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Tuesday, July 29, 2014

Campania: cos’è la ” Terra dei fuochi ” ?

Fonte:http://www.blogdiattualita.it/cose-terra-dei-fuochi-6624.html

Dal Rapporto Ecomafie del 2003 al bilancio 2011 di ARPA Campania: i numeri e le tappe di uno scandalo italiano

1076 chilometri quadrati di pura vergogna. Un territorio di bellezza impareggiabile e valore storico inestimabile, colpito da un’ingiustizia che non può lasciare spazio ad alcuna giustificazione.
Campania, province di Napoli e Caserta, 33 comuni nella prima e 24 nella seconda, 2 milioni e mezzo di persone vittime di un sopruso di dimensioni colossali, da anni costretti a sopportare il peso degli interessi della Camorra su un territorio scippato della propria identità, dove a quanto pare la vita dell’essere umano sembra contare poco o nulla. La chiamano ” Terra dei fuochi “, forse mai nome fu più adeguato.
Ma cos’è la ” Terra dei fuochi “ ? Per i roghi appiccati nell’ultimo decennio su spaventosi cumuli di rifiuti tossici che hanno ammazzato la produttività di diversi ettari di terreno coltivabile e dei pascoli necessari a nutrire il bestiame d’allevamento. Dopo il rivelatorio Rapporto Ecomafie ad opera di Legambiente nel 2003, la vicenda ha registrato il proprio punto apicale fra il 2007 e il 2008 con lo smistamento, il traffico illecito di rifiuti tossici e nucleari, che sono andati arsi nella grande confusione determinata dalla crisi della “monnezza” scoppiata nel napoletano, proprio in quel periodo. Vennero bruciati, fra il gennaio e marzo del 2007, 30000 kg di rifiuti in terreni agricoli, dai quali le cosche hanno ricavato la bellezza di 118000 €! La contaminazione da sostanze tossiche che andò a colpire questa fetta di territorio vide compromessa l’attività commerciale inerente la mozzarella di bufala, nel casertano. Vennero individuate “discrete” percentuali di diossina nel latte di bufala proveniente dagli allevamenti della provincia di Caserta, che spaventarono anche i grandi importatori, come Giappone e Corea del Nord, che bloccarono temporaneamente l’ingresso del prodotto per evitare un’ecatombe da capogiro. Una successiva analisi del prodotto in Germania, cancellò il rischio avvelenamento e il commercio riprese a ritmi un po’ più sostenuti, ma il colpo subito fu di quelli pesanti. Stroncare una fonte di guadagno così preziosa per una comunità come quella campana è un pugno alle buoni intenzioni di tutti quegli imprenditori per bene costretti, giorno dopo giorno, a scontrarsi con una realtà che, in ogni suo angolo, nasconde insidie gigantesche.
Un contributo al chiarimento di una situazione talmente surreale la da il pentito Carmine Schiavone, che sottolineò la ferma volontà della Camorra di trasformare l’intera Campania in una discarica a cielo aperto verso la quale destinare piombo, scorie nucleari e materiale acido, che hanno inquinato le falde acquifere di tutta la regione e le coste di mare, a partire dal basso Lazio fino ad arrivare a Castelvolturno.
L’aria diventa irrespirabile, nelle zone di Succivo, Caivano, Acerra e Giugliano i roghi della vergogna si moltiplicano e si alza drasticamente la percentuale dei tumori, che colpiscono, in larga parte, giovani donne, al seno e alla tiroide, e bambini.
L’ultimo significativo bilancio è stato tracciato dall’ARPA Campania nel 2011, indicando come zona ad alto rischio un’area di 3 milioni di metri quadri, compresa tra i Regi Lagni, Lo Uttaro, Masseria del Pozzo-Schiavi (nel Giuglianese) ed il quartiere di Pianura, della città di Napoli per il deposito e smistamento consolidato di materiale come copertoni e scarti d’abbigliamento e le attività di recupero del rame dai cavi elettrici.
A questo scempio va ad aggiungersi un dissesto istituzionale che stimola il cancro mafioso che si impossessa di una popolazione sempre più sola, relegata ai margini e arrabbiata.
I roghi accesi sulla disperazione, un fuoco con il quale non conviene giocare così allegramente.

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