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Saturday, April 19, 2014

Brics verso l’addio al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale

Brics verso l’addio al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale

Fonte:http://www.investireoggi.it/economia/brics-verso-laddio-al-fondo-monetario-e-alla-banca-mondiale/

I Brics starebbero lasciando il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, creando due organismi alternativi, in polemica contro gli USA e l'Europa, che non intendono rinunciare alla loro supremazia sui due istituti.

I Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sarebbero pronti a creare due distinti organismi internazionali, alternativi al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. La notizia è stata rilanciata da quotidiano russo online Rbth, ma il malcontento delle economie emergenti è palese da tempo. Il ministro delle Finanze del Brasile, Guido Mantega, nel 2011 dato in pole position per guidare proprio l’FMI, ha dichiarato che l’istituto non può essere paralizzato dai continui ritardi del Congresso nell’approvare la riforma della governance.

APPROFONDISCI - I Brics provano a liberarsi dall’Fmi e dalla Banca Mondiale
 

I Brics creano una banca comune per lo sviluppo per mettere fine al predominio di Usa e Europa. Il fronte dei paesi emergenti non è però compatto e la Russia gioca una partita tutta sua


A Durban, in Sudafrica, va in scena il quinto vertice tra i paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), il nocciolo duro delle economie emergenti del pianeta. Insieme fanno il 43% della popolazione mondiale, un quarto del pil, il 17% degli scambi planetari e 4 mila miliardi di dollari di riserve valutarie, grazie al boom dell’export che riescono a mantenere da diversi anni.

Una banca comune per lo sviluppo, così i Brics cercano l’indipendenza dall’Fmi

Indonesia e Nigeria, altri importanti paesi emergenti,  hanno già bussato alla loro porta, con la speranza di accrescere il loro peso politico nello scacchiere internazionale. E saranno presto accettati, con la conseguenza che del nuovo consesso faranno parte altri 300 milioni circa di abitanti della Terra. E con l’intento di strutturarsi quale forza autonoma e di spessore, i cinque hanno annunciato la fondazione di una banca comune per lo sviluppo, alimentata inizialmente da 50 miliardi di dollari di capitale, ripartiti equamente in 10 miliardi a testa. L’obiettivo della banca è di rimpiazzare di fatto il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale nell’opera di assistenza finanziaria ai componenti membri. Già con l’elezione di Christine Lagarde al ruolo di direttore generale dell’istituto di Washington si erano notate le rimostranze dei Brics, stanchi di non avere un peso adeguato dentro all’organizzazione, la cui struttura è ancorata alle logiche politiche della fine della Seconda Guerra Mondiale, quando fu stabilito che agli USA spettasse sempre un uomo alla guida della Banca Mondiale, mentre a un europeo andasse di volta in volta la leadership dell’FMI. Ma il mondo è cambiato e quelle logiche sembrano in buona parte inadeguate ai tempi.

Le divisioni interne ai Brics paesi Brics

Il segnale lanciato da Durban alle USA e UE è chiaro: è finita la stagione della predominanza incontrastata di Europa e America nelle strutture internazionali, specie a carattere finanziario. Certo, europei e americani hanno dalla loro una carte vincente: le divisioni interne agli stessi Brics.
Sarà per la lontananza geografica dei membri, sarà per la diversità in ambito politico e della stessa struttura economica e anche per lo scarso tempo ancora alle spalle dei Brics come blocco politico, ma l’organizzazione sembra al suo interno disomogenea. Ad esempio, non passa inosservato il titolo del vertice che il Sudafrica ha scelto, in qualità di padrone di casa: “I Brics in Africa: collaborazione per lo sviluppo, l’integrazione e l’industrializzazione“. Pretoria teme, infatti, che la Cina abbia scambiato il Continente nero come un campo di conquista e che al vecchio colonialismo di matrice europea prima e americana dopo, si aggiunga adesso quello solo apparentemente più affabile con gli occhi a mandorla, con Pechino a barattare i mercati di sbocco africani e l’accesso alle loro materie prime, in cambio di un sostegno agli investimenti. La stessa Russia non gioca in squadra, ma una partita tutta in solitaria, con l’obiettivo di Mosca di tornare ai fasti dell’ex Urss, quando i sovietici erano gli unici a contrastare la superpotenza degli USA.
Dalla loro, anche gli africani hanno, tuttavia, un asso nella manica. Per quanto tre su cinque dei Brics siano asiatici, il peso dell’Africa potrebbe crescere enormemente nei prossimi anni, grazie al fatto che in tutta la fascia sub-sahariana è in atto da qualche anno un vero boom economico, che sta facendo uscire dalla miseria decine di milioni di persone e sta gettando le basi per la creazione di un’ampia classe media e neo-borghese (Il futuro è in Africa? Segnali di boom economico dal Sub-Sahara).
Paradosso vorrebbe, quindi, che mentre i Brics si organizzano per darsi un peso nello scenario internazionale, la stessa denominazione potrebbe risultare già oggi alquanto antiquata e poco previdente. Tutt’al più, essi saranno di certo il nucleo fondante di un fronte ben più folto di economie che si affacceranno di anno in anno sulla scena mondiale.

Secondo una proposta avanzata dagli stati emergenti, gli USA dovrebbero rinunciare al loro diritto di veto al board dell’FMI e le stesse quote sarebbero ripartite in modo più corrispondente all’attuale situazione economica dei vari paesi membri. In particolare, le economie avanzate passerebbero da una quota complessiva del 60,5% a una del 57,7%, mentre le economie emergenti salirebbero dal 39,5% al 42,3%.
Tra i paesi che secondo la schema dell’accordo guadagnerebbero di più ci sarebbero la Cina (+2,4%), il Brasile (+0,53%), la Corea del Sud (+0,39%), la Turchia (+0,37%) e il Messico (+0,35%). Tra coloro che ci perderebbero maggiormente, invece, l’Arabia Saudita (-0,85%), il Belgio (-0,59%), la Germania (-0,52%), il Canada (-0,36%) e gli USA (-0,24%).
Preso atto, tuttavia, della mancata volontà di Washington e dell’Europa a ridurre il proprio peso dentro il board di entrambi gli organismi, i Brics si starebbero accordando tra di loro per crearne due alternativi: una riserva monetaria comune servirebbe a sostituire l’FMI, mentre una banca per lo sviluppo dei Brics rimpiazzerebbe la Banca Mondiale.
Secondo una bozza iniziale, ciascuno dei due istituti necessiterebbe di un capitale di 100 miliardi di dollari, che sarebbe ripartito tra i vari membri, in proporzione al loro peso economico. Da qui, la Cina dovrebbe contribuire per 41 miliardi, Brasile, India e Russia per 18 miliardi ciascuno e il Sudafrica per 5 miliardi.
La discussione di questa fase si sta concentrando anche sulla sede dei due organismi, perché ciascun membro ne ha rivendicato fortemente la presenza sul proprio territorio, ha affermato l’ambasciatore russo per gli affari speciali presso il Ministero degli Esteri, Vadim Lukov.
I Brics hanno preso consapevolezza di loro e hanno compreso che più restano uniti, più potranno riaffermare il loro interesse nel mondo. E la fase di scontro politico tra la Russia e l’Occidente non starebbe facendo altro che accelerare un trend in atto da vari anni.

 

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