KNIGHTS_ILL

KNIGHTS_ILL

Selling help

Selling help

Contante Libero

ContanteLibero.it

Franklin banner

Franklin banner

DONATIONS

DONATIONS - TO HELP US TO DEFEND IN THE WORLD HUMAN AND CIVIL RIGHTS, BECAUSE HUMAN AND CIVIL RIGHTS AREN'T A GOVERNMENTS' OR A FALSE DEMOCRACIES' OPTIONAL...

DONAZIONI - PER AIUTARCI A DIFENDERE NEL MONDO I DIRITTI UMANI E CIVILI, PERCHE' I DIRITTI UMANI E CIVILI NON SONO UN OPTIONAL DEI GOVERNI O DELLE FALSE DEMOCRAZIE...


BTC:1DHyhYuFQGY3jz8JFJ9Ue43UL7Qzatnzi9


----------------------------------------------------------------

ADVERTISEMENT SPACES

WE REALIZE ON REQUEST PROFESSIONAL BANNERS LIKE THESE ON THIS SITE AND ALSO WEB GRAPHICS WORKS... FOR INFORMATIONS AND PRICES WRITE TO:



IF YOU HAVE A COMMERCIAL OR PROFESSIONAL WORKING ACTIVITY, WE RENT ADVERTISEMENT SPACES ON THIS BLOG... FOR INFORMATIONS AND PRICES WRITE TO:



---------------------------------------------------------------
SEND US YOUR ARTICLES EVEN ANONYMOUSLY, WE WILL PUBLISH THEM ON THIS BLOG

INVIATECI I VOSTRI ARTICOLI ANCHE IN MODO ANONIMO, VE LI PUBBLICHEREMO SU QUESTO BLOG

-----------------------------------------------------------------

Thursday, December 11, 2014

L’ULTIMA INFAMIA? LA “TASSA SULLE NONNE”! IN COSA CONSISTE? L’EBETE METTERA’ MANO ANCHE ALLA PENSIONE DI REVERSIBILITA’- ECCO COME

Fonte:http://www.grandecocomero.com/tassa-taglio-pensione-reversibilita-orfani-nonne-renzi-padoan/

Pensioni, il piano di Matteo Renzi per tassare quelle delle vedove al 20%
Un taglietto alle pensioni delle vedove, degli orfani e dei congiunti? Nella stagione del welfare con il machete si pesca dove si può. Ma non si dovrebbe.
E allora anche i circa 30 miliardi l’anno che l’Inps e le Casse previdenziali girano a vedove, orfani, e superstiti sotto la voce “assegno di reversibilità” fanno gola. E poco importa se quella reversibilità è frutto di tanti, tanti versamenti e se il taglio c’è già (l’Inps applica una decurtazione del 60% sull’assegno pieno), e se anche la riforma Dini, nel 1995 aveva inserito una mannaia per agganciare il reddito del defunto a quello del coniuge sopravvissuto.
La riforma Dini ha infatti inserito una penalizzazione connessa al reddito di chi resta: se il congiunto sopravvissuto ha un reddito superiore di tre volte il minimo (1.382 euro al mese), subisce una penalizzazione del 25%. Ma il taglio può arrivare al 50% per redditi superiori a 2.304 euro al mese (5 volte il minimo).
L’idea che è cominciata a circolare al ministero dell’Economia è di mettere mano anche a questo capitolo di spesa e i primi studi, connessi con gli andamenti e le aspettative di vita future, fanno ipotizzare «risparmi importanti».
Prima di sbarcare a Palazzo Chigi Matteo Renzi – ancora sindaco di Firenze – era inciampato in un gaffe (in diretta tv) proprio sulla volontà di mettere mano alle pensioni delle vedove e dei superstiti. Posizione subito corretta con «un non avete capito, volevo dire…».
Ora però che si avvicina la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, Def (il 20 settembre), e che i tempi per la legge di Stabilità si accorciano (15 ottobre), si è andato a ripescare il famosodossier Cottarelli (spending review), per ipotizzare proprio dove andare a grattare qualcosa.
Cottarelli, ad aprile, aveva ipotizzato una rimodulazione delle pensioni di reversibilità più spinta di quanto non fatto da Dini. I risparmi ipotizzati (su 30 miliardi complessivi), sarebbero stati secondo l’ex economista del Fondo monetario «nell’ordine di 100 milioni», insomma poca cosa. Ma un pessimo segnale.
Il problema, semmai, non è tanto nell’immediato, quanto in previsione sui costi futuri. Le donne hanno oggi (2014/2015), un’aspettativa di vita di 83/84 anni, gli uomini si fermano a 78/79. Però – e il Rapporto sulla previdenza 2014 di Alberto Brambilla è illuminante – nei prossimi decenni l’aspettativa per uomini e donne crescerà di un abbondante 25%. Il che vuol dire che le donne potranno campare mediamente fino a 92 anni e gli uomini almeno fino 86.
Una diminuzione della mortalità e una migliore qualità della vita (e delle cure), che però fa saltare i freddi calcoli pensionistici. Non basta agganciare l’attività lavorativa alle aspettative di vita (si va in pensione più tardi proprio per effetto di questi calcoli), ma si sopravvive anche più di quanto era stato attuarialmente stimato.
Morale: i conti malmessi della previdenza (una spesa di 260 miliardi l’anno) non reggono, e per questo si immaginano tagli e taglietti, aggiornamenti e nuovi parametri.
L’ultima idea che sembra circolare è quella di agganciare anche le pensioni di reversibilità – che il coniuge prematuramente dipartito si è mediamente sudato fino all’ultimo contributo – alla ricchezza del soggetto, non solo al reddito da pensione che percepisce (welfare sul modello tedesco, ironia della sorte).
Insomma, la reversibilità piena si ottiene solo se non si hanno case intestate, rendite (magari la liquidazione investita in Bot), o altre ricchezze tracciabili.
Il capitolo reversibilità lo aveva già aperto il governo Monti nel 2011che mise un limite alla reversibilità per i congiunti con una differenza di età di oltre 20 anni e una durata del legame inferiore ai 10. Ma una cosa è sventare le truffe, ben altra riformulare i calcoli e le percentuali a seconda delle magre disponibilità finanziarie. Anche perché toccare gli assegni di reversibilità vuol dire mettere le mani in tasca a 3,8 milioni di superstiti (coniugi, figli o altri eredi legali).
A dirla tutta a Montecitorio c’è chi da tempo vuole superare la Tabella Dini. Intento meritorio se non fosse per un dettaglio. In commissione Lavoro della Camera si ragiona (dal 2013) intorno ad una proposta dilegge sulla cumulabilità dei trattamenti pensionistici di reversibilità (n. 168), che però all’articolo 2, comma 1, recita: «I trattamenti pensionistici in favore dei superstiti delle forme pensionistiche obbligatorie sono soggetti a un’imposta sostitutiva pari al 20 per cento». Il 20% di 30 miliardi fa 6…

GLI STATI TOTALITARI ODIANO I “PARADISI FISCALI”

Fonte:http://www.miglioverde.eu/gli-stati-totalitari-odiano-i-paradisi-fiscali/

PARADISO 3di ENRICO ANDRIAN

“Paradiso fiscale”, o meglio, “rifugio fiscale” (visto che il termine originale inglese è “tax haven”, non “tax heaven”, ma come è noto gli italiani e le lingue straniere non vanno d’accordo) è uno Stato che garantisce un prelievo fiscale basso in termini di imposta sul reddito, addirittura nullo sui depositi bancari.
In questi Paesi si riscontra un regime di imposizione fiscale molto basso o assente, che rende conveniente stabilire in questi Paesi la sede di un’impresa, oppure regole particolarmente rigide sul segreto bancario, che consentono di compiere transazioni coperte, non controllabili dalle autorità di paesi stranieri.
Secondo le agenzie internazionali, queste sarebbero le caratteristiche “negative” di un “paradiso fiscale”: -pressione fiscale bassa o prossima allo zero; -regime di tassazione differente tra i redditi generati all’interno o all’esterno; -assenza di trasparenza e scambio d’informazioni con altri paesi sulle transazioni bancarie; -elevata capacità di attrarre società aventi come unico scopo movimenti di capitale sicuri, in assenza di effettiva attività economica ivi svolta;

Dove starebbe quindi la criminalità di un Paese che si rifiuta di dissanguare i propri cittadini a colpi di tasse, mette al riparo dal ficcanasare di Stati esteri i loro conti correnti e movimenti di denaro, decide in maniera sovrana ed indipendente chi, cosa, dove, come e quanto tassare?
E’ ora di demolire la leggenda nera dei “paradisi fiscali”, creata ad hoc da regimi totalitari per convincere i propri cittadini che è “bello e giusto” essere schiavi, e che i Paesi in cui lo Stato non dissangua i cittadini a colpi di tasse, non li vessa e soffoca con la burocrazia, e non controlla ogni cosa, siano oasi di criminalità da aborrire e condannare.

La Libertà non è un crimine, è un diritto!

Sunday, December 7, 2014

Tasse record nel 2013 e sarà sempre peggio

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11729990/Tasse-record-nel-2013-e-sara.html

05 dicembre 2014

Il carico fiscale sui contribuenti italiani nei prossimi anni è destinato ad aumentare ulteriormente. A sostenerlo è la Cgia di Mestre commentando i dati contenuti nel supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia che ha evidenziato che nel 2013 la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il livello storico del 43,3%. Secondo le previsioni realizzate dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, rileva la Cgia, «la pressione fiscale salirà dal 43,3 per cento, valore confermato anche per il 2014, al 43,6 per cento previsto sia nel 2016 sia nel 2017». Un incremento, segnala il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, «riconducibile al progressivo aumento delle aliquote Iva che avrà inizio a partire dal 2016. Tuttavia, questo aumento di tassazione potrebbe essere evitato se il Governo riuscirà a tagliare la spesa pubblica di quasi 29 miliardi di euro».

L'Iva - Dalla Cgia ricordano che per il 2016 il Governo Renzi dovrà razionalizzare la spesa per 16,8 miliardi di euro: l’importo di tale operazione salirà a 26,2 nel 2017 per toccare i 28,9 mld di euro nel 2018. Se questi risultati non saranno raggiunti, è previsto un aumento dell’aliquota Iva di 2 punti a partire dal primo gennaio del 2016, sia per quella attualmente al 10 per cento sia per quella al 22%. Dal primo gennaio 2017 entrambe le aliquote, rileva la Cgia, subiranno un altro ritocco dell’1%, mentre dal 1° gennaio 2018 aumenterà di un altro 0,5% solo quella più elevata. Alla fine del triennio 2016-2018, l’aliquota inferiore potrebbe arrivare al 13%, mentre l’altra al 25,5%.

Benzina - Analogamente, se non verranno raggiunti gli obiettivi in termine di riduzione della spesa, dal 1° gennaio 2018 scatterà un ulteriore aumento dell’accisa sui carburanti in misura tale da assicurare in quell’anno maggiori entrate nette per almeno 700 milioni di euro. «Il nostro Esecutivo -conclude Bortolussi- si è impegnato a rispettare i vincoli richiesti da Bruxelles attraverso il taglio della spesa pubblica. Diversamente, scatteranno automaticamente gli aumenti di imposta che garantiranno comunque i saldi di bilancio. In altre parole, se il Governo non riuscirà a tagliare gli sprechi e gli sperperi, a pagare il conto saranno ancora una volta gli italiani che subiranno l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti».

 COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE
Ditemi, cari lettori, se vi sembra giusto che questi parassiti mangino, bevano e bivacchino a spese del popolo che hanno portato alla fame e all'indigenza... Non pensate che sia ora di fare qualcosa per risolvere questo problema? Per i vostri figli, che altrimenti CON CERTEZZA MATEMETICA MORIRANNO DI FAME E DI STENTI?
L'Amministratore

Friday, December 5, 2014

«L'autoriciclaggio è una mina vagante»

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/politica/lautoriciclaggio-mina-vagante-1057662.html

Il presidente dell'Unione delle camere penali critica la legge: «Si rischia di punire due volte per lo stesso reato»

RomaTroppo generiche ed estese, preoccupanti per l'eccessiva discrezionalità ai pm e per i problemi interpretativi, pericolose perché possono colpire troppo duramente comportamenti non gravi, diversi da quelli nel mirino delle norme. Insomma, «mine vaganti».
Hanno gli stessi difetti, per i penalisti, il nuovo reato di autoriciclaggio e quello modificato di falso in bilancio, che il governo Renzi annuncia di voler fare approvare in Parlamento entro l'anno, per potenziare gli strumenti contro la criminalità economica. E gli avvocati si preparano ad esporre in parlamento le loro critiche.
Presidente Beniamino Migliucci, lei è da poco presidente dell'Ucpi: quali sono le vostre obiezioni, cominciando dall'autoriciclaggio che oggi approda in Commissione Finanze della Camera?
«Il nuovo reato, come è stato presentato dal governo, rappresenta un vulnus al principio del ne bis in idem, cioè non si può essere puniti due volte per lo stesso fatto. In questo caso si colpisce per il reato presupposto per acquisire denaro illecito e poi di nuovo per l'utilizzo di quel denaro. Così si crea una norma ad ampio spettro che consente ai pm, con grande discrezionalità, di colpire chiunque, anche per condotte modeste, dal piccolo furto alla piccola ricettazione. Ecco perché parliamo di una mina vagante».
L'autoriciclaggio è nel provvedimento sul rientro dei capitali e il governo preme per spaventare chi li ha occultati in Italia o all'estero, perché approfitti degli sconti previsti per un anno e si decida ad autodenunciarsi.
«D'accordo, e il fatto che la proposta di legge sia in Commissione Finanze e non in quella Giustizia la dice lunga. Ma non si può per questo scardinare i criteri alla base dell'ordinamento . Se il giusto obiettivo del nuovo reato è colpire i proventi della criminalità organizzata e politico-finanziaria che inquinano il sistema economico, bisogna evitare di perseguire troppo diffusamente condotte modeste che non hanno nulla a che vedere con queste finalità e non meritano una doppia sanzione per lo stesso fatto. Insomma, circoscrivere il reato».
In che modo?
«Indicando tassativamente che il reato presupposto riguarda quelli tipici di criminalità organizzata e politico finanziaria. Dunque, chi reimpiega denaro di provenienza illecita, cancellando le condotte di sostituzione o trasferimento del denaro. Forse, si dovrebbe inserire un dolo specifico: colpire chi conseguisce un vantaggio diverso, rispetto a quello derivato dal primo reato».
Per il pm di Milano Francesco Greco, che ha collaborato agli studi sul nuovo reato, senza l'autoriciclaggio non si può combattere l'evasione fiscale. È d'accordo?
«In realtà, ci sono problemi interpretativi. Perché il denaro portato all'estero per evadere le tasse già fa parte del patrimonio della persona, non nasce da un reato. Questo aspetto appare discutibile».
Le pene previste dal governo - da 1 a 4 anni, se il reato all'origine è punito sotto i 5 anni e da 2 a 8 se supera questo tetto - sono troppo pesanti?
«Ritengo che le pene per l'autoriciclaggio non dovrebbero superare quelle del reato presupposto».
Il ministro Orlando ha detto che entro la prossima settimana la Ragioneria dello Stato verificherà la copertura finanziaria del falso in bilancio, nel ddl anticorruzione, e la strada sarà spianata. Il suo giudizio?
«Il reato era già punito e ampliare eccessivamente l'area anche qui consente una discrezionalità eccessiva dei pm. Ci sono aumenti rilevanti di pena, non ancorati ai casi gravi come la frode o l'intento di ingannare i soci creditori. Credo che sia un errore punire non solo il dolo intenzionale, ma anche quello eventuale. Chi fa errori, omette qualcosa o introduce falsità viene colpito come chi ha l'intezione di ingannare, mentre le due condotte prima erano distinte. Allargare molto il campo, permette incursioni nella vita delle società non necessarie».

Adesso Bankitalia fa lo spot alla legge sull'autoriciclaggio

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/economia/adesso-bankitalia-fa-spot-legge-sullautoriciclaggio-1065858.html

Visco: "La criminalità frena investimenti esteri". Ma non dice che la legge sarà un disincentivo per tutte le imprese (italiane e straniere)

L'autoriciclaggio diventerà reato attraverso una nuova legge

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/economia/lautoriciclaggio-diventer-reato-attraverso-nuova-legge-1036201.html

L'autoriciclaggio è una particolare forma del riciclaggio di denaro di provenienza illecita, e rappresenta il reato commesso dallo stesso individuo che ha ottenuto tale denaro in maniera illegale. Nonostante ne sia stata raccomandata con insistenza l'opportunità di una sua immediata introduzione nel nostro Codice penale anche da parte di alcuni tra i più autorevoli soggetti economici nazionali ed esteri (Fmi, Commissione Ue, Banca d'Italia), l'autoriciclaggio ne resta tuttavia ancora estraneo. Una lacuna ancora più grave alla luce dei dati diffusi dall'Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d'Italia. Nel 2013 e nei primi sei mesi del 2014 sono aumentate in modo significativo le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio di denaro sporco: l'importo complessivo segnalato lo scorso anno è di 84 miliardi, mentre nel primo semestre di quest'anno sono pervenute oltre 38.000 segnalazioni di operazioni sospette (+23% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso). Però nell'ordinamento italiano è rilevante sotto il profilo penale solo l'attività di riciclaggio adottata da un soggetto diverso dall'autore della condotta illecita che ha ottenuto i proventi in questione, e non è pertanto prevista la punibilità di chi occulta direttamente i proventi del delitto che egli stesso ha commesso, cioè il cosiddetto autoriciclaggio.
 
Quest'ultimo dovrebbe però essere configurato nella proposta di legge sul rientro dei capitali dall'estero («Voluntary disclosure») in via di approvazione presso la commissione Finanze della Camera che, in base alla prima stesura, punisce con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 5mila a 50mila euro chiunque commette il reato di autoriciclaggio.

Nello stesso testo, però, chi si autodenuncia come evasore nel periodo tra l'entrata in vigore della legge e la data di presentazione della richiesta di collaborazione volontaria non sarà perseguito penalmente.

L'autoriciclaggio e il peccato originale del giustizialismo

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/politica/lautoriciclaggio-e-peccato-originale-giustizialismo-1059020.html


Rientro dei capitali, ok definitivo al Senato. Nasce il reato di autoriciclaggio

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/04/rientro-dei-capitali-ok-definitivo-senato-nasce-reato-autoriciclaggio/1250919/

Rientro dei capitali, ok definitivo al Senato. Nasce il reato di autoriciclaggio
Giustizia & Impunità
Introdotta la voluntary disclosure, cioè la dichiarazione volontaria per "rimpatriare" il proprio patrimoni. Padoan: "Non è un condono: chi aderisce paga tutto il dovuto". Ma sul nuovo reato passa la versione soft: non punibile il reimpiego di denaro sporco per "godimento personale"


Via libera definitivo del Senato, con 119 sì, 61 no e 12 astenuti, alla proposta di legge sul rientro dei capitali, che introduce anche il reato di autoriciclaggio. Il provvedimento diventa legge. Per la prima volta, in Italia sarà punito con un’ulteriore pena chi reinveste il denaro frutto di un reato che ha commesso lui stesso, mentre finora si era chiamati a rispondere soltanto del riciclaggio di denaro sporco altrui. “Approvato anche rientro dei capitali e autoriciclaggio – commenta su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi – È proprio #lavoltabuona”. Per la verità, il testo oggi licenziato al Senato è stato accusato nei mesi scorsi di essere troppo soft. Perché esclude dalla punibilità il reimpiego in beni per il “godimento personale”, come una villa o un’auto di lusso, dato che lo spirito della legge è sanzionare l’inquinamento delle attività economiche. E in piu la legge prevede pene ridotte, da uno a 4 anni, quando il reato base da cui provengono i soldi è punito con una pena massima inferiore ai 5 anni.

Altro elemento importante, la norma sul rientro dei capitali. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan precisa: “La voluntary disclosure non è un condono, perché chi aderisce paga tutto il dovuto. Grazie a tutto il Parlamento”. In una nota il ministro precisa che “si tratta di un provvedimento atteso da tempo ed equilibrato, che ha concluso l’iter parlamentare grazie alla collaborazione dei gruppi di maggioranza e all’atteggiamento costruttivo delle opposizioni”. L’intervento, aggiunge Padoan, “è innovativo perché, rispetto alle precedenti misure per il rientro dei capitali, non è un condono in quanto l’imposta dovuta si paga per intero. Chi aderirà avrà una riduzione delle sanzioni amministrative e penali”.
La legge prevede un’autodenuncia da parte del contribuente che ha occultato (e quindi evaso) somme di denaro o beni sia all’estero che in Italia, che dovrà pagare tutte le tasse e sanzioni ridotte ma avrà in cambio la depenalizzazione di alcuni reati fiscali e dell’omessa dichiarazione Iva, a partire proprio dall’autoriciclaggio. Per tutti gli altri invece, ovvero chi continuerà ad occultare capitali, se scoperto non solo dovrà pagare gli arretrati e le pene pecuniarie, ma sarà anche perseguito per autoriciclaggio.
Come si aderisce
Per aderire alla voluntary sia per i capitali detenuti illegalmente in Italia che per quelli detenuti all’estero, il contribuente deve ‘presentare un’apposita richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria, fornendo spontaneamente all’Amministrazione finanziaria i documenti e le informazionì riguardo a tutto l’occultato per il quale “alla data di presentazione della domanda non sono scaduti i termini per l’accertamento”.
Pagamento in una volta o in tre rate, sanzioni ridotte
Colui che aderisce alla voluntary dovrà quindi pagare “le somme dovute, ovvero le somme dovute in base all’accertamento, in un’unica soluzione entro il 15esimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione” oppure in tre rate mensili di uguale importo. Se salterà anche solo una delle tre rate, la procedura di voluntary decadrà. Oltre alle tasse dovute, il contribuente deve pagare le sanzioni, ma stabilite al minimo edittale, ridotto di un quarto. Se il contribuente non paga, la collaborazione volontaria non si perfeziona.
“Voluntary” fino al 30 settembre
La procedura di collaborazione volontaria (sia per il “nero” in Italia che per quello dall’estero) può essere attivata (per le omissioni entro il 30 settembre 2014) fino al 30 settembre 2015. L’Agenzia delle entrate può, relativamente all’anno in scadenza, notificare l’avviso di accertamento entro 90 giorni dalla data di ricezione della richiesta.
Carcere per chi fornisce notizie false
Chi nell’ambito della voluntary disclosure fornisce dati falsi, in tutto o in parte, viene punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.
Stessa procedura per “nero” in Italia e dall’estero
Anche chi detiene capitali in “nero” in Italia può aderire al ravvedimento operoso, ovvero alla “voluntary disclosure” con un procedimento ad hoc, in tutto uguale a quello previsto per il rientro dei capitali dall’estero. Questi contribuenti “possono avvalersi della procedura di collaborazione volontaria per sanare violazioni degli obblighi di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive delle imposte sui redditi, imposta regionale sulle attività produttive e imposta sul valore aggiunto, nonché le violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta, commesse fino al 30 settembre 2014″.
A chi aderisce no pene per frodi ed evasione Iva
Per chi aderisce alla collaborazione volontaria per il rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero come del nero in Italia è esclusa la punibilità non solo per i delitti di dichiarazione infedele e omessa dichiarazione ma anche per quelli di omesso versamento di ritenute certificate e di omesso versamento di Iva, per la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e per la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. Il tutto, viene specificato, limitatamente alle imposte e ritenute oggetto della collaborazione volontaria.
Non punibilità anche per intermediari
Viene esclusa la punibilità non solo per chi aderisce alla voluntary disclosure ma anche per tutti coloro che hanno ‘concorso a commettere i delitti ivi indicati, ovvero i professionisti intermediari, come i commercialisti.
Aliquota al 27% per imposta su beni valore medio di 2 mln
Viene stabilita al 27% l’aliquota con cui calcolare l’imposta da versare per il rientro volontario dei capitali dall’estero nel caso in cui la media dell’ammontare di tali attività finanziarie, risultanti al termine di ciascun periodo d’imposta oggetto della collaborazione volontaria, non sia superiore a 2 milioni di euro.
Sanzione minima 3% se accordi tra Stati
La sanzione minima prevista per le procedure di collaborazione volontaria di chi non ha dichiarato capitali detenuti all’estero in Stati o territori “a regime fiscale privilegiato” (come può essere la Svizzera) viene fissata nel 3% (minimo edittale) dell’ammontare degli importi non dichiarati se le attività oggetto della collaborazione volontaria erano o sono detenute in Stati che stipulano con l’Italia, entro il 1° settembre 2014, accordi che consentano un effettivo scambio di informazioni e quindi “non si applica il raddoppio delle sanzioni”. Secondo la legge in vigore la sanzione può variare dal 3 al 15%.
No doppio tempo a fisco su beni da ex paradisi
Niente tempi raddoppiati per gli accertamenti del Fisco su chi farà rientrare volontariamente i capitali illegalmente detenuti in paradisi fiscali, qualora questi (come la Svizzera) stipulino accordi di scambio di informazioni con l’Italia entro il 1 settembre 2014.
Autoriciclaggio a due soglie di pena
Si prevedono due soglie di punibilità per l’autoriciclaggio: una pena da due a otto anni e una multa da 5mila a 25 mila euro per chi, “avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, chiunque “impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, speculative” e anche “imprenditoriali”, “il denaro, i beni o le altre utilità in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”. La pena invece viene ridotta da 1 a 4 anni di carcere, e a una multa da 2.500 euro a 12.500 euro, se il denaro o i beni provengono dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. La norma prevede poi la non punibilità per chi destina i beni riciclati per “l’utilizzazione e il godimento personale” ma solo in caso non ci sia stato occultamento e che i beni non derivino da un delitto commesso con le finalità di agevolare l’attività delle associazioni mafiose. Si prevede poi un aumento di pena in caso di autoriciclaggio collegato ad attività bancaria, finanziaria o professionale e una riduzione della pena fino al dimezzamento per chi “si sia efficientamente adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto”.
No autoriciclaggio per chi aderisce a “voluntary”
Viene quindi stabilito che chi aderisce alla voluntary non sarà perseguito per autoriciclaggio ma solo “limitatamente alle attività oggetto di collaborazione volontaria”. Viene estesa all’autoriciclaggio infine la legge 231 che impone alle imprese l’obbligo di dotarsi di strutture di controllo interno.


COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE

Maledetti comunisti/rotschildisti di merda, avete distrutto una nazione PER SEMPRE! Ci manca solo adesso, per completare la vostra nefasta opera, che istituiate l'arma della Psico-Polizia e il reato di Libero Pensiero, perchè il dissenso col proprio governo è alla base di ogni reato e il dissenso si verifica proprio perchè esiste il libero pensiero. Fanno bene ad andare tutti via dall'Italia all'estero e fanno anche meglio tutti gli stanieri ad non investire in questo Paese fallito nemmeno un centesimo bucato. A mio parere il problema del comunismo può essere risolto a questo punto SOLO con le armi, cioè uccidendo tutti i comunisti/rothschildisti - compreso Rothschild naturalmente -  in quanto se non si risolve, prima o poi questo verrà esportato anche all'estero, rendendo economicamente impraticabili anche quei posti che adesso lo sono, perchè per definizione:" il comunista e in generale il socialista è colui chè è nemico della libertà e della proprietà privata".

Italiani stupidi che votate sempre per il PD (partito comunista ripulito) vi meritate di morire di fame.

L'Amministratore

Monday, December 1, 2014

Enemigos de Internet 2014: organismos en el epicentro de la censura y la vigilancia

Fonte:http://www.rsf-es.org/grandes-citas/dia-contra-censura-en-internet/

El informe ‘Enemigos de Internet’, que Reporteros Sin Fronteras publica cada 12 de marzo en el Día Mundial contra la censura en Internet, se centra este 2014 en los organismos gubernamentales y las agencias que implementan la censura y vigilancia online.

Estos organismos -entre los que se cuentan la Autoridad de Telecomunicaciones de Pakistán, el Centro Científico y la Agencia de Información Tecnológica de Corea del Norte, el Ministerio de Información y Comunicaciones de Vietnam, y la Oficina Estatal de Información de Internet de de China-, han usado la defensa de la seguridad nacional como pivote para ir mucho más allá de su misión original con el fin de y censurar a periodistas, blogueros y otros proveedores de información.

Tres de las entidades a las que Reporteros Sin Fronteras ha dado el título de ‘Enemigos de Internet’ se encuentran en democracias que tradicionalmente se han jactado de defender la libertad de expresión y el libre flujo de información. La NSA –Agencia de Seguridad Nacional, por sus siglas en inglés- en Estados Unidos, el GCHQ - Cuartel General de Comunicaciones del Gobierno- en el Reino Unido y el Centro de Desarrollo Telemático de la India no son mejores que sus homólogos de China, Rusia, Irán o Bahréin.

La información online no podría ser espiada ni controlada sin la ayuda de las empresas del sector privado. En el informe ‘Enemigos de Internet’ de 2013, Reporteros Sin Fronteras señala a los mercenarios de Internet, las compañías que ponen sus conocimientos al servicio de los regímenes autoritarios a cambio de sumas de dinero a menudo colosales.

Contratas para la vigilancia

Este año, la organización también enfoca hacia los "concesionarios de la vigilancia", las ferias y foros que reúnen a empresas especializadas en vigilancia y censura en Internet con los responsables de los regímenes autoritarios. ISS Mundial, Milipol y Technology against Crime se encuentran entre las más conocidas.

Tras revelar sus prácticas atroces, hay que actuar para detenerlas. Con este fin, la organización Reporteros Sin Fronteras ha elaborado una serie de recomendaciones para gobiernos y entidades internacionales, destinadas a reducir los paranoicos excesos de seguridad de los últimos años.

Hay que prestar atención a las prácticas de estos enemigos de Internet, que normalmente operan en la sombra. Hay que alertar sobre ellos a cuantas personas sea posible. Esto es necesario para que los organismos internacionales, las Naciones Unidas, Europa y los tratados que regulan la exportación de tecnología de vigilancia, se centren en estas prácticas y adopten leyes que terminen con ellas cuanto antes. Reporteros sin Fronteras pide a los usuarios de Internet de todo el mundo a que se unan a esta iniciativa.

Puntos clave del Informe ‘Enemigos de Internet’

    •    Los “mercenarios de la vigilancia” -ISS World, Technology Against Crime y Milipol-, son auténticos especialistas en interceptar comunicaciones o bloquear contenidos para los gobiernos de Irán, China o Bahréin. O de democracias occidentales como Francia.

    •    Rusia ha exportado su sistema de vigilancia SORM a países vecinos. En Bielorrusia, el decreto 60 obliga a los servidores a instalar SORM para funcionar.

    •    Irán sigue luchando por el desarrollo de su red interna, Halal Internet, desconectada de la red mundial y desde la que las autoridades pueden ejercer su control absoluto.

    •    China, que ya domina Internet con su "Gran Muralla Electrónica", ha anunciado la colaboración con Irán y ya provee a Zambia de sistemas de vigilancia. En Uzbekistán, es el principal proveedor de módems y routers del país.

    •    Numerosos organismos de seguridad nacional se exceden en sus funciones en nombre de la lucha antiterrorista para censurar o espiar. Sucede en Estados Unidos, Reino Unido, Etiopía, Arabia Saudí Rusia, Bielorrusia, Sudán o Colombia, donde una unidad de vigilancia digital ha interceptado miles de mensajes entre periodistas y portavoces de las FARC.

    •    En Francia, el parlamento ha aprobado la Ley de Programación Militar, cuyo artículo 20 autoriza la vigilancia de las comunicaciones telefónicas y de Internet a tiempo real, sin la supervisión judicial.

    •    En Turkmenistán, Siria, Vietnam o Bahréin, las autoridades controlan la mayoría de las infraestructuras que permiten la vigilancia de Internet. En Siria o en Irán, la velocidad de la señal sirve para controlar la difusión de imágenes e informaciones.

    •    En Turquía, las recientes enmiendas a la ley de Internet han transformado a los proveedores de acceso a Internet en en auténticos instrumentos de censura y vigilancia.

    •    El último escándalo de vigilancia: el programa "Optic Nerve" destinado a capturar sin ningún tipo de limitación las imágenes de las cámaras web de millones de usuarios de Yahoo.


Recomendaciones de Reporteros Sin Fronteras

El Informe ‘Enemigos de Internet 2014’ de Reporteros Sin Fronteras enumera una serie de recomendaciones destinadas a garantizar las libertades en Internet.

 Los hechos demuestran que la vigilancia sigue creciendo y permite identificar a los internautas, sus contactos, su correspondencia y su ubicación. Entre los países autoritarios esta vigilancia conlleva la detención y los malos tratos a defensores de los derechos humanos, periodistas, internautas y demás miembros de la sociedad civil. Las cárceles se han llenado de disidentes defensores de los derechos humanos y las comunicaciones en Internet están cada vez más interceptadas por las autoridades.

 A nivel internacional y regional, en el seno de Naciones Unidas y la Unión Europea, la mayoría de las legislaciones nacionales y los marcos jurídicos relativos a la vigilancia en Internet, la protección de datos y la vigilancia en la red, son incompletos e insuficientes para garantizar los estándares internacionales de los derechos humanos. Resulta primordial y prioritario que se adopte un marco jurídico para proteger las libertades en Internet, tanto para abordar el problema de la vigilancia en general, como para regular la exportación de herramientas de vigilancia por parte de empresas privadas.

La tragicomica crociata di Rodotà & Co. contro Internet

Fonte:http://www.lintraprendente.it/2014/11/rodota-ama-il-popolo-non-che-si-esprima-e-fa-la-guerra-a-internet/

 
RodotàNon fidatevi di chi vi parla di diritti che vuole garantirvi attraverso statuti e solenni dichiarazioni. Il più delle volte sta per prepararvi una trappola e sta per togliervi il primo e fondamentale diritto che avete, oltre alla vita: il diritto alla libertà. Non contento di vivere lui come gli pare, costui vuole, e dice che lo fa “per il vostro bene”, che voi viviate come a lui piace o interessa. E quindi vuole imbrigliarvi in una rete di norme, burocrazia, impedimenti di varia natura. Il professor Rodotà è un idealtipico prototipo di questo homo illiberale e, possiamo dire, anche antidemocratico. Da intellettuale radical chic, ben inserito nei gangli della politica e della burocrazia romana, vissuto sempre fornendo servizi lautamente ricompensati a quello Stato che non a caso vorrebbe ancora di più ingrassare, Rodotà ha infatti la “puzza sotto il naso”: in cuor suo ha ribrezzo per quel popolo che dice di voler tutelare.
Gli dà fastidio che egli possa esprimersi in maniera confusa, caotica, anarchica, pluralistica, non controllabile: in una parola in modo libero. Non è perciò affatto un caso che ultimamente egli abbia messo gli occhi su Internet, cioè su una delle più importanti realizzazioni della storia umana. Non solo e non tanto una rivoluzione tecnologica che ha cambiato il modo di conoscere e informarsi, e quindi di essere, dell’uomo. Ma anche e soprattutto una delle più potenti affermazioni di libertà che si siano mai viste sulla faccia della terra. Invece di porsi il problema di come favorire l’ulteriore estensione di questa “invenzione divina”, superando quel grosso handicap sociale, culturale ed economico che risponde al nome di “digital divide”, il professorone vorrebbe far crederci che il vero problema legato oggi a Internet è quello, appunto, della mancanze di regole: Perché Internet ha bisogno di regole si intitolava ieri significativamente un suo articolo su Repubblica. Quanto poi alla libertà, egli non si rende conto nemmeno che Internet è un chiarissimo esempio di “ordine spontaneo” o “non programmato”: le regole e le norme in esso si creano autonomamente, le trovano gli utenti procedendo per tentativi ed errori fino a trovare un equilibrio, ovviamente sempre provvisorio e perfettibile, fra le esigenze di tutti. Regole sì, ma libere: ex post e non ex ante.
L’homo illiberale o rodotiano vorrebbe invece limitare a priori il campo di azione, e quindi castrare le energie che alimentano e fanno sviluppare il metodo di libertà. Ve li immaginate i pionieri del web se avessero operato in Italia, con i vari Rodotà a stabilire in anticipo ciò che è lecito o meno fare, con scartoffie da riempire, permessi da richiedere, bolli da apporre, esami a cui sottoporsi? State sicuri, anche la loro tenacia o determinazione ne sarebbe uscita sconfitta, o almeno seriamente provata! E oggi non avremmo questo straordinario mezzo che permette a tutti di dire cavolate o cose serie, di informarsi o divertirsi. E al pubblico solamente di giudicare secondo gusti, sensibilià e educazione di ognuno. E in più, cosa che a Rodotà rode, senza la mediazione degli intellettuali accreditati, senza passare per le centrali del riconoscimento. Il vero nemico dei regolisti alla Rodotà è il mercato, l’arena ove tutti possono presentare e sottoporre a tutti le loro idee ed essere giudicati per esse, secondo merito e capacità: uno spazio ove può succedere che un non ancora trentenne come Mark Zucherberg, l’inventore di Facebook, diventi in pochi anni, partendo da zero, uno degli uomini più ricchi e influenti del mondo.
internetDopo aver osservato che “la Rete è tutt’altro che uno spazio vuoto di diritto“, e che essa è “l’oggetto del desiderio di ogni potere totalitario”, il nostro scrive che essa è “soprattutto ferreamente disciplinata dai grandi soggetti transnazionali che la governano”. Ove quel “soprattutto”, quasi un lapsus freudiano, indicando una comparazione fra Stati totalitari e mercato, la dice lunga sulle idee che frullano nella sua testa. Egli vuole convincerci che siamo eterodiretti da multinazionali senza scrupolo che ci carpiscono dati e ci indirizzano verso l’acquisto di determinati prodotti. Che dire se non rispondere, fra il serio e il faceto, che mi sento molto più tranquillo dall’essere stato disciplinato da queste multinazional che non dalle “buone intenzioni” dello Stato etico che qui si ha in mente? Così come, a proposito di Big Data e del caso Snodwen, molto meglio essere spiati dalle agenzie di sicurezza americane che eventualmente da quelle di paesi non liberi e né democratici. Anche perché, nel primo caso, di solito la verità viene a galla e può essere apertamente contrastata e combattuta. Quanto poi all’enfasi di Rodotà sulla possibilità che l’Italia, regolando Internet, si faccia pioniere e avanguardia del mondo intero, non vorrei esprimere giudizi per carità di Patria (non dimentichiamo che il nostro era candidato non molto tempo fa al Quirinale). Il tentativo di voler mettere argini dal nostro piccolo villaggio all’esondazione tumuluosa e inesorabile di un fiume in piena ha comunque una sua grandiosità, anche se sul versante del patetico e del ridicolo. Soprattutto in considerazione del fatto che quel fiume che si vuole arginare si chiama Libertà.

 

3 commenti a La tragicomica crociata di Rodotà & Co. contro Internet

  1. mantus Rispondi
    28 novembre 2014 at 20:08
    La posizione del candidato grillino alla presidenza della Repubblica è perfettamente coerente con la bislacca ed antigiuridica teoria dei “beni comuni”. In sintesi si tratta di una tesi in base alla quale alcuni beni usati diffusamente non potrebbero essere oggetto di proprietà privata, ma dovrebbero invece essere assoggettati al controllo della cd. “società civile”; ovviamente rappresentata da assidui mangiatori di tartine fornite in salotti e terrazzi finanziati da bonifici periodici da parte di un noto gruppo editoriale italo-svizzero.(IL GRUPPO DE BENEDETTI)
    Ricordo che il più eclatante esempio dei danni provocati dai benecomunisti è il referendum sul regime della fornitura delle acque. A favore di telecamera e popolo bue veniva affermata la natura benecomunista dell’acqua. In realtà venivano difese le poltrone dirigenziali delle aziende municipalizzate idriche, ossia delle uniche responsabili della dispersione idrica nei vetusti e non manutenuti acquedotti, in quanto i budget di quelle aziende benecomuniste servono solo a pagare ricchi stipendi di quei dirigenti scelti con criteri non esattamente meritocratici, ma più che graditi alla società civile tartinara.
    Dopo l’acqua, si prova benecomunistare internet; ossia a creare poltrone e subpoltrone di un ente di controllo. Ovviamente anche queste poltrone sarebbero un modo di distribuire reddito a soggetti che in un’economia di mercato forse potrebbero avere la responsabilità di un bagno pubblico (dopo l’orario di chiusura).
    Un’ultima notazione, vista con gli occhi del grillino tipo, la carrierà di Rodotà è quella di un principe nero della casta: è stato parlamentare, barone universitario e boiardo di stato (come cooptato presidente di un’autority), come un simile soggetto potesse essere considerato il candidato esemplare del M5S resta un mistero…o forse no.
  2. Giuseppe Rispondi
    28 novembre 2014 at 22:05
    Ma perché mai uomini come il prof. Rodota dovrebbero guardare al mercato quale linfa vitale agli equilibri economici ed alla produzione di beni e servizi e della ricchezza di cui anche lui con i suoi ruoli beneficia.Ha sempre vissuto come tutti coloro che vivono sotto il mantello della misericordia statale in tranquillità ,senza il giudizio di nessuno qualunque cosa faccia o dica, anzi il grande pensatore diventa sempre più rappresentativo con una carriera predefinita è sempre in crescita
  3. sergio Rispondi
    30 novembre 2014 at 15:09
    e costei, l’avevate dimenticata ? http://youtu.be/2Zl_kxsdBjw

Forza Italia, Silvio Berlusconi: "Dopo Napolitano vorrei Amato al Quirinale"

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11727433/Forza-Italia--Silvio-Berlusconi-.html


 Forza Italia, Silvio Berlusconi: "Dopo Napolitano vorrei Amato al Quirinale"

"Il nome di Giuliano Amato rientra nel profilo giusto per la carica di Capo dello Stato". Silvio Berlusconi in un'intervista al Corriere della Sera parla della corsa al Colle dopo le voci sulle probabili dimissioni di Giorgio Napolitano a fine dicembre o al più tardi a gennaio. Il Cav ha le idee chiare: "Sono contrario a figure di partito". Dunque dalla rosa dei papabili per il Cav escono subito Walter Veltroni e Piero Fassino. "Io spero che ci venga proposto qualcuno che possa essere votato anche da noi". Poi il leader di Forza Italia parla anche dell'ipotesi Prodi: "Se mi facessero quel nome risponderei che Prodi già mi vuole tanto male e quindi vorrei evitare di dire cose che potrebbero peggiorare di più i nostri rapporti".

Silvio Berlusconi: "Amato è l'uomo giusto per il Quirinale". Siete d'accordo?
Vota il sondaggio di lato a sinistra del blog




Giuliano Amato
- E così Berlusconi sceglie Giuliano Amato: "Questo nome invece rientra in quel profilo per la carica di Capo dello Stato". Un messaggio chiaro per Matteo Renzi che adesso dovrà rispondere alla proposta lanciata dal Cav. Già nel corso del loro ultimo incontro il leader di Forza Italia e il premier avevano parlato probabilmente delle nomination per il Colle, ora Renzi deve fare il suo nome. Di certo il Cav spero in una scelta condivisa e dalla partita del Colle passa anche quella per le riforme: "Renzi deve dare garanzie sul percorso. E ritengo che lo farà. Poi però servirà la responsabilità di tutti".

Ipotesi Draghi - Infine il Cav parla anche delle voci che indicherebbero anche Mario Draghi nella corsa al Colle: "Mi risulta che il presidente della Bce abbia fatto sapere di non essere disponibile. Al momento per Draghi la situazione è questa".

La Camera approva l’aumento dell’IVA al 25,5% con la clausola di salvaguardia

Fonte:http://www.laleggepertutti.it/59963_la-camera-approva-laumento-delliva-al-255-con-la-clausola-di-salvaguardia

Tra il 2016 e il 2018 assisteremo a un aumento di ben 3,5% percentuali cui si aggiunge, da giugno, l’aumento delle accise su benzina e gasolio.

La Camera approva l’aumento dell’IVA al 25,5% con la clausola di salvaguardiaIl Governo ha appena incassato il primo via libera alla legge di Stabilità che ora passerà al Senato per l’ultima approvazione. I deputati hanno lasciato invariata la struttura del testo di legge, che è stato piuttosto ritoccato dallo stesso Governo. Quest’ultimo, per allinearsi alle osservazioni formulate dall’Unione Europea, ha introdotto durante l’esame in Commissione Bilancio di Montecitorio misure aggiuntive per circa 4,5 miliardi riducendo così dal 2,9 al 2,6% l’indebitamento netto per il 2015. Una manovra da oltre 32 miliardi che alla fine produrrà misure espansive con un peggioramento dei saldi per 5,9 miliardi.

Dicevamo che la Camera non ha modificato nulla rispetto all’originaria bozza. Così resta confermato l’aumento dell’IVA che viene spinta fino al 25,5% con la famigerata clausola di salvaguardia.

Una spada di Damocle per il Paese
Su cittadini e imprese incombono più di una clausola di salvaguardia ossia previsioni già divenute norme di legge che, qualora i conti non dovessero tornare in corso di anno (così come sempre succede), senza bisogno di costringere l’esecutivo a un’impopolare “Manovra bis”, scatteranno in automatico. Si tratta, insomma, di misure lasciate, per ora, solo in “stand by” e che prenderanno vita se non verranno raggiunti gli interventi programmati di spending review.

Le suddette clausole di salvaguardia prevedono l’aumento dell’IVA ordinaria (oggi al 22%) fino al 25,5% e l’aumento dell’IVA ridotta di 2 punti (dal 10% passerà al 12%). Secondo queste scadenze:

NEL 2016
– l’Iva ordinaria (che oggi è del 22%, ossia per gran parte dei beni di consumo) passerà al 24%;
– l’Iva agevolata (che oggi è al 10%) salirà al 12%.

NEL 2017
– l’Iva ordinaria salirà dal 24% al al 25%
– l’Iva agevolata sfiorerà il 13%.

NEL 2018
– l’Iva ordinaria arriverà dal 25% al 25,5%.
– l’Iva agevolata resterà al 13%.

La tagliola sull’Iva garantirà maggior gettito di 12,8 miliardi
Con l’aumento dell’Iva, l’Esecutivo ritiene di poter assicurare maggior gettito per 12,8 miliardi nel 2016 e 19,2 per il 2017, oltre a 700 milioni di maggiori accise.

Le altre clausole di salvaguardia
Oltre all’IVA, nelle pieghe del ddl Stabilità si nascondono altre clausole di salvaguardia di cui, evidentemente, il Governo si guarda bene dal parlare.

Dal 30 giugno potrebbe scattare l’aumento delle accise su benzina e gasolio (1,7 miliardi di aumenti) che dovrebbe garantire un incasso di 700 milioni di euro.

A tali clausole si aggiungono poi quelle sulla lotta all’evasione e in particolare sullo split payment e il reverse charge esteso anche alla grande distribuzione (oltre 1,7 miliardi di maggiori accise se i due regimi non saranno autorizzati da Bruxelles).


COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE

Il governo Renzi è un bugiardo e anche un ladro e se non verrà destituito con la forza farà fallire l'Italia.
L'Amministratore 

Tra il 2016 e il 2018 assisteremo a un aumento di ben 3,5% percentuali cui si aggiunge, da giugno, l’aumento delle accise su benzina e gasolio.
ADVERTISEMENT

Il Governo ha appena incassato il primo via libera alla legge di Stabilità che ora passerà al Senato per l’ultima approvazione. I deputati hanno lasciato invariata la struttura del testo di legge, che è stato piuttosto ritoccato dallo stesso Governo. Quest’ultimo, per allinearsi alle osservazioni formulate dall’Unione Europea, ha introdotto durante l’esame in Commissione Bilancio di Montecitorio misure aggiuntive per circa 4,5 miliardi riducendo così dal 2,9 al 2,6% l’indebitamento netto per il 2015. Una manovra da oltre 32 miliardi che alla fine produrrà misure espansive con un peggioramento dei saldi per 5,9 miliardi.

Dicevamo che la Camera non ha modificato nulla rispetto all’originaria bozza. Così resta confermato l’aumento dell’IVA che viene spinta fino al 25,5% con la famigerata clausola di salvaguardia (ne avevamo parlato in “L’aumento dell’Iva di 3,5 punti % e la clausola di salvaguardia” e in “Aumento dell’IVA: un macigno che grava sull’Italia”).

Una spada di Damocle per il Paese
Su cittadini e imprese incombono più di una clausola di salvaguardia ossia previsioni già divenute norme di legge che, qualora i conti non dovessero tornare in corso di anno (così come sempre succede), senza bisogno di costringere l’esecutivo a un’impopolare “Manovra bis”, scatteranno in automatico. Si tratta, insomma, di misure lasciate, per ora, solo in “stand by” e che prenderanno vita se non verranno raggiunti gli interventi programmati di spending review.

Le suddette clausole di salvaguardia prevedono l’aumento dell’IVA ordinaria (oggi al 22%) fino al 25,5% e l’aumento dell’IVA ridotta di 2 punti (dal 10% passerà al 12%). Secondo queste scadenze:

NEL 2016
– l’Iva ordinaria (che oggi è del 22%, ossia per gran parte dei beni di consumo) passerà al 24%;
– l’Iva agevolata (che oggi è al 10%) salirà al 12%.

NEL 2017
– l’Iva ordinaria salirà dal 24% al al 25%
– l’Iva agevolata sfiorerà il 13%.

NEL 2018
– l’Iva ordinaria arriverà dal 25% al 25,5%.
– l’Iva agevolata resterà al 13%.

La tagliola sull’Iva garantirà maggior gettito di 12,8 miliardi
Con l’aumento dell’Iva, l’Esecutivo ritiene di poter assicurare maggior gettito per 12,8 miliardi nel 2016 e 19,2 per il 2017, oltre a 700 milioni di maggiori accise.

Le altre clausole di salvaguardia
Oltre all’IVA, nelle pieghe del ddl Stabilità si nascondono altre clausole di salvaguardia di cui, evidentemente, il Governo si guarda bene dal parlare.

Dal 30 giugno potrebbe scattare l’aumento delle accise su benzina e gasolio (1,7 miliardi di aumenti) che dovrebbe garantire un incasso di 700 milioni di euro.

A tali clausole si aggiungono poi quelle sulla lotta all’evasione e in particolare sullo split payment e il reverse charge esteso anche alla grande distribuzione (oltre 1,7 miliardi di maggiori accise se i due regimi non saranno autorizzati da Bruxelles).
- See more at: http://www.laleggepertutti.it/59963_la-camera-approva-laumento-delliva-al-255-con-la-clausola-di-salvaguardia#sthash.tB5iyrXe.dpuf
Tra il 2016 e il 2018 assisteremo a un aumento di ben 3,5% percentuali cui si aggiunge, da giugno, l’aumento delle accise su benzina e gasolio.
ADVERTISEMENT

Il Governo ha appena incassato il primo via libera alla legge di Stabilità che ora passerà al Senato per l’ultima approvazione. I deputati hanno lasciato invariata la struttura del testo di legge, che è stato piuttosto ritoccato dallo stesso Governo. Quest’ultimo, per allinearsi alle osservazioni formulate dall’Unione Europea, ha introdotto durante l’esame in Commissione Bilancio di Montecitorio misure aggiuntive per circa 4,5 miliardi riducendo così dal 2,9 al 2,6% l’indebitamento netto per il 2015. Una manovra da oltre 32 miliardi che alla fine produrrà misure espansive con un peggioramento dei saldi per 5,9 miliardi.

Dicevamo che la Camera non ha modificato nulla rispetto all’originaria bozza. Così resta confermato l’aumento dell’IVA che viene spinta fino al 25,5% con la famigerata clausola di salvaguardia (ne avevamo parlato in “L’aumento dell’Iva di 3,5 punti % e la clausola di salvaguardia” e in “Aumento dell’IVA: un macigno che grava sull’Italia”).

Una spada di Damocle per il Paese
Su cittadini e imprese incombono più di una clausola di salvaguardia ossia previsioni già divenute norme di legge che, qualora i conti non dovessero tornare in corso di anno (così come sempre succede), senza bisogno di costringere l’esecutivo a un’impopolare “Manovra bis”, scatteranno in automatico. Si tratta, insomma, di misure lasciate, per ora, solo in “stand by” e che prenderanno vita se non verranno raggiunti gli interventi programmati di spending review.

Le suddette clausole di salvaguardia prevedono l’aumento dell’IVA ordinaria (oggi al 22%) fino al 25,5% e l’aumento dell’IVA ridotta di 2 punti (dal 10% passerà al 12%). Secondo queste scadenze:

NEL 2016
– l’Iva ordinaria (che oggi è del 22%, ossia per gran parte dei beni di consumo) passerà al 24%;
– l’Iva agevolata (che oggi è al 10%) salirà al 12%.

NEL 2017
– l’Iva ordinaria salirà dal 24% al al 25%
– l’Iva agevolata sfiorerà il 13%.

NEL 2018
– l’Iva ordinaria arriverà dal 25% al 25,5%.
– l’Iva agevolata resterà al 13%.

La tagliola sull’Iva garantirà maggior gettito di 12,8 miliardi
Con l’aumento dell’Iva, l’Esecutivo ritiene di poter assicurare maggior gettito per 12,8 miliardi nel 2016 e 19,2 per il 2017, oltre a 700 milioni di maggiori accise.

Le altre clausole di salvaguardia
Oltre all’IVA, nelle pieghe del ddl Stabilità si nascondono altre clausole di salvaguardia di cui, evidentemente, il Governo si guarda bene dal parlare.

Dal 30 giugno potrebbe scattare l’aumento delle accise su benzina e gasolio (1,7 miliardi di aumenti) che dovrebbe garantire un incasso di 700 milioni di euro.

A tali clausole si aggiungono poi quelle sulla lotta all’evasione e in particolare sullo split payment e il reverse charge esteso anche alla grande distribuzione (oltre 1,7 miliardi di maggiori accise se i due regimi non saranno autorizzati da Bruxelles).
- See more at: http://www.laleggepertutti.it/59963_la-camera-approva-laumento-delliva-al-255-con-la-clausola-di-salvaguardia#sthash.tB5iyrXe.dpuf
Tra il 2016 e il 2018 assisteremo a un aumento di ben 3,5% percentuali cui si aggiunge, da giugno, l’aumento delle accise su benzina e gasolio.
ADVERTISEMENT

Il Governo ha appena incassato il primo via libera alla legge di Stabilità che ora passerà al Senato per l’ultima approvazione. I deputati hanno lasciato invariata la struttura del testo di legge, che è stato piuttosto ritoccato dallo stesso Governo. Quest’ultimo, per allinearsi alle osservazioni formulate dall’Unione Europea, ha introdotto durante l’esame in Commissione Bilancio di Montecitorio misure aggiuntive per circa 4,5 miliardi riducendo così dal 2,9 al 2,6% l’indebitamento netto per il 2015. Una manovra da oltre 32 miliardi che alla fine produrrà misure espansive con un peggioramento dei saldi per 5,9 miliardi.

Dicevamo che la Camera non ha modificato nulla rispetto all’originaria bozza. Così resta confermato l’aumento dell’IVA che viene spinta fino al 25,5% con la famigerata clausola di salvaguardia (ne avevamo parlato in “L’aumento dell’Iva di 3,5 punti % e la clausola di salvaguardia” e in “Aumento dell’IVA: un macigno che grava sull’Italia”).

Una spada di Damocle per il Paese
Su cittadini e imprese incombono più di una clausola di salvaguardia ossia previsioni già divenute norme di legge che, qualora i conti non dovessero tornare in corso di anno (così come sempre succede), senza bisogno di costringere l’esecutivo a un’impopolare “Manovra bis”, scatteranno in automatico. Si tratta, insomma, di misure lasciate, per ora, solo in “stand by” e che prenderanno vita se non verranno raggiunti gli interventi programmati di spending review.

Le suddette clausole di salvaguardia prevedono l’aumento dell’IVA ordinaria (oggi al 22%) fino al 25,5% e l’aumento dell’IVA ridotta di 2 punti (dal 10% passerà al 12%). Secondo queste scadenze:

NEL 2016
– l’Iva ordinaria (che oggi è del 22%, ossia per gran parte dei beni di consumo) passerà al 24%;
– l’Iva agevolata (che oggi è al 10%) salirà al 12%.

NEL 2017
– l’Iva ordinaria salirà dal 24% al al 25%
– l’Iva agevolata sfiorerà il 13%.

NEL 2018
– l’Iva ordinaria arriverà dal 25% al 25,5%.
– l’Iva agevolata resterà al 13%.

La tagliola sull’Iva garantirà maggior gettito di 12,8 miliardi
Con l’aumento dell’Iva, l’Esecutivo ritiene di poter assicurare maggior gettito per 12,8 miliardi nel 2016 e 19,2 per il 2017, oltre a 700 milioni di maggiori accise.

Le altre clausole di salvaguardia
Oltre all’IVA, nelle pieghe del ddl Stabilità si nascondono altre clausole di salvaguardia di cui, evidentemente, il Governo si guarda bene dal parlare.

Dal 30 giugno potrebbe scattare l’aumento delle accise su benzina e gasolio (1,7 miliardi di aumenti) che dovrebbe garantire un incasso di 700 milioni di euro.

A tali clausole si aggiungono poi quelle sulla lotta all’evasione e in particolare sullo split payment e il reverse charge esteso anche alla grande distribuzione (oltre 1,7 miliardi di maggiori accise se i due regimi non saranno autorizzati da Bruxelles).
- See more at: http://www.laleggepertutti.it/59963_la-camera-approva-laumento-delliva-al-255-con-la-clausola-di-salvaguardia#sthash.tB5iyrXe.dpuf