei produttori di tasse. I quali saranno probabilmente insensibili ed egoisti, ma solitamente non gioiscono quando vengono istituite nuove tasse o inasprite quelle esistenti. Men che meno sono pieni di giubilo quando le pagano. Insomma: non vanno a pagare le tasse con lo stesso spirito con cui partono per una vacanza.
Dalle parole della signora Orlandi parrebbe di dover dedurre che le tasse siano il collante che unisce i cittadini. A me pare vero il contrario: le tasse dividono i cittadini tra coloro che producono e coloro che vivono della produzione altrui.
Le tasse sono quanto di più divisivo possa esserci, mettendo gli uni contro gli altri. Non a caso è piuttosto frequente sentire qualcuno invocare un calo delle proprie tasse e un aumento di quelle altrui. Definire belle le tasse non significa incentivare le persone a essere solidali con il prossimo, ma a cercare di vivere alle spalle del prossimo, forzando gli altri a essere solidali verso di sé.
Se il buongiorno si vede dal mattino, non mi meraviglierei se arrivassimo a renderci conto che si stava meglio quando si stava peggio, ai tempi di Befera.