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Friday, October 24, 2014

Renzi “Per la prima volta un governo taglia le tasse” – E grazie al cazzo, tanto pagano i cittadini coglioni su sanità, scuola, treni etc. che costeranno di più !!

Fonte:http://siamolagente.altervista.org/xrenzi-per-prima-volta-governo-taglia-tasse-grazie-cazzo-pagano-i-coglioni-sanita-scuola-treni-etc-costeranno/

DAI PENDOLARI AI FARMACI; DALLE MENSE SCOLASTICHE AL SOSTEGNO AGLI ANZIANI; DAI FONDI ANTI-ALLUVIONE AI BUS: TAGLIARE LE AUTONOMIE SIGNIFICA SERVIZI PIÙ CARI (O ASSENTI).

Un paio di dati preliminari: nei tre anni tra il 2011e il 2014 (governi Berlusconi, Monti e Letta) i tagli di spesa a carico di Regioni, Province e Comuni ammontano a oltre 41 miliardi e mezzo, vale a dire l’11% della spesa complessiva di questi enti al netto di quella sanitaria, che è calata anch’essa. Ora Matteo Renzi vuole che le autonomie locali e le Regioni tirino fuori altri 8 miliardi nel 2015, portando il prelievo a 50 miliardi. Messa così, sono solo numeri, ma dietro queste cifre c’è la vita di milioni di italiani: quelli che prenderanno gli 80 euro di Matteo Renzi e quelli che invece no (incapienti, pensionati, partite Iva). Il non bolscevico Gianni Bottalico, presidente delle Acli (le associazioni dei lavoratori cattolici) lo ha spiegato perfettamente: “Questi tagli, tradotti in realtà, significano meno mense scolastiche, meno trasporti, meno sanità, meno libri , meno servizi. E questo vanifica i vantaggi fiscali che la manovra contiene”.  La partita di giro delle tasse tra 80 euro e addizionali   È il rischio più grosso per i cittadini: per far fronte a tagli così ingenti e in un orizzonte di tempo così breve, molti enti locali potrebbero ricorrere all’aumento della tassazione locale. È già successo: dal 2010 al 2014, per dire, le addizionali regionali e comunali sono aumentate del 30% in media.
Poi ci sono, ovviamente, le aliquote Tasi e Imu e una serie di altri balzelli a partire dall’Irap, che è un tributo regionale. È appena il caso di ricordare che solo i tagli alle istituzioni del territorio valgono circa 8 miliardi nel 2015, gli 80 euro appena uno e mezzo in più. E poi, a stare alle bozze della legge di Stabilità, c’è un vero e proprio scippo: l’erario si prenderà il miliardo e dispari dell’Imposta provinciale di trascrizione, ma non le competenze che quell’imposta pagava (se le ritroveranno i sindaci quando la legge Delrio sarà pienamente operativa).   Al solito si comincia   dagli ospedali: – 3 miliardi   I 4,5 miliardi che verranno sottratti alle Regioni, ad esempio, si scaricheranno “all’80% sulla sanità”, prevede Sergio Chiamparino, presidente dei governatori, renziano: in cifre significa che al Servizio sanitario nazionale mancheranno l’annoprossimo tre miliardi di euro rispetto al previsto. I ticket sulla diagnostica che hanno fatto indignare gli italiani, per capirci, ne valevano appena due. In una spesa ridotta all’osso – inferiore alla media Ue e “incomprimibile con nuovi tagli lineari”, come ha detto il Parlamento all’unanimità – la cosa non sarà senza effetti. Ovviamente ogni Regione colpirà in maniera diversa, ma i ticket (diagnostica, farmaci, prestazioni di pronto soccorso) sono un rischio non secondario. I posti letto, cioè il numero dei presidi sanitari sul territorio, sono un altro bersaglio facile e peraltro già arato in questi anni. Che la sanità sia sotto attacco lo ammette implicitamente lo stesso governo: se le Regioni non troveranno un accordo per spartirsi i quattro miliardi di tagli, sarà l’esecutivo a decidere da solo “considerando anche le risorse destinate al finanziamento corrente del Servizio sanitario nazionale”.   Mezzi pubblici di trasporto: saranno meno e più cari   I malanni dei treni che usano i pendolari sono un genere a parte nel giornalismo nazionale: se ne occuparono più volte, per dire, persino Fruttero & Lu-centini su La Stampa. Sporchi, spesso in ritardo, sempre strapieni: cose che sa benissimo chiunque abbia, per così dire, usufruito del servizio. Ai nostri fini importa ricordare, però, che quel servizio è a carico delle Regioni, che lo espletano in genere tramite un accordo con Ferrovie dello Stato o attraverso società ad hoc: la scure potrebbe insomma cadere anche sul trasporto pubblico locale, non certo peggiorando il servizio, compito in genere davvero improbo, ma attraverso l’aumento dei biglietti o la dismissione di alcune tratte. Lo stesso discorso si può applicare a livello comunale e provinciale: quei simpatici bus che ci portano nella migliore delle ipotesi in giro per la città o in paesi in cui abitiamo sono a carico di Comuni, Province e Regioni. Rincari e/o minori servizi sono l’esito scontato del continuo comprimere la spesa.   Territorio, istituti scolastici, strade: meno sicurezza   Tra i compiti di Comuni, Province e Regioni c’è anche la tutela del territorio, rischio idrogeologico compreso: formula anodina dietro cui si celano le alluvioni che in questi giorni hanno spezzato Genova, Parma, la Maremma. Il governo Renzi ha meritoriamente lanciato un piano straordinario sul tema da un miliardo e dispari, ma i fondi per la manutenzione corrente dovrebbero uscire dalle istituzioni locali. Invece li si taglia. È esattamente la stessa situazione dell’edilizia scolastica: si lancia una grande operazione, ma si rende impossibile la gestione dell’ordinario. Oggi spetterebbe alle Province, così come la manutenzione di un bel po’ di strade: occhio alle buche d’ora in poi. E pure ai parchi pubblici: oltre a non curarli, forse spegneranno pure i lampioni e sarà quindi più difficile evitare di inciampare nei rifiuti non ritirati.   Asili, pasti e libri:  abituatevi a pagare di più   Se avete presente le notizie di cronaca tipo bambini che non hanno diritto alla merendina nella mensa della scuola o mamme che non lavorano perché non hanno trovato posto nell’asilo pubblico e non possono permettersene uno privato sapete di cosa si parla quando si sforbicia così in profondità nei Comuni. Le scuole dell’infanzia, le mense scolastiche, gli scuolabus e persino il sostegno per l’acquisto dei libri di testo sono tutti servizi che spetterebbero ai Comuni: abituatevi a pagarli più cari.   Nonni e indigenti: meno   assistenza, più solitudine   Quasi tutte le politiche di prossimità per i cittadini con reddito basso – dal sostegno al reddito delle famiglie povere alle politiche della casa, dall’assistenza domiciliare agli aiuti alimentari – passano dai Comuni e hanno già subito, laddove esistono, tagli drammatici in questi anni: Renzi si vantava spesso di questa funzione quand’era sindaco, oggi pare interessargli un po’ meno.

Da Il Fatto Quotidiano del 17/10/2014.

BENE, È UFFICIALE IL GOVERNO RENZI HA ALZATO LE TASSE!

 Fonte:http://www.miglioverde.eu/bene-ufficiale-governo-renzi-alzato-tasse/

di FUNNY KING
tasse per tuttiBene è ufficiale, il governo Renzi come tutti come sempre, di fatto alza le tasse con un meccanismo chirurgico e implacabile, e nel libro dei sogni iscrive tagli alla spesa tutti da verificare. Il vero punto di caduta di questa “normale” finanziaria d’emergenza si chiama “clausola di salvaguardia”, ovvero le garanzie TUTTE sul lato di maggiori tasse che l’Italia da all’Europa “se non dovesse centrare gli obbiettivi (fantascientifici) di bilancio”.
Il meccanismo è questo:

  1. Il Ministero dell’Economia stila un Def con previsioni di crescita ed entrante regolarmente basato su un ottimismo sfrenato.
  2. Il Governo vara una finanziaria “politicamente accettabile” MA con delle clasuole di garanzia CHE sono la vera sostanza della manovra.
  3. Il DEF come sempre viene smentito dalla realtà.
  4. Scattano le clausole di garanzia, spesso ereditate da un nuovo governo.
Se vi ricordate, l’ultimo aumento di benzina e IVA fu “ereditato” da Renzi che lo confermò (colpa di Letta e Monti…) e cosi’ via.
Ora vi elenco le nuove tasse che certamente scatteranno nel 2015 (dal Sole 24 ore):
  1. l’Iva Agevolata del 10% diventerà del 12% nel 2016 e del 13% nel 2017 (alberghi, bar, ristoranti e altri prodotti turistici, determinati prodotti alimentari, prodotti fitosanitari e particolari opere di recupero edilizio)
  2. Iva ordinaria attualmente 22% (era il 20% ma la salvaguardia precedente l’ha fatta già lievitare al 22% quest’anno….) diventerà 24% nel 2016 e 25% nel 2017.
  3. Aumento non ancora definito delle accise sulla benzina, già dal 2015
Beh, che dire… visto che l’Italia è nella terribile “deflazione” queste sono misure che certamente aiuteranno. Voi che dite?
Ma detto questo, oggi girano rumors su una Germania accomodante sia con Francia che con l’Italia. Io ve lo avevo detto, dal punto di vista tedesco, tutto sommato avere vicini che si indebitano e si indeboliscono sempre di più nel lungo periodo ma che continuano a comprare prodotti made in Germany non è esattamente una cattiva opzione… se ovviamente l’idea finale è la fine dell’Euro e dell’Europa.
Pensateci un attimo, la Germania continuerà a vendere in Francia e Italia sulle spalle dei giovani e i non nati Italiani (per colpa dei padri sia chiaro), continuerà a far scendere il suo debito sia in termini nominali che reali, manterrà tassi sotto zero a causa della debolezza dei partner e dei flussi di capitale sul bund… e il gioco andrà a avanti fino a quando ci sarà ancora qualcosa da spolpare.
E il bello che la Germania avrà dato a Francesi e Italiani esattamente quello che chiedono: poter fare debiti.

p.s. e non mi stupirei se le banche tedesche abbiano già iniziato a scaricare debito Italiano, e anche Francese. 

Per certe cose ci vuole il suo tempo.

p.p.s. Laffer si sta sbellicando dalle risate.

Thursday, October 16, 2014

Caraffe filtranti: i filtri che depurano meglio l'acqua dai metalli pesanti

Fonte:http://www.greenme.it/consumare/acqua/14413-caraffe-filtranti-metalli-pesanti


caraffe filtranti


Caraffe filtranti e filtri per l'acqua, vi avevamo parlato più volte dei dubbi sulla loro utilità di impiego. In Italia nel 2012 il Ministero della Salute aveva bocciato le caraffe filtranti, bollandole come una spesa inutile e come addirittura in grado di peggiorare la qualità dell'acqua. Nel 2013 Altroconsumo aveva promosso alcuni modelli di caraffe filtranti, che erano risultati migliori rispetto alla concorrenza.
Ora il tema delle caraffe filtranti torna alla ribalta grazie ad una serie di test di laboratorio eseguiti da Natural News Forensic Food Lab, che ha valutato l'efficacia dei filtri per caraffe di alcuni marchi molto popolari negli USA. I test si sono concentrati sull'efficacia nel rimuovere i metalli pesanti, come piombo, cadmio e mercurio, e gli elementi chimici con isotopi radioattivi, come stronzio, cesio e uranio (qui l'elenco completo). Ecco i risultati relativi a 7 marchi di caraffe filtranti. I filtri più pubblicizzati non garantiscono davvero ciò che promettono? Dai seguenti dati scoprirete che le caraffe filtranti da tavola e che i filtri per l'acqua non sono tutti uguali. 
foto caraffe

1) Pur

Il filtro Pur ha dato alcuni dei risultati peggiori. Ha rimosso dall'acqua davvero piccole quantità di metalli pesanti e elementi chimici indesiderati e ha addirittura aumentato la concentrazione di alluminio nell'acqua filtrata. Natural News dunque non raccomanda il filtro Pur per rimuovere i metalli pesanti e gli elementi con isotopi radioattivi. In particolare, la presenza di alluminio nell'acqua filtrata si è incrementata del 46,8%. L'arsenico si è ridotto soltanto del 19,8%. Qui tutti i dettagli.

2) Brita

Ecco un marchio di caraffe filtranti popolare anche in Italia. Purtroppo, secondo i test di Natural News, il filtro Brita ha ottenuto i risultati peggiori, un fatto sorprendente, dato che il marchio è tra i più venduti e presenti nei punti vendita al dettaglio. Brita ha rimosso soltanto il 14% del piombo e il 12% dell'arsenico. Inoltre, ha incrementato il quantitativo di alluminio nell'acqua del 34%. La riduzione dell'uranio è solo del 10%. Qui tutti i dettagli.

3) Seychelle

Secondo Natural News, il filtro Seychelle ha dato alcuni dei risultati migliori. La rimozione del piombo ha raggiunto il 72%. Ha inoltre rimosso più cesio (38,7%) rispetto a quasi tutti i filtri trstati. Ha ridotto l'arsenico del 78,4%. Tra i filtri testati, Natural News raccomanderebbe Seychelle sulla base dei risultati ottenuti. Anche in questo caso comunque si segnala un aumento dell'alluminio del 27,9%. Qui tutti i dettagli.
tabella caraffe

4) Culligan

Culligan è tra i filtri che hanno dato i risultati peggiori, preceduto in negativo solo da Brita. Questo filtro ha rimosso soltanto circa il 16% dell'arsenico, il 30% del piombo e il 30% del cesio. Natural News non raccomanderebbe Culligan come filtro per la rimozione dei metalli pesanti e degli isotopi radioattivi. La presenza di alluminio, ancora una volta, non si è ridotta, ma è aumentata del 52,4%. Qui tutti i dettagli.

5) Mavea

Anche il filtro Mavea non ha dato risultati eccezionali, ma a differenza degli altri, non ha incrementato la presenza di alluminio nell'acqua. Perciò Natural News lo considera superiore a Pur, Brita e Culligan. In generale, comunque, Natural News non consiglierebbe il filtro Mavea per rimuovere dall'acqua metalli pesanti e isotopi radioattivi. Qui tutti i dettagli.

6) WaterMan Mini

Il filtro WaterMan Mini ha dato alcuni dei risultati migliori. Ha rimosso il 62,4% dell'alluminio, senza dunque aumentare la sua presenza dell'acqua, ma riducendola. Inoltre ha ridotto il piombo del 93,7%, l'arsenico del 54% e l'uranio del 72,4%. Nella scelta di un filtro per la rimozione di metalli pesanti e isotopi radioattivi, Natural News raccomanderebbe proprio WaterMan Mini. Qui tutti i dettagli.

7) ZeroWater

Il filtro ZeroWater ha garantito i risultati migliori in assoluto sui 7 differenti filtri per l'acqua testati. ZeroWater ha rimosso il 100% di numerosi elementi chimici, come alluminio, stronzio e cesio. Ha rimosso anche il 99% del piombo e dell'arsenico. Al momento è l'unico filtro testato da Natural News in grado di rimuovere davvero sia i metalli pesanti tossici che gli elementi con isotopi radioattivi. Resta il dubbio che possa rimuovere anche gli elementi benefici dall'acqua, per questo Natural News lo consiglia come filtro d'emergenza. Qui tutti i dettagli.
Marta Albè

APPROFONDIMENTO 



 

Caraffe filtranti: bocciate dal Ministero della Salute

 

Fonte:http://www.greenme.it/consumare/acqua/7273-caraffe-filtranti-ministero-salute


La travagliata storia delle caraffe filtranti sembra essere arrivata quasi definitivamente al capolinea: è arrivata la dura relazione tecnica del ministero della Salute firmata dal ministro Balduzzi, che accompagna il nuovo decreto sui filtri domestici per l'acqua. Il verdetto? Le caraffe filtranti non solo sarebbero una spesa inutile, ma potrebbero addirittura peggiorare la qualità dell'acqua potabile, eliminando, invece delle sostanze pericolose, le caratteristiche di potabilità, anche perché vengono vendute senza controllo e sulla base di vecchie disposizioni "inadeguate per la salvaguardia della salute".
"Accuse" non certo morbide per le caraffe che, sempre secondo il Ministero, possono solo modificare le proprietà organolettiche, dal sapore all'odore, ma che hanno comunque bisogno di continua manutenzione, la cui mancanza "potrebbe addirittura far sì che nel tempo l'acqua in uscita perda le caratteristiche di potabilità". Inoltre, modificano l'acqua senza tener conto della sua composizione specifica, rimuovendo indistintamente calcio, magnesio e altri sali, mentre si pensa erroneamente, sostengono ancora dal ministero, che l'uso di un filtro possa eliminare sostanze pericolose e migliorare la qualità dell'acqua, come spiegano le pubblicità. Anche le indagini avviate da alcune Procure farebbero credere che sono convinzioni non supportate da elementi scientifici, come già sosteneva la perizia commissionata dal pm Raffaele Guariniello, che ha dimostrato che l'applicazione del filtro non migliora la qualità dell'acqua di rubinetto, impoverendola invece di sali minerali quali calcio, magnesio e potassio, necessari per l'organismo.
Per tutte queste ragioni, ora il Ministro della Salute Renato Balduzzi concede 6 mesi alle aziende per adeguarsi ai nuovi requisiti di sicurezza dei materiali, previsti nel nuovo decreto sui filtri domestici per acqua che, oltre alle caraffe filtranti, riguarda anche gli impianti fissi per i lavelli di case e ristoranti, e per rispettare l'obbligo della corretta informazione al cliente per permettere un acquisto consapevole. Gli uni e gli altri, insomma, dovranno ora rispondere a nuovi requisiti di sicurezza dei materiali ed essere accompagnati da dettagliate istruzioni d'uso.
Esprimono soddisfazione per l'intervento del ministero l'associazione dei consumatori Adoc e la Uila (Unione Italiana Lavoratori Agroalimentari)  . "Apprezziamo e sosteniamo l'intervento del ministro Balduzzi, che conferma i risultati delle indagini del Pm Guariniello e le nostre convinzioni: le caraffe filtranti sono inutili, ingannevoli per i consumatori e, in determinati casi, pericolose per la salute, in quanto privano l'acqua filtrata dei sali minerali", dichiarano il presidente dell'Adoc Carlo Pileri e il segretario Generale della Uila Stefano Mantegazza.
"Qualora le aziende produttrici non dovessero attenersi a quanto indicato dal ministro - proseguono - ci auguriamo che vengano adeguatamente sanzionate e venga vietata la commercializzazione di tali prodotti che, oltre ad essere potenzialmente nocivi per la salute, costituiscono anche pubblicità ingannevole per i consumatori. Vengono vendute puntando sul fatto che l'uso di un filtro può eliminare le sostanze pericolose e migliorare la qualità dell'acqua, quando invece ne modificano solo le proprietà organolettiche".
A queste dichiarazioni fa eco Altroconsumo , che riprende alcune parti della relazione in cui si parla "della falsa credenza che l'uso di un filtro possa eliminare le sostanze pericolose migliorando così la qualità dell'acqua". Ma, anche sulla base di indagini avviate da alcune Procure, a supportare queste affermazioni non ci sarebbe alcun elemento scientifico". Inoltre, "una scarsa manutenzione nel tempo farebbe perdere all'acqua anche le caratteristiche di potabilità".
"Anche se la pubblicità lascia intendere che le caraffe garantiscono sempre e comunque un miglioramento della qualità dell'acqua, il test condotto da Altroconsumo ha dimostrato che per alcuni aspetti tendono a peggiorarla. Il fatto più grave è la proliferazione di batteri, prima non presenti, soprattutto verso la fine della cartuccia. L'acqua filtrata, insomma, contiene più batteri di quella del rubinetto. L'altro punto debole è l'eccessivo addolcimento. Se, inoltre, l'acqua del rubinetto ha tutte le caratteristiche di potabilità necessarie, come stabilito dalla legge, non si può dire lo stesso per quella filtrata con le caraffe". Il paradosso, dunque, per Altroconsumo è che "si spendono soldi nella speranza di filtrare sostanze indesiderate, ma nel contempo possono esserne rilasciate di nuove, che non erano presenti nell'acqua di rubinetto".
Ma per Brita, leader del settore che si era difesa contro il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità la scorsa estate, argomentando che i suoi filtri sono autorizzati in Germania e Austria, non c'è "nessun rischio per la salute"  . Allora, che fare? Certamente la scelta migliore è bere l'acqua del rubinetto: costa meno di un euro all'anno, non obbliga a portare pesi a casa, è controllata rigorosamente, non fa consumare plastica, non produce inquinamento da trasporto merci.
Roberta Ragni


Caraffe filtranti: i modelli promossi da Altroconsumo

 Fonte:http://www.greenme.it/consumare/acqua/12131-caraffe-filtranti-modelli-promossi-altroconsumo

 

Tra le caraffe filtranti ce ne sono finalmente alcune utili ed efficaci, che migliorano il gusto della potabile e rimuovono le tracce di cloro. È questa la novità che, a un paio di anni di distanza dalle prime polemiche sulla sicurezza e sulla qualità dell'acqua filtrata, annuncia Altroconsumo, che ha testato i nuovi modelli per valutarne le caratteristiche.
La novità è che per la prima volta il test premia due modelli. "E' stato eliminato il problema che da anni denunciavamo, ovvero lo sviluppo di batteri all'interno della cartuccia. I produttori hanno fatto anche maggiori sforzi sul fronte informativo, offrendo istruzioni più chiare e meglio definite rispetto alla necessità di fare una manutenzione accurata delle caraffe", scrive Altroconsumo.

Il nuovo decreto ministeriale (25/2012) del ministero della Salute sui filtri domestici impone regole più severe sull'etichettatura: devono essere specificate le sostanze su cui il filtro agisce e non si deve indurre l'idea che l'acqua potabile sia inquinata. La caraffa filtrante, infatti, è utile se l'acqua che sgorga dal rubinetto di casa non piace. Per una questione di gusto, insomma. Ma anche in caso di problemi puntuali di inquinamento (come i nitrati).
IL TEST - L'acqua prodotta artificialmente in laboratorio che Altroconsumo ha testato conteneva metalli pesanti, solventi, cloriti, trialometani al di sotto dei limiti di legge, ma superiori ai valori normalmente presenti nella potabile: una precisazione per non dimenticare che bere dal rubinetto va sempre bene. Fatta eccezione per qualche caso particolare, non c'è bisogno di filtrare l'acqua, perché non è quasi mai da migliorare.
Il risultato è che tutti i filtri sono risultati in grado di diminuire la quantità di sostanze responsabili del cattivo odore e sapore, di ridurre la quantità di nitrati e di diminuirne la durezza. I giudizi buoni di Ariete, Bwt, Coop stanno a indicare che la caraffa ha abbattuto il 30% di questi inquinanti. "Ricordiamo che è molto raro che nell'acqua potabile ci sia una presenza di nitrati elevata, dannosa per la salute", precisa Altroconsumo. Per quanto riguarda l'addolcimento, invece, è una questione di gusto. Più l'acqua viene addolcita e più somiglia alla minerale: questo è probabilmente uno dei motivi per cui l'Italia è il Paese con i maggiori dati di vendita di acqua in bottiglia.
LA CARAFFE MIGLIORI - Quali sono le caraffe più efficaci del test? Alcun modelli riducono al meglio la durezza dell'acqua, che può influire sul gusto; altri abbassano l'eventuale presenza di nitrati, di cloro o di metalli pesanti. Le migliori tra quelle testate sono risultate, comunque, IMETEC WP 130 (40 euro Ottime prestazioni, ma prezzo di vendita elevato e costo di utilizzo annuale medio (78 euro). Vince il titolo di Migliore del Test) e COOP Vivi Verde (13-15 euro La buona qualità, insieme al costo di utilizzo annuale più basso (57 euro) e a un prezzo di acquisto contenuto garantiscono a questa caraffa il titolo di Migliore Acquisto).
"Anche se alcune caraffe del test sono migliorate rispetto al passato, bere dal rubinetto resta la scelta migliore e la più conveniente: costa meno di un euro all'anno, non obbliga a portare pesi a casa e i controlli frequenti previsti per legge garantiscono una qualità buona. E poi: niente plastica e zero inquinamento da trasporto merci", conclude Altroconsumo.
Roberta Ragni


Acqua: occhio alle caraffe filtranti. Inutili e dannose?

Fonte:http://www.greenme.it/consumare/acqua/4836-acqua-caraffe-filtranti-mineraqua

Attenzione all'acqua filtrata dalle ormai diffuse caraffe. Un esposto presentato lo scorso mese di febbraio al procuratore Raffaele Guariniello da Mineracqua, la Federazione italiana delle industrie della acque minerali naturali, e firmato dallo stesso presidente Ettore Fortuna, pare aver trovato fondamento dalle analisi effettuate dalla Procura di Torino e ora trasmesse all'Istituto Superiore di Sanità che gettano dubbi sull'effettiva utilità delle caraffe che filtrano l'acqua del rubinetto per purificarla da sostanze nocive.
Secondo quanto sostiene il consulente della Procura di Torino Ivo Pavan, l’acqua filtrata dalle tre caraffe esaminate, ossia la tedesca Brita, la caraffa di Auchan prodotta da Laica e quella Viviverde della Coop non renderebbero l'acqua potabile, ma anzi, in alcuni casi, aggiungerebbero una certa quantità di sodio e potassio. Infatti, il passaggio nei filtri a carboni attivi, piuttosto che depurare l'acqua, la renderebbe non potabile, la priverebbe di elementi nutritivi, tra cui calcio e magnesio, e aggiungerebbe inoltre corpi estranei e sostanze come l'ammonio e l'argento. Per tale ragione, la procura di Torino ha aperto un'inchiesta, ipotizzando i reati di commercio di sostanze alimentari nocive per la salute e frode. Ma non è tutto. Mineracqua ha segnalato ulteriori problemi, legati alla pulizia, all’igiene della caraffa e allo smaltimento dei filtri. Questo il commento della Procura: "Il primo problema riguarda la durezza dell'acqua, ovvero la quantità di calcio e magnesio: dopo il trattamento i valori si abbassano notevolmente. Dopo 120 ore di utilizzo del filtro addirittura si azzerano". Inoltre "in alcune caraffe - continua Guariniello - il Ph dell'acqua sale a livelli fino a 9.5, contro un limite di legge di 6.5 e con questo livello di acidità sarebbe non potabile. Poi appaiono tracce di ammonio, sodio, potassio e argento in valori superiori a quelli dell'acqua del rubinetto. Non sono pericolosi - ha sottolineato - ma sicuramente l'acqua non è migliorata". Insomma nonostante "la situazione debba essere valutata con attenzione dall'autorita sanitaria competente", Guarinello giunge alla conclusione che le caraffe filtranti non migliorano affatto l'acqua del rubinetto, ma in alcuni casi la peggiorerebbero facendola diventare rischiosa se bevuta da persone affetta da patologie come ad esempio il diabete, l'ipertensione o da malattie cardiache. All'Istituto Superiore di Sanità il compito di fare ulteriore chiarezza su uno strumento fino ad oggi considerato un valido aiuto per essere sicuri di ciò che si beve.
Francesca Mancuso


 

Caraffe filtranti: altre ombre. Pericolose per diabetici e cardiopatici

Fonte:http://www.greenme.it/consumare/acqua/6542-caraffe-filtranti

Le caraffe filtranti modificano la normale composizione dell'acqua del rubinetto, rendendo il loro utilizzo pericoloso per diabetici, ipertesi, cardiopatici e nefropatici. Trasformerebbero calcio e magnesio in sodio e potassio, un dettaglio non indifferente per chi deve fare diete iposodiche. Lo afferma una perizia disposta dal pm Raffaele Guariniello della procura di Torino, che, dopo l’esposto dell’associazione dei produttori delle acque minerali, Mineracqua, ha aperto un'inchiesta sui 10 maggiori fabbricanti di caraffe filtranti per le ipotesi di reato di commercio in sostanze alimentari nocive e frode in commercio.
La magistratura del capoluogo piemontese punta il dito sull’aspetto dell'informazione al consumatore. Se metà dei produttori non menziona affatto il pericolo nel libretto di istruzioni, gli altri ne parlano in modo poco chiaro: “si consiglia a chi sia in dialisi o abbia comunque problemi renali di discutere con il proprio medico l’utilizzo di acque filtrate”, o ancora “ai soggetti che ricorrano ad una dieta povera di sodio si consiglia di consultare un medico”. Poi c’è la questione relativa ai batteri: tutte le marche dichiarano che i filtri rilasciano ioni di argento per contrastare la proliferazione dei microbi, ma ciò è stato accertato soltanto in 3 delle 10 caraffe esaminate. Quanto al deterioramento del filtro, per la perizia, in tre casi su dieci questo non arriverebbe integro alla fine del ciclo garantito di circa un mese e in altri tre nemmeno alla metà del tempo indicato.
Così, se inizialmente non ci eravamo fatti sfuggire l’ombra di un possibile interesse economico che stava dietro gli esposti iniziali, i dubbi sull’effettiva salubrità delle caraffe aumentano. E sono in tanti a volere chiarezza sulla vicenda. Mentre il Codacons ha avviato uno studio per capire se sia fattibile una class action per far ottenere a chi ha acquistato le caraffe un rimborso per la cifra spesa, la posizione delle case produttrici sembra aggravarsi ancora di più, dopo essere stata già fortemente minata dal depositodi una perizia dei Nas, da cui era emerso che le brocche non depurano l’acqua.
Non inciderebbero nemmeno sulla sua durezza, hanno detto i Nas, e potrebbero costituire una fonte di proliferazione per alcuni tipi di batteri, come i coliformi. Ma, a una nostra lettrice che ha contattato la casa produttrice della caraffa che utilizza in famiglia “per tranquillità e per il diritto al contraddittorio”,  l’Azienda ha spiegato la propria posizione punto per punto.
Quanto alla depurazione, spiega la Brita nel documento ufficiale emanato dopo la perizia dei NAS, il termine “indica per definizione un processo di purificazione/potabilizzazione dell’acqua, secondo il quale l’acqua viene decontaminata da sostanze nocive e resa adatta al consumo umano. La caraffa filtrante BRITA non svolge questo tipo di azione, ragione per cui in nessuna occasione abbiamo dichiarato di depurare o purificare l’acqua”. I filtri, infatti, non avrebbero la funzione di rendere potabile un’acqua proveniente da una fonte dalle dubbie condizioni igieniche o dall’origine incerta, ma intervengono solo sul piano delle caratteristiche organolettiche dell’acqua. Per migliorarne il gusto, insomma.
Completamente sbagliato, prosegue l’Azienda,  affermare che non incidano sulla durezza dell’acqua: “le caraffe incidono decisamente sulla durezza dell’acqua, proprio alla luce dell’azione di decarbonizzazione. L’efficacia delle caraffe Brita sulla durezza dell’acuqa è certificata anche da diverse università e istituti indipendenti in Italaia e in altri Paesei”.
Per la presenza di colonie batteriche, infine, “è importante ribadire che le caraffe Brita non comportano alcun effetto negativo per la salute. Ciò è confermato anche dalla Sezione III del Consiglio di Sanità, ramo di consulenza tecnica e scientifica del Ministero della Salute, la quale, dopo accurate verifiche, lo scorso 14 giugno 2011 si è espressa favorevolmente”.
Eppure le ombre sull’effettiva utilità delle brocche “purificanti” continuano ad allungarsi. I risultati della nuova perizia torinese sono stati inviati al ministero della Salute. A questo punto si attendono nuovi sviluppi nell’inchiesta.
Roberta Ragni



Il succo che aiuta a disintossicare dai metalli pesanti

Fonte:http://ambientebio.it/il-succo-che-aiuta-a-disintossicare-dai-metalli-pesanti/

barbabietola1Abbiamo avuto più volte il modo di trattare l’argomento legato all’intossicazione da metalli pesanti del nostro organismo. I metalli pesanti come il mercurio, il cadmio, il piombo, uranio e alluminio possono entrare nel corpo umano attraverso il cibo, l’acqua, l’aria, o essere assorbiti attraverso la pelle.
Queste tossine creano gravi problemi al nostro organismo, anche attraverso le otturazioni dentali e i vaccini, quindi l’importante diventa ripulire il nostro organismo a livello cellulare. Questo come abbiamo più volte detto è possibile attraverso l’alimentazione, integrando con più frutta, verdure, succhi, integratori come la clorella , rimedi naturali e con delle tecniche di respirazione.
Un modo per disintossicare il corpo è l’assunzione di succhi di verdura verde presi ogni mattina, i quali forniscono vitamine, minerali e antiossidanti tutto quello di cui il nostro organismo a necessità. In particolar modo questo succo che vi proponiamo aiuta a disintossicare il fegato rafforzandolo, le sue componenti interne si legano ai metalli pesanti aiutando a eliminarli.
 Ingredienti:
  • 2 barbabietole
  • 4 tazze di cavolo tritato
  • 2 tazze di sedano tritato
  • 1 cetriolo
  • 1/2 limone
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 1 mazzetto di coriandolo
  • 2 cucchiaini di zenzero tritato
  • 1-2 cucchiaini di semi di chia
Vi consigliamo di acquistare i prodotti biologici, e in ogni caso di lavarli bene. Estraete il succo di tutti gli ingredienti lasciando da parte i semi di chia. Potete usare se avete l’estrattore, soluzione migliore, oppure usare la centrifuga. Ma potete anche decidere di usare un frullatore e di facilitare l’operazione con acqua, usando poi un colino per passare il tutto ed eliminare le parti più grosse. Una volta preparato il succo, aggiungete i semi di chia e lasciate a riposo per 10 minuti circa. Questo permetterà ai semi di rilasciare la loro sostanza gelatinosa, che aiuterà ad assorbire le tossine e a ripulire il corpo. Un succo che potete bere ogni mattina al risveglio o per lo meno nel periodo di stagionalità di questi ingredienti.



I metalli pesanti possono causare allergie, intolleranze e intossicazioni. Possono avere effetti cancerogeni e interferire con i nostri geni. Pensiamo, ad esempio, all'ampia diffusione dell'allergia al nichel, uno dei metalli pesanti più diffusi, tra i quali troviamo, tra gli altri, anche arsenico, cadmio, piombo, mercurio, cromo, alluminio e cobalto.

 

APPROFONDIMENTI

 

Come depurarsi dai metalli pesanti: 10 alimenti e rimedi naturali

 
Fonte:http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/11323-come-depurarsi-metalli-pesanti

I metalli pesanti entrano a contatto con il nostro organismo soprattutto attraverso i cibi che ingeriamo e l'aria inquinata che respiriamo.

Ecco alcuni consigli per iniziare a depurarsi dai metalli pesanti e per ridurre l'esposizione alle tossine.
 
1) Zeolite

La Zeolite è un minerale di origine vulcanica. E' considerata un vero e proprio spazzino dell'organismo. La sua struttura microporosa permette l'assorbimento dei metalli pesanti e delle sostanze dannose che circolano nel nostro corpo. Viene spesso utilizzata negli apparecchi ionizzatori e alcalinizzatori per purificare l'acqua di casa. Per una vera e propria disintossicazione dai metalli pesanti, si consiglia di assumere 1 cucchiaino di zeolite in polvere 30 minuti prima dei pasti principali.

2) Clorella

L'alga clorella è una microalga unicellulare che vive nelle acqua dolci. La sua assunzione come rimedio naturale favorisce l'eliminazione dei metalli pesanti e l'espulsione delle scorie da parte dell'organismo. E' in grado di ridurre le reazioni allergiche e gli stati infiammatori dovuti all'accumulo di metalli pesanti nel nostro corpo. Può essere acquistata in erboristeria sotto forma di integratore naturale alimentare in capsule.

3) Coriandolo

Il coriandolo, conosciuto anche come prezzemolo orientale o cinese, svolge un'interessante azione chelante nei confronti dei metalli pesanti. E' particolarmente utile per la rimozione del mercurio che può essere presente negli spazi tra le cellule e nel nucleo cellulare. L'accumulo di mercurio può causare danni al Dna. E' efficace anche contro cadmio, piombo e alluminio presenti nelle ossa o nel sistema nervoso. Si consiglia di assumere il coriandolo accompagnato dalla clorella, in modo che le tossine non vengano riassorbite.

4) Curcuma

La curcuma è una spezia di origine orientale molto preziosa e ricca di proprietà benefiche. Tra di esse troviamo la capacità di purificare l'organismo dalle tossine, dai metalli pesanti e dagli agenti inquinanti. Purifica il sangue, facilita la digestione e la depurazione dell'organismo. Le proprietà della curcuma, come comprovato da recenti ricerche scientifiche, vengono attivate in abbinamento al pepe nero. Non dimenticate, dunque, di aggiungere ai vostri piatti un pizzico di entrambe le spezie. Per l'impiego della curcuma a scopo curativo, come integratore, è bene rivolgersi ad un erborista. Per potenziare gli effetti benefici della curcuma, si consiglia, infine, di abbinarla allo zenzero.

5) Aglio

L'aglio non è un semplice alimento, ma un vero e proprio medicinale naturale. E' conosciuto e utilizzato fin dall'antichità come rimedio naturale per purificare il sangue e migliorare la circolazione. E' in grado di respingere le tossine dal corpo per via del suo contenuto di zolfo. L'abbondante presenza di selenio bioattivo nell'aglio lo rende efficace per proteggerci dalla tossicità del mercurio. Lo zolfo, invece, contribuisce ad ossidare metalli pesanti come cadmio e piombo, rendendoli solubili in acqua.

6) Acqua e limone

Per ottenere acqua pura, libera dai metalli pesanti e alcalina, è possibile rivolgersi ad alcuni strumenti adatti a renderla alcalina e a depurarla dalle sostanze indesiderate. Bere acqua e limone la mattina presto permette di compiere una profonda pulizia del nostro organismo, favorendo l'eliminazione delle tossine e dei metalli pesanti. Questo rimedio naturale rafforza il sistema immunitario e regola il metabolismo.

7) Frutta e verdura bio

La frutta e la verdura coltivate industrialmente e con l'utilizzo di pesticidi e di fertilizzanti chimici possono rappresentare una delle fonti di metalli pesanti provenienti dalla nostra alimentazione. Scegliere frutta e verdura biologica, o comunque coltivata in modo naturale, permette di limitare la nostra esposizione ai metalli pesanti contenuti nei fitofarmaci. Il consumo stesso di frutta e verdura, ricca d'acqua, favorisce l'espulsione da parte dell'organismo dei metalli pesanti. I maggiori vantaggi, soprattutto dal punto di vista dell'eliminazione delle tossine da parte dell'intestino, si otterrebbero consumando frutta e verdura cruda e biologica.

8) Bentonite

La bentonite è una particolare forma di argilla conosciuta da secoli per le numerose proprietà curative. Viene impiegata da secoli sia come integratore alimentare che per il trattamento delle malattie. E' ritenuta utile per assorbire virus e tossine. E' considerata un vero e proprio chelante naturale, efficace per rimuovere i metalli pesanti accumulati nell'organismo. La bentonite, che contiene ioni negativi, sarebbe in grado di attirare le tossine, cariche positivamente. Per una cura disintossicante e chelante a base di bentonite, è bene rivolgersi ad un esperto.

9) Psyllium

Lo psillio, conosciuto anche come Plantago ovata o Plantago psyllium, è uno dei rimedi naturali più noti contro la stitichezza. L'accumulo di tossine e di metalli pesanti può essere dovuto ad un cattivo funzionamento dell'intestino. Per favorire la rimozione e l'espulsione delle sostanze indesiderate, è possibile assumere lo psillio sotto forma di integratore naturale o di decotto. Per una cura a base di psillio, personalizzata in base alla propria condizione di salute, è bene rivolgersi ad un erborista.

10) Omega-3

L'assunzione di integratori e di alimenti ricchi di omega-3 è considerata utile per aiutare il nostro organismo a depurarsi dai metalli pesanti. E' però necessario porre particolare attenzione alle fonti da cui gli omega-3 provengono. Le tipologie di pesce più ricche di omega-3 possono presentare un elevato contenuto di metalli pesanti. Pensiamo, ad esempio, al salmone. E' però possibile reperire in commercio integratori a base di acidi grassi essenziali di origine vegetale. Le sostanze necessarie al nostro organismo per la formazione degli omega-3 sono inoltre presenti nei semi di lino, nelle noci e nell'olio di lino.


 

Come ridurre nel nostro piccolo l'esposizione ai metalli pesanti

 

Fonte:http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/10856-ridurre-esposizione-metalli



I metalli pesanti, si sa, sono sostanze inquinanti per l'ambiente e di conseguenza anche per noi. Moltissime persone sembrano preoccupate circa quest'argomento quando si parla di orti urbani ed orticoltura cittadina, tanto che tempo fa avevamo già trattato l'argomento, ma spesso ignorano completamente che questi metalli sono enormemente presenti nella nostra vita e siamo proprio noi a portarceli.
Uno fra tutti il piombo, presente per esempio nelle nostre otturazioni più vecchie o ancora l'alluminio che così facilmente viene usato in moltissimi campi, dalla cucina alla medicina fino alla cura della persona. La cosa peggiore di questi inquinanti é che, penetrando nel sistema cardiocircolatorio e linfatico, raggiungono i nostri organi ed i nostri tessuti depositandosi in essi ed accumulandosi. Molti studi hanno confermato una correlazione tra il metallo alluminio e l'incidenza di malattie neurodegenerative come l'Alzehimer ed il Parkinson. Una buona decisione quindi può essere quella di, per amor del precauzionismo, evitare l'uso di caffettiere e pentole in alluminio (optando per il più sicuro inox), evitare l'uso di contenitori di alluminio soprattutto per alimenti caldi, evitare l'uso di fogli di alluminio, evitare l'uso di deodoranti, dentifrici e saponi che lo contengono (quasi tutti).
Questi possono essere modi ragionevoli per diminuire l'esposizione del nostro organismo a questo metallo pesante.
Ma ancora: scegliere con un po' di oculatezza i nostri acquisti potrebbe aiutare.
Quando facciamo la spesa preferiamo packaging in vetro o carta e cerchiamo di evitare accoppiati come tetrapak, barattoli di latta o confezioni in carta plastificata ed alluminio, faremo un favore alla nostra salute ed al pianeta considerando l'impossibilità di riciclo di molti di questi materiali accoppiati.
Tutte queste sono piccole cose, ma unendo tante piccole gocce si forma il mare, no?
Un'altra scelta saggia é quella di evitare o ridurre al minimo i prodotti confezionati e conservati: preferire alimenti freschi é sempre quindi la miglior cosa.
Se scegliamo di cenare fuori preferiamo piatti poco elaborati e magari se per lavoro siamo costretti a pranzare fuori cominciamo a pensare di portare il cibo da casa, non solo questo ci permetterà di risparmiare, ma soprattutto sapremo cosa mangiamo e come questo é stato preparato.
Una scelta su tutte? Preferiamo il vetro e l'acciaio inox, cuciniamo il nostro cibo e magari se amiamo sperimentare produciamoci in casa sapone, dentifricio e deodorante, é divertente, economico, ecologico e salutare!

Infine, non meno importante, ricordiamoci che i farmaci vanno usati con cognizione di causa: un po' di dolore non ci ucciderà di certo anzi ci ricorderà quanto possiamo essere forti, ricorriamo ad essi solo quando é strettamente necessario e se non possiamo farne a meno.
Troppe persone prendono con leggerezza farmaci da banco che, ricordiamoci, anche se non hanno necessità di ricetta medica, sono pur sempre farmaci. 


Quando possibile, scegliamo la fitoterapia e perché no, per far passare un mal di pancia una bella borsa di acqua calda é il sistema migliore.
Sembra difficile come messaggio da far passare, ma una volta elaborato nella nostra mente non sembra più così insensato.
Kia- Carmela Giambrone


 

10 metodi naturali per disintossicare l’organismo 

 

Fonte:http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/7373-10-metodi-naturali-per-disintossicare-l-organismo




Ogni tanto, soprattutto a fine stagione, è bene dedicarsi ad un periodo di disintossicazione e depurazione dell’organismo, con particolare riferimento all’alimentazione e al benessere dell’apparato digerente. In merito esistono diverse scuole di pensiero, metodi e rimedi naturali adattabili a seconda delle proprie necessità e basati prevalentemente sul consumo di pasti leggeri a base vegetale e di bevande dagli effetti benefici.


Vi presentiamo brevemente alcuni dei rimedi più utilizzati e diffusi, che potrete approfondire con il vostro medico ed a seconda delle vostre necessità.

1. Per il fegato

Per favorire il funzionamento e la depurazione del fegato bisognerebbe arricchire la propria alimentazione con erbe amare e selvatiche come il tarassaco. Altri alimenti indicati sono carote, sedano, barbabietole e rosmarino. Tra le spezie si consigliano curcuma, cumino e curry. Per quanto riguarda le bevande, si sconsiglia l’assunzione di latte, caffè e bibite gassate, da sostituire con acqua naturale e succo di mela senza conservanti e zuccheri aggiunti.

 

2. Per l’intestino

Tra le sostanze considerate  in grado di aiutare l’intestino nell’eliminazione di scorie ed eventuali batteri nocivi vi sono aceto di mele, succo d’aloe vera e fermenti probiotici. I chiodi di garofano ed alcune erbe medicinali come l’artemisia assenzio sono ritenute in grado di creare a livello intestinale un ambiente ostile nei confronti dei batteri nocivi. E’ possibile inoltre rivolgersi a centri specializzati nella pulizia del colon tramite idro-terapia.

 

3. Dieta semi-liquida

Una dieta semi-liquida opportunamente eseguita con l’intento di purificare il proprio organismo sotto controllo medico potrebbe comprendere l’assunzione di succhi e centrifugati di frutta e verdura fresca, zuppe e passati di verdura, frullati, olio di semi di lino, semi di sesamo, semi di zucca e acqua naturale.

 

4. Metalli pesanti

Nel caso si abbia la necessità di disintossicarsi da un eccessivo accumulo di metalli pesanti nell’organismo, tra cui alluminio, mercurio, cadmio e piombo, un importante aiuto potrebbe derivare da scelte alimentari basate sulla selezione di frutta, verdura e cereali di provenienza biologica e biodinamica, che non siano quindi stati trattati con pesticidi. Si consiglia solitamente di evitare il più possibile alimenti di provenienza industriale, con particolare riferimento agli alimenti ed alle bevande confezionate in contenitori metallici.

 

5. Solo crudo

Tra i vari rimedi per la purificazione dell’organismo vi è quello di assumere esclusivamente alimenti vegetali crudi per un breve periodo, in modo da favorire l’attività dell’apparato digerente. Essi possono comprendere frutta e verdura fresca, germogli, frutta secca e semi oleaginosi.

 

6. Digiuno breve

Si tratta di un programma di digiuno basato sull’assunzione esclusiva di succhi e centrifugati di frutta o di verdura, la cui durata può variare da uno a tre giorni. E’ possibile affrontare periodi di digiuno di durata maggiore, in base alle proprie necessità e sempre sotto controllo specialistico. Tra gli alimenti consigliati per la preparazione delle bevande vi possono essere: mele, carote, spinaci, pere, cavoli, zenzero e verdure a foglia verde.

 

7. Detox Ayurvedico

La medicina tradizionale indiana, detta Ayurveda, suggerisce di seguire periodicamente una mono-dieta a base di kitchree, un piatto unico composto da fagioli mung, riso basmati, cipolle, aglio, zenzero e curcuma. Il kitchree è considerato una pietanza perfettamente equilibrata ed in grado di aiutare l’organismo nei propri processi depurativi.

 

8. Candida

In caso di candida si sconsiglia generalmente di seguire una dieta che escluda il più possibile alimenti contenenti lievito ed altri cibi considerati in grado di favorirne la proliferazione come farine raffinate, zuccheri, succhi di frutta, alcolici, frutta secca, funghi, formaggi, yogurt, aceto e salsa di soia.

 

9. Spezie

Esistono alcune spezie ed erbe aromatiche ritenute in grado di favorire i processi di depurazione dell’organismo. Possono essere assunte quotidianamente in piccole quantità, salvo particolari controindicazioni. Tra di esse troviamo: origano, cannella, cumino, zenzero, finocchio, pepe nero, prezzemolo, rosmarino e curcuma.

 

10. Master Cleanse

Si tratta di un programma dettagliato di digiuno, diffuso prevalentemente negli Stati Uniti, basato sull’assunzione di succhi di frutta e di verdura, spremute di agrumi e limonate con aggiunta di sciroppo d’acero e pepe di cayenna. I giorni di digiuno sono variabili a seconda delle necessità. All’inizio ed alla fine del programma si attuano solitamente delle fasi di transizione. Una volta concluso il digiuno, si reintegrano gli alimenti solidi tramite pasti leggeri. In questo caso si sconsiglia vivamente il fai-da-te.
Marta Albè

Ecco quando crolleranno l’Euro e l’UE: prepariamoci al ritorno allo Stato

Fonte:http://www.lidiaundiemi.it/2014/10/ecco-quando-crolleranno-leuro-e-lue-prepariamoci-al-ritorno-allo-stato/

di Lidia Undiemi

draghi


Il crollo dell’euro e dell’intera UE ci verrà imposto dai mercati e dalla Germania che utilizzerà tutti gli strumenti politici a sua disposizione per uscirne nel miglior modo possibile.
Questo bene o male è risaputo, si dovrebbe invece iniziare a discutere sul quando ciò avverrà: meno saremo preparati e più sarà violento l’impatto. Per tutti.
A mio parere, la scadenza è la tanto attesa sentenza della Corte di Giustizia Europea (che potrebbe arrivare nei prossimi mesi) sull’utilizzo dello strumento non convenzionale, l’OMT, che la BCE vuole mettere in campo per sostenere l’acquisto dei titoli di debito pubblico nel mercato secondario per supportare gli stati in difficoltà che ne fanno richiesta. La Germania, in particolare la Bundesbank, si oppone fermanente all’utilizzo dell’OMT utilizzando la propria “carta del diritto”, ossia rivendicando la violazione dei trattati fondamentali europei nella parte in cui sostanzialmente si vieta di finanziare i bilanci dei paesi più deboli. Il programma inedito era stato annunciato da Mario Draghi nel 2012 quando dichiarò che avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro.
Il motivo per cui ritengo che il punto di non ritorno sia la pronuncia dei giudici di Bruxelles è semplice, come spiego in modo più approfondito nel mio libro “Il ricatto dei mercati”, e così come anticipato in un mio intervento televisivo del mese di agosto (Tgcom24). E’ improbabile che lo scontro si risolva con un compromesso poichè, in questo intreccio fra pretese economiche e rivendicazioni giuridiche, da un lato l’istituzione tedesca non intende fare alcun passo indietro e, dall’altro, viste le condizioni in cui versa l’Eurozona, Draghi non potrà “salvare l’euro”. I tedeschi sostengono che un intervento di questo tipo comporterebbe un allentamento quantitativo (QE) che finirebbe con lo spostare, come sottolineato in un interessante e lucido articolo di Pritchard, “il rischio di credito dagli stati ad alto debito verso il centro dei creditori (una politica quasi fiscale che aggira le prerogative sovrane del Bundestag)“.
E mentre la politica italiana continua a fantasticare sulla creazione degli Stati Uniti d’Europa, la Germania ci dà una lezione di rispetto dello Stato, dichiarando che anche qualora i giudici di Bruxelles decidano di dare ragione alla BCE e salvare l’OMT, eserciterà comunque la propria sovranità non permettendo la propria partecipazione a queste condizioni, in quanto si è di fronte ad una manifesta violazione dei trattati fondamentali dell’UE. Ricordiamoci, infatti, che nell’ambito dell’Eurozona la realizzazione di accordi “straordinari” è concessa a patto che non venga violato il diritto primario comunitario.
E’ chiaro che uno scontro di questo tipo comprette non soltanto la sopravvivenza dell’euro ma anche dell’intera UE, ovvero la legittimazione delle istituzioni europee nell’ambito della politiche economiche e monetarie degli stati membri. E visto che, come non ho mai smesso di sottolineare, gli stati continuano ad essere enti sovrani, la guerra istituzionale non può che concludersi con la delegittimazione della BCE e della Corte di Giustizia Europea.
Insomma, siamo pure riusciti a farci dare una lezione di sovranità dalla Germania che, si badi bene, prima utilizza il MES (accordo extra-UE) per ottenere i salvataggi dei propri interessi finanziari, salvo poi rivendicare il rispetto delle regole “comuni” quando si tratta di dovere anch’essa contribuire al salvataggio dell’euro, il cui destino, a questo punto, dipende dalle esigenze dei tedeschi, e credo ne rimangano ben poche da potere soddisfare, a meno che loro stessi non si ritrovino ad avere bisogno dello stesso strumento.
Credo che sia questa la spiegazione di una certa aggressività di Mario Draghi nello spingere l’Italia ad attuare le riforme volute dalla Troika – “Chi non riforma sparirà” -, forse nella speranza che così facendo si possa ancora raggiungere un accordo per la sopravvivenza dell’UE. Il ricorso all’OMT è d’altronde possibile solo se lo Stato che lo richiede rispetta precise condizionalità.
Vedremo quello che accadrà, probabilmente dovremo preparaci per un ritorno allo Stato. A quali condizioni? Dipenderà dalla capacità della politica italiana di stare al passo con l’evolversi degli eventi.

Il tecnicismo è la chiave di accesso alla verità politica.

Abolito di fatto il limite del “quinto” pignorabile: pensioni integralmente aggredibili

Fonte:http://www.laleggepertutti.it/27460_abolito-di-fatto-il-limite-del-quinto-pignorabile-pensioni-integralmente-aggredibili

Il pignoramento presso terzi della pensione può essere effettuato ormai integralmente, con estrema facilità, e non più nei limiti di un quinto, per come previsto invece dalla legge.

Ad oggi, ancora, il Parlamento nulla ha fatto per ovviare a un buco normativo che, di fatto, ha reso pignorabile tutta la pensione. Nonostante l’allarme lanciato da “La Legge per Tutti” a quasi un anno di distanza, l’assegno versato mensilmente dall’ente di previdenza, poiché ormai obbligatoriamente versato in banca, resta completamente aggregabile da Equitalia. Di conseguenza, la norma che prevede il limiti di “un quinto” della pignorabilità è, nei fatti, completamente elusa dallo stesso Stato.
Ma vediamo meglio di cosa si tratta, facendo un passo indietro.

Dopo l’approvazione del decreto legge “Salva Italia” [1], i pensionati che subiscono un pignoramento della pensione (cosiddetto pignoramento presso terzi) rischiano di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto come invece previsto dal codice di procedura civile [2]. Lo stesso pericolo riguarda i lavoratori dipendenti con il salario mensile.
Si tratta di un modo ormai di fatto legalizzato per superare il limite del “quinto pignorabile” imposto invece dal codice di procedura civile e che, ad oggi, nonostante l’allarme da noi lanciato all’alba della nuova normativa (leggi l’articolo sotto: “Pignoramento della pensione di anzianità sul conto corrente obbligatorio: storture del nuovo sistema”), non ha trovato ancora un correttivo nella legge.

L’obbligo del conto corrente
Come noto, la recente riforma emanata dal Governo nello scorso mese di dicembre 2012 [1] ha imposto all’Inps di versare le pensioni superiori a mille euro non più tramite le Poste (nelle mani del pensionato), ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio (conseguenza dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro). Dunque, in tali casi, i pensionati sono obbligati ad aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire le somme dovute mensilmente.

I riflessi sul pignoramento presso terzi
Tale previsione sovverte tutta la disciplina dei pignoramenti presso terzi. È noto, infatti, che la legge consente al creditore la possibilità di pignorare la pensione (o i redditi di lavoro subordinato) nella misura massima di 1/5: ma tale limite opera solo se il pignoramento viene effettuato alla fonte, cioè direttamente a chi deve erogare l’emolumento e procedere all’accantonamento delle quote pignorate (l’Ente di Previdenza o il datore di lavoro).
Invece, se il pignoramento viene effettuato in un momento successivo (anche un giorno dopo), presso la banca dove il pensionato o il lavoratore deposita le somme, tale limite non opera più e il creditore può pignorare tutti i risparmi che vi trova. Quindi, una volta che il denaro si è “confuso” (anche quando il conto contiene solo redditi dello stesso tipo, come solo la pensione o solo lo stipendio) è possibile pignorare non più solo il quinto, ma il 100% della pensione o del salario.

Differenze rispetto al precedente sistema
Questo era già possibile prima del decreto “Salva Italia”; ma se prima il pensionato poteva esigere i pagamenti a mano (alla Posta), oggi invece, con l’obbligo di versamento in conto, nessuno si può più sottrarre al rischio di un pignoramento integrale della pensione.
Il creditore infatti potrà, anziché notificare il pignoramento all’INPS, e accontentarsi di un quinto della mensilità, attendere pochi giorni che l’emolumento venga accreditato in banca e lì aggredirlo integralmente (e, se fortunato, prendere anche le precedenti mensilità, se non ancora prelevate).
Del resto, il pensionato non ha scelta: se non apre il conto corrente, l’Inps trattiene le somme dovute.

Non si discute sul fatto che i debiti vadano pagati, ma il discorso è un altro: se per garantire il minimo sostentamento del pensionato o del lavoratore, la legge prevede una misura massima per il pignoramento, non ha poi senso rendere questa stessa norma così facilmente aggirabile.

La previsione quindi del limite del quinto, a tutela della dignità dell’uomo, rischia di essere completamente svilita e superata per causa di una riforma che, invece, mirava solo a finalità fiscali (la tracciabilità dei pagamenti). Insomma, come al solito, per riparare ai problemi dell’evasione fiscale, a rimetterci è sempre il cittadino più povero.


[1] Decreto legge “Salva Italia” n. 214/2012.
[2] Art. 545 cod. proc. civ.


INTEGRAZIONE

Pignoramento della pensione di anzianità sul conto corrente obbligatorio: storture del nuovo sistema

 

È giusto oggi consentire il pignoramento di tutte le somme del conto corrente su cui, per legge, gli anziani devono versare la pensione  di anzianità? 

Come noto, le recenti modifiche alla disciplina sul pignoramento “presso terzi” da parte di Equitalia hanno introdotto nuovi (e più favorevoli per il cittadino) limiti di quota massima di stipendio o pensione pignorabile, che derogano alla regola generale stabilita nel codice di procedura civile. In particolare, mentre nel pignoramento ordinario il limite è 1/5 dello stipendio, l’espropriazione esattoriale prevede limiti variabili in base all’ammontare del credito su cui viene effettuata l’esecuzione. Infatti, per importi non superiori a 2.500 euro, il limite di pignorabilità è ridotto a 1/10, per importi compresi tra 2.500 euro 5.000 euro, la quota massima diventa 1/7, mentre per importi superiori a 5.000 euro si applica il limite ordinario di 1/5.  Ma ciò non ha risolto il problema fondamentale di un profondo squilibrio a sfavore dei pensionati. Vediamo di cosa si tratta.

Come a tutti noto, la legge “Salva Italia” [1] ha introdotto l’obbligo della tracciabilità per il pagamento delle pensioni superiori a 1000 euro: questo vuol dire che il pensionato non può più incassare la pensione presso gli uffici delle Poste Italiane, ma deve farsi accreditare le somme su strumenti e prodotti che garantiscano la tracciabilità: per esempio un libretto a risparmio da aprire alle Poste o un conto corrente bancario o postale.
Ciò implica che, per le pensioni superiori ai 1000 euro, è di fatto divenuto obbligatorio aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire tali somme.
Dal primo ottobre 2012, in assenza di un conto corrente intestato al pensionato, l’Inps trattiene le somme dovute. L’importo viene versato solo dopo la comunicazione del codice IBAN del conto, bancario o postale, all’Istituto previdenziale.

Nel caso in cui l’anziano abbia debiti con Equitalia, quest’ultima potrà pignorargli la pensione nei limiti di un quinto (o, a seconda dei casi sopra indicati, nei limiti di 1/10 o di 1/7) dell’importo complessivo: ma perché operi questo limite è necessario che il pignoramento (cosiddetto “presso terzi”) sia fatto direttamente alla fonte, ossia all’ente previdenziale (INPS) prima che questi eroghi la pensione.
Qualora invece l’anziano depositi successivamente tali somme in un conto corrente, l’orientamento della giurisprudenza è da sempre quello di consentire il pignoramento di tutto il denaro presente sul conto – e non solo di un quinto: ciò perché le somme, una volta depositate in banca, diventano un tutt’uno col patrimonio del debitore. In pratica, basta che Equitalia attenda anche un solo giorno – quel fatidico giorno in cui la pensione (obbligatoriamente) passa dalle casse dell’Inps al conto corrente – perché il limite di 1/5 (o di 1/10 o 1/7) non operi più. In questo modo l’anziano si vedrà pignorato il 100% della sua pensione. La legge ha, insomma, creato una scappatoia per aggirare sé stessa!

Peraltro non è neanche difficile, per Equitalia, scoprire dove l’anziano deposita la pensione, grazie all’Anagrafe Tributaria e alla possibilità di consultare tutte le banche dati dell’amministrazione finanziaria.

Ebbene, se questo orientamento poteva anche essere condivisibile finché il pensionato era libero di scegliere tra il conservare nel portafoglio la pensione o versarla sul conto con tutti gli altri risparmi, oggi si potrebbe profilare il rischio di una strumentalizzazione del nuovo obbligo di apertura del conto per i pensionati.
Il creditore che, infatti, voglia aggirare il problema del limite del quinto al pignoramento della pensione potrebbe notificare l’atto di pignoramento direttamente alla banca anziché all’Inps: l’Istituto di credito, per legge, sarà obbligato non solo a bloccare tutti i fondi già depositati sul conto dal debitore, ma anche le somme che ivi confluiranno fino alla data dell’udienza di assegnazione. In altre parole, quando l’Inps invierà gli accrediti alla banca del pensionato, questi verranno automaticamente pignorati e bloccati nella misura del 100% e non più di un quinto, come invece dovrebbe essere.

Insomma: ancora una volta la lotta esasperata all’evasione ha generato una nuova distorsione sul sistema.
Allora è legittimo chiedersi come potrà vivrà il povero pensionato a cui sarà stato pignorato tutto il conto corrente e, quindi, la totalità della pensione?


 [1] Legge n. 214 del 22.12.2012.


COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE

Lo stato ha fatto questa riforma perchè sa benissimo che i pensionati e gli stipendiati in quel modo sono integralmente aggredibili e pertanto ha agito in piena mala fede.
Se lo stato italiano continuerà ancora con la lotta all'evasione fiscale manderà tra poco tempo l'Italia in fallimento e il Paese non si riprenderà MAI PIU',
per il Teorema di Coase detto anche Teorema Dell' Efficienza Dei Sistemi Economici: "Un sistema economico è tanto più efficiente quanto più è libero." Questo sta a significare che siccome l'Italia non è un Paese economicamente e politicamente libero, non può essere economicamente efficiente e quindi non si potrà MAI riprendere stando così le cose. Ecco perchè gli Italiani fuggono all'estero e ormai anche gli immigrati vanno via dall'Italia. Capito?

L'Amministratore  

Il pignoramento presso terzi della pensione può essere effettuato ormai integralmente, con estrema facilità, e non più nei limiti di un quinto, per come previsto invece dalla legge.

Ad oggi, ancora, il Parlamento nulla ha fatto per ovviare a un buco normativo che, di fatto, ha reso pignorabile tutta la pensione. Nonostante l’allarme lanciato da “La Legge per Tutti” a quasi un anno di distanza, l’assegno versato mensilmente dall’ente di previdenza, poiché ormai obbligatoriamente versato in banca, resta completamente aggregabile da Equitalia. Di conseguenza, la norma che prevede il limiti di “un quinto” della pignorabilità è, nei fatti, completamente elusa dallo stesso Stato.
Ma vediamo meglio di cosa si tratta, facendo un passo indietro.

Dopo l’approvazione del decreto legge “Salva Italia” [1], i pensionati che subiscono un pignoramento della pensione (cosiddetto pignoramento presso terzi) rischiano di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto come invece previsto dal codice di procedura civile [2]. Lo stesso pericolo riguarda i lavoratori dipendenti con il salario mensile.
Si tratta di un modo ormai di fatto legalizzato per superare il limite del “quinto pignorabile” imposto invece dal codice di procedura civile [3] e che, ad oggi, nonostante l’allarme da noi lanciato all’alba della nuova normativa (leggi l’articolo: “Pignoramento della pensione di anzianità sul conto corrente obbligatorio: storture del nuovo sistema”), non ha trovato ancora un correttivo nella legge.

L’obbligo del conto corrente
Come noto, la recente riforma emanata dal Governo nello scorso mese di dicembre 2012 [1] ha imposto all’Inps di versare le pensioni superiori a mille euro non più tramite le Poste (nelle mani del pensionato), ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio (conseguenza dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro). Dunque, in tali casi, i pensionati sono obbligati ad aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire le somme dovute mensilmente.

I riflessi sul pignoramento presso terzi
Tale previsione sovverte tutta la disciplina dei pignoramenti presso terzi. È noto, infatti, che la legge consente al creditore la possibilità di pignorare la pensione (o i redditi di lavoro subordinato) nella misura massima di 1/5: ma tale limite opera solo se il pignoramento viene effettuato alla fonte, cioè direttamente a chi deve erogare l’emolumento e procedere all’accantonamento delle quote pignorate (l’Ente di Previdenza o il datore di lavoro).
Invece, se il pignoramento viene effettuato in un momento successivo (anche un giorno dopo), presso la banca dove il pensionato o il lavoratore deposita le somme, tale limite non opera più e il creditore può pignorare tutti i risparmi che vi trova. Quindi, una volta che il denaro si è “confuso” (anche quando il conto contiene solo redditi dello stesso tipo, come solo la pensione o solo lo stipendio) è possibile pignorare non più solo il quinto, ma il 100% della pensione o del salario.

Differenze rispetto al precedente sistema
Questo era già possibile prima del decreto “Salva Italia”; ma se prima il pensionato poteva esigere i pagamenti a mano (alla Posta), oggi invece, con l’obbligo di versamento in conto, nessuno si può più sottrarre al rischio di un pignoramento integrale della pensione.
Il creditore infatti potrà, anziché notificare il pignoramento all’INPS, e accontentarsi di un quinto della mensilità, attendere pochi giorni che l’emolumento venga accreditato in banca e lì aggredirlo integralmente (e, se fortunato, prendere anche le precedenti mensilità, se non ancora prelevate).
Del resto, il pensionato non ha scelta: se non apre il conto corrente, l’Inps trattiene le somme dovute.

Non si discute sul fatto che i debiti vadano pagati, ma il discorso è un altro: se per garantire il minimo sostentamento del pensionato o del lavoratore, la legge prevede una misura massima per il pignoramento, non ha poi senso rendere questa stessa norma così facilmente aggirabile.

La previsione quindi del limite del quinto, a tutela della dignità dell’uomo, rischia di essere completamente svilita e superata per causa di una riforma che, invece, mirava solo a finalità fiscali (la tracciabilità dei pagamenti). Insomma, come al solito, per riparare ai problemi dell’evasione fiscale, a rimetterci è sempre il cittadino più povero.
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Il pignoramento presso terzi della pensione può essere effettuato ormai integralmente, con estrema facilità, e non più nei limiti di un quinto, per come previsto invece dalla legge.

Ad oggi, ancora, il Parlamento nulla ha fatto per ovviare a un buco normativo che, di fatto, ha reso pignorabile tutta la pensione. Nonostante l’allarme lanciato da “La Legge per Tutti” a quasi un anno di distanza, l’assegno versato mensilmente dall’ente di previdenza, poiché ormai obbligatoriamente versato in banca, resta completamente aggregabile da Equitalia. Di conseguenza, la norma che prevede il limiti di “un quinto” della pignorabilità è, nei fatti, completamente elusa dallo stesso Stato.
Ma vediamo meglio di cosa si tratta, facendo un passo indietro.

Dopo l’approvazione del decreto legge “Salva Italia” [1], i pensionati che subiscono un pignoramento della pensione (cosiddetto pignoramento presso terzi) rischiano di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto come invece previsto dal codice di procedura civile [2]. Lo stesso pericolo riguarda i lavoratori dipendenti con il salario mensile.
Si tratta di un modo ormai di fatto legalizzato per superare il limite del “quinto pignorabile” imposto invece dal codice di procedura civile [3] e che, ad oggi, nonostante l’allarme da noi lanciato all’alba della nuova normativa (leggi l’articolo: “Pignoramento della pensione di anzianità sul conto corrente obbligatorio: storture del nuovo sistema”), non ha trovato ancora un correttivo nella legge.

L’obbligo del conto corrente
Come noto, la recente riforma emanata dal Governo nello scorso mese di dicembre 2012 [1] ha imposto all’Inps di versare le pensioni superiori a mille euro non più tramite le Poste (nelle mani del pensionato), ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio (conseguenza dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro). Dunque, in tali casi, i pensionati sono obbligati ad aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire le somme dovute mensilmente.

I riflessi sul pignoramento presso terzi
Tale previsione sovverte tutta la disciplina dei pignoramenti presso terzi. È noto, infatti, che la legge consente al creditore la possibilità di pignorare la pensione (o i redditi di lavoro subordinato) nella misura massima di 1/5: ma tale limite opera solo se il pignoramento viene effettuato alla fonte, cioè direttamente a chi deve erogare l’emolumento e procedere all’accantonamento delle quote pignorate (l’Ente di Previdenza o il datore di lavoro).
Invece, se il pignoramento viene effettuato in un momento successivo (anche un giorno dopo), presso la banca dove il pensionato o il lavoratore deposita le somme, tale limite non opera più e il creditore può pignorare tutti i risparmi che vi trova. Quindi, una volta che il denaro si è “confuso” (anche quando il conto contiene solo redditi dello stesso tipo, come solo la pensione o solo lo stipendio) è possibile pignorare non più solo il quinto, ma il 100% della pensione o del salario.

Differenze rispetto al precedente sistema
Questo era già possibile prima del decreto “Salva Italia”; ma se prima il pensionato poteva esigere i pagamenti a mano (alla Posta), oggi invece, con l’obbligo di versamento in conto, nessuno si può più sottrarre al rischio di un pignoramento integrale della pensione.
Il creditore infatti potrà, anziché notificare il pignoramento all’INPS, e accontentarsi di un quinto della mensilità, attendere pochi giorni che l’emolumento venga accreditato in banca e lì aggredirlo integralmente (e, se fortunato, prendere anche le precedenti mensilità, se non ancora prelevate).
Del resto, il pensionato non ha scelta: se non apre il conto corrente, l’Inps trattiene le somme dovute.

Non si discute sul fatto che i debiti vadano pagati, ma il discorso è un altro: se per garantire il minimo sostentamento del pensionato o del lavoratore, la legge prevede una misura massima per il pignoramento, non ha poi senso rendere questa stessa norma così facilmente aggirabile.

La previsione quindi del limite del quinto, a tutela della dignità dell’uomo, rischia di essere completamente svilita e superata per causa di una riforma che, invece, mirava solo a finalità fiscali (la tracciabilità dei pagamenti). Insomma, come al solito, per riparare ai problemi dell’evasione fiscale, a rimetterci è sempre il cittadino più povero.
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