KNIGHTS_ILL

KNIGHTS_ILL

oriental

oriental

enegba

enegba

Contante Libero

ContanteLibero.it

DONATIONS

DONATIONS - TO HELP US TO DEFEND IN THE WORLD HUMAN AND CIVIL RIGHTS, BECAUSE HUMAN AND CIVIL RIGHTS AREN'T A GOVERNMENTS' OR A FALSE DEMOCRACIES' OPTIONAL...

DONAZIONI - PER AIUTARCI A DIFENDERE NEL MONDO I DIRITTI UMANI E CIVILI, PERCHE' I DIRITTI UMANI E CIVILI NON SONO UN OPTIONAL DEI GOVERNI O DELLE FALSE DEMOCRAZIE...


BTC:1DHyhYuFQGY3jz8JFJ9Ue43UL7Qzatnzi9

DRK:Xv84M1FKfPvLcBpChDFyS8bw9UFLHs2Lg7

ANC:ANYjRxrUW93966K7NW8UHhyFmtJue4RK5M

VTC:VnSwP3oMkNY1CZx3zHVC7UMQgUy7pWToQo

----------------------------------------------------------------

ADVERTISEMENT SPACES

WE REALIZE ON REQUEST PROFESSIONAL BANNERS LIKE THESE ON THIS SITE AND ALSO WEB GRAPHICS WORKS... FOR INFORMATIONS AND PRICES WRITE TO:



IF YOU HAVE A COMMERCIAL OR PROFESSIONAL WORKING ACTIVITY, WE RENT ADVERTISEMENT SPACES ON THIS BLOG... FOR INFORMATIONS AND PRICES WRITE TO:



---------------------------------------------------------------
SEND US YOUR ARTICLES EVEN ANONYMOUSLY, WE WILL PUBLISH THEM ON THIS BLOG

INVIATECI I VOSTRI ARTICOLI ANCHE IN MODO ANONIMO, VE LI PUBBLICHEREMO SU QUESTO BLOG

-----------------------------------------------------------------

Il DR. BARDON ORGANIZZA CORSI ON-LINE DI SCIENZE OCCULTE

DR. BARDON ORGANIZES ON-LINE COURSES ABOUT OCCULT SCIENCES

COINCHIMP

BitLaunder

Bitplastic

Thursday, January 30, 2014

Fotovoltaico: duro colpo all’autoconsumo di energia

La Germania del boom delle rinnovabili torna incredibilmente indietro

Fotovoltaico: duro colpo all’autoconsumo di energia

[28 gennaio 2014]


pannelli fotovoltaico solare
Il governo di Grosse koalition Cdu/Csu-Spd tedesco ha approvato una nuova tassa sull’autoconsumo di energia solare, che trasforma la Germania del boom del fotovoltaico nel primo Paese dell’Ue a penalizzare i proprietari di impianti a fonti rinnovabili che le utilizzano per il proprio consumo di energia elettrica.
La misura fa parte del piano della cancelliera Angela Merkel, approvato dai suoi alleati socialdemocratici, per contenere l’aumento delle bollette dell’energia elettrica. MarketPrice Energy spiega che «I cambiamenti andranno ad incidere sul fotovoltaico e in parte sono stati segnalati come una nuova tassa retroattiva solare. Il governo dovrebbe firmare ufficialmente il via libera al progetto di legge nel mese di aprile prima che vada al Bundestag, che dovrebbe votare a giugno e potrebbe diventare legge in agosto. La tassa verrà applicata solo ai nuovi impianti sul tetto sopra i 10kWp installati a partire da agosto di quest’anno, mentre gli individui che utilizzano la propria energia elettrica solare generata saranno tenuti a pagare un supplemento di € 0,044kWh. I consumatori con una capacità fotovoltaica maggiore ai 10 kWp saranno esentati dalla tassa, ma rappresentano solo il 17% dei nuovi auto-consumatori».
Il governo si fa forte del fatto che, attualmente, le famiglie tedesche stanno pagando i prezzi più cari per l’energia elettrica di qualsiasi altro Paese Ue esclusa la  Danimarca e che quest’anno le bollette sono aumentate del 18% ad 8 centesimi per kilowatt-ora, ma il sospetto di una cambiale elettorale pagata alle grandi compagnie energetiche tedesche, già arrabbiate per l’uscita dal nucleare della Germania e per l’eccessivo espandersi dell’energia autoprodotta, è più che fondato e l’industria del solare non l’ha presa per niente bene. Le imprese del fotovoltaico dicono che questa tassa sul solare potrebbe frenare gli investimenti nella tecnologia e questo nel Paese che ha il maggior numero di impianti fotovoltaici al mondo.
La  Bundesverband Solarwirtschaft  (Bsw-Solar), l’associazione delle industrie solari tedesche, chiede al governo rosso-nero di abbandonare il suo piano, dicendo che la transizione energetica della Germania altrimenti potrebbe subire gravi danni e che la tassa non può essere caricata sulle spalle di chi la sta compiendo, mentre i benefici andranno a chi la sta contrastando. Il presidente di Bsw-Solar, Günther Hackl, ha detto: «E’ un’aberrazione controproducente. E’ come se il comparto degli orticoltori pagasse una tassa sulle verdure raccolte per finanziare gli agricoltori». L’esempio tedesco potrebbe far scuola, questa volta in senso negativo, il governo democristiano spagnolo sta lavorando a un piano simile che ridurrebbe la possibilità di autoprodurre energia e su una tassa per pagare i costi della rete.
E’ allarme anche tra gli ambientalisti statunitensi, visto che alcuni Stati Usa stanno valutando di imporre tasse ai proprietari dei tetti fotovoltaici.

COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE

Ecco i soliti socialisti pezzi di merda, nemici per definizione della libertà e della proprietà privata, i quali vogliono mettere sempre e in ogni caso tutti e tutto sotto il loro controllo che tornano a colpire ancora. Il mondo, per progredire, deve liberarsi per sempre dalla piaga del socialismo, che ha distrutto tutti i sistemi economici in cui è stato applicato. Altrimenti...Il mondo tra un po' di tempo finirà di esistere.


L'amministratore del blog.

Monday, January 27, 2014

Cosmo-Skymed, la spia perfetta vede tutto e nessuno la controlla

Cosmo-Skymed, la spia perfetta Vede tutto e nessuno la controlla

Fonte: Anonimo

 

mercoledì 20 marzo 2013

ATTENZIONE!!! PERICOLO PRIVACY - NECESSARIE IMMEDIATE CONTROMISURE -

Un sistema satellitare sofisticatissimo. La cui versione militare arriva a "vedere" dal cielo oggetti di un metro. Il nostro Paese è all'avanguardia e potrebbe servirsi di queste tecnologie a fin di bene. Ma il loro utilizzo è avvolto nell'ombra. Fa capo al Ris, il nuovo servizio segreto militare voluto da La Russa che, però, non ha regole né limiti. E desta non poche preoccupazioni.

ROMA - Di giorno e di notte, anche con le nuvole più fitte, loro possono scrutare ovunque: hanno occhi radar che guardano persino attraverso le tempeste di sabbia, fotografando oggetti di 40 centimetri. Sono i satelliti spia italiani, gioielli tecnologici talmente avanzati da sorprendere persino gli americani, stupiti  -  come evidenzia uno dei cablo inediti di WikilLeaks  -  nello scoprire che l'Italia dispone di una rete spaziale di sorveglianza militare. A Washington erano convinti che il programma stellare tricolore avesse scopi essenzialmente civili e solo una limitata capacità di spionaggio: invece tutti gli alleati si sono resi conto che Roma stava mettendo in orbita prodigiosi sistemi di intelligence. Ma questi sensori che tutto possono controllare sfuggono invece al controllo delle istituzioni democratiche: sono gestiti da un apparato che fa capo solo ai vertici militari, esterno ai servizi segreti e alla vigilanza del Parlamento. E nessuno sa quali immagini catturino e che fine facciano.

La rete Cosmo-Skymed è uno delle realizzazioni più moderne e costose varata dai governi italiani del nuovo millennio. Per i quattro satelliti già operativi sono stati spesi un miliardo e 137 milioni di euro: una cifra decidamente siderale. Ma si è già deciso di investire altri 555 milioni nei prossimi anni per potenziare la costellazione spia, lanciando in orbita due occhi elettronici ancora più evoluti. Le spese ricadono sulla Difesa, sul ministero delle Attività produttive e su quello dell'Istruzione e Ricerca. Quando i parlamentari discutono di questi fondi non si chiedono cosa si nasconda dietro la sigla "duale": quale è la missione militare che compiono dallo spazio? "Finalità strategiche e tattiche", spiegano i generali senza entrare nei dettagli. Il progetto, nato come Finmeccanica e poi trasferito alla joint venture italo-francese Alenia Thales Space, fa affidamento sulle meraviglie di un radar di bordo che può fotografare mezzo continente, oppure concentrarsi su dettagli "tattici": un'auto, un gruppo di uomini, persino la canna di un pezzo d'artiglieria. Ovunque: nel mondo o anche in Italia.

Ad esempio i Cosmo-Skymed potrebbero concentrarsi sui porti tunisini e libici dove si imbarcano i profughi diretti verso Lampedusa, per lanciare l'allarme su quante navi e quante persone stanno per partire: ci sarebbe così il tempo per cercare di dissuadere gli scafisti intervenendo sulle autorità tunisine o mettere in allarme chi deve soccorrere o accogliere i disperati del Mediterraneo. Ma informazioni del genere ai pattugliatori della Finanza o della Capitaneria non arrivano. Spesso nemmeno i servizi segreti "istituzionali", creati con la riforma del 2007, sanno cosa stiano facendo i satelliti spia, che sono interamente nelle mani della Difesa.

In compenso, a Parigi sanno. I francesi sono rimasti così impressionati dalla potenza dei nostri sistemi stellari da creare un accordo di scambio, tutto tra generali. Loro cedono le foto dei loro satelliti con ottiche tradizionali, in pratica delle evolute macchine fotografiche che funzionano soprattutto di giorno e con condizioni meteo ottimali; noi gli forniamo le immagini dei Cosmo-Skymed, che con i loro radar guardano oltre le nuvole, incuranti della notte. Gli stati maggiori dei due paesi possono così avere una gamma completa di dati. Che tengono per sé, coperti dal massimo segreto.

EQUIVOCO DUALE. Il programma spaziale è "duale", ossia bifronte. C'è una parte civile, con attività che possono servire per molti scopi. In caso di disastri naturali  -  inondazioni o terremoti  -  i satelliti riescono a dare un quadro globale della situazione. In qualunque momento il radar riesce a scansire regioni molto vaste  -  una striscia larga 40 chilometri e lunga fino a 4000 chilometri - mostrando danni e trasformazioni del terreno. Sono stati utilizzati in occasione del sisma in Abruzzo e di quello di Haiti, ma anche per il Giappone. Gli apparati, poi, sono utilissimi in occasione di incidenti ecologici, soprattutto nei casi di inquinamento in mare: evidenziano le sostanze che Si disperdono e le dimensioni del problema. Infine possono servire per monitorare il traffico navale: censiscono i mercantili che affollanno zone di particolare interesse, come gli stretti. C'è poi un'applicazione commerciale: le immagini vengono vendute a privati o enti, per rilievi geologici o per progettare infrastrutture. Nel futuro prossimo potranno fare ancora di più: i due nuovi satelliti saranno in grado di guardare parzialmente sotto il terreno, aprendo prospettive nuove alla ricerca petrolifera ma anche agli studi archeologici.

La componente civile è gestita dall'Agenzia Spaziale Italiana, Asi, la Nasa tricolore che ha finanziato parte del programma Cosmo-Skymed. Tutto passa per il celebre quartier generale  abruzzese di Telespazio nella Conca del Fucino, che con le sue colossali parabole dirige il movimento dei satelliti. I dati vengono poi trasmessi al Centro di Geodesia Spaziale di Matera, che li rende disponibili per gli enti o i privati. Ma si tratta di immagini a bassa risoluzione: sempre superiore al metro. Si può individuare una nave mercantile, mentre in quelle foto un peschereccio diventa poco più di un punto; si vede una villa, non un'automobile.

BASE SPAZIALE RIS. Soltanto i militari possono selezionare i radar sulla massima risoluzione e scagliare sul terreno impulsi che tirano fuori dettagli fino a 40 centimetri. Jeep, veicoli, ogive di missili o anche gruppi di persone ed automobili. Lo fanno da una base costruita all'interno dell'aeroporto di Pratica di Mare, alle porte di Roma. Si chiama Centro Interforze Telerilevamento Satellitare: un grande compound anonimo dal quale spuntano due antenne. Lì e solo lì arrivano le informazioni delicate, che vengono decifrate e analizzate. E lì si decide come sfruttare al meglio le capacità della rete e coordinarla con quella dei francesi. Il sistema operativo è stato inaugurato nello scorso settembre, con capacità fantascientifiche. I generali possono mandare i satelliti su un obiettivo in qualunque punto del pianeta ogni sei ore, ma nel Mediterraneo il passaggio avviene ogni tre: il bersaglio viene spiato anche otto volte al giorno. Il radar funziona sempre, forando nuvole e oscurità, tempeste e polveri. Alla fine della missione quotidiana se ne ricavano fino a 75 immagini a campo stretto ed alta risoluzione: in gergo la chiamano modalità "Spotlight 1". In una superficie di 45 chilometri quadrati ogni oggetto sarà scansito con dettagli di poco inferiori al mezzo metro. Certo, non si "vedono" singole persone e non si "leggono" numeri di targa, ma la quantità di informazioni raccolte è impressionante: ricostruzioni con elaborazioni tridimensionali, talvolta scrutando anche sotto la chioma gli alberi, che battono qualunque mimetizzazione o tentativo di occultamento. Anche perché il gioco di squadra con i francesi offre la possibilità di arricchire il quadro con foto tradizionali, dove compaiono scritte e dettagli. L'asse Roma-Parigi tesse così una ragnatela di controllo elettronico senza precedenti in Europa.

La passione dei generali per gli acronimi fa subito affiorare l'altra faccia del problema. La base di Pratica di Mare infatti si chiama CITS-RIS, dove la seconda sigla non indica gli investigatori scientifici dei carabinieri resi popolari dalla fiction tv ma l'intelligence militare rimasta ancorata alla riservatezza della Guerra Fredda. Il Ris è l'erede del Sios, ossia i servizi segreti interni alle Forze Armate. Come mostra lo stemma della base, comprende tutti i corpi  -  aeronautica, marina, esercito e carabinieri  -  ed è alle dirette dipendenze dello Stato maggiore Difesa: il Ris non risponde a nessuna altra autorità e tantomeno agli organi di controllo del Parlamento.

IL BUCO NERO. Quando, dopo gli scandali dello spionaggio parallelo di Telecom intrecciato agli 007 dell'era Pollari, le Camere decisero di riformare tutti i servizi segreti, quella sigla riuscì a nascondersi nei cavilli della legislazione. Si pensava che fosse destinata a un ruolo marginale: la legge assegnava al Ris "solo compiti di carattere tecnico e di polizia militare". L'attenzione era rivolta soprattutto alle spedizioni internazionali, Libano e Afghanistan, ossia "ogni attività informativa utile al fine della sicurezza dei presidi e delle attività delle forze armate all'estero". Quindi il Ris si dovrebbe limitare esclusivamente alla raccolta di notizie sul campo, lontano dalla madrepatria, cercando di proteggere i soldati impegnati sulla frontiera israeliana o nella regione di Herat. La legge era chiara nell'escludere qualunque attività di intelligence ed esplicitava che non dovesse avere nessuna delle funzioni dei servizi segreti. Lo scopo principale della riforma era proprio quello di affidare il totale controllo degli 007 alla presidenza del Consiglio, togliendo di mezzo le prerogative degli Interni sul vecchio Sisde e della Difesa sul Sismi. Veniva creato un apparato per l'attività informativa interna  -  l'Aisi  -  e uno per la sicurezza estera  -  Aise  -  diretti dal nuovo Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Dis. Tutto smilitarizzato, tutto civile, tutto con regole nuove che chiudessero una volta per tutte con il passato di misteri e sospetti.

Allo Stato maggiore questo "addio alle spie" non è mai andato giù. E ha trovato un potente alleato in Ignazio La Russa, pronto a invocare la necessità di una intelligence militare autonoma che assista le missioni all'estero. Il ministro lo ha fatto con una serie di dichiarazioni pubbliche alla fine del 2009, poi di fronte alle polemiche, ha scelto il dietrofront: "È stato solo un pensierino natalizio, una cosa buttata lì. D'altronde di queste cose si occupa già una struttura apposita che è il Ris...". E questa frase, che sottolineava il ruolo del Ris, è apparsa come una ritirata tattica, in attesa del momento migliore di tornare alla carica.

GUERRIERI ELETTRONICI. Nel frattempo però i generali hanno potenziato quantitativamente e qualitativamente le attività del Ris, per renderlo pronto ai nuovi conflitti. È stato creato un reparto per le guerre informatiche, le cyberwar, che si combattono in segreto già oggi attaccando le reti informatiche con ondate di virus ed overdose di imput. Sbaragliando i computer, si possono paralizzare aeroporti, linee ferroviarie, banche, enti pubblici, centrali elettriche, centri di ricerca, reti di telecomunicazione: l'Italia appare come un bersaglio fin troppo facile. E i militari sono gli unici che si stanno seriamente preparando a questo scenario, con un battaglione che fa capo al solito Ris. Ma ancora più importante è l'investimento in un altro acronimo, diventato fondamentale nella lotta al terrorismo: Sigint, l'analisi dei segnali elettronici. Ossia di tutte le comunicazioni: il che significa anche conversazioni sui cellulari e scambi di dati su reti telematiche. È la sfida che si conduce tutti i giorni in Afghanistan e in Iraq: riuscire a individuare nel traffico di telefonate la voce o le mail dei capi di Al Qaeda o dei talebani, per localizzarli o anticiparne i movimenti. O per neutralizzare gli apparecchi con cui i guerriglieri fanno esplodere le bombe, che hanno provocato numerose vittime anche tra i soldati italiani. L'ultimo attacco del genere è avvenuto nel Sud del Libano proprio alla fine di maggio. Tutte queste attività dovrebbero essere condotte dal Ris solo all'estero, nel legittimo intento di proteggere e assistere gli uomini che il Parlamento ha spedito nel mondo per costruire e difendere la pace. Ma le esercitazioni per captare e analizzare i segnali avvengono in patria, in basi come quella laziale di Nettuno che nella loro sfera di intercettazione elettronica possono abbracciare gran parte della Capitale.

L'Italia poi ha anche deciso di acquistare due aerei specialissimi, due Grandi Fratelli dei cieli che costeranno 280 milioni di euro. Il prezzo non dipende dai jet  -  si tratterà di bireattori Gulfstream  -  ma dalla dotazione di bordo: un sistema chiamato Jamms che cattura e setaccia tutte le emissioni elettromagnetiche, una sorta di Echelon volante. È una spugna di dati, che vengono filtrati secondo infinite chiavi. Possono riconoscere il profilo di una voce, di un singolo telefonino, di una rete wifi: volano e assorbono onde, che decifrano fino a renderle conversazioni o testi di mail. Sono l'arma decisiva per stanare i miliziani islamici: si appropriano delle loro comunicazioni, che si tratti di cellulari o walkie-talkie.

Ma sulle loro missioni in patria di queste macro-spie c'è incertezza. Dovrebbero venire schierati anche nel nostro paese, ad esempio, per dare la caccia ai latitanti di mafia. L'aereo può restare per ore in alto sulla zona dove si ritiene siano nascosti il boss Matteo Messina Denaro o il padrino casalese Michele Zagaria, ascoltando tutto e tutti. Poi quando nell'etere si materializza la voce del ricercato, il sistema di bordo ne individua la posizione e il numero che usa, permettendo di seguirlo o fare scattare la trappola.

FUORI CONTROLLO. Gli aerei spia dovrebbero essere gestiti in condominio dai servizi segreti e dal solito Ris, che essendo interno alle forze armate ovviamente dispone già di piloti, hangar e tecnici. Ma il dilemma è lo stesso: poiché la legge non prevede che i militari si occupino di intelligence, nessun organismo parlamentare li controlla. Non ci sono sospetti di deviazioni da pare di questo reparto, resta però un problema fondamentale di regole: chi vigila sulle operazioni del Ris? Non sono stare definite regole e limiti per la sua attività. Mentre le informazioni a cui il Ris ha accesso diventano sempre più ampie. Lo dimostra la gestione dello scambio dati sui satelliti spia con la Francia, che non passa attraverso i servizi segreti istituzionali ma avviene tra intelligence militare. O l'accesso diretto del Ris ai dossier degli 007 americani in Afghanistan che  -  come rivelano i file di WikiLeaks  -  è stato concesso al ministro La Russa al fine di migliorare l'incisività dei nostri incursori. Tutto top secret.

Delle operazioni di Cosmo-Skymed si sa soltanto che in questi mesi i satelliti spesso scrutano la zona di Tripoli, per scoprire i movimenti delle truppe di Gheddafi. Una missione lecita, rivelata in modo anomalo. Ne ha parlato Marco Airaghi, il "consigliere spaziale" di La Russa e vicepresidente dell'Asi, svelando: "Cosmo-Skymed oggi può essere utilizzato nella sua funzione principe di supporto alle forze armate". La "funzione principe" quindi è quella militare. E gli italiani hanno pagato oltre un miliardo per  mantenere nell'alto dei cieli un sistema che tutto controlla senza venire controllato: la spia perfetta. ( il Sensitivo ) .

Saturday, January 25, 2014

TORNEREMO POVERI COME NEGLI ANNI ’50

“TORNEREMO POVERI COME NEGLI ANNI ’50″ IL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE EUROPEA CHE I PARASSITI NON HANNO MAI LETTO! LO SCOOP DI BARNARD E PARAGONE ALLA TRASMISSIONE “LA GABBIA”

Fonte:http://bastacasta.altervista.org/p9134/

La Gabbia, il talk show di approfondimento politico condotto da Gianluigi Paragone di ieri sera su la 7
La disoccupazione aumentera’ di anno in anno fino al 2023,le imprese non si riprenderanno piu’,e ritorneremo agli anni sessanta come standard di vita.
grafico11-620x350

Barnard mostra come i debiti pubblici degli Stati sono clamorosamente aumentati dopo che essi sono entrati nell’Eurozona.
Ecco il documento nel quale – precisa Barnard – torneremo agli inizi degli anni 60 come standard di vita, cioè 50 anni indietro rispetto agli Stati Uniti

Il grafico (contenuto nel documento della Commissione europea) mostra come il calo delle produzioni industriali nell’eurozona risalga al 2000.
——————————————————————————————————

Dal profeta Mario Monti, 23/09/2012: “Nel 2013 ci sarà la crescita!” (trovate qui la dichiarazione)
Dal profeta Enrico Letta, 18/12/2013: ”Un’ inversione di tendenza c’è e sicuramente porterà crescita.” (ecco il link)
Dopo tutte le profezie, le fantomatiche cure miracolose e tanta ideologia, finalmente emerge qualche dato concreto: la Commissione si è recentemente espressa in merito alle prospettive di sviluppo per l’eurozona nei prossimi 10 anni (a questo link trovate il documento ufficiale).
Secondo il più influente organo comunitario, tra 10 anni ci ritroveremo con uno standard di vita, rispetto agli USA, inferiore a quello che avevamo negli anni ’60. Ovvero uno standard di vita del 40% inferiore a quello americano. In quanto a crescita inoltre, possiamo metterci l’anima in pace almeno fino al 2023. In barba ai falsi profeti.
Ma vi ricordate quali erano gli enormi vantaggi propagandati in merito all’adozione dell’euro? Sempre dal sito della Commissione Europea (clicca qui per vedere con i tuoi occhi) leggiamo: ”L’utilizzo di una moneta unica aumenta la trasparenza dei prezzi, elimina i costi di cambio, rende più fluidi i meccanismi dell’economia europea, facilita gli scambi internazionali e conferisce all’UE una posizione di maggiore forza sulla scena mondiale. Inoltre, la dimensione e la forza dell’area dell’euro la rendono meno vulnerabile agli shock economici esterni, come le improvvise impennate del prezzo del petrolio o le turbolenze dei mercati valutari.”
Ok, riassumendo, i principali vantaggi sarebbero dovuti derivare dalla maggiore forza nei confronti dei colossi mondiali (USA, Cina, ecc..) e dalla capacità di reagire prontamente e senza danni a shock economici e finanziari esterni.
In sostanza quindi, con il recente “Quarterly Report on the Euro Area”la stessa Commissione ci informa che in merito al primo obiettivo torneremo addirittura ai livelli di 50 anni fa, e non abbiamo prospettive di crescita almeno per il prossimo decennio. In quanto al secondo obiettivo poi, i danni causati dalla crisi finanziaria del 2007 continuiamo a sentirli sulla nostra pelle.
Ma mentre la Commissione ammette il fallimento della moneta unica, siamo curiosi di vedere come reagiranno i nostri falsi profeti. Continueranno a proporci false soluzioni, nascondendoci la verità sulla radice delle attuali problematiche?
Ora che il fallimento è innegabile, noi riusciamo a vedere davvero la luce in fondo al tunnel, perchè prendere consapevolezza dei problemi è l’unico modo per risolverli. 
Dobbiamo dare all’Italia la possibilità di ricominciare, come una fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.
 
http://visioneinsieme.blogspot.it/2014/01/la-commissione-ammette-il-fallimento.html
http://www.positanonews.it/articoli/109128

Monday, January 20, 2014

Al-Qaeda, il killer pagato della Nato: scandalo in Turchia

Al-Qaeda, il killer pagato della Nato: scandalo in Turchia

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2014/01/20/al-qaeda-il-killer-pagato-della-nato-scandalo-in-turchia/ 

erdogan

Il “banchiere” di Al-Qaeda, Yasin al-Qadi, ricercato dagli Stati Uniti dopo gli attentati contro le loro ambasciate in Kenya e Tanzania del 1998, era un amico personale sia dell’ex vicepresidente Usa Dick Cheney sia dell’attuale primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan, che ha visitato almeno quattro volte nel 2012 facendo scalo a Istanbul dove – grazie alle telecamere oscurate – ha aggirato i controlli doganali, sotto la protezione degli agenti sicurezza turchi. Secondo la polizia e i magistrati turchi che hanno rivelato queste informazioni e incarcerato i collaboratori di svariati ministri coinvolti nel caso, il 17 dicembre 2013 – prima di essere spogliati delle indagini o sollevati dal loro incarico dal primo ministro – Yasin al-Qadi e Erdoğan avevano sviluppato un vasto sistema di distrazione di fondi per finanziare Al-Qaeda in Siria, racconta Thierry Meyssan, secondo cui lo scandalo che sta scutendo la Turchia rivela che Al-Qaeda, in realtà, «ha sempre combattuto gli stessi nemici dell’Alleanza Atlantica», fin dalla sua nascita nel 1979 come struttura di guerriglia contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan.
Nel momento in cui questo incredibile doppio gioco veniva portato alla luce ad Ankara, continua Meyssan in un post tradotto da Megachip”, la polizia turca ha fermato vicino al confine siriano un camion che trasportava armi per Al-Qaeda. «Delle tre persone arrestate, una dichiarava di trasportare il carico per conto della Ihh, l’associazione “umanitaria” dei Fratelli Musulmani turchi, mentre un’altra affermava di essere un agente segreto turco in missione». In definitiva, il governo ha ostacolato la giustizia, confermando che «il trasporto era un’operazione segreta del Mit (i servizi segreti turchi)», e ha ordinato che il camion e il suo carico potessero riprendere il loro cammino. L’inchiesta mostra anche che il finanziamento turco di Al-Qaeda usava un’industria iraniana, sia per agire sotto copertura in Siria sia per condurre operazioni terroristiche in Iran. «La Nato disponeva già di complicità a Teheran durante l’operazione “Iran-Contras” presso i circoli vicini all’ex presidente Rafsanjani, come lo sceicco Rohani, divenuto poi l’attuale presidente».
Questi fatti, aggiunge Meyssan, sono intervenuti nel momento in cui l’opposizione politica siriana in esilio lancia una nuova teoria alla vigilia della Conferenza di Ginevra: le milizie qaediste che hanno seminato strage in Siria sarebbero creature dei servizi di Assad, incaricate di terrorizzare la popolazione per indurla ad accettare la protezione del regime. «Saremmo dinque pregati di dimenticare tutto il bene che la stessa opposizione in esilio diceva di Al-Qaeda da tre anni, così come il silenzio degli Stati membri della Nato sulla diffusione del terrorismo in Siria». Pertanto, se si può ammettere che la maggior parte dei leader dell’Alleanza atlantica ignorasse del tutto il Erdogan e al-Qadi, il banchiere di Bin Ladensostegno della loro organizzazione al terrorismo internazionale, per Meyssan «si dovrà anche ammettere che la Nato è il principale responsabile mondiale del terrorismo».
Finora, le autorità Nato hanno sostenuto che il movimento jihadista internazionale, da esse sostenuto in occasione della sua formazione durante la guerra in Afghanistan contro i sovietici, si sarebbe ritorto contro di loro dopo la liberazione del Kuwait nel 1991. Gli Stati Uniti accusano Al-Qaeda di aver attaccato le ambasciate Usa in Kenya e in Somalia nel 1998 e di aver fomentato gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York, ma ammettono che dopo la morte “ufficiale” di Osama Bin Laden, nel 2011, «certi elementi jihadisti hanno nuovamente collaborato con loro in Libia e in Siria». Tuttavia, Washington avrebbe messo fine a questo riavvicinamento tattico nel dicembre 2012. «In realtà, questa versione è contraddetta dai fatti», sottolinea Meyssan, perché Al-Qaeda ha sempre combattuto dalla parte della Nato, come ora viene confermato anche dallo scandalo turco. 


London School of Economics: dell’Italia non rimarrà nulla, in 10 anni si dissolverà

London School of Economics: dell’Italia non rimarrà nulla, in 10 anni si dissolverà

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2013/10/16/london-school-of-economics-dellitalia-non-rimarra-nulla-in-10-anni-si-dissolvera/

mercoledì, 16, ottobre, 2013

Quirinale, giuramento del Governo Monti
Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.
Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell’IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.
Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori.
La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.
L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese . Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.
La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.
troika
L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi – collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio del Presidente della Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano. L’interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale.
L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia.
In conclusione, la rapidità del declino è davvero mozzafiato. Continuando su questa strada, in meno di una generazione non rimarrà nulla dell’Italia nazione industriale moderna. Entro un altro decennio, o giù di lì, intere regioni, come la Sardegna o Liguria, saranno così demograficamente compromesse che non potranno mai più recuperare.
I fondatori dello Stato italiano 152 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l’Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all’interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Quel progetto ora è fallito, insieme con l’idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia.

Autore: Dr. Roberto Orsi - London School of Economics (Fonte il nord)

Sunday, January 19, 2014

Cinque bugie sul rapporto dell’ONU sulle armi chimiche in Siria

Cinque bugie sul rapporto dell’ONU sulle armi chimiche in Siria

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2013/09/18/cinque-bugie-sul-rapporto-dellonu-sulle-armi-chimiche-in-siria/

Cinque bugie inventate per orientare il rapporto dell’ONU sull’attacco con armi chimiche in Siria
Tony Cartalucci Land Destroyer 17 settembre 2013

Come previsto giorni prima che la relazione sulle armi chimiche siriane delle Nazioni Unite fosse pubblicata, l’occidente ha iniziato a manipolarne i risultati per sostenere la propria vacillante storia riguardante i presunti attacchi con armi chimiche del 21 agosto 2013, a Damasco orientale, Siria. L’obiettivo, naturalmente, è continuare a demonizzare il governo siriano e contemporaneamente sabotare il recente accordo siriano-russo per far controllare e disarmare le scorte di armi chimiche della Siria da parte di osservatori indipendenti.
999688 


Una raffica di titoli sospetti ha tentato di collegare, nella mente dei lettori disattenti, la “conferma” delle Nazioni Unite sull’uso in Siria di armi chimiche e le pretese occidentali che sia stata opera del governo siriano. Inoltre, i governi statunitense, inglese e francese hanno rapidamente stilato una lista di balle volte a fare presentare il rapporto delle Nazioni Unite come favorevole alle loro accuse infondate contro il governo siriano. L’articolo della BBC, “Stati Uniti e Gran Bretagna indicano che il rapporto delle Nazioni Unite ‘incolpa la Siria’“, ancora una volta afferma inequivocabilmente ciò: “Il rapporto delle Nazioni Unite non attribuisce la colpa dell’attacco, non facendo parte del suo mandato”. Tuttavia ciò non ha impedito al ministro degli Esteri inglese William Hague dal sostenere: “Dalla ricchezza di dettagli tecnici nella relazione, anche sulla portata dell’attacco, la coerenza dei risultati dei test dei campioni nei laboratori indipendenti, le dichiarazioni dei testimoni e le informazioni sulle munizioni utilizzate e le loro traiettorie, è del tutto evidente che il regime siriano sia l’unico che avrebbe potuto esserne responsabile”. E l’ambasciatrice statunitense all’ONU Samantha Power ha dichiarato: “I dettagli tecnici del rapporto delle Nazioni Unite evidenziano che solo il regime avrebbe effettuato questo attacco con armi chimiche su grande scala”. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius avrebbe detto: “Quando si guardano i risultati con attenzione, le quantità di gas tossico utilizzate, la complessità delle miscele, la natura e la traiettoria dei vettori, non c’è alcun dubbio sull’origine dell’attacco”. Il Washington Post è andato oltre, e forse stupidamente, ha dato una spiegazione dettagliata di ogni montatura che l’occidente usa per strumentalizzare l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite. In un articolo intitolato “Il rapporto delle Nazioni Unite sulle armi chimiche è abbastanza schiacciante per Assad“, dove 5 punti vengono usati per motivare perché il rapporto delle Nazioni Unite “accusi” il governo siriano.

Le 5 bugie
Bugia n°1. Le armi chimiche, consegnate assieme alle munizioni, non sono state utilizzate dai ribelli: questa affermazione fa anche riferimento al “Syria watcherEliot Higgins, noto come “Brown Moses“, osservatore, seduto in una poltrona nel Regno Unito, della crisi siriana, che documenta le armi utilizzate nel conflitto sul suo blog. Mentre Higgins spiega che questi razzi, che hanno un calibro particolarmente grande (140 millimetri e 330 millimetri), non sono stati visti (da lui) nelle mani dei terroristi che operano all’interno e lungo i confini della Siria, vecchi suoi post mostrano razzi simili, ma più piccoli, certamente in costruzione e in azione nelle mani dei militanti. Il Washington Post sostiene che in qualche modo questi razzi più grandi richiedano una “tecnologia” cui i militanti non hanno accesso. Questo è decisamente falso. Un razzo viene lanciato da un semplice tubo, ed ai terroristi basterebbe la semplice tecnologia aggiuntiva per i razzi più grandi, quale un camion per montare il tutto. Per un fronte armato che schiera carri armati rubati, trovare un camion su cui montare tubi di metallo di grandi dimensioni sembrerebbe un compito piuttosto elementare, soprattutto se per effettuare un attacco simulato tale da giustificare l’intervento straniero e salvarne la vacillante offensiva.

Bugia n°2. Il sarin è stato lanciato da una zona controllata dal regime. Il Washington Post sostiene che: “La relazione conclude che i proiettili provenivano da nord-ovest del quartiere mirato. Quella zona era ed è controllata da forze del regime siriano ed è terribilmente vicina a una base militare siriana. Se i proiettili fossero stati sparati dai ribelli, probabilmente sarebbero giunti da sud-est, in mano ai ribelli”. Ciò che il Washington Post non cita sono i “limiti” che la stessa squadra dell’ONU ha indicato sulla credibilità delle proprie scoperte, a pagina 18 del rapporto (22 del .pdf), le Nazioni Unite dichiarano: “Il tempo necessario per condurre un’indagine dettagliata su entrambe le posizioni, nonché prelevare campioni, era molto limitato. I siti sono stati visitati da altri individui, sia prima che durante l’inchiesta. Frammenti e altre possibili prove sono stati chiaramente manipolati e spostati prima dell’arrivo della squadra investigativa”. Va inoltre notato che i militanti ancora controllano la zona dopo il presunto attacco e fino all’inchiesta del personale dell’ONU. La manomissione o l’inserimento di prove sarebbero stati effettuati da amici dell’”opposizione”, e sicuramente il governo siriano non punterebbe dei razzi in direzioni che potrebbero implicarlo.

Bugia n°3. L’analisi chimica suggerisce che il sarin probabilmente era parte di un rifornimento controllato, il Washington Post afferma: “Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno analizzato 30 campioni, trovando che contenevano non solo sarin, ma anche “prodotti chimici rilevanti, come stabilizzatori.” Questo suggerisce che le armi chimiche sono state prese da un deposito controllato, dove avrebbero potuto essere trasformate per l’impiego da parte di truppe addestrate al loro uso. Solo, per effettuare un attacco sarebbe anche necessario utilizzare agenti chimici stabilizzati e personale addestrato al loro uso”. Dai depositi saccheggiati in Libia, alle armi chimiche segretamente trasferite da Stati Uniti, Regno Unito o Israele, attraverso l’Arabia Saudita o il Qatar, non vi è scarsità di fonti possibili. Per quanto riguarda i “ribelli” privi del necessario addestramento nell’usare armi chimiche, la politica degli Stati Uniti ha fatto in modo che non solo ricevessero l’addestramento necessario, ma aziende della difesa occidentali, specializzate nella guerra chimica, avrebbero affiancato i militanti in Siria. La CNN ha riferito, nel suo articolo del 2012 “Fonti: gli USA addestrano i ribelli siriani nella sicurezza delle armi chimiche“, che: “Gli Stati Uniti e alcuni alleati europei usano aziende della difesa private per addestrare i ribelli siriani su come proteggere le scorte di armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario degli Stati Uniti e diversi diplomatici di alto livello. L’addestramento, che si svolge in Giordania e in Turchia, comprende come monitorare e proteggere le scorte, e gestire siti e materiali bellici, secondo le fonti. Alcuni contractor sono in Siria per collaborare con i ribelli nel monitorare alcuni dei siti, secondo uno dei funzionari”.

Bugia n°4. Caratteri cirillici sui proiettili, il Washington Post afferma: “Lettere russe sui proiettili di artiglieria suggeriscono fortemente che siano di fabbricazione russa. La Russia è un importante fornitore di armi del governo siriano, naturalmente, ma non al punto di rifornire direttamente o indirettamente di armi i ribelli”. La logica del Washington Post non vale una cicca. I terroristi che operano in Siria possiedono fucili e perfino carri armati di origine russa, rubati o acquisiti attraverso una vasta rete di trafficanti di armi costruita dalla NATO e dai suoi alleati regionali, per perpetuare il conflitto. Inoltre, inscenando gli attacchi, i terroristi e i loro sostenitori occidentali, in particolare gli attacchi la cui ricaduta dovrebbe suscitare un profondo cambiamento geopolitico a favore dell’occidente, avrebbero speso del tempo per far sembrare che l’attacco fosse opera del governo della Siria. L’uso di armi chimiche da parte di militanti contro una posizione di altri militanti, costituirebbe un attacco sotto “falsa bandiera” e ovviamente ciò richiederebbe una sorta di segno o prova incriminante sulle armi usate nel bombardamento.

Bugia n°5. Le osservazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla relazione, il Washington Post ammette l’esiguità di questo ultimo punto, affermando: “Questo è forse il caso più circostanziale di tutti, ma è difficile ignorare il chiaro sottinteso della conferenza del Segretario Generale Ban Ki-moon nel discutere il rapporto...” Il Washington Post, e gli interessi che guidano il suo comitato di redazione, non riuscivano nemmeno a produrre cinque argomentazioni ragionevolmente convincenti sul perché il rapporto delle Nazioni Unite implichi, in qualche modo, il governo siriano, così mettendo in dubbio le affermazioni relative alla “ricchezza di dettagli tecnici” che accuserebbe il Presidente Bashar al-Assad. Il rapporto delle Nazioni Unite conferma che sono state utilizzate armi chimiche, un punto che non è contestato dalle parti in conflitto, né prima nè dopo che l’inchiesta delle Nazioni Unite avesse inizio. Ciò che l’occidente cerca di fare ora è sfruttare la propria narrativa della relazione e, ancora una volta, creare una giustificazione infondata per continuare la guerra contro la Siria, sia come elemento di una politica estera ufficiale che coperta.

Vedere  anche:

https://www.youtube.com/watch?v=x9Wjq3ogLTw&feature=player_embedded

Navi siriane/A rischio ecosistema del Mediterraneo




Navi siriane/A rischio ecosistema del Mediterraneo 

Fonte:http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95573&typeb=0&Navi-siriane-A-rischio-ecosistema-del-Mediterraneo

sabato 18 gennaio 2014 15:56


Non solo Gioia Tauro a rischio. Scienziati lanciano l'allarme sui rischi dell'operazione di smaltimento delle armi chimiche siriane nel Mediterraneo. Il metodo mai stato testato prima.
 Le armi chimiche trasportate verso il porto di gioia tauro sono così letali da costringere i tecnici a utilizzare speciali tute e maschere di protezione. 
Le armi chimiche trasportate verso il porto di gioia tauro sono così letali da costringere i tecnici a utilizzare speciali tute e maschere di protezione. 
 di Franco Fracassi

Dopo aver chiesto, e ottenuto, chiesto la garanzia dell'anonimato al quotidiano Usa "The Washington Times", uno scienziato del Pentagono ha dichiarato: «Si è messo grande impegno nel piano di distruzione delle armi chimiche siriane. Si è cercato di valutare ogni possibile falla prima di dare il via. Quello che non si dice mai nelle dichiarazioni ufficiali è che, nonostante tutto, i rischi di un disastro ecologico sono molto alti». L'ex presidente dell'Unione dei chimici greci, Nikos Katsaros, è ancora più esplicito: «La distruzione delle armi chimiche siriane? Una bomba tossica estremamente pericolosa minaccia il Mediterraneo. Minaccia la salute pubblica e l'economia dei Paesi del Mediterraneo centrale. Sarei seriamente preoccupato anche se abitassi in Spagna o in Israele. Il Mediterraneo è un mare chiuso, non ha bisogno di essere contaminato ulteriormente».

Secondo le informazioni fornite dall'Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, dal ministero degli Esteri e da quello delle Infrastrutture, le sostanze chimiche trasportate dalla Siria («imballate e sigillate in modo da garantirne la totale sicurezza durante tutto il trasporto») arriveranno nel porto calabrese di Gioia Tauro a bordo di due cargo e due fregate battenti bandiere danese e norvegese. Cinquecentosessanta tonnellate di agenti chimici, che nel giro di quarantotto ore verranno imbarcati una parte a bordo della nave americana Cape Ray, e stivati in un recipiente di titanio, il resto su una nave da guerra britannica. Sulla Cape Ray sono state installate dal Pentagono delle apparecchiature mobili per la distruzione dei materiali mediante idrolisi. Una volta carica, la nave uscirà dalle acque territoriali italiane per trasferirsi in acque internazionali, nel tratto di mare tra Malta, Libia e Creta, «dove svolgerà le attività di distruzione». Processo che durerà tre mesi. I residui della distruzione saranno trasferiti a Munster, in Germania, perché possano essere convertiti in sostanze utilizzabili dall'industria.


Il porto di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, che per quarantotto ore sarà sede del trasbordo delle oltre mille tonnellate di armi chimiche. Da quattro navi verranno scaricate a terra, per poi essere caricate su altre due imbarcazioni.

A quanto pare, però, la realtà potrebbe essere molto distante dalla versione ufficiale.

Ne è certo il professor Evangelos Gidarakos, del Politecnico di Creta, il quale, come prima cosa contesta la quantità di sostanze da smaltire: «L'armamento chimico della Siria consiste di due parti. Esistono 1.250 tonnellate di armamenti principali come i gas sarin e i gas mostarda, e altre 1.230 tonnellate di sostanze precursori, che sono utilizzate per la fabbricazione delle armi vere e proprie. Queste sostanze, principalmente composti chimici di cloro e fluoro, sono di per sé altamente velenose e tossiche. Poi esiste una gamma di altre sostanze acquistate dalla Siria dopo l'embargo, per cui sono sia di provenienza sia di natura ignota. Anche prendendo per buone le 1.500 tonnellate ufficialmente dichiarate, non credo che tutto possa essere concluso in soli tre mesi. Ci vorrà probabilmente il triplo di questo tempo, sempre che non succedano degli spiacevoli imprevisti».



Poi c'è la questione tecnica dello smaltimento. La rivista "NewScientist" ha pubblicato un articolo nel quale si rivela l'esistenza di un laboratorio mobile per la neutralizzazione di armi chimiche, costruito a tempo di record dalla Edgewood Chemical Biological Center. «Fulcro dell'impianto è una tanica di titanio di oltre ottomila litri di capienza, in cui vengono pompati agenti come sarin e iprite, mescolati quindi con acqua, idrossido di sodio e candeggina, per essere poi riscaldati. Questo processo favorisce l'idrolisi dei composti, che sono scissi in frammenti più piccoli. I prodotti di questa idrolisi possono quindi essere smaltiti presso impianti commerciali per il trattamento di rifiuti pericolosi. L'efficienza è piuttosto alta».

Tutto a posto, dunque? «L'idrolisi è, certamente, una tecnica molto efficiente per rompere le molecole pericolose. Con l'idrolisi, la molecola viene "rotta" con acqua e idrossido di sodio per ridurla a sostanze meno tossiche. Ricordiamoci, però, che il Sarin non è l'unica arma ritenuta essere in mano ad Assad. Armi diverse potrebbero necessitare trattamenti diversi. Comunque, anche in questo caso servono gli impianti per farlo. "Piccoli laboratori sono insufficienti per le quantità da smaltire. Le operazioni di neutralizzazione sono sempre rischiose, e bisogna procedere con cautela. Ci vuole tempo", ha spiegato Lorenzo Nannetti, membro di Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi di vari Paesi.


Due ispettori verificano che i fusti contenenti le armi chimiche siano stati stoccati come da procedura.

«Sono molto scettico, e felice che l'operazione non si compia nelle acque americane. Non è mai stato fatto nulla di simile. Finora le armi chimiche sono sempre state stoccate a terra. Mai in mare. Non ci sono precedenti. Tutto quello che si sa è frutto di ipotesi, di stime. Stesso discorso vale per le armi da distruggere. Per esempio, non sappiamo se il sarin sia puro. Il sarin iracheno raramente era puro, era pieno di sostanze contaminanti. Sto cercando di dire che non sappiamo se le sostanze in questione siano adatte al metodo dell'idrolisi», ha dichiarato Raymond Zilinskas, direttore del Programma di non proliferazioni di armi chimiche e batteriologiche, professore al Monterey Institute of International Studies ed ex ispettore Onu in Iraq.

«Zilinksas ha ragione. Le probabilità che qualcosa vada storto sono molto alte. Oltre al fatto che non siamo ancora certi della reale composizione delle armi siriane», ha ribadito Richard M. Lloyd, della Tesla Laboratories Inc., l'azienda che ha avuto il compito di analizzare l'arsenale chimico siriano.


Decine di bambini morti, ammassati in una scuola nel sud della Siria. La scorsa estate armi chimiche sono state utilizzate sulla popolazione dai guerriglieri anti Assad. Dell'accaduto, però, la comunità internazionale ha accusato il presidente siriano, nonostante prove e testimonianze lo scagionassero.

Riprova dell'incertezza dell'operazione viene dalla decisione degli specialisti dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, contattati in un primo momento dal Pentagono per assistere lo smaltimento. Questi si sono tirati indietro dopo aver chiesto ulteriori garanzie al ministero della Difesa Usa. Secondo il "Washington Times", avrebbero preteso l'avvio delle operazioni non prima di giugno e non prima di aver effettuato test in mare delle apparecchiature. L'operazione si fa subito, e ai test nemmeno si è accennato. «I nostri laboratori mobili funzionano al 99,9 per cento», affermano alla Edgewood.
«E se qualcosa andasse storto? E se si verificasse un guasto nell'impianto durante il processo di "rottura"?», insiste Zilinskas.

«Se una tale neutralizzazione delle armi chimiche verrà effettuata tramite il processo di idrolisi, si può parlare di uno scenario da incubo. Si tratta di un metodo estremamente pericoloso, con conseguenze imprevedibili per l'ambiente mediterraneo e i popoli vicini», accusa Katsaros, che lavora anche per Democritos, il Cnr greco.


Medici portano via una persona intossicata dalle armi chimiche.

Katsaros azzarda anche un'ipotesi sullo scenario che potrebbe verificarsi: «Se qualcosa andrà storto, si verificherà la necrosi completa dell'ambiente interessato e l'inquinamento marino tra il mare Libico ed il mare di Creta. Il pesce sarà avvelenato dalla contaminazione, così come la popolazione che lo consumerà. Da notare inoltre che il punto del mare prescelto è all'incirca lo stesso usato per l'inabissamento di sostanze tossiche gestite in passato dalla mafia. Il mare Mediterraneo è stato scelto proprio perché chiuso. Negli oceani la contaminazione ci sarebbe stata lo stesso, ma la dissoluzione delle sostanze sarebbe stata agevolata dalla più grande quantità d'acqua. In un mare aperto però la possibilità di onde marine di grande altezza e quindi di incidenti è sostanzialmente maggiore».

Gli fa eco Gidarakos: «Queste sostanze chimiche sono miscele di sostanze pericolose e tossiche, che non sono in grado di essere inattivate in modo da non causare danni agli organismi viventi solo con questo metodo. Questa zona tra l'Adriatico e il Mediterraneo stata già trasformata dalla mafia italiana in un cimitero di prodotti chimici, facendo affondare, in un periodo di circa vent'anni circa trenta navi cariche di vari tipi di sostanze e rifiuti chimici».


Una delle navi norvegesi addette al trasporto delle armi chimiche siriane fino al porto di Gioia Tauro.

Ma non è tutto. «L'idrolisi di tutto questo quantitativo pericoloso produrrà una terza componente tossica che sarà formata direttamente nelle acque marine. Perché l'idrolisi non è più un processo relativamente sicuro come nel passato. Oggi l'idrolisi produce anche degli scarti in forma liquida, cosa che non succedeva prima», aggiunge il professore del Politecnico di Creta. «Tutta questa storia ricorda molto un'operazione militare ed ha poco di scientifico», conclude.

Insomma, la Casa Bianca e Palazzo Chigi assicurano che tutto andrà per il meglio, snocciolando cifre e presentando rapporti scientifici. Molti scienziati, però, alcuni dei quali coinvolti in prima persona nell'operazione, sollevano dubbi e lanciano allarmi. Il rischio è alto: il futuro del Mediterraneo e del pesce sulle nostre tavole. Siamo proprio così sicuri di poterci fidare della parola del Pentagono?







COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE DEL BLOG 
Personalmente, io non mi fiderei della parola del pentagono, nemmeno se scendesse Cristo sulla terra e si inginocchiasse Lui di fronte a me e pregasse Lui me di credere alla parola del pentagono...

Quindi...
Meditate.

UNA BOMBA NEL MEDITERRANEO




UNA BOMBA NEL MEDITERRANEO
Postato il Giovedì, 16 gennaio @ 23:00:00 GMT di davide








SOS: LE ARMI CHIMICHE SIRIANE SARANNO TRATTATE CON L'IDROLISI E POI INABISSATE NEL MEDITERRANEO TRA MALTA, ITALIA, GRECIA E LIBIA

Una “bomba” tossica, estremamente pericolosa per l'ambiente, minaccia la salute pubblica e l'economia dei paesi del Mediterraneo centrale, ma anche tutto il mare Mediterraneo, inteso come un mare chiuso e già seriamente contaminato.
L'arsenale chimico della Siria inizialmente era destinato a essere neutralizzato in Albania ma, dopo le forti proteste pubbliche in quel paese e nonostante i generosi benefici contributivi offerti dagli americani, il governo è stato costretto a declinare “l'offerta”, e così questo arsenale sarà distrutto nella zona di mare ad ovest di Creta, con la connivenza delle autorità greche, italiane e maltesi.
L'allarme è dato dagli scienziati di Democritos (N.d.T. Centro Nazionale di Ricerca Scientifica) di Atene e del Politecnico di Creta, che parlano di “completa distruzione dell'ecosistema e del turismo”.

Secondo il collaboratore scientifico di Democritos ed ex presidente dell'Unione dei Chimici Greci, Nikos Katsaros, "se una tale neutralizzazione delle armi chimiche verrà effettuata tramite il processo di idrolisi, si può parlare di uno scenario da incubo. Si tratta di un metodo estremamente pericoloso, con conseguenze imprevedibili per l'ambiente mediterraneo e i popoli vicini."
Questi effetti saranno la necrosi completa dell'ambiente interessato e l'inquinamento marino tra il mare Libico ed il mare di Creta. Il pesce sarà avvelenato dalla contaminazione, così come la popolazione che lo consumerà. Da notare inoltre che il punto del mare prescelto è all'incirca lo stesso usato per l'inabissamento di sostanze tossiche gestite in passato dalla mafia ( http://www.haniotika-nea.gr/media/2014/01/224.jpg ).
Solitamente le sostanze chimiche vengono distrutte tramite combustione in aree specifiche dotate di opportune infrastrutture. Queste aree esistono da tempo e svolgono questo tipo di operazioni negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Russia, Cina ed altri paesi da molti anni. In questo caso però, trattandosi di un problema politico, nessuno vuole assumersi la responsabilità. Così ricorrono al metodo di idrolisi in mare aperto, nonostante, per ammissione indiretta degli americani stessi, questo metodo sia particolarmente pericoloso: infatti, il mare Mediterraneo è stato scelto proprio perché chiuso. Negli oceani la contaminazione ci sarebbe stata lo stesso, ma la dissoluzione delle sostanze sarebbe stata agevolata dalla più grande quantità d'acqua. In un mare aperto però la possibilità di onde marine di grande altezza e quindi di incidenti è sostanzialmente maggiore.
Di un grave rischio parla il professor Evangelos Gidarakos del Politecnico di Creta, che ha lanciato l'allarme alle autorità greche, le quali appaiono in disparte in questo processo.
"Queste sostanze chimiche sono miscele di sostanze pericolose e tossiche, che non sono in grado di essere inattivate in modo da non causare danni agli organismi viventi solo con questo metodo", sottolinea. “Questa zona tra l'Adriatico e il Mediterraneo era diventata 'un cimitero di prodotti chimici' dalla mafia italiana, che aveva immerso in un periodo di 20 anni circa 30 navi cariche di vari tipi di sostanze e rifiuti chimici, come è stato rivelato in questi ultimi anni”.
Secondo annunci ufficiali, le armi chimiche, dopo essere trasportate dalla Siria, saranno caricate in Italia nel recipiente di titanio della nave americana Cape Ray e saranno distrutte col processo di idrolisi in acque internazionali tra l'Italia e la Grecia, nel tratto di mare tra Malta - Libia - Creta. La procedura per la distruzione dell'arsenale chimico della Siria dovrebbe durare circa tre mesi. Non vengono forniti ulteriori dettagli.

 http://www.haniotika-nea.gr/media/2014/01/224.jpg

Il professor Gidarakos però ha molti dubbi. “L'armamento chimico della Siria consiste di due parti”, dice. “Esistono 1.250 tonnellate di armamenti 'principali' come i gas sarin e i gas mostarda ed altre 1.230 tonnellate di sostanze precursori che sono utilizzate per la fabbricazione delle armi vere e proprie. Queste sostanze, principalmente composti chimici di cloro e fluoro, sono di per sé altamente velenose e tossiche. E poi esiste una gamma di altre sostanze acquistate dalla Siria dopo l'embargo per cui sono sia di provenienza sia di natura ignota. Anche prendendo per buone le 1.500 tonnellate ufficialmente dichiarate, non credo che tutto possa essere concluso in soli tre mesi. Ci vorrà probabilmente il triplo di questo tempo, sempre che non succedano degli spiacevoli imprevisti”.
Il professor Gidarakos sostiene che l'idrolisi di tutto questo quantitativo pericoloso produrrà una terza componente tossica che sarà formata direttamente nelle acque marine. Perché l'idrolisi non è più un processo relativamente sicuro come nel passato (p. es. durante la neutralizzazione delle armi chimiche della 2a Guerra Mondiale al largo del Giappone) in quanto oggi l'idrolisi produce anche degli scarti in forma liquida, cosa che non succedeva nel passato.
Aggiunge inoltre che si sarebbe aspettato un comportamento più responsabile da parte dell'Organizzazione per il Divieto delle Armi Chimiche, un'organizzazione direttamente coinvolta in questa faccenda, che pochi mesi fa aveva fortemente sconsigliato la neutralizzazione di tali sostanze in alto mare.
“Tutta questa storia ricorda molto un'operazione militare ed ha poco di scientifico”, conclude.
Intanto qui cominciano a circolare le varie “voci”. C'è persino chi parla della reale possibilità di condizioni che "non permetteranno a chiunque di nuotare" nelle spiagge di Creta per (almeno) i prossimi 5 anni. Catastrofisti, certo. E il primo che ci rimette, oltre al turismo, è il morale del già martoriato popolo greco. Ma, pensandoci bene, chi gli può garantire il contrario?

Un corrispondente volontario dalla Grecia

Fonte: www.comedonchisciotte.org

16.01.2014

Fonti
http://www.haniotika-nea.gr/anastatosi-gia-ta-chimika/
http://www.koutipandoras.gr/article/103763/sos-sti-thalassa-tis-kritis-tha-rixoyn-ta-himika-opla-tis-syrias
http://www.efsyn.gr/?p=164848
http://www.efsyn.gr/?p=164847
http://www.youtube.com/watch?v=YkY7sXu9qtE (intervista del professor Gidarakos)

Saturday, January 18, 2014

BANKITALIA: “Ciò che sta accadendo senza che nessuno lo sappia”


 


BANKITALIA: “Ciò che sta accadendo senza che nessuno lo sappia”

 Pubblicato da in Banche, Centrodestra, Politica

Fonte:https://rapportoaureo.wordpress.com/2014/01/17/bankitalia-cio-che-sta-accadendo-senza-che-nessuno-lo-sappia/ 

Allarme bankitalia

 

Riportiamo quanto pubblicato nel profilo facebook dell’europarlamentare Marco Scurria, già noto al nostro blog per essersi più volte battuto per la proprietà della moneta. Invitiamo pubblicamente tutti alla divulgazione di questo articolo e di tutti gli altri presenti sulla rete (tra cui questo post di Lucio di Gaetano nel blog beppegrillo.it) che informano sulla vicenda della svendita di Bankitalia. L’ultimo grande furto ai danni degli ignari italiani.

di Marco Scurria
Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati è chiamata a dare il parere definitivo al Decreto Legge di Letta e Saccomanni emanato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 27 Novembre, proprio mentre le telecamere dei media di tutto lo Stivale erano concentrate sulla decadenza da Senatore della Repubblica di Silvio Berlusconi. Il DL va a modificare l’assetto dei Letta e Saccomanniproprietari della Banca Centrale Italiana, oggi in mano ai maggiori cartelli finanziari operanti nel Belpaese, tra cui Intesa San Paolo, Unicredit e Assicurazioni Generali. Il Governo ha stabilito di trasformare la banca che una volta era degli italiani in una “public company”, dove di pubblico non ci sarà ovviamente nulla: ogni operatore del mercato finanziario globale potrà acquistare le quote di Bankitalia fino a detenere un massimo del 5% delle azioni. Questo significa, ad esempio, che le varie banche d’affari americane Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley e City Groups potranno spartirsi insieme ad altri operatori (magari Cinesi, Tedeschi ecc…) la Banca Centrale Italiana.
Il bello è che il Governo Berlusconi approvò nel 2005 una legge (la sconosciuta 262/2005) che prevedeva esattamente il contrario: la rinazionalizzazione della Banca d’Italia con il passaggio del 100% delle quote dai privati allo Stato Italiano. Accadde nel 2005, quando – dopo interminabili pressioni – finalmente si seppe chi erano gli azionisti di BdI, fino a quel momento sconosciuti. La legge approvata dal Parlamento dall’allora centrodestra non è mai piaciuta (chissà perché…) ai banchieri italiani, appena qualche mese fa il Presidente dell’ABI Patuelli chiese di cambiare la 262/2005 che in tanti anni non è mai stata resa operativa.
Saccomanni, che viene proprio da Bankitalia, ha subito obbedito al dicktat e grazie al silenzio dei media, ora il Parlamento si accinge ad approvare un provvedimento che scippa in maniera definitiva la Banca Centrale agli italiani.
BankitaliaMa c’è di più. Il motivo formale per cui non è mai stata resa operativa la 262/2005 è rintracciabile nella questione del capitale delle quote. Il valore di Bankitalia era, fino al decreto legge di Letta e Saccomanni, di appena 156.000 euro, cifra stabilita dalla legge bancaria del 1936. Con il DL del Governo e grazie ad una stima di alcuni “saggi” nominati dallo stesso Saccomanni, si è deciso in forza di legge che il valore della BdI è di circa 7 MILIARDI di Euro. Grazie a questa operazione gli azionisti come Unicredit, San Paolo etc… si sono ritrovati un grande capitale a disposizione, pronto da vendere al mercato. Capite? E’ come se il Governo stabilisse a tavolino che il valore della vostra società o della vostra abitazione fosse moltiplicato esponenzialmente! Un regalo unico ai soliti noti, con l’aggravante che quella creazione di denaro dal nulla (che tra le altre cose ha fatto incazzare anche la Bundesbank!) doveva andare a vantaggio dello Stato italiano, degli italiani, nostro.
ScurriaA completamento di questa grande manovra alle spalle di tutti gli italiani, c’è da aggiungere la questione della riserva aurea di Palazzo Koch: tonnellate e tonnellate di lingotti d’oro nostri diverranno proprietà di chi comprerà la nostra Banca. Circa 100 Miliardi di riserve auree (l’Italia è il terzo Paese più ricco d’oro del mondo) voleranno via insieme all’ultimo residuo di sovranità del popolo italiano.
Non possiamo permettere che tutto ciò accada in sordina, dobbiamo far sapere la verità e contrastare in Parlamento quest’atto di alto tradimento. Ne va del futuro della nostra terra.

Twitter @marcoscurria


Dai rifiuti spunta lo 007

Dai rifiuti spunta lo 007

From WikiLeaks

06 agosto 2009
di Stefania Maurizi (L'Espresso)
Un assessore regionale chiama in causa alte istituzioni. E si apre un nuovo mistero sulla spazzatura
Quante entità hanno avuto un ruolo nella gestione dell'emergenza rifiuti in Campania? Una registrazione getta una luce inquietante sul possibile ruolo dei servizi segreti e su un 'mistero della Repubblica': il sito di Parco Saurino, nell'area casertana di Santa Maria La Fossa, il pozzo nero di ogni scoria tossica, nel cuore del regno dei boss casalesi. A parlare di 'mistero della Repubblica' è l'assessore regionale all'Ambiente della Campania, Walter Ganapini, l'ex presidente di Greenpeace chiamato dal governatore Antonio Bassolino all'inizio del 2008 nei giorni più drammatici dell'invasione della monnezza. Un assessore con pochi poteri, perché tutta la partita era nelle mani del supercommissario Gianni De Gennaro. Il colloquio risale al luglio 2008: Ganapini incontra comitati e associazioni ambientaliste campane, qualcuno registra di nascosto e l'audio finisce nelle mani di Wikileaks (www.wikileaks.org), il sito internazionale che fa filtrare documenti riservati, come il manuale di Guantanamo o lista degli 007 tedeschi.
Nella registrazione integrale Ganapini ricostruisce la fase più devastante dell'emergenza rifiuti. Perché si arrivò alla paralisi totale, quando a Parco Saurino - secondo quello che racconta - c'era una discarica, completamente inutilizzata, che poteva accogliere i rifiuti della Campania per sei mesi, evitando una catastrofe che fece il giro del mondo? "Su Parco Saurino io ho negoziato un giorno con l'attuale capo dei servizi segreti, che è una cosa seria essere il capo dei servizi segreti...". E prosegue: "Certamente, quell'oggetto è un mistero della Repubblica e ce lo siamo detto, perché Prodi si sia assunto le responsabilità che si è assunto, ancora non è chiaro, ma quando il coordinatore dei servizi segreti ti dice per due volte, urlando: 'Si è esposta due volte la presidenza della Repubblica', se non sei ubriaco e se sei una persona, ti parametri un attimo e decidi cosa vuoi fare".
L'assessore racconta anche di essere stato speronato in autostrada, parla di tentativi di aggressione e conclude: "Gli avvertimenti li ho ricevuti, diciamo, rispetto al fatto che avevo visto qualcosa che non dovevo". Nel suo discorso gli 007 spuntano perfino quando si parla di come gestire le micidiali ecoballe. "L'unica cosa possibile e seria è metterle in questa tecnologia Ansaldo caldaie", dichiara Ganapini, una tecnologia che costituisce "oggetto di attenzione perfino dei servizi segreti... Ci lavorava il generale Giuseppe Cucchi... La cosa era già sotto il controllo dei servizi in epoca Prodi". Il generale Cucchi all'epoca era direttore del Cesis, l'organismo di coordinamento dell'intelligence trasformato in Dis e ora affidato proprio a De Gennaro.
Quando un brevissimo stralcio del colloquio è finito su YouTube ed è stato ripreso dall'edizione napoletana di 'Repubblica', Ganapini ha parlato di "un audio montato ad arte". Wikileaks, però, ha la versione integrale di oltre tre ore esaminata da 'L'espresso' che contiene tutti i riferimenti agli interventi delle spie. Mentre Ganapini conferma soltanto le minacce e i tentativi di aggressione, come quello a Piazza del Gesù nel pieno centro di Napoli nel giugno 2008, "una brutta cosa perché stavo da solo, contro due moto e quattro persone col casco integrale".
Thanks to Stefania Mauriz and L'Espresso for covering this material. Copyright remains with the afrementioned

Sorgenti originali

Come addestrare squadroni della morte e annullare le rivoluzioni da San Salvador all'Iraq

Come addestrare squadroni della morte e annullare le rivoluzioni da San Salvador all'Iraq


Come addestrare clandestinamente paramilitari, censurare la stampa, bandire i sindacati, impiegare terroristi, condurre perquisizioni ingiustificate, sospendere i diritti civili, violare le Convenzione di Ginevra e fare in modo che la popolazione adori tutto questo.
JULIAN ASSANGE (investigative editor)
June 16, 2008
Wikileaks ha rilasciato un manuale segreto di 219 pagine redatto dall'esercito degli Stati Uniti. Il manuale intitolato 219 page US military counterinsurgency manual può essere descritto criticamente come quello che noi imparammo su come impiegare squadre della morte e appoggiare governi corrotti in America Latina e come applicare queste tecniche in agli altri luoghi. I Suoi contenuti sono allo stesso tempo la storia dell'America Latina e la storia attuale, vista la continuazione del ruolo delle forze speciali statunitensi nella soppressione di insurrezioni, incluse quelle in Iraq e in Afghanistan.
Il manuale fuoriuscito, che è stato verificato con fonti militari, è la dottrina delle Forze Speciale degli Stati Uniti per la Difesa Interna ed esterna FID.
Le operazioni del FID sono designate a sostenere "governi amici" che affrontino rivoluzioni o guerriglia di insorgenti. Gli interventi del FID sono spesso segreti o quasi segreti a causa della natura impopolare dei governi che vengono sostenuti ("Formulando una realistica politica per l'uso di consiglieri, il comandante deve attentamente misurare il clima psicologico della HN [nazione ospite] e degli Stati Uniti.")
Il manuale propugna direttamente l'addestramento paramilitare, pervasiva sorveglianza, censura, controllo della stampa e restrizioni sui sindacati e partiti politici. Propugna direttamente perquisizioni ingiustificate, incarceramenti senza responsabilità e (in molte circostanze) la sospensione dell'habeas corpus (il diritto a non subire arresti illegittimi). Propugna l'impiego diretto di terroristi o persegue individui per terrorismo e che non sono terroristi, esegue operazioni sotto false bandiere e nasconde ai giornalisti l'abuso dei diritti umani. E ripetutamente propugna l'uso di sotterfugi e "operazioni psicologiche" (propaganda) per rendere queste e altre "misure di controllo delle popolazioni e delle risorse" più digeribili.
Il contenuto è particolarmente documentato dal lungo coinvolgimento degli Stati Uniti in Salvador.
In 2005 a number of credible media reports suggested the Pentagon was intensely debating "the Salvador option" for Iraq.[1]. According to the New York Times Magazine:
The template for Iraq today is not Vietnam, with which it has often been compared, but El Salvador, where a right-wing government backed by the United States fought a leftist insurgency in a 12-year war beginning in 1980. The cost was high — more than 70,000 people were killed, most of them civilians, in a country with a population of just six million. Most of the killing and torturing was done by the army and the right-wing death squads affiliated with it. According to an Amnesty International report in 2001, violations committed by the army and associated groups included ‘‘extrajudicial executions, other unlawful killings, ‘disappearances’ and torture. . . . Whole villages were targeted by the armed forces and their inhabitants massacred.’’ As part of President Reagan’s policy of supporting anti-Communist forces, hundreds of millions of dollars in United States aid was funneled to the Salvadoran Army, and a team of 55 Special Forces advisers, led for several years by Jim Steele, trained front-line battalions that were accused of significant human rights abuses.
The same article states James Steele and many other former Central American Special Forces "military advisors" have now been appointed at a high level to Iraq.
In 1993 a United Nations truth commission on El Salvador, which examined 22,000 atrocities that occurred during the twelve-year civil war, attributed 85 percent of the abuses to the US-backed El Salvador military and its paramilitary death squads.
It is worth noting what the US Ambassador to El Salvador, Robert E. White (now the president for the Center for International Policy) had to say as early as 1980, in State Department documents obtained under the Freedom of Information Act:
The major, immediate threat to the existence of this government is the right-wing violence. In the city of San Salvador, the hired thugs of the extreme right, some of them well-trained Cuban and Nicaraguan terrorists, kill moderate left leaders and blow up government buildings. In the countryside, elements of the security forces torture and kill the campesinos, shoot up their houses and burn their crops. At least two hundred refugees from the countryside arrive daily in the capital city. This campaign of terror is radicalizing the rural areas just as surely as Somoza's National Guard did in Nicaragua. Unfortunately, the command structure of the army and the security forces either tolerates or encourages this activity. These senior officers believe or pretend to believe that they are eliminating the guerillas.
Selected extracts follow. Note that the manual is 219 pages long and contains substantial material throughout. These extracts should merely be considered representative. Emphasis has been added for further selectivity. The full manual can be found at US Special Forces counterinsurgency manual FM 31-20-3.

DISTRIBUTION RESTRICTION: Distribution authorized to U.S. Government agencies and their contractors only to protect technical or operational information from automatic dissemination under the International Exchange Program or by other means. This determination was made on 5 December 2003. Other requests for this document must be referred to Commander, United States Army John F. Kennedy Special Warfare Center and School, ATTN: AOJK-DTD-SFD, Fort Bragg, North Carolina 28310-5000.
Destruction Notice: Destroy by any method that must prevent disclosure of contents or reconstruction of the document.
[...]
Counterintelligence
[...]
Most of the counterintelligence measures used will be overt in nature and aimed at protecting installations, units, and information and detecting espionage, sabotage, and subversion. Examples of counterintelligence measures to use are
   * Background investigations and records checks of persons in sensitive positions and persons whose loyalty may be questionable.
   * Maintenance of files on organizations, locations, and individuals of counterintelligence interest.
   * Internal security inspections of installations and units.
   * Control of civilian movement within government-controlled areas.
   * Identification systems to minimize the chance of insurgents gaining access to installations or moving freely.
   * Unannounced searches and raids on suspected meeting places.
   * Censorship. 
[...]
PSYOP [Psychological Operations] are essential to the success of PRC [Population & Resources Control]. For maximum effectiveness, a strong psychological operations effort is directed toward the families of the insurgents and their popular support base. The PSYOP aspect of the PRC program tries to make the imposition of control more palatable to the people by relating the necessity of controls to their safety and well-being. PSYOP efforts also try to create a favorable national or local government image and counter the effects of the insurgent propaganda effort.
Control Measures
SF [US Special Forces] can advise and assist HN [Host Nation] forces in developing and implementing control measures. Among these measures are the following:
   * Security Forces. Police and other security forces use PRC [Population & Resources Control] measures to deprive the insurgent of support and to identify and locate members of his infrastructure. Appropriate PSYOP [Psychological Operations] help make these measures more acceptable to the population by explaining their need. The government informs the population that the PRC measures may cause an inconvenience but are necessary due to the actions of the insurgents.
   * Restrictions. Rights on the legality of detention or imprisonment of personnel (for example, habeas corpus) may be temporarily suspended. This measure must be taken as a last resort, since it may provide the insurgents with an effective propaganda theme. PRC [Population & Resources Control] measures can also include curfews or blackouts, travel restrictions, and restricted residential areas such as protected villages or resettlement areas. Registration and pass systems and control of sensitive items (resources control) and critical supplies such as weapons, food, and fuel are other PRC measures. Checkpoints, searches, roadblocks; surveillance, censorship, and press control; and restriction of activity that applies to selected groups (labor unions, political groups and the like) are further PRC measures. 
[...]
Legal Considerations. All restrictions, controls, and DA measures must be governed by the legality of these methods and their impact on the populace. In countries where government authorities do not have wide latitude in controlling the population, special or emergency legislation must be enacted. This emergency legislation may include a form of martial law permitting government forces to search without warrant, to detain without bringing formal charges, and to execute other similar actions.
[...]
Psychological Operations
PSYOP can support the mission by discrediting the insurgent forces to neutral groups, creating dissension among the insurgents themselves, and supporting defector programs. Divisive programs create dissension, disorganization, low morale, subversion, and defection within the insurgent forces. Also important are national programs to win insurgents over to the government side with offers of amnesty and rewards. Motives for surrendering can range from personal rivalries and bitterness to disillusionment and discouragement. Pressure from the security forces has persuasive power.
[...]
Intelligence personnel must consider the parameters within which a revolutionary movement operates. Frequently, they establish a centralized intelligence processing center to collect and coordinate the amount of information required to make long-range intelligence estimates. Long-range intelligence focuses on the stable factors existing in an insurgency. For example, various demographic factors (ethnic, racial, social, economic, religious, and political characteristics of the area in which the underground movement takes places) are useful in identifying the members of the underground. Information about the underground organization at national, district, and local level is basic in FID [Foreign Internal Defense] and/or IDAD operations. Collection of specific short-range intelligence about the rapidly changing variables of a local situation is critical. Intelligence personnel must gather information on members of the underground, their movements, and their methods. Biographies and photos of suspected underground members, detailed information on their homes, families, education, work history, and associates are important features of short-range intelligence.
Destroying its tactical units is not enough to defeat the enemy. The insurgent's underground cells or infrastructure must be neutralized first because the infrastructure is his main source of tactical intelligence and political control. Eliminating the infrastructure within an area achieves two goals: it ensures the government's control of the area, and it cuts off the enemy's main source of intelligence. An intelligence and operations command center (IOCC) is needed at district or province level. This organization becomes the nerve center for operations against the insurgent infrastructure. Information on insurgent infrastructure targets should come from such sources as the national police and other established intelligence nets and agents and individuals (informants).
The highly specialized and sensitive nature of clandestine intelligence collection demands specially selected and highly trained agents. Information from clandestine sources is often highly sensitive and requires tight control to protect the source. However, tactical information upon which a combat response can be taken should be passed to the appropriate tactical level.
The spotting, assessment, and recruitment of an agent is not a haphazard process regardless of the type agent being sought. During the assessment phase, the case officer determines the individual's degree of intelligence, access to target, available or necessary cover, and motivation. He initiates the recruitment and coding action only after he determines the individual has the necessary attributes to fulfill the needs.
All agents are closely observed and those that are not reliable are relieved. A few well-targeted, reliable agents are better and more economical than a large number of poor ones.
A system is needed to evaluate the agents and the information they submit. The maintenance of an agent master dossier (possibly at the SFOD B level) can be useful in evaluating the agent on the value and quality of information he has submitted. The dossier must contain a copy of the agent's source data report and every intelligence report he submitted.
Security forces can induce individuals among the general populace to become informants. Security forces use various motives (civic-mindedness, patriotism, fear, punishment avoidance, gratitude, revenge or jealousy, financial rewards) as persuasive arguments. They use the assurance of protection from reprisal as a major inducement. Security forces must maintain the informant's anonymity and must conceal the transfer of information from the source to the security agent. The security agent and the informant may prearrange signals to coincide with everyday behavior.
Surveillance, the covert observation of persons and places, is a principal method of gaining and confirming intelligence information. Surveillance techniques naturally vary with the requirements of different situations. The basic procedures include mechanical observation (wiretaps or concealed microphones), observation from fixed locations, and physical surveillance of subjects.
Whenever a suspect is apprehended during an operation, a hasty interrogation takes place to gain immediate information that could be of tactical value. The most frequently used methods for gathering information (map studies and aerial observation), however, are normally unsuccessful. Most PWs cannot read a map. When they are taken on a visual reconnaissance flight, it is usually their first flight and they cannot associate an aerial view with what they saw on the ground.
The most successful interrogation method consists of a map study based on terrain information received from the detainee. The interrogator first asks the detainee what the sun's direction was when he left the base camp. From this information, he can determine a general direction. The interrogator then asks the detainee how long it took him to walk to the point where he was captured. Judging the terrain and the detainee's health, the interrogator can determine a general radius in which the base camp can be found (he can use an overlay for this purpose). He then asks the detainee to identify significant terrain features he saw on each day of his journey, (rivers, open areas, hills, rice paddies, swamps). As the detainee speaks and his memory is jogged, the interrogator finds these terrain features on a current map and gradually plots the detainee's route to finally locate the base camp.
If the interrogator is unable to speak the detainee's language, he interrogates through an interpreter who received a briefing beforehand. A recorder may also assist him. If the interrogator is not familiar with the area, personnel who are familiar with the area brief him before the interrogation and then join the interrogation team. The recorder allows the interrogator a more free-flowing interrogation. The recorder also lets a knowledgeable interpreter elaborate on points the detainee has mentioned without the interrogator interrupting the continuity established during a given sequence. The interpreter can also question certain inaccuracies, keeping pressure on the subject. The interpreter and the interrogator have to be well trained to work as a team. The interpreter has to be familiar with the interrogation procedures. His preinterrogation briefings must include information on the detainee's health, the circumstances resulting in his detention, and the specific information required. A successful interrogation is contingent upon continuity and a welltrained interpreter. A tape recorder (or a recorder taking notes) enhances continuity by freeing the interrogator from time-consuming administrative tasks.
[...]
Political Structures. A tightly disciplined party organization, formally structured to parallel the existing government hierarchy, may be found at the center of some insurgent movements. In most instances, this organizational structure will consist of committed organizations at the village, district province, and national levels. Within major divisions and sections of an insurgent military headquarters, totally distinct but parallel command channels exist. There are military chains of command and political channels of control. The party ensures complete domination over the military structure using its own parallel organization. It dominates through a political division in an insurgent military headquarters, a party cell or group in an insurgent military unit, or a political military officer.
[...]
Special Intelligence-Gathering Operations
Alternative intelligence-gathering techniques and sources, such as doppelganger or pseudo operations, can be tried and used when it is hard to obtain information from the civilian populace. These pseudo units are usually made up of ex-guerrilla and/or security force personnel posing as insurgents. They circulate among the civilian populace and, in some cases, infiltrate guerrilla units to gather information on guerrilla movements and its support infrastructure.
Much time and effort must be used to persuade insurgents to switch allegiance and serve with the security forces. Prospective candidates must be properly screened and then given a choice of serving with the HN [Host Nation] security forces or facing prosecution under HN law for terrorist crimes.
Government security force units and teams of varying size have been used in infiltration operations against underground and guerrilla forces. They have been especially effective in getting information on underground security and communications systems, the nature and extent of civilian support and underground liaison, underground supply methods, and possible collusion between local government officials and the underground. Before such a unit can be properly trained and disguised, however, much information about the appearance, mannerisms, and security procedures of enemy units must be gathered. Most of this information comes from defectors or reindoctrinated prisoners. Defectors also make excellent instructors and guides for an infiltrating unit. In using a disguised team, the selected men should be trained, oriented, and disguised to look and act like authentic underground or guerrilla units. In addition to acquiring valuable information, the infiltrating units can demoralize the insurgents to the extent that they become overly suspicious and distrustful of their own units.
[...]
After establishing the cordon and designating a holding area, the screening point or center is established. All civilians in the cordoned area will then pass through the screening center to be classified.
National police personnel will complete, if census data does not exist in the police files, a basic registration card and photograph all personnel over the age of 15. They print two copies of each photo- one is pasted to the registration card and the other to the village book (for possible use in later operations and to identify ralliers and informants).
The screening element leader ensures the screeners question relatives, friends, neighbors, and other knowledgeable individuals of guerrilla leaders or functionaries operating in the area on their whereabouts, activities, movements, and expected return.
The screening area must include areas where police and military intelligence personnel can privately interview selected individuals. The interrogators try to convince the interviewees that their cooperation will not be detected by the other inhabitants. They also discuss, during the interview, the availability of monetary rewards for certain types of information and equipment.
[...]
Civilian Self-Defense Forces [Paramilitaries, or, especially in an El-Salvador or Colombian civil war context, right wing "death squads"]
When a village accepts the CSDF program, the insurgents cannot choose to ignore it. To let the village go unpunished will encourage other villages to accept the government's CSDF program. The insurgents have no choice; they have to attack the CSDF village to provide a lesson to other villages considering CSDF. In a sense, the psychological effectiveness of the CSDF concept starts by reversing the insurgent strategy of making the government the repressor. It forces the insurgents to cross a critical threshold-that of attacking and killing the very class of people they are supposed to be liberating.
To be successful, the CSDF program must have popular support from those directly involved or affected by it. The average peasant is not normally willing to fight to his death for his national government. His national government may have been a succession of corrupt dictators and inefficient bureaucrats. These governments are not the types of institutions that inspire fight-to-the-death emotions in the peasant. The village or town, however, is a different matter. The average peasant will fight much harder for his home and for his village than he ever would for his national government. The CSDF concept directly involves the peasant in the war and makes it a fight for the family and village instead of a fight for some faraway irrelevant government.
[...]
Members of the CSDF receive no pay for their civil duties. In most instances, however, they derive certain benefits from voluntary service. These benefits can range from priority of hire for CMO projects to a place at the head of ration lines. In El Salvador, CSDF personnel (they were called civil defense there) were given a U.S.-funded life insurance policy with the wife or next of kin as the beneficiary.If a CSDF member died in the line of duty, the widow or next of kin was ceremoniously paid by an HN official. The HN administered the program and a U.S. advisor who maintained accountability of the funds verified the payment. The HN [Host Nation] exercises administrative and visible control.
Responsiveness and speedy payment are essential in this process since the widow normally does not have a means of support and the psychological effect of the government assisting her in her time of grief impacts on the entire community. These and other benefits offered by or through the HN government are valuable incentives for recruiting and sustaining the CSDF.
[...]
The local CSDF members select their leaders and deputy leaders (CSDF groups and teams) in elections organized by the local authorities. In some cases, the HN [Host Nation] appoints a leader who is a specially selected member of the HN security forces trained to carry out this task. Such appointments occurred in El Salvador where the armed forces have established a formal school to train CSDF commanders. Extreme care and close supervision are required to avoid abuses by CSDF leaders.
[...]
The organization of a CSDF can be similar to that of a combat group. This organization is effective in both rural and urban settings. For example, a basic group, having a strength of 107 members, is broken down into three 35-man elements plus a headquarters element of 2 personnel. Each 35-man element is further broken down into three 1 l-man teams and a headquarters element of 2 personnel. Each team consists of a team leader, an assistant team leader, and three 3-man cells. This organization can be modified to accommodate the number of citizens available to serve.
[...]
Weapons training for the CSDF personnel is critical. Skill at arms decides the outcome of battle and must be stressed. Of equal importance is the maintenance and care of weapons. CSDF members are taught basic rifle marksmanship with special emphasis on firing from fixed positions and during conditions of limited visibility. Also included in the marksmanship training program are target detection and fire discipline.
Training ammunition is usually allocated to the CSDF on the basis of a specified number of rounds for each authorized weapon. A supporting HN government force or an established CSDF logistic source provides the ammunition to support refresher training.
[...]
Acts of misconduct by HN [Host Nation] personnel
All members of training assistance teams must understand their responsibilities concerning acts of misconduct by HN personnel. Team members receive briefings before deployment on what to do if they encounter or observe such acts. Common Article 3 of the four Geneva Conventions lists prohibited acts by parties to the convention. Such acts are-
   * Violence to life and person, in particular, murder, mutilation, cruel treatment, and torture.
   * Taking of hostages.
   * Outrages against personal dignity, in particular, humiliating and degrading treatment.
   * Passing out sentences and carrying out executions without previous judgment by a regularly constituted court that affords all the official guarantees that are recog-nized as indispensable by civilized people.
   * The provisions in the above paragraph represent a level of conduct that the United States expects each foreign country to observe. 
If team members encounter prohibited acts they can not stop, they will disengage from the activity, leave the area if possible, and report the incidents immediately to the proper in-country U.S. authorities. The country team will identify proper U.S. authorities during the team's initial briefing. Team members will not discuss such matters with non-U.S. Government authorities such as journalists and civilian contractors.
[...]
Most insurgents' doctrinal and training documents stress the use of pressure-type mines in the more isolated or less populated areas. They prefer using commandtype mines in densely populated areas. These documents stress that when using noncommand-detonated mines, the insurgents use every means to inform the local populace on their location, commensurate with security regulations. In reality, most insurgent groups suffer from various degrees of deficiency in their C2 [Command & Control] systems. Their C2 does not permit them to verify that those elements at the operational level strictly follow directives and orders. In the case of the Frente Farabundo Marti de la Liberation Nacional (FMLN) in El Salvador, the individual that emplaces the mine is responsible for its recovery after the engagement. There are problems with this concept. The individual may be killed or the security forces may gain control of the area. Therefore, the recovery of the mine is next to impossible.
[...]
Homemade antipersonnel mines are used extensively in El Salvador, Guatemala and Malaysia. (Eighty percent of all El Salvadoran armed forces casualties in 1986 were due to mines; in 1987, soldiers wounded by mines and booby traps averaged 50 to 60 per month.) The important point to remember is that any homemade mine is the product of the resources available to the insurgent group. Therefore, no two antipersonnel mines may be the same in their configuration and materials. Insurgent groups depend to a great extent on materials discarded or lost by security forces personnel. The insurgents not only use weapons, ammunition, mines, grenades, and demolitions for their original purpose but also in preparing expedient mines and booby traps.
[...]
A series of successful minings carried out by the Viet Cong insurgents on the Cua Viet River, Quang Tri Province, demonstrated their resourcefulness in countering minesweeping tactics. Initially, chain-dragging sweeps took place morning and evening. After several successful mining attacks, it was apparent that they laid the mines after the minesweepers passed. Then, the boats using the river formed into convoys and transited the river with minesweepers 914 meters ahead oft he convoy. Nevertheless, boats of the convoy were successfully mined in mid-channel, indicating that the mines were again laid after the minesweeper had passed, possibly by using sampans. Several sampans were observed crossing or otherwise using the channel between the minesweepers and the convoy. The convoys were then organized so that the minesweepers worked immediately ahead of the convoy. One convoy successfully passed. The next convoy had its minesweepers mined and ambushed close to the river banks.
[...]
Military Advisors
[...]
Psychologically pressuring the HN [Host Nation] counterpart may sometimes be successful.Forms of psychological pressure may range from the obvious to the subtle. The advisor never applies direct threats, pressure, or intimidation on his counterpart Indirect psychological pressure may be applied by taking an issue up the chain of command to a higher U.S. commander. The U.S. commander can then bring his counterpart to force the subordinate counterpart to comply. Psychological pressure may obtain quick results but may have very negative side effects. The counterpart will feel alienated and possibly hostile if the advisor uses such techniques. Offers of payment in the form of valuables may cause him to become resentful of the obvious control being exerted over him. In short, psychologically pressuring a counterpart is not recommended. Such pressure is used only as a last resort since it may irreparably damage the relationship between the advisor and his counterpart
PSYOP [Psychological Operations] Support for Military Advisors
The introduction of military advisors requires preparing the populace with which the advisors are going to work. Before advisors enter a country, the HN [Host Nation] government carefully explains their introduction and clearly emphasizes the benefits of their presence to the citizens. It must provide a credible justification to minimize the obvious propaganda benefits the insurgents could derive from this action. The country's dissenting elements label our actions, no matter how well-intended, an "imperialistic intervention."
Once advisors are committed, their activities should be exploited. Their successful integration into the HN [Host Nation] society and their respect for local customs and mores, as well as their involvement with CA [Civil Affairs] projects, are constantly brought to light. In formulating a realistic policy for the use of advisors, the commander must carefully gauge the psychological climate of the HN [Host Nation] and the United States.
[...]
PRC [Population & Resources Control] Operations.
Advisors assist their counterparts in developing proper control plans and training programs for PRC measures. They also help coordinate plans and requests for materiel and submit recommendations to improve the overall effectiveness of operations. They can be helpful in preparing to initiate control.
   * Select, organize, and train paramilitary and irregular forces.
   * Develop PSYOP [Psychological Operations] activities to support PRC operations.
   * Coordinate activities through an area coordination center (if established).
   * Establish and refine PRC operations.
   * Intensify intelligence activities.
   * Establish and refine coordination and communications with other agencies. 
References
  1. ↑ Newsweek.Special Forces May Train Assassins, Kidnappers in Iraq by Michael Hirsh & John Barry, Jan. 14, 2005, http://www.msnbc.msn.com/id/6802629/site/newsweek/print/1/displaymode/1098/
  2. ↑ US State Department, FOIA record, http://foia.state.gov/documents/elsalvad/738d.PDF
Know something about this material? Tell the world. (see other comments first)