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Thursday, February 27, 2014

Come pagare meno tasse

Ricevo da fonte anonima e pubblico questo cartone animato molto simpatico.


https://www.youtube.com/watch?v=vkQQRc4W_Ds&feature=youtu.be


L'amministratore






L'inquietante intreccio dei nomi che appoggiano Renzi: "Poteri forti che vogliono eliminare la sinistra"

L'inquietante intreccio dei nomi che appoggiano Renzi: "Poteri forti che vogliono eliminare la sinistra"



Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l'ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.
Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l'allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia a Israele.
Forse aveva ragione l'ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c'è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari. 
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.
Definito dall'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell'ultimo anno il gotha dell'industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito.
Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, "Il Corriere della Sera", da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all'italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l'intreccio dei nomi che svernano all'ombra di Renzi. E c'è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.


Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l'ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.
Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l'allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia a Israele.
Forse aveva ragione l'ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c'è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.
Definito dall'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell'ultimo anno il gotha dell'industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito.
Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, "Il Corriere della Sera", da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all'italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».
- See more at: http://www.infiltrato.it/inchieste/linquietante-intreccio-dei-nomi-che-appoggiano-renzi-poteri-forti-che-vogliono-eliminare-la-sinistra#sthash.natNvI4d.dpuf

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l'intreccio dei nomi che svernano all'ombra di Renzi. E c'è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.


Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l'ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.
Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l'allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia a Israele.
Forse aveva ragione l'ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c'è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.
Definito dall'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell'ultimo anno il gotha dell'industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito.
Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, "Il Corriere della Sera", da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all'italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».
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Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l'intreccio dei nomi che svernano all'ombra di Renzi. E c'è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.


Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l'ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.
Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l'allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia a Israele.
Forse aveva ragione l'ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c'è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.
Definito dall'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell'ultimo anno il gotha dell'industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito.
Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, "Il Corriere della Sera", da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all'italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».
- See more at: http://www.infiltrato.it/inchieste/linquietante-intreccio-dei-nomi-che-appoggiano-renzi-poteri-forti-che-vogliono-eliminare-la-sinistra#sthash.natNvI4d.dpuf

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l'intreccio dei nomi che svernano all'ombra di Renzi. E c'è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.


Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l'ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.
Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l'allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia a Israele.
Forse aveva ragione l'ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c'è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.
Definito dall'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell'ultimo anno il gotha dell'industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito.
Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, "Il Corriere della Sera", da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all'italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».
- See more at: http://www.infiltrato.it/inchieste/linquietante-intreccio-dei-nomi-che-appoggiano-renzi-poteri-forti-che-vogliono-eliminare-la-sinistra#sthash.natNvI4d.dpuf

Thursday, February 20, 2014

L'Europa ha paura del Movimento 5 Stelle, pressioni per bloccarlo

L'Europa ha paura del Movimento 5 Stelle, pressioni per bloccarlo

Parole pensanti che non possono non far riflettere. La clamorosa denuncia parte dalla senatrice 5 Stelle Vilma Moronese che su Facebook scrive il seguente messaggio:

Sono state fatte pressioni dai poteri forti per bloccare l'ascesa del MoVimento 5 Stelle in Europa, così Napolitano ha tolto Letta e messo Renzi con la speranza di recuperare consensi in vista delle prossime elezioni europee.

Sono arrivati a queste conclusioni parlando con economisti stranieri durante una conference call, ascoltate, lo ha detto l'economista Eugenio Benetazzo in TV.


Il video che vedete sotto documenta quanto riferito dalla senatrice 5 Stelle. L'economista Eugenio Benetazzo afferma appunto che "sono state fatte pressioni dai poteri forti per bloccare l'ascesa del MoVimento 5 Stelle in Europa". 

 https://www.youtube.com/watch?v=l1B6HW_JdtU

THE ITALIAN JOB

THE ITALIAN JOB

Riporto qui di seguito la pagina del Financial Times con l'articolo di Alan Friedman "MONTI'S SECRET SUMMER" che descrive i retroscena di come Mario Monti fu paracadutato dal nulla nella politica.

L'amministratore.

 Da scaricare e condividere
 



SCONTRO GRILLO-RENZI

(VIDEO) L’APPELLO DI BARNARD ALLA GUARDIA DI FINANZA

(VIDEO) L’APPELLO DI BARNARD ALLA GUARDIA DI FINANZA: “NON VESSATE LE PICCOLE IMPRESE, STANNO CERCANDO SI SOPRAVVIVERE ALLA CRISI CAUSATA DALLA POLITICA ITALIANA ED EUROPEA

 

https://www.youtube.com/watch?v=4cN5v6LF02M&feature=player_embedded 

I BANCHIERI SUICIDI

 I BANCHIERI SUICIDI

Fonte: Anonimo

Nelle associazioni criminali di stampo mafioso eliminano
"il problema" attraverso l'omicidio...
Nelle associazioni criminali di stampo bancario usano un'altra tecnica... i problemi LI SUICIDANO...!!!

QUATTRO BANCHIERI SI SUICIDANO NELL'ARCO DI UN MESE, TRE ERANO DI JP MORGAN (CATACLISMA FINANZIARIO IN ARRIVO?)

mercoledì 19 febbraio 2014
La serie di suicidi di banchieri iniziata alla fine di gennaio sembra trasformarsi in epidemia, particolarmente concentrata sul colosso bancario americano JP Morgan.

Un terzo banchiere di JP Morgan si è tolto la vita martedì 18 febbraio presso la sede di JP Morgan Charter House Asia, nel centro di Hong Kong. Era un trader di 33 anni e si è suicidato lanciandosi dal tetto del grattacielo che ospita la sede della banca americana.

Il 26 gennaio 2014 la polizia di Londra aveva trovato il cadavere di William Broeksmit, 58 anni, ex direttore esecutivo presso la Deutsche Bank, morto impiccato nella sua casa di Kensington.

Il 28 gennaio Gabriel Magee, banchiere di 39 anni presso JP Morgan Londra, è morto dopo essersi lanciato dal tetto della sede della banca. Magee era vice presidente nel dipartimento tecnologico della banca. La polizia ha confermato che si tratta di un suicidio.

Il 29 gennaio Mike Dueker, 50 anni e economista capo presso la società americana Russell Investments si è suicidato saltando da un ponte a Tacoma, nei pressi di Washington.

Il 3 febbraio, Ryan Crane, 37 anni e direttore esecutivo presso JP Morgan Chase a New York è stato trovato morto nella sua casa di Stamford, nel Connecticut.

Diversi commentatori britannici e nord americani affermano che questi decessi intervengono nel momento in cui alcune multinazionali subiscono importanti perdite, le quali potrebbero lasciar presagire l’imminenza di una nuova e grave crisi finanziaria.

Wednesday, February 19, 2014

L’EUROZONA HA GIA’ UCCISO IL GOVERNO RENZIE (FONZIE)


Fonte:https://www.facebook.com/photo.php?fbid=262136540622227&set=a.142205435948672.1073741826.142063302629552&type=1

L’EUROZONA HA GIA’ UCCISO IL GOVERNO RENZIE (FONZIE)


Tragica cosa per le persone di questo Paese, non per sto egocentrico servo della finanza europea. Renzi fallirà come un cretino qualsiasi. Perché neppure può provarci.

Non sto provocando, è che la sua è una missione impossibile. Se non fosse sto pupazzo pompato che è, se conoscesse l’Eurozona e la macroeconomia, non si sarebbe cacciato in questo pasticcio (e badate che sto dicendo che pure i suoi padroni speculatori ci smeneranno il muso, perché sto gioco di creare una moneta unica per distruggere mezza Europa e fare un gran banchetto si è già ritorto contro chi l’ha pensato. Gli speculatori ci hanno fatto un po’ di fortune per pochi anni, ma sta finendo).



NO SOVRANITA’ MONETARIA.

Per prima cosa Renzi si ritrova senza sovranità monetaria, quindi senza nessuna delle leve economiche fondamentali di cui deve godere un governo degno di questo nome, e di cui godono gli USA, la GB, la Svezia o il Giappone. Non ha una Banca Centrale che possa controllare inflazione, prezzo del denaro, tassi d’interesse, né monetizzare la spesa decisa dal Parlamento. Renzi non possiede una moneta, e deve usare gli euro, da restituire con tassi non decisi da lui ai mercati di capitali internazionali. Dovrà dunque tassarci a morte sempre, per fare quanto appena detto. Dovrà quindi mentire all’Italia fingendo col gioco delle tre carte di spostare fondi e investimenti essenziali (lavoro, infrastrutture, crescita…) da qui a lì, per poi rimangiarseli tutti con gli interessi. Dovrà rispettare il Pareggio di Bilancio, che peggiora ciò che ho appena scritto. Ovvero: Chemiotassazione garantita, impossibilità di investire per le aziende e tagli alla spesa. Qui abbiamo la garanzia della decapitazione di: speranze di posti di lavoro; salari; pensioni; modernizzazione del Paese; Sanità; risparmi privati; piano industriale; risanamento bancario; crescita del PIL; e domanda aggregata. Potrei finire qui, ce n’è già a sufficienza, ma purtroppo…



I DEFICIT NEGATIVI.

Renzi si ritroverà in una spirale di Deficit Negativi mortali, cioè di tutte quelle spese di Stato imposte dalla crisi dell’Eurozona ma che non risolvono nulla, non producono nulla e che aumentano il debito di Stato. Per prima cosa l’economia continuerà a contrarsi, come è già previsto per l’Italia dal FMI, Bloomberg, OCSE, Commissione UE, e quindi calerà sempre il gettito fiscale, che quindi va a ingrandire il debito. L’economia impantanata significa che il miliardo di ore di cassa integrazione rimarranno e aumenteranno, pompando di nuovo il debito. I fallimenti aziendali non caleranno, la curva dei prestiti bancari insolventi aumenterà, e le banche italiane che già sono in parte fallite, dovranno essere ri-salvate, a suon di denaro pubblico, e ancora il debito sale. Assieme ad esso salgono gli interessi da pagare, sempre spesa di Stato, ancora più debito. Ma stando in Eurozona, un debito che lievita è grave (con la Lira non lo sarebbe) perché porta all’allarme delle agenzie di rating, che porta all’allarme dei mercati di capitali che prestano a Renzi gli euro, che porta a tassi più alti sui titoli di Stato, che porta a più debito. Che farà Draghi a sto punto? Si metterà a comprarci i titoli di Stato per far scendere i nostri tassi? Farà cioè la famosa Outright Monetary Transaction? Se lo fa, la Germania lo ammazza. Non lo farà. Renzi rimane nel letame.



NO CRESCITA E DEFLAZIONE.

Renzi si ritrova con un’economia che si è contratta del 18% dalla fine degli anni ’90. Per riportarci a quel livello di vita, dovrebbe riuscire a far crescere l’Italia del 20%. No, calma, visto che oggi cresciamo dello 0,1% se va bene…. Il 20% fa ridere. Renzi non è Roosevelt e non ha la sua testa. Poi abbiamo il problema della deflazione che sta aggredendo tutta l’Eurozona, con la BCE disperata perché non sa più che fare per fermare il crollo dei prezzi (deflazione = contrario di inflazione). E quel che è peggio, è che in un clima di crisi di queste proporzioni la gente corre a risparmiare disperatamente per il timore del domani (mica scemi), ma questo sottrae denaro in circolo, cosa che non solo affama tutta l’economia, ma peggiora la deflazione stessa. Vorrei che capiste che questo è uno dei mali economici peggiori e che c’è tutta la tecnocrazia europea che non sa più come fermarlo. Immaginatevi Renzi, il bulletto del PD.



CROLLO BANCHE.

Renzi, poi, fra otto mesi si ritroverà l’implosione del sistema creditizio europeo, quando i test dei regolamentatori dell’EBA inevitabilmente mostreranno che alcune delle maggiori banche sono irrecuperabili. Da qui il terremoto delle piccole medio banche, fra cui quelle italiane sono quelle messe peggio d’Europa sia come buchi di bilancio che come capitale di copertura. Prometeia stima che solo per i prestiti insolventi le banche italiane siano scoperte per 150 miliardi di euro. E chi le salva? E con che soldi? No, Renzi, la sovranità monetaria non ce l’hai, non le puoi nazionalizzare. Che fai? Chiami Benigni?



SVENDITA PUBBLICA INUTILE.

Ma Renzi almeno ha la carta delle privatizzazioni… Vendi il vendibile, incassa l’incassabile. Funziona? No. Non ha funzionato in nessun Paese del mondo, meno che meno da noi quando proprio il centro sinistra si mise negli anni ’90 a svendere pezzi di beni di Stato a un ritmo talmente forsennato che fece il record europeo delle privatizzazioni nel 1999. Sapete di quanto ridussero il debito di Stato italiano? Di un maestoso 8%... E che allora i prezzi contrattati per i beni pubblici da alienare erano, circa, decenti. Oggi, con l’Italia sprofondata dall’Eurozona in una svalutazione della sua economia da piangere, Roma deve svendere a prezzi stracciati qualsiasi cosa offra, con margini che saranno patetici. Renzi, farà la Thatcher dei poveri.



DISOCCUPAZIONE

E la disoccupazione? Sapete cosa costa all’Italia avere il 12% (fasullo, è molto di più) di disoccupati? Trecentosessanta miliardi all’anno perduti. E i giovani? Il 76% di loro è costretto alla flessibilità, con limiti invalicabili all’acquisto di una casa o al matrimonio. L’Eurozona fu pensata ed edificata proprio per ridurre il sud Europa a un serbatoio di lavoratori pagati alla kosovara ma in strutture moderne. Il futuro di questo ragazzi è ormai certo: stipendi dai 600 agli 800 euro per i più qualificati, al lavoro per investitori stranieri. Questo non è più un Economicidio, è un olocausto economico e generazionale, che Renzi dovrà gestire sotto l’egida della Germania che già oggi sta affossando il resto d’Europa coi suoi diktat criminosi. Tradotto in termini specifici: il potere Neomercantile della mega-industria tedesca, quello della Bundesbank, quello dei maggiori speculatori-rentiers del mondo, contro Renzino da Firenze. Matteo tu fai fesso qualcun altro. Perché è vero che ignori il 70% di tutto questo, ma sul restante 30% sei pienamente d’accordo, da bravo leader del partito di destra finanziaria peggiore d’Italia, il PD.



CONCLUSIONE.

Renzi non si rende conto di cosa lo aspetta, ma soprattutto del fatto che la catastrofe dell’economia italiana è un MACROPROBLEMA STRUTTURALE nell’Eurozona, e finché esisteranno i parametri economicidi dell’euro non esiste salvezza. Il governo Renzi è morto prima di nascere. Poi, sapete, uno si stufa di scrivere sempre le stesse cose.


Wednesday, February 5, 2014

Tassa sui dispositivi elettronici: Per gli Smartphone 5 euro, 40 per i decoder

Tassa sui dispositivi elettronici: Per gli Smartphone 5 euro, 40 per i decoder



Come anticipato dalla nostra VIDEONEWS  arriverà una spesa in più per i possessori di prodotti hi-tech.
E pensare che quando è stato dato l’annuncio che sarebbe stata introdotta una nuova tassa sugli smartphone e sui dispositivi elettronici in tanti hanno pensato che si trattasse di una bufala ma le notizie che girano in questi giorni fanno invece pensare che sia tutto vero.
Pare infatti che il Governo stia decidendo seriamente se introdurre una tassa su degli oggetti entrati ormai nell’uso comune di gran parte degli italiani, perché la misura non andrebbe a colpire solo gli smartphone, ma tutti i device dotati di una memoria interna, tra cui, quindi, anche i computer, i lettori mp3, le chiavette usb e perfino le consolle tanto in voga tra i ragazzini.
Questo balzello sarebbe completamente a carico dell’utente finale che vedrebbe crescere quindi il costo base del device di una cifra non di poco conto, perché se si pensa che per gli smartphone la tassa dovrebbe partire da 5,20 euro, per i decoder digitali che sono dotati di una memoria da 400 giga che consente di registrare i film e i programmi con la tecnologia on demand, la tassa andrebbe a toccare i 40 euro: una tassa non di poco conto, dunque, che potrebbe portare a un ulteriore freno dei consumi al dettagli mandando ancora più in crisi il mercato e l’economia italiana, soprattutto per i prodotti che appartengono alla fascia di prezzo più bassa.
In tutto ciò bisogna anche considerare che questa nuova tassa, agendo sul prezzo finale del prodotto, viene anche assoggettata al regime dell’Imposta di valore aggiunto, l’IVA, per una percentuale del 22%.
Se questa misura dovesse essere realmente messa in atto dal Governo non sono escluse manifestazioni da parte dei cittadini ed è per questo motivo che il Ministro Bray, che deve apporre la firma per la delibera definitiva, ha bloccato tutti i lavori per valutare meglio le possibili alternative a questa misura estrema, cercando anche di capire se potrebbe portare a un effettivo beneficio o se invece non causerebbe il cosiddetto effetto boomerang sui consumi e quindi sull’economia italiana già disastrata.
Comunque, per chi non lo sapesse, non si tratta di una tassa completamente nuova, perché gli italiani già la pagano sul prezzo finale dei dispositivi elettronici, ma si tratta di una cifra che incide minimamente sul costo degli oggetti perché, per esempio, sugli smartphone attualmente è di 0,90 centesimi e non va a colpire invece i tablet, che invece con la riforma subirebbero lo stesso trattamento: se dovesse passare il provvedimento questa cifra verrebbe più che quintuplicata.
In molti si staranno chiedendo perché si debba pagare una tassa sull’acquisto di un dispositivo elettronico: secondo la Disposizione di Legge in corso la tassa è dovuta come contributo una tantum perché con questo genere di prodotti l’utente è in grado di effettuare copie di contenuti audiovisivi anche protetti dal diritto di autore di cui però, solitamente, il proprietario del dispositivo è già in possesso dei diritti di utilizzo avendoli regolarmente acquistati, dunque pagati con relativa IVA e diritti SIAE. In poche parole, se io acquisto un cd digitale su computer, potendolo passare liberamente e senza essere fuorilegge su un telefono o un tablet, devo pagare una tassa perché in questo modo si crea un mancato guadagno negli autori dell’opera.
La nuova tassa che Bray ha bloccato, quindi, altro non è che un adeguamento necessario, secondo una parte, eccessivo e controproducente, secondo l’altra parte.
Adesso non resta che vedere cosa verrà deciso, attendendo anche che ai consumatori vengano date risposte chiare e lineari alle domande lecite che in tanti si stanno ponendo.

COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE 

SOCIALISTI PEZZI DI MERDA... BISOGNA FUGGIRE DALL'ITALIA OPPURE UCCIDERLI TUTTI! FARABUTTI, LADRI E PORCI!

L'amministratore.

Tobin Tax: dopo un mese dall’introduzione crollano gli scambi. Una tassa inutile

Tobin Tax: dopo un mese dall’introduzione crollano gli scambi. Una tassa inutile



Entra in vigore la Tobin Tax e crollano gli scambi a Piazza Affari. Ecco la cronaca di un disastro annunciato. Ad un mese dall’entrata in vigore della tanto contestata tassa sulle transazioni finanziarie, meglio nota come Tobin Tax, si tirano le prime somme degli effetti prodotti. E i risultati sono tutt’altro che positivi. Monta la protesta degli operatori che promettono battaglia.
Cerchiamo di capire insieme il perchè di tali effetti.

CHE COS’E’ LA TOBIN TAX
La Tobin Tax è la tassa sulle transazioni finanziarie che è entrata in vigore dal primo marzo 2013. In effetti si tratta in tutto e per tutto di un prelievo fiscale che, per quanto concerne la compravendita di azioni, riguarda esclusivamente le capitalizzazione di importo pari o superiore al mezzo miliardo di euro.
Ci sono alcuni titoli esclusi da questa tassa, titoli inseriti in un apposito elenco costituito, al momento, da 219 azioni e consultabile sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Inoltre, sono esclusi tutte le compravendite che vengono aperte e chiuse nel medesimo giorno (intraday).
L’aliquota da applicare per il 2013 è dello 0,12% per quanto riguarda le compravendite effettuate sui mercati regolamentati mentre per quelli definiti over the counter è dello 0,22%.
A partire dal primo luglio 2013 la Tobin Tax verrà applicata anche ai derivati mentre continueranno a restare esclusi da questa tassa sia le obbligazioni che i titoli di Stato.

QUALI SONO I SUOI EFFETTI
A circa un mese dalla sua comparsa, secondo i dati della banca d’affari statunitense Morgan Stanley, il volume di affari del mercato azionario è calato di circa un terzo rispetto alla media del periodo (meno 32%). A rendere più interessanti le ricerche di Morgan Stanley c’è anche il fatto che esse comprendono tutte le sedi di negoziazioni, includendo anche le dark pool e quelli che vengono comunemente definiti scambi over the counter.
Altro fenomeno rilevante è l’aumento degli scambi e la concentrazione sui mercati regolamentati. Un esempio su tutti?  Borsa Italiana, che prima totalizzava il 72% degli scambi, ora ha raggiunto un impressionante quasi 92% (per la precisione, 91,6%). Gli esperti temono che questo fenomeno potrebbe avere ripercussioni negative sul gettito in quanto si presume che secondo le stime del Governo circa il 70% delle entrate provenienti dalla Tobin Tax dovrebbero arrivare proprio dai mercati non regolamentati.
Ultima curiosità: sembra che dalle stime sia stato evidenziato come le flessioni più importanti dei flussi di scambio di verifichino nelle ore del mattino, in particolare nelle prime due ore di scambi. Questo fenomeno può essere spiegato con la motivazione che proprio in quelle ore si verifica solitamente un allargamento del bid/ask spread con una conseguente diminuzione del controvalore medio per ogni singola azione.

QUALI LE CONSEGUENZE PER IL FUTURO?
Purtroppo le previsioni per l’immediato futuro sembrano essere nere. Se, infatti, i dati calcolati dalla ricerca di Morgan Stanley prendono in considerazione gli scambi effettuati dall’1 al 15 marzo, i dati successivi non inseriti nella ricerca (dunque quelli che vanno dal 16 al 30 Marzo) ci parlano di un calo di circa il 36%, ben al di sopra di quello che ci si potrebbe attendere anche in un periodo di crisi economica e finanziaria come quella che stiamo vivendo.

7.5 billion to the banks, 130 complaints to the Prosecutors

7.5 billion to the banks, 130 complaints to the Prosecutors 

Fonte:http://www.beppegrillo.it/en/

 denunce_bankitalia.jpg

“My name is Elio Lannutti, and I’m the President of Abusdef, the association that defends the people using the services of banks and financial institutions.
In relation to the scandalous gifting of seven and a half billion euro by the Bank of Italy, a public institution, to the banks and the private insurance companies we have made complaints to 130 Prosecution Offices, and to the General Prosecutor of the Court of Appeal, asking for the consideration of a whole series of crimes ranging from formal collusion in a crime that is ongoing (see article 81 of the Criminal Code for penalties for those that collude in crime, and circumstances that make the crime more serious), abuse of office, failure to take action in accordance with the position held, interruption of public services and public utilities, subjugation, fraud, embezzling, abuse of the credibility of the people. These are all articles in the Criminal Code that have been brought forward by our lawyers, Avvocato Golino, Avvocato Tanza and other outstanding legal minds.
Why? Remember that Bank of Italy Governor Ignazio Visco has recently stated that the Bank of Italy is a public institution and that it is drawing on its reserves, that amount to 22 billion euro, and those reserves are different from the currency and gold reserves amounting to 105 billion that are the Bank of Italy’s extraordinary reserves, that are the result of seigniorage, that is the issuing of cash. They are dipping into seven and a half billion euro from the reserves of the Bank of Italy, a public body, in order to gift it to the private banks, to Banca Intesa San Paolo, that’s getting more than thirty per cent, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Assicurazioni Generali, Inps led by Mastrapasqua the one who’s collecting armchairs of power, etc.!
We would like to thank the 5 Star Movement that has fought a fierce battle in Parliament. It tried to block this destructive measure working against the law and against democracy and we trust that there’ll be a judge in Berlin who can block this measure before the money is handed over to the banks. Oh by the way, we have asked for the money to be preventively sequestered. We have also denounced this action for the damage to the tax revenues and we have presented a claim to the General Prosecutor of the Court of Accounts as well as to the European Commission, because it is a veiled way of providing state assistance. They are taking money away from a public body to gift it to the banks and the private insurance companies.
While people are dying of starvation, while young people have no future and are having to move abroad.
It’s theft at the expense of the whole community, because the reserves of the Bank of Italy are not there to be disposed of by these oligarchs, nor by a Parliament abusing its power using the “guillotine” for the first time in the history of the Republic! It’s our money! And we will try using all means possible to claim it back in the name of the people of Italy."

Elio Lannutti, president of Adusbef

Sviluppo, Monorchio: "Ipotecare le case degli italiani per risanare i conti pubblici"

Andrea Monorchio Andrea Monorchio 

Sviluppo, Monorchio: "Ipotecare le case degli italiani per risanare i conti pubblici"

Un'ipoteca sul 10% del patrimonio privato al posto di una tassa patrimoniale. Con l'obiettivo di ridurre il costo del debito pubblico prevedendo, in parallelo, un piccolo "bonus" ai proprietari che si trasformeranno in questo modo garanti di parte del debito. L'ipotesi, che al momento è solo un'idea, è arrivata sul tavolo del primo confronto avviato al ministero dello Sviluppo con i ministri del Pdl. "Una proposta tra tante", spiega una fonte del dicastero che la ritiene poco percorribile. Che poi in serata afferma tranchant: "La proposta Monorchio non è stata né sara presa in considerazione per il Dl Sviluppo". Ma a presentarla è stato l'ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, che l'ha elaborata assieme all'esperto Guido Salerno.
E, con le sue suggestioni, trova favorevole qualche rappresentante di governo. Un'ipoteca sul 10% del valore delle case private: l'idea non é di bolscevichi che puntano a nazionalizzare la proprietà privata. Ma, elaborata da Monorchio e Salerno, è stata presentata già alla Fondazione Ugo La Malfa e, pur nella sua complessità tecnica, avrebbe lo scopo di evitare la temuta patrimoniale. Già, perché lo scopo è sempre lo stesso: recuperare risorse per ridurre le tasse e favorire investimenti e sviluppo. Così che, ora che anche l'ipotesi condono sembra tramontare, non manca chi ritiene che la proposta dell'ex ragioniere possa prendere quota, diventare più che percorribile.
L'idea è quella di abbattere il costo del debito pubblico, applicando i tassi Bce (ora all'1,5%) su nuovi, speciali titoli pubblici, grazie alla garanzia di asset privati: gli immobili degli italiani, ma solo per una piccola quota parte calcolata sul valore degli immobili di mercato all'anno 2000. Al tasso Bce andrebbe però aggiunta una maggiorazione dell'1% che servirà a ripagare il proprietario che ha dato in garanzia il bene. Che ci guadagna lo Stato? Il tasso dei titoli per lo Stato sarebbe quindi del 2,5%, ma i conti pubblici risparmierebbero comunque due punti rispetto ai tassi di mercato e le risorse potrebbero essere applicate per favorire lo sviluppo. E per i proprietari quali i benefici? Evitando la patrimoniale non avranno un aggravio di imposizione ma, anzi, un 'bonus' taglia-tasse. La maggiorazione dell'1%, che sarà loro attribuita, potrà essere utilizzata per pagare le imposte (ad esempio l'Ici).
Tecnicamente la proposta - secondo i proponenti che hanno già elaborato anche un testo normativo - potrebbe essere realizzata solo dal momento del pareggio di bilancio e prevede che 'il patrimonio immobiliare privato' sul quale non gravano già garanzie ipotecarie, possa essere "prestato", in piccola quota (il 10%), per una garanzia allo Stato sul debito ventennale contratto con la Bce, con titoli di serie speciale denominati "Mobilitazione del patrimonio immobiliare privato" e "Bonus ai proprietari garanti". In questo modo il prestito non sarebbe collegato all'andamento del mercato. Attualmente il patrimonio abitativo, secondo dati Bankitalia, vale circa 4.832 miliardi che, escludendo quello ipotecato, scende a circa 4.500 miliardi. Prevedere un'ipoteca - che in alcune ipotesi sarebbe volontaria e in altre obbligatoria - del 10%, significa per lo Stato poter contrarre 450 miliardi di debito pubblico a un tasso ridotto, con un risparmio di almeno due punti percentuali che favorirebbe lo Sviluppo.
L'obiettivo sarebbe anche quello di stabilizzare il debito pubblico, riducendo la quota in mano a investitori esteri (che ora è appena sotto il 50%) e quindi da possibili speculazioni. Ma l'ipotesi, che è stata sintetizzata anche in un testo normativo di 10 articoli, deve ancora superare il vaglio collegiale, che poi è il nuovo metodo avviato dal ministro Romani che ha portato sul suo tavolo molte proposte, tutte ancora da vagliare.
Bonelli (Verdi): “Ipoteca è un esproprio forzato” - "Il governo non si azzardi ad avviare un esproprio forzato delle case degli italiani". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. "A questo punto - aggiunge - è ormai evidente che il governo brancola nel buio in quanto ad idee per affrontare la crisi economica e che dopo aver messo in pericolo i risparmi e il lavoro degli italiani adesso ha deciso di ipotecare anche le case dei cittadini. Invece di cercare idee fantasiose con i beni di chi ha lavorato una vita per acquistare la propria abitazione il governo farebbe bene a ripristinare gli incentivi per le eco-ristrutturazioni e per le rinnovabili: gli unici settori che si erano dimostrati anti-ciclici negli ultimi anni e che sono stati ridotti ai minimi termini".
Donadi: “Ipoteca è una rapina, servono riforme” - "L'ipotesi che il governo sta considerando di ipotecare le case di tutti gli italiani per ridurre il debito pubblico è, nel contesto odierno, una specie di rapina a mano armata. Questo governo deve smetterla di saccheggiare i risparmi degli italiani". Lo afferma Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera. "Quello che serve al Paese - aggiunge Donadi - sono riforme strutturali che ridisegnino l'architettura dello Stato e delle pubbliche amministrazioni e che ci portino a spendere meno e meglio il denaro pubblico".
 
 
COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE

SOCIALISTI PEZZI DI MERDA! MA PERCHE' NON MORITE TUTTI (DESTRA+SINISTRA)?

L' Amministratore
 

Tuesday, February 4, 2014

L’Italia ha dichiarato guerra a chi produce. Difendersi è legittimo

L’Italia ha dichiarato guerra a chi produce. Difendersi è legittimo

 Fonte:http://www.lindipendenza.com/litalia-ha-dichiarato-guerra-a-chi-produce-difendersi-e-legittimo/

 

di GUGLIELMO PIOMBINI

Le analisi sociologiche del compianto professor Gianfranco Miglio possono ancora offrire un’importante chiave di lettura degli avvenimenti italiani degli ultimi decenni. «Dove c’è ricchezza – spiegava Miglio – gli uomini cercano d’impadronirsene ad ogni costo e creano giustificazioni ad hoc per la propria rapacità. È questo l’arcano dello “Stato sociale” e di tutte le sue forme degenerative: una parte dell’umanità preferisce organizzarsi (o utilizzare le strutture statali esistenti) per vivere alle spalle degli altri».
Ogni sistema fiscale, infatti, divide la società in due classi contrapposte. Da una parte vi sono coloro che producono le ricchezze (i lavoratori autonomi e dipendenti del settore privato), dall’altra coloro che vivono sui proventi derivanti dalla tassazione di queste ricchezze (la casta politico-burocratica e le clientele assistite). Questa contrapposizione può anche assumere un carattere territoriale, quando gli appartenenti alle due classi sono concentrati prevalentemente in due aree distinte del paese, come in Italia, divisa tra il nord produttivo e il sud maggiormente assistito, o il Belgio, dove i fiamminghi si lamentano degli eccessivi trasferimenti a favore dei valloni.
Quando la tassazione viene portata all’eccesso, l’intero sistema produttivo entra in crisi e si crea una situazione di conflitto tra queste due classi sociali. «In ogni momento storico – osservava Miglio – gli individui di una Comunità politica si dividono naturalmente in produttori e consumatori di tasse. Quando i consumatori di tasse prendono il sopravvento tramite le assemblee politiche e considerano i produttori i propri schiavi fiscali, la struttura parassitaria mette in crisi tutta la Comunità politica. A quel punto o si riforma totalmente il sistema, o ci si rassegna alla rivoluzione che, per definizione, non è pilotabile» (G. Miglio, Federalismo e secessione, Mondadori, 1997, p. 34 e 73).
La crisi in cui si dibatte attualmente l’Italia ha dunque origine nella persecuzione fiscale scatenata dalla casta politico-burocratica contro la classe dei produttori privati, che in pochi anni ha portato a un aumento della pressione tributaria e a un inasprimento dei controlli sulla vita privata dei contribuenti senza eguali nel mondo.

Una guerra immotivata
Ogni aumento delle imposte e della spesa pubblica ha l’effetto di far arricchire e rendere più potente una parte, e di impoverire e indebolire l’altra. Ebbene, dai dati del Fondo Monetario Internazionale risulta che negli ultimi anni in Italia si è verificato un colossale trasferimento di ricchezze dal settore privato al settore statale. Nel 1996 le entrate dello Stato italiano ammontavano a più di 450 miliardi di euro, nel 2003 hanno raggiunto i 600 miliardi, e nel 2013 i 760 miliardi. L’aumento della spesa è stato ancora più rapido di quello delle entrate. La spesa pubblica, che nel 1996 superava di poco i 500 miliardi di euro, ha raggiunto i 600 miliardi nel2001, haquasi toccato i 700 miliardi nel 2005, per poi superare gli 800 miliardi nel 2013.
Questi numeri rivelano che nell’arco di soli quindici-vent’anni, caratterizzati da una bassissima crescita economica, i privati sono stati costretti a suon di minacce, insulti e pesanti intimidazioni a versare nelle mani dei membri dell’apparato statale 300 miliardi aggiuntivi, oltre ai 500 miliardi che già pagavano! Se escludiamo le esperienze storiche delle rivoluzioni comuniste, probabilmente non si è mai verificata un’espropriazione di ricchezze private così rapida e imponente. Questa guerra scatenata dallo Stato contro l’apparato produttivo del paese, tuttora in corso di svolgimento, non sembra aver alcuna giustificazione razionale, né dal punto di vista economico, né dal punto di vista politico. La decisione delle classi governanti di dare il via all’escalation di tasse e spesa pubblica non ha migliorato il livello qualitativo di nessun servizio pubblico rispetto a vent’anni fa, ma ha aumentato a dismisura le occasioni di spreco e di corruzione, la corsa ai privilegi odiosi e ingiustificati, ha distrutto una larga fetta del tessuto produttivo privato costringendo alla chiusura centinaia di migliaia di piccole imprese, ha provocato l’aumento della disoccupazione e più in generale l’abbassamento del tenore di vita delle famiglie.
Anche dal punto di vista politico questa offensiva fiscale non sembra avere una legittimazione plausibile. La spesa pubblica italiana era considerata eccessiva già negli anni Novanta; pochi ne chiedevano l’ulteriore aumento, nessuno chiedeva di raddoppiarla in meno di vent’anni. Le elezioni politiche, infatti, hanno spesso premiato quei partiti, come Forza Italia o la Lega Nord, che si sono presentati come interpreti di una rivolta antiburocratica e antifiscale. Le loro successive sconfitte elettorali sono state la logica conseguenza della delusione dell’elettorato per il tradimento della “rivoluzione liberale” che era stata promessa. Questo stesso elettorato ha poi condannato senza appello, nelle elezioni politiche del 2008, l’esperienza del governo Prodi, giudicata troppo statalista. Tutto questo dimostra che in Italia non è mai esistita una domanda di “maggior Stato” tale da giustificare quell’elenco interminabile di nuove tasse introdotte negli ultimi anni, che Leonardo Facco ha riportato nell’articolo Letta fa finta di abbassare le tasse. Voi fate finta di pagarle.

Una guerra unilaterale
L’Italia è stata trasformata in un inferno fiscale per mezzo di una guerra unilaterale, dichiarata e combattuta dalla parte armata e munita del monopolio dei mezzi di costrizione, e subita dalla parte disarmata della società. Ogni guerra fiscale, infatti, è sempre condotta dai potenti e dai privilegiati contro i ceti più indifesi della società. I vincitori di questo scontro finora sono stati i membri della casta (politici e funzionari pubblici), che oggi risultano più numerosi, potenti, ricchi e tutelati. Gli sconfitti sono stati i lavoratori del settore privato, gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, che hanno perso il lavoro, la casa, l’azienda, e sono stati spinti ad emigrare o a suicidarsi.
Sono questi ultimi, infatti, che sopportano per intero il carico fiscale. L’idea che i membri dello Stato paghino le tasse è dal punto di vista economico completamente priva di senso. Chi lavora nel settore pubblico “paga” le tasse solo in maniera fittizia, attraverso una partita di giro contabile. Nella realtà le cose avvengono molto diversamente: lo Stato preleva le risorse che gli servono dal settore privato, e le utilizza per pagare gli stipendi a tutti i propri dipendenti. L’idea che lo Stato possa ottenere delle entrate “tassando” il settore pubblico, che non produce utili ma solo perdite colossali, è assurda e ridicola. La verità è che se domani ogni azienda privata chiudesse, le entrate fiscali dello Stato si azzererebbero, e non ci sarebbero più risorse per mantenere in piedi l’apparato statale.
Non meno pretestuosa è l’idea che le imposte siano necessarie per la fornitura dei servizi pubblici. In realtà lo Stato offre servizi scadentissimi o inesistenti a costi stratosferici, che nessuna persona sana di mente acquisterebbe mai volontariamente sul mercato. È stato calcolato, ad esempio, che per l’istruzione di un alunno lo Stato spende sei volte più di una scuola privata; che la spesa pubblica pro-capite per la sanità permetterebbe di acquistare sul mercato tre assicurazioni sanitarie onnicomprensive a testa più tre check-up completi all’anno; che versando gli ingenti contributi pensionistici in una polizza o in un fondo, un lavoratore privato potrebbe riscuotere, al termine dell’attività lavorativa, una rendita vitalizia dieci volte più cospicua della pensione da fame che gli darà l’Inps.
Se i lavoratori autonomi e dipendenti del settore privato avessero libertà di scelta, e potessero rinunciare ai servizi pubblici trattenendo per sé le imposte pagate, si verificherebbe una fuga generalizzata dallo Stato. Tutti preferirebbero l’aumento del 70 per cento dei propri redditi alla fruizione degli attuali servizi pubblici di infimo livello. A quel punto la totale inutilità dello Stato italiano diventerebbe evidente a tutti. L’intera impalcatura statale e tutte le ideologie che la giustificano crollerebbero come castelli di carta.

L’evasione fiscale come resistenza civile
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Purtroppo le classi produttive private, colte di sorpresa dall’attacco virulento sferrato da una classe politica che per anni aveva nascosto le sue reali intenzioni dietro la retorica liberale della lotta all’invadenza dello Stato, appaiono per ora completamente annichilite. Solo in Veneto sono apparsi alcuni segnali di ribellione, ma la stessa cosa non può dirsi per le altre regioni produttive del nord, come ha notato il direttore de L’Indipendenza Gianluca Marchi nell’articolo Lumbard paga e tas. In Lombardia i ceti produttivi appaiono pesti e confusi come pugili suonati sul ring. Probabilmente è sorta la consapevolezza che non sia più possibile modificare l’attuale situazione con gli strumenti “democratici” che mette a disposizione lo Stato nazionale.
Tutto l’ordinamento politico, amministrativo e giudiziario italiano infatti è congegnato in modo da far prevalere sempre l’interesse dei consumatori di tasse su quello dei pagatori di tasse. Nella giurisprudenza civile, amministrativa e costituzionale anche le forme più ingiuste di privilegio diventano automaticamente intoccabili “diritti acquisiti” se vanno a vantaggio dei tax-consumers (come l’illicenziabilità, i vitalizi, le pensioni d’oro, baby, doppie o triple), ma lo stesso non accade quando i vantaggi sono a favore dei tax-payers. Ad esempio, una riduzione fiscale non diventa mai un “diritto acquisito” per il contribuente, e può essere sempre revocata dal potere politico.
È opinione ormai diffusa che tutti i problemi principali del nostro paese (sperperi, corruzione, privilegi, ingiustizie, parassitismo, distruzione dell’etica del lavoro) nascono dal fatto che lo Stato gestisce troppi soldi, non troppo pochi. Tutte le proposte di riforma costituzionale dovrebbero quindi concentrarsi sui modi per impedire allo Stato di fagocitare troppe risorse alla società, mentre la lotta all’evasione fiscale che assilla la classe politica dovrebbe costituire l’ultima delle priorità. In un sistema privo di meccanismi politici o giuridici capaci di fermare l’invadenza dello Stato, e di fronte a un Leviatano che ogni giorno s’ingrossa sempre di più, l’evasione fiscale può rappresentare invece una delle pochissime forme di resistenza pacifica rimaste a disposizione della società civile. Per questa ragione la rivolta fiscale dovrebbe essere applaudita da tutti coloro che ancora conservano un minimo di onestà intellettuale e di amore per la propria terra.