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Thursday, October 16, 2014

Abolito di fatto il limite del “quinto” pignorabile: pensioni integralmente aggredibili

Fonte:http://www.laleggepertutti.it/27460_abolito-di-fatto-il-limite-del-quinto-pignorabile-pensioni-integralmente-aggredibili

Il pignoramento presso terzi della pensione può essere effettuato ormai integralmente, con estrema facilità, e non più nei limiti di un quinto, per come previsto invece dalla legge.

Ad oggi, ancora, il Parlamento nulla ha fatto per ovviare a un buco normativo che, di fatto, ha reso pignorabile tutta la pensione. Nonostante l’allarme lanciato da “La Legge per Tutti” a quasi un anno di distanza, l’assegno versato mensilmente dall’ente di previdenza, poiché ormai obbligatoriamente versato in banca, resta completamente aggregabile da Equitalia. Di conseguenza, la norma che prevede il limiti di “un quinto” della pignorabilità è, nei fatti, completamente elusa dallo stesso Stato.
Ma vediamo meglio di cosa si tratta, facendo un passo indietro.

Dopo l’approvazione del decreto legge “Salva Italia” [1], i pensionati che subiscono un pignoramento della pensione (cosiddetto pignoramento presso terzi) rischiano di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto come invece previsto dal codice di procedura civile [2]. Lo stesso pericolo riguarda i lavoratori dipendenti con il salario mensile.
Si tratta di un modo ormai di fatto legalizzato per superare il limite del “quinto pignorabile” imposto invece dal codice di procedura civile e che, ad oggi, nonostante l’allarme da noi lanciato all’alba della nuova normativa (leggi l’articolo sotto: “Pignoramento della pensione di anzianità sul conto corrente obbligatorio: storture del nuovo sistema”), non ha trovato ancora un correttivo nella legge.

L’obbligo del conto corrente
Come noto, la recente riforma emanata dal Governo nello scorso mese di dicembre 2012 [1] ha imposto all’Inps di versare le pensioni superiori a mille euro non più tramite le Poste (nelle mani del pensionato), ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio (conseguenza dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro). Dunque, in tali casi, i pensionati sono obbligati ad aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire le somme dovute mensilmente.

I riflessi sul pignoramento presso terzi
Tale previsione sovverte tutta la disciplina dei pignoramenti presso terzi. È noto, infatti, che la legge consente al creditore la possibilità di pignorare la pensione (o i redditi di lavoro subordinato) nella misura massima di 1/5: ma tale limite opera solo se il pignoramento viene effettuato alla fonte, cioè direttamente a chi deve erogare l’emolumento e procedere all’accantonamento delle quote pignorate (l’Ente di Previdenza o il datore di lavoro).
Invece, se il pignoramento viene effettuato in un momento successivo (anche un giorno dopo), presso la banca dove il pensionato o il lavoratore deposita le somme, tale limite non opera più e il creditore può pignorare tutti i risparmi che vi trova. Quindi, una volta che il denaro si è “confuso” (anche quando il conto contiene solo redditi dello stesso tipo, come solo la pensione o solo lo stipendio) è possibile pignorare non più solo il quinto, ma il 100% della pensione o del salario.

Differenze rispetto al precedente sistema
Questo era già possibile prima del decreto “Salva Italia”; ma se prima il pensionato poteva esigere i pagamenti a mano (alla Posta), oggi invece, con l’obbligo di versamento in conto, nessuno si può più sottrarre al rischio di un pignoramento integrale della pensione.
Il creditore infatti potrà, anziché notificare il pignoramento all’INPS, e accontentarsi di un quinto della mensilità, attendere pochi giorni che l’emolumento venga accreditato in banca e lì aggredirlo integralmente (e, se fortunato, prendere anche le precedenti mensilità, se non ancora prelevate).
Del resto, il pensionato non ha scelta: se non apre il conto corrente, l’Inps trattiene le somme dovute.

Non si discute sul fatto che i debiti vadano pagati, ma il discorso è un altro: se per garantire il minimo sostentamento del pensionato o del lavoratore, la legge prevede una misura massima per il pignoramento, non ha poi senso rendere questa stessa norma così facilmente aggirabile.

La previsione quindi del limite del quinto, a tutela della dignità dell’uomo, rischia di essere completamente svilita e superata per causa di una riforma che, invece, mirava solo a finalità fiscali (la tracciabilità dei pagamenti). Insomma, come al solito, per riparare ai problemi dell’evasione fiscale, a rimetterci è sempre il cittadino più povero.


[1] Decreto legge “Salva Italia” n. 214/2012.
[2] Art. 545 cod. proc. civ.


INTEGRAZIONE

Pignoramento della pensione di anzianità sul conto corrente obbligatorio: storture del nuovo sistema

 

È giusto oggi consentire il pignoramento di tutte le somme del conto corrente su cui, per legge, gli anziani devono versare la pensione  di anzianità? 

Come noto, le recenti modifiche alla disciplina sul pignoramento “presso terzi” da parte di Equitalia hanno introdotto nuovi (e più favorevoli per il cittadino) limiti di quota massima di stipendio o pensione pignorabile, che derogano alla regola generale stabilita nel codice di procedura civile. In particolare, mentre nel pignoramento ordinario il limite è 1/5 dello stipendio, l’espropriazione esattoriale prevede limiti variabili in base all’ammontare del credito su cui viene effettuata l’esecuzione. Infatti, per importi non superiori a 2.500 euro, il limite di pignorabilità è ridotto a 1/10, per importi compresi tra 2.500 euro 5.000 euro, la quota massima diventa 1/7, mentre per importi superiori a 5.000 euro si applica il limite ordinario di 1/5.  Ma ciò non ha risolto il problema fondamentale di un profondo squilibrio a sfavore dei pensionati. Vediamo di cosa si tratta.

Come a tutti noto, la legge “Salva Italia” [1] ha introdotto l’obbligo della tracciabilità per il pagamento delle pensioni superiori a 1000 euro: questo vuol dire che il pensionato non può più incassare la pensione presso gli uffici delle Poste Italiane, ma deve farsi accreditare le somme su strumenti e prodotti che garantiscano la tracciabilità: per esempio un libretto a risparmio da aprire alle Poste o un conto corrente bancario o postale.
Ciò implica che, per le pensioni superiori ai 1000 euro, è di fatto divenuto obbligatorio aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire tali somme.
Dal primo ottobre 2012, in assenza di un conto corrente intestato al pensionato, l’Inps trattiene le somme dovute. L’importo viene versato solo dopo la comunicazione del codice IBAN del conto, bancario o postale, all’Istituto previdenziale.

Nel caso in cui l’anziano abbia debiti con Equitalia, quest’ultima potrà pignorargli la pensione nei limiti di un quinto (o, a seconda dei casi sopra indicati, nei limiti di 1/10 o di 1/7) dell’importo complessivo: ma perché operi questo limite è necessario che il pignoramento (cosiddetto “presso terzi”) sia fatto direttamente alla fonte, ossia all’ente previdenziale (INPS) prima che questi eroghi la pensione.
Qualora invece l’anziano depositi successivamente tali somme in un conto corrente, l’orientamento della giurisprudenza è da sempre quello di consentire il pignoramento di tutto il denaro presente sul conto – e non solo di un quinto: ciò perché le somme, una volta depositate in banca, diventano un tutt’uno col patrimonio del debitore. In pratica, basta che Equitalia attenda anche un solo giorno – quel fatidico giorno in cui la pensione (obbligatoriamente) passa dalle casse dell’Inps al conto corrente – perché il limite di 1/5 (o di 1/10 o 1/7) non operi più. In questo modo l’anziano si vedrà pignorato il 100% della sua pensione. La legge ha, insomma, creato una scappatoia per aggirare sé stessa!

Peraltro non è neanche difficile, per Equitalia, scoprire dove l’anziano deposita la pensione, grazie all’Anagrafe Tributaria e alla possibilità di consultare tutte le banche dati dell’amministrazione finanziaria.

Ebbene, se questo orientamento poteva anche essere condivisibile finché il pensionato era libero di scegliere tra il conservare nel portafoglio la pensione o versarla sul conto con tutti gli altri risparmi, oggi si potrebbe profilare il rischio di una strumentalizzazione del nuovo obbligo di apertura del conto per i pensionati.
Il creditore che, infatti, voglia aggirare il problema del limite del quinto al pignoramento della pensione potrebbe notificare l’atto di pignoramento direttamente alla banca anziché all’Inps: l’Istituto di credito, per legge, sarà obbligato non solo a bloccare tutti i fondi già depositati sul conto dal debitore, ma anche le somme che ivi confluiranno fino alla data dell’udienza di assegnazione. In altre parole, quando l’Inps invierà gli accrediti alla banca del pensionato, questi verranno automaticamente pignorati e bloccati nella misura del 100% e non più di un quinto, come invece dovrebbe essere.

Insomma: ancora una volta la lotta esasperata all’evasione ha generato una nuova distorsione sul sistema.
Allora è legittimo chiedersi come potrà vivrà il povero pensionato a cui sarà stato pignorato tutto il conto corrente e, quindi, la totalità della pensione?


 [1] Legge n. 214 del 22.12.2012.


COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE

Lo stato ha fatto questa riforma perchè sa benissimo che i pensionati e gli stipendiati in quel modo sono integralmente aggredibili e pertanto ha agito in piena mala fede.
Se lo stato italiano continuerà ancora con la lotta all'evasione fiscale manderà tra poco tempo l'Italia in fallimento e il Paese non si riprenderà MAI PIU',
per il Teorema di Coase detto anche Teorema Dell' Efficienza Dei Sistemi Economici: "Un sistema economico è tanto più efficiente quanto più è libero." Questo sta a significare che siccome l'Italia non è un Paese economicamente e politicamente libero, non può essere economicamente efficiente e quindi non si potrà MAI riprendere stando così le cose. Ecco perchè gli Italiani fuggono all'estero e ormai anche gli immigrati vanno via dall'Italia. Capito?

L'Amministratore  

Il pignoramento presso terzi della pensione può essere effettuato ormai integralmente, con estrema facilità, e non più nei limiti di un quinto, per come previsto invece dalla legge.

Ad oggi, ancora, il Parlamento nulla ha fatto per ovviare a un buco normativo che, di fatto, ha reso pignorabile tutta la pensione. Nonostante l’allarme lanciato da “La Legge per Tutti” a quasi un anno di distanza, l’assegno versato mensilmente dall’ente di previdenza, poiché ormai obbligatoriamente versato in banca, resta completamente aggregabile da Equitalia. Di conseguenza, la norma che prevede il limiti di “un quinto” della pignorabilità è, nei fatti, completamente elusa dallo stesso Stato.
Ma vediamo meglio di cosa si tratta, facendo un passo indietro.

Dopo l’approvazione del decreto legge “Salva Italia” [1], i pensionati che subiscono un pignoramento della pensione (cosiddetto pignoramento presso terzi) rischiano di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto come invece previsto dal codice di procedura civile [2]. Lo stesso pericolo riguarda i lavoratori dipendenti con il salario mensile.
Si tratta di un modo ormai di fatto legalizzato per superare il limite del “quinto pignorabile” imposto invece dal codice di procedura civile [3] e che, ad oggi, nonostante l’allarme da noi lanciato all’alba della nuova normativa (leggi l’articolo: “Pignoramento della pensione di anzianità sul conto corrente obbligatorio: storture del nuovo sistema”), non ha trovato ancora un correttivo nella legge.

L’obbligo del conto corrente
Come noto, la recente riforma emanata dal Governo nello scorso mese di dicembre 2012 [1] ha imposto all’Inps di versare le pensioni superiori a mille euro non più tramite le Poste (nelle mani del pensionato), ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio (conseguenza dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro). Dunque, in tali casi, i pensionati sono obbligati ad aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire le somme dovute mensilmente.

I riflessi sul pignoramento presso terzi
Tale previsione sovverte tutta la disciplina dei pignoramenti presso terzi. È noto, infatti, che la legge consente al creditore la possibilità di pignorare la pensione (o i redditi di lavoro subordinato) nella misura massima di 1/5: ma tale limite opera solo se il pignoramento viene effettuato alla fonte, cioè direttamente a chi deve erogare l’emolumento e procedere all’accantonamento delle quote pignorate (l’Ente di Previdenza o il datore di lavoro).
Invece, se il pignoramento viene effettuato in un momento successivo (anche un giorno dopo), presso la banca dove il pensionato o il lavoratore deposita le somme, tale limite non opera più e il creditore può pignorare tutti i risparmi che vi trova. Quindi, una volta che il denaro si è “confuso” (anche quando il conto contiene solo redditi dello stesso tipo, come solo la pensione o solo lo stipendio) è possibile pignorare non più solo il quinto, ma il 100% della pensione o del salario.

Differenze rispetto al precedente sistema
Questo era già possibile prima del decreto “Salva Italia”; ma se prima il pensionato poteva esigere i pagamenti a mano (alla Posta), oggi invece, con l’obbligo di versamento in conto, nessuno si può più sottrarre al rischio di un pignoramento integrale della pensione.
Il creditore infatti potrà, anziché notificare il pignoramento all’INPS, e accontentarsi di un quinto della mensilità, attendere pochi giorni che l’emolumento venga accreditato in banca e lì aggredirlo integralmente (e, se fortunato, prendere anche le precedenti mensilità, se non ancora prelevate).
Del resto, il pensionato non ha scelta: se non apre il conto corrente, l’Inps trattiene le somme dovute.

Non si discute sul fatto che i debiti vadano pagati, ma il discorso è un altro: se per garantire il minimo sostentamento del pensionato o del lavoratore, la legge prevede una misura massima per il pignoramento, non ha poi senso rendere questa stessa norma così facilmente aggirabile.

La previsione quindi del limite del quinto, a tutela della dignità dell’uomo, rischia di essere completamente svilita e superata per causa di una riforma che, invece, mirava solo a finalità fiscali (la tracciabilità dei pagamenti). Insomma, come al solito, per riparare ai problemi dell’evasione fiscale, a rimetterci è sempre il cittadino più povero.
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Il pignoramento presso terzi della pensione può essere effettuato ormai integralmente, con estrema facilità, e non più nei limiti di un quinto, per come previsto invece dalla legge.

Ad oggi, ancora, il Parlamento nulla ha fatto per ovviare a un buco normativo che, di fatto, ha reso pignorabile tutta la pensione. Nonostante l’allarme lanciato da “La Legge per Tutti” a quasi un anno di distanza, l’assegno versato mensilmente dall’ente di previdenza, poiché ormai obbligatoriamente versato in banca, resta completamente aggregabile da Equitalia. Di conseguenza, la norma che prevede il limiti di “un quinto” della pignorabilità è, nei fatti, completamente elusa dallo stesso Stato.
Ma vediamo meglio di cosa si tratta, facendo un passo indietro.

Dopo l’approvazione del decreto legge “Salva Italia” [1], i pensionati che subiscono un pignoramento della pensione (cosiddetto pignoramento presso terzi) rischiano di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto come invece previsto dal codice di procedura civile [2]. Lo stesso pericolo riguarda i lavoratori dipendenti con il salario mensile.
Si tratta di un modo ormai di fatto legalizzato per superare il limite del “quinto pignorabile” imposto invece dal codice di procedura civile [3] e che, ad oggi, nonostante l’allarme da noi lanciato all’alba della nuova normativa (leggi l’articolo: “Pignoramento della pensione di anzianità sul conto corrente obbligatorio: storture del nuovo sistema”), non ha trovato ancora un correttivo nella legge.

L’obbligo del conto corrente
Come noto, la recente riforma emanata dal Governo nello scorso mese di dicembre 2012 [1] ha imposto all’Inps di versare le pensioni superiori a mille euro non più tramite le Poste (nelle mani del pensionato), ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio (conseguenza dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro). Dunque, in tali casi, i pensionati sono obbligati ad aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire le somme dovute mensilmente.

I riflessi sul pignoramento presso terzi
Tale previsione sovverte tutta la disciplina dei pignoramenti presso terzi. È noto, infatti, che la legge consente al creditore la possibilità di pignorare la pensione (o i redditi di lavoro subordinato) nella misura massima di 1/5: ma tale limite opera solo se il pignoramento viene effettuato alla fonte, cioè direttamente a chi deve erogare l’emolumento e procedere all’accantonamento delle quote pignorate (l’Ente di Previdenza o il datore di lavoro).
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Il creditore infatti potrà, anziché notificare il pignoramento all’INPS, e accontentarsi di un quinto della mensilità, attendere pochi giorni che l’emolumento venga accreditato in banca e lì aggredirlo integralmente (e, se fortunato, prendere anche le precedenti mensilità, se non ancora prelevate).
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