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Thursday, April 10, 2014

Quel segreto sulle basi USA

Quel segreto sulle basi USA

Fonte:http://articolo11.net/2013/05/16/quel-segreto-sulle-basi-usa/

sigonellaC’è un accordo del 1954 che Washington non ha mai voluto desecretare, perché impedirebbe agli USA l’uso delle loro basi italiane per operazioni militari extra-NATO, come fu la guerra in Iraq.
Se lo schieramento a Sigonella dei Marines pronti a intervenire unilateralmente in Libia è giustificato dagli accordi bilaterali antiterrorismo post-11 settembre 2001, è importante sapere che, senza il consenso esplicito del governo italiano, ogni operazione militare americana unilaterale lanciata dalle basi italiane è illegale.
Nel 2003, l’allora ministro della Difesa berlusconiano, Antonio Martino, spiegava in Parlamento che, tra gli accordi che regolano l’uso che gli americani possono fare delle loro basi in Italia, “il più importante è il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) del 20 ottobre 1954, firmato per l’Italia dal Presidente del Consiglio pro-tempore. Ad esso sono strettamente collegati un accordo tecnico aereo del 30 giugno 1954 ed un accordo tecnico navale del 20 ottobre 1954″.
“Tali accordi bilaterali - spiegava il ministro - hanno una elevata classifica di segretezza e non possono essere declassificati unilateralmente, poiché il regime di segretezza è stato stabilito di comune accordo dai Governi italiano e statunitense. Il segreto militare, relativo alle infrastrutture, ai compiti, alla distribuzione di uomini e mezzi, al tipo di presenza militare nelle diverse località, si espande fino ad abbracciare le regole che disciplinano le funzioni di comando nelle basi ove operano forze USA, nonché le disposizioni sui rapporti fra le autorità militari italiane e statunitensi”.
Cinque anni dopo, nel luglio 2008, il neo-insediato governo Berlusconi (Frattini agli Esteri e La Russa alla Difesa) cambia idea e decide di chiedere a Washington di desecretare questo accordo, inviando una nota all’ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli. Il quale si affretta a informare della cosa il Segretario di Stato, Condoleezza Rice, inviandole un allarmato cablogramma confidenziale che svela la volontà americana di nascondere all’opinione pubblica italiana i reali termini degli accordi sulle basi militari.
“Gli italiani chiedono la declassificazione del BIA del 1954 in virtù del lungo tempo trascorso dalla firma dell’accordo e della già pubblicità dell’accordo quadro del 1995 che lo ha rinnovato (governo Dini, Agnelli agli Esteri e Corcione alla Difesa, ndr) e dei successivi accordi accordi tecnici (TA) per le basi di Sigonella, San Vito dei Normanni e Vicenza. (…) Abbiamo valutato approfonditamente tale richiesta e ci siamo consultati con il Comando americano in Europa (EUCOM). Il Dipartimento (di Stato, ndr) non ha mai acconsentito a precedenti richieste italiane in tal senso e raccomandiamo di farlo ancora, specialmente data la natura del recente negoziato Host Nation Notification (NHH) riguardante la creazione dei Comandi AFRICOM presso le basi italiane”.
“Anche se gran parte del contenuto del BIA - prosegue Spogli - si riflette nei successivi accordi tecnici pubblici, ci sono parti del BIA che non sono state riprodotte in questi documenti desecretati. In particolare riteniamo sarebbe controproducente rendere pubblico l’articolo 2 che regola l’uso delle forze USA che stazionano in Italia. L’articolo 2 dice che ‘il governo degli Stati Uniti è obbligato a utilizzare le basi nello spirito e nel quadro della collaborazione NATO ed esclusivamente al fine di svolgere i propri compiti NATO e, in ogni caso, non per scopi bellici a meno che non derivanti da disposizioni NATO o da accordi con il governo italiano’”.
“Gli USA hanno sempre interpretato queste frasi in maniera ampia - ammette l’ambasciatore - intendendo che le forze americane (in Italia, ndr) possono essere usate anche per operazioni non-NATO come l’Iraq e le missioni umanitarie in Africa, fintanto che vi sia il consenso italiano. Le autorità militari e politiche italiane hanno generalmente accettato questa interpretazione, dando il loro consenso in modo informale. Ma è probabile che se questo testo diventasse pubblico, i partiti politici italiani che si oppongono alla presenza militare USA in Italia e al coinvolgimento in operazioni internazionali presserebbero il governo affinché venga data una lettura più restrittiva dell’accordo, pretendendo che nessuna azione non-NATO venga intrapresa senza negoziati estesi e formali con il governo italiano“.
“Questa e altre sezione collegate del BIA - avverte infine Spogli - se rese pubbliche, potrebbero suscitare una discussione pubblica sulle basi USA in Italia e complicare i nostri sforzi volti a garantire la più ampia possibilità operativa ai Comandi AFRICOM. Potrebbe anche limitare la nostra libertà d’azione riguardo a forze attualmente basate in Italia. Ad esempio potrebbe essere pubblicamente messo in discussione l’invio nel Mar Nero a supporto delle operazioni USA in loco (la crisi tra Georgia e Russia, ndr) della nave ammiraglia della 6^ Flotta, la USS Mount Withney, ancorata a Gaeta. Il recenti accordi tecnici negoziati dopo il 1995 adottano un linguaggio che rinforza la nostra lettura “più estesa” dell’articolo 2, granendo una maggior flessibilità operativa rispetto al BIA poiché non limitano le missioni delle forze USA basate in Italia “esclusivamente” a compiti NATO”.

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