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Wednesday, March 26, 2014

“ELIMINARE IL CONTANTE RAPPRESENTA UN ATTO DI SPOLIAZIONE DEI NOSTRI DIRITTI ALLA LIBERTÀ”.

“ELIMINARE IL CONTANTE RAPPRESENTA UN ATTO DI SPOLIAZIONE DEI NOSTRI DIRITTI ALLA LIBERTÀ”.




Fonte: ANONIMA

La progressiva eliminazione del contante e la simultanea imposizione dall’alto della moneta elettronica alimenta il potere arbitrario e discrezionale delle élites politiche e finanziarie. Il costante consolidamento di questo potere è da ritenersi estremamente pericoloso poiché sottende, in conclusione, l’indotta accettazione di una società dalle caratteristiche distopiche dove l’uomo non è concepito come fine, bensì come mero mezzo.

PER IMPEDIRE TUTTO CIÒ BISOGNA INIZIARE A FAR SENTIRE IL NOSTRO GRIDO DI DISAPPROVAZIONE.

http://www.contantelibero.it/documenti/il-denaro-contante-e-liberta/

AVETE RITIRATO TUTTE LE BANCONOTE SUI VOSTRI CONTI CORRENTI PER BOICOTTARE LE BANCHE ?!

BENE ! IL SISTEMA BANCARIO AVEVA GIA' PENSATO QUESTO.
IL CONTANTE VERRA' RITIRATO ED ELIMINATO DALLE BANCHE.
ARRIVA LA MONETA ELETTRONICA ...

10 PUNTI PER IL CONTANTE LIBERO .

1- Eliminare o limitare il CONTANTE è un grave atto contro la libertà dei cittadini.

2- Eliminare o limitare il CONTANTE significa affidarsi a canali elettronici tenuti sotto controllo da poche entità che avrebbero in mano il monopolio dei mezzi di transazione finanziaria. La Moneta Elettronica è assolutamente lecita ed assai utile e comoda ma deve rimanere una Libera Scelta.

3-Eliminare o limitare il CONTANTE è un “regalo” alle Banche ed alla Finanza che guadagnano su tutti i pagamenti, salvo quelli in contanti.

4- Eliminare o limitare il CONTANTE significa colpire un MEZZO di pagamento semplice, efficace, poco costoso e uguale per tutti.
Affidarsi ai canali elettronici significa altresì dover sottostare al pagamento di commissioni ad ogni atto di pagamento. 100 euro in contanti dopo 100 passaggi di mano sono sempre 100 euro. 100 euro elettronici dopo 100 passaggi sono diventati 45 euro. 55 euro sono “svaniti” per finire in mano a Banche&affini.

5- Eliminare o limitare il CONTANTE significa perdere la proprietà diretta e MATERIALE dei propri risparmi che diventano virtuali, sotto la tutela ed il controllo di terzi. E’ pertanto possibile, con un semplice click, impedirci di accedere alla nostra liquidità o di prelevare i nostri risparmi, che appartengono solo a noi ed a nessun altro. In tempi di Grande Crisi e di rischio Default questo punto è quanto mai vitale ed importante.

6- Eliminare o limitare il CONTANTE significa infliggere un durissimo colpo al nostro diritto alla PRIVACY.
“L’occhio di una telecamera” ci spierebbe 24 ore su 24, rendendoci soggetti non solo ad un controllo pervasivo ma anche arbitrario, in balia alle imprevedibili evoluzioni socio-politiche della Storia. Immaginate se un domani questo potere finisse in mano ad un novello Hitler o Stalin, o peggio, ad un banchiere.

7- Eliminare o limitare il CONTANTE è contro la natura dell’uomo: otterrai solo un fiorente mercato nero.

8- Eliminare o limitare il CONTANTE come misura di Lotta all’Evasione è un’assurdità che nasconde i veri scopi dei promotori di questa “crociata”: il contante è un MEZZO ad ampia diffusione che solo marginalmente viene usato in modo illegale. La vera evasione passa attraverso ben altri canali, quasi tutti elettronici e sotto il controllo delle banche.

9- Invertendo lo slogan delle lobbies che vogliono eliminare il contante, possiamo affermare che “La difesa del contante è una vera e propria battaglia di civiltà” (e di libertà).

10- PER IMPEDIRE CHE AVVENGA L’ELIMINAZIONE DEL CONTANTE bisogna diffondere le nostre critiche razionali e far sentire il nostro grido di protesta e disapprovazione.

La tecnologia come mezzo di controllo sociale per imporre, attraverso una continua induzione di paure ed ansie, moduli di pensiero e comportamenti umani totalmente spersonalizzati, asserviti e ideologizzati. Obbiettivo finale: annichilire qualsiasi sentire, agire e pensare che possa essere veramente alternativo e concorrente. In sintesi, annichilire la libertà.
Questo è il pericolo su cui ci ammonisce il celebre romanzo 1984 di George Orwell. Ciò nondimeno, in questi anni di crisi tale pericolo non è lontano da un suo pieno concretizzarsi. Buona parte della società civile e dell’opinione pubblica sembra non voler vedere questo mostro che cresce; lentamente e apaticamente essa sta lasciando la propria libertà nelle mani di un’entità manipolatrice dai tratti allo stesso tempo oligarchici e collettivistici.

Se vogliamo difendere la libertà (la nostra libertà) dobbiamo innanzitutto scrollarci di dosso l’apatia e prendere coscienza del nostro potere. Per far questo è necessario “educarci alla libertà” processo che in primo luogo implica il comprendere e il saper confutare rigorosamente la logica antirazionale propugnata dai nemici della libertà.
E’ nel suddetto contesto che va inserita “la battaglia per la difesa dell’utilizzo del denaro contante”. Una battaglia la cui finalità, pertanto, non consiste nel rivendicare la supremazia in termini assoluti di uno strumento di pagamento su un altro (banconote versus mezzi elettronici), bensì nel riaffermare il diritto delle persone di scegliere liberamente il modo che ritengono migliore di portare a termine i loro scambi economici.

Come tutti sanno nel nostro Paese la soglia al di sotto della quale è possibile utilizzare denaro contante per effettuare pagamenti tra privati o privati e società od amministrazioni non bancarie è stata recentemente abbassata fino all’attuale limite di 1000€ .
Nonostante ciò, qualcuno non ancora sazio di prescrivere restrizioni alle libertà individuali continua a richiedere l’implementazione di ulteriori “stratagemmi” per disincentivare e ridurre ancor di più gli spazi d’uso del contante, con l’intento più o meno esplicito e consapevole di giungere in un futuro alla totale, o pressoché totale, soppressione di questa modalità di pagamento, affermando contemporaneamente il dominio artificiale della moneta elettronica.

A supporto della bontà della loro tesi, i promotori ed i sostenitori della cosiddetta lotta al contante adducono il fatto che tutto ciò sia pensato e studiato al fine di ottenere gradi maggiori di benessere generale, equità, progresso, giustizia sociale.
La verità, tuttavia, è assolutamente un’altra: la lotta contro l’utilizzo del denaro contante non annovera alcuno scopo nobile e le argomentazioni a suo sostegno sono pure mistificazioni della realtà oggettiva. L’unico vero obbiettivo di questa crociata consiste nel proteggere e consolidare il potere, le prebende e l’influenza di quella variegata casta di soggetti improduttivi che vivono e prosperano soltanto a scapito del lavoro altrui.

CON IL PRETESTO DI PERSEGUIRE BUONI PROPOSITI SI VUOLE SOLTANTO FARE RAZZIA DEI DIRITTI NATURALI DEI PIÙ INERMI

*** ALCUNE MENZOGNE DA SMASCHERARE ***

LA LOTTA AL CONTANTE IN QUANTO STRUMENTO FONDAMENTALE PER COMBATTERE L’EVASIONE FISCALE.

Questa è l’argomentazione principale che viene usata da chi si prodiga per avere una società senza contante. Ad una prima analisi questa giustificazione sembrerebbe inattaccabile; tuttavia, mediante una disamina più attenta e approfondita si scopre che il grosso dell’evasione fiscale non ruota affatto attorno l’utilizzo del denaro contante, ma riguarda invece transazioni decisamente più sofisticate.
I fenomeni evasivi/elusivi numericamente più rilevanti, quali l’occultamento di ricavi e compensi o l’indebita deduzione dei costi, vengono, infatti, messi in atto con l’impiego di strutture e comportamenti fittizi che prescindono dall’uso del contante e dall’obbligo di avvalersi del canale bancario per rendere le operazioni tracciabili.

Diffondere l’idea che la maniera più efficace per contrastare l’evasione fiscale risieda nella lotta al contante significa, dunque, pubblicizzare volutamente un erroneo convincimento. L’evasione si combatte mettendo a punto un quadro normativo stabile e facilmente comprensibile, tagliando il numero degli adempimenti, instaurando un rapporto di fiducia tra il Fisco e il contribuente e riducendo in maniera sistematica e ragionevole la pressione fiscale tramite un preventivo calo della spesa e dell’inefficienza pubblica.
A fronte delle sopraccitate misure, l’eliminazione del contante non serve praticamente a nulla se non a privare milioni di cittadini (il popolo minuto) dell’unico formidabile strumento di “dissenso di massa” che essi possono avere a loro disposizione per non essere sopraffatti da inique regole e politiche fiscali.

LA LOTTA AL CONTANTE NON INCIDE DIRETTAMENTE SULLA LIBERTÀ E LE ABITUDINI DELLE PERSONE.

Affermazione semplicemente senza senso. Restringendo le possibilità per gli agenti economici di scegliere come metodo di pagamento ciò che essi considerano più adeguato, si va ad incidere per forza di cose direttamente sulla libertà e le abitudini delle persone.

CONTANTE STRUMENTO SCOMODO ED OBSOLETO.

L’esperienza sostiene l’esatto contrario. Nella quotidianità solamente l’impiego del contante permette ad alcune transazioni di essere portate a termine in maniera celere e quindi proficua. Di conseguenza, eliminando o riducendo ancor più drasticamente questa modalità di pagamento, si introdurranno necessariamente in più parti del sistema economico rimarchevoli inefficienze che, in ultima analisi, avranno il demerito di rendere maggiormente complicata la vita delle persone.

LA LOTTA AL CONTANTE È DECISIVA ANCHE NELLA LOTTA AI FURTI E ALLE RAPINE.

«Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza».
Basterebbe citare questo famoso aforisma di Benjamin Franklin, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, per dimostrare l’illegittima sussistenza di questo assunto. Ma, poiché è necessario essere veritieri fino in fondo, si deve anche constatare come l’eliminazione del contante non rappresenti sicuramente la panacea contro furti e rapine. Clonazione di bancomat e di carte di credito, manipolazione di conti bancari, furto d’identità o anche le incresciose aggressioni alle abitazioni dei cittadini sono tutti esempi di fenomeni criminali sui quali la lotta al contante non può avere di certo un’incidenza decisiva.

LA LOTTA AL CONTANTE È UNA VERA E PROPRIA BATTAGLIA DI CIVILTÀ.

Alcuni si spingono a definire addirittura la lotta al contante come una vera e propria battaglia di civiltà, dando sostanzialmente origine ad una nuova forma di polilogismo (Il polilogismo è la dottrina che nega l’uniformità della struttura logica della mente umana): da una parte c’è chi ripudiando l’utilizzo del denaro contante ha sposato la cultura della legalità, dall’altra parte c’è chi non ripudiando tale utilizzo ha deciso di porsi, almeno teoricamente, al di fuori di questa cultura.

Questa presa di posizione è soltanto un grezzo espediente per evitare qualsiasi confronto approfondito, critica o discussione sul merito. Trattasi di falso razionalismo utile a nascondere l’irragionevolezza e l’illogicità di una tesi. Non avendo a proprio sostegno argomentazioni davvero valide, l’esercito della lotta al contante sposta la sua lotta sul terreno della pura ideologia allontanandosi così in maniera intenzionale dalla realtà delle cose.
Dinanzi ad un atteggiamento del genere si può comprendere appieno la posizione di chi ostinatamente porta avanti la crociata contro il contante: trovandosi nell’impossibilità di avere l’avallo della verità scientifica, tenta scorrettamente di plagiare la mente dei propri interlocutori .
«Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno»
(Paul Claudel)

“ELIMINARE IL CONTANTE RAPPRESENTEREBBE UN ATTO DI SPOLIAZIONE DEI NOSTRI DIRITTI ALLA LIBERTÀ”.

La progressiva eliminazione del contante e la simultanea imposizione dall’alto della moneta elettronica alimenta il potere arbitrario e discrezionale delle élites politiche e finanziarie. Il costante consolidamento di questo potere è da ritenersi estremamente pericoloso poiché sottende, in conclusione, l’indotta accettazione di una società dalle caratteristiche distopiche dove l’uomo non è concepito come fine, bensì come mero mezzo.

PER IMPEDIRE TUTTO CIÒ BISOGNA INIZIARE A FAR SENTIRE IL NOSTRO GRIDO DI DISAPPROVAZIONE.

http://www.contantelibero.it/documenti/il-denaro-contante-e-liberta/

SECONDA MOSSA DA SCACCO MATTO DI PUTIN: VISA E MASTERCARD ESPULSE DALLA RUSSIA, NASCE IL CIRCUITO ''PRO100''



SECONDA MOSSA DA SCACCO MATTO DI PUTIN: VISA E MASTERCARD ESPULSE DALLA RUSSIA, NASCE IL CIRCUITO ''PRO100'' 

Fonte:http://www.ilnord.it/index.php?id_articolo=2729#.UzGs-KOqG3w.facebook

martedì 25 marzo 2014

SECONDA MOSSA DA SCACCO MATTO DI PUTIN: VISA E MASTERCARD ESPULSE DALLA RUSSIA, NASCE IL CIRCUITO ''PRO100''  MOSCA - Altra straordinaria mossa da scacco matto di Putin, dopo quella di usare la valuta cinese e non più l'euro o il dollaro americano come valuta di riserva: l'intera Russia esce dal circuito Visa - Mastercard e si organizza per avere le proprie carte di credito! Questa decisione - finanziariamente vantaggiosissima per la Russia - produce un danno clamoroso ai colossi americani del pagamento con carta di credito: perdono in un colpo solo 100 milioni di clienti. La decisione di Putin nasce perché Obama ha dato ordine a Visa e Mastercard di bloccare le trasazioni in Russia. Solo che, questa decisione si è rivoltata come un boomerang contro i colossi amerciani che non si aspettavano che al Russia fosse pronta - in pochi giorni - a sostituirli.

Ne scrive il sito economico in lingua inglese rt.com

L'articolo:

"La decisione dai sistemi di pagamento internazionali Visa e MasterCard di bloccare il loro uso in Russia ha innervosito alcune imprese russe. Nel frattempo, Mosca afferma che il proprio sistema di pagamento elettronico nazionale può diventare pienamente operativo entro pochi mesi. (Ma già da ora alcune grandi banche l'hanno messo in atto)
La scorsa settimana MasterCard e Visa bloccarono i pagamenti elettronici di alcune banche russe, il che ha mostrato come il mercato russo fosse monopolizzato dagli operatori internazionali. E sebbene i sistemi di pagamento avessero poi ripreso le operazioni con la russa SMP Bank (di domenica!) si stima che clienti abbiano ritirato circa 111 milioni dollari dai loro conti in soli due giorni.
Dopo anni di retorica sulla necessità di avviare un sistema di pagamento elettronico nazionale in Russia, adesso (dopo questo episodio) potrebbe diventare presto una realtà.
Infatti: "Il sistema di pagamento PRO 100 è tecnologicamente pronto per fornire un servizio nazionale nel prossimo futuro. Stimiamo ci vorranno un paio di mesi, tuttavia le principali banche russe che rappresentano oltre il 40 per cento del mercato interno sono già collegate al sistema di pagamento PRO 100"  ha dichiarato Andrey Nesterov, direttore delle comunicazioni aziendali presso la Card Elettronica Universale RT .
Lanciato come "pilota" nel 2010, il progetto universale di carta di credito elettronica prevede sia utilizzabile in ogni ufficio di governo,nei servizi municipali e commerciali, via internet e nei bancomat di tutta la Russia. L'applicazione bancaria elettronica della nuova carta di credito è basata sul sistema di pagamento "scheda elettronica universale" con il logo PRO 100.
Quattro grandi banche russe sono tecnicamente pronte per utilizzare il sistema di pagamento russo: Sberbank , Uralsib , BAR AK e Mosca Industrial Bank".
Con questo, Putin ha tagliato fuori Visa e Mastercard da un quarto del pianeta terra, creando anche una valida alternativa ai colossi americani del credito elettronico, nel caso qualcuno volesse farne a meno. Anche in Europa...

Max Parisi

GRECIA: IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA INCITA IL POPOLO ALLA RIBELLIONE: ''ROMPIAMO L'ACCERCHIAMENTO DELLA TROIKA!''



GRECIA: IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA INCITA IL POPOLO ALLA RIBELLIONE: ''ROMPIAMO L'ACCERCHIAMENTO DELLA TROIKA!'' 

Fonte:http://www.ilnord.it/c-2726_GRECIA_IL_PRESIDENTE_DELLA_REPUBBLICA_INCITA_IL_POPOLO_ALLA_RIBELLIONE_ROMPIAMO_LACCERCHIAMENTO_DELLA_TROIKA

martedì 25 marzo 2014

GRECIA: IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA INCITA IL POPOLO ALLA RIBELLIONE: ''ROMPIAMO L'ACCERCHIAMENTO DELLA TROIKA!'' ATENE - Gli sforzi della Grecia per rompere l'accerchiamento dei suoi creditori, il Fondo monetario internazionale e l'Unione europea, saranno "vittoriosi". Lo ha detto oggi il Presidende dela Repubblica greco, Karolos Papoulias. "Il nostro popolo ha iniziato la lotta per rompere l'accerchiamento dei suoi creditori", ha dichiarato alla stampa il leader 84enne in occasione della parata militare annuale che si svolge ad Atene per commemorare la guerra d'indipendenza contro l'Impero ottomano. le sue parole sono incendiarie, contro la Troika.
"La nostra storia dimostra che questa lotta sapra' anche tradursi in una vittoria", ha aggiunto Papoulias, ex membro della resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale. La Grecia non riesce a riemergere da un piano di austerita' profondamente impopolare adottato nel 2010 in cambio di prestiti dell'Fmi e della UE strutturati secondo i dettami delle oligarchie finanziarie europee a cui i membri della Commissione sono asserviti. Il Paese quindi e' nella morsa della recessione, la disoccupazione e' salita alle stelle negli ultimi quattro anni, e non si intravedono vie d'uscita, se non la ribellione che addirittura il Presidente della Repubblica ellenica in persona incita con queste sue parole.

ANCHE LA FINLANDIA - DA SEMPRE DIFFIDENTE CON LA RUSSIA - SI OPPONE A SANZIONI UE CONTRO MOSCA (ENORMI DANNI ECONOMICI)

ANCHE LA FINLANDIA - DA SEMPRE DIFFIDENTE CON LA RUSSIA - SI OPPONE A SANZIONI UE CONTRO MOSCA (ENORMI DANNI ECONOMICI)

Fonte:http://www.ilnord.it/c-2728_ANCHE_LA_FINLANDIA__DA_SEMPRE_DIFFIDENTE_CON_LA_RUSSIA__SI_OPPONE_A_SANZIONI_UE_CONTRO_MOSCA_ENORMI_DANNI_ECONOMICI

martedì 25 marzo 2014

ANCHE LA FINLANDIA - DA SEMPRE DIFFIDENTE CON LA RUSSIA - SI OPPONE A SANZIONI UE CONTRO MOSCA (ENORMI DANNI ECONOMICI)Inizia a crescere all'interno dell'Unione Europea il numero di coloro che si oppongono alle sanzioni contro la Russia. Dopo la Bulgaria anche in Finlandia c'e' chi ha apertamente criticato questa iniziativa e difatti pochi giorni fa i parlamentari del partito euroscettico True Finns (che siedono all'opposizione) se da un lato hanno approvato il divieto ai funzionari russi di poter viaggiare nei paesi della UE dall'altro si sono opposti duramente contro ogni sanzione commerciale perche' danneggerebbe enormemente l'economia finlandese.
Questa posizione non e' affatto isolata ma e' condivisa dalla camera di commercio russo finlandese la quale ha sottolineato come ai confini tra Russia e Finlandia il commercio e il turismo stanno soffrendo per via del rublo debole e quindi l'adozione di sanzioni commerciali potrebbe solo peggiorare le cose visto che il governo russo sicuramente bloccherebbe le importazioni dalla Finlandia e questo danneggerebbe pesantemente il settore forestale e agroalimentare.
Certo non capita tutti i giorni che in Finlandia cia sia una levata di scudi a favore della Russia, per motivi storici il paese scandinavo e' sempre stato fortemente critico verso il suo vicino, ma chiaramente in molti capiscono che sarebbe da folli prendere una decisione che danneggerebbe l'economia finlandese specie se si pensa che le esportazioni verso la Russia sono una boccata d'ossigeno per molte imprese colpite dalla recessione.
Sarebbe auspicabile che anche l'Italia si unisse al coro di chi si oppone a queste sanzioni ma per nostra sfortuna siamo governati da una classe politica che si e' venduta ai parassiti di Bruxelles.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra.

LA CONFEDERAZIONE EUROPEA DEI SINDACATI: ''CANCELLARE IL FISCAL COMPACT E IL PAREGGIO DI BILANCIO'' (AVVISATE RENZI...)

LA CONFEDERAZIONE EUROPEA DEI SINDACATI: ''CANCELLARE IL FISCAL COMPACT E IL PAREGGIO DI BILANCIO'' (AVVISATE RENZI...)

Fonte:http://www.ilnord.it/c-2724_LA_CONFEDERAZIONE_EUROPEA_DEI_SINDACATI_CANCELLARE_IL_FISCAL_COMPACT_E_IL_PAREGGIO_DI_BILANCIO_AVVISATE_RENZI

 

lunedì 24 marzo 2014

LA CONFEDERAZIONE EUROPEA DEI SINDACATI: ''CANCELLARE IL FISCAL COMPACT E IL PAREGGIO DI BILANCIO'' (AVVISATE RENZI...)Bruxelles - L'Unione Europea si trova nel bel mezzo di un "decennio perduto" a causa degli oltre cinque anni di crisi economica e delle politiche di austerita' che l'Ue e gli Stati membri hanno deciso di adottare per far fronte a tale crisi. Questa la principale conclusione di un rapporto pubblicato oggi dalla Ces - la Confederazione Europea dei Sindacati - e dall'Etui, l'Istituto Europeo dei Sindacati.
Ma se praticamente tutti i paesi europei risultano malconci da questo riassunto dell'andamento dei principali indicatori economici e sociali dal 2007 al 2013, l'Italia ne esce proprio a pezzi.
Dopo la Grecia, siamo il paese in cui il debito pubblico in percentuale al Pil e' cresciuto di piu', dal 105 al 130%, con una media europea che ha visto un aumento dal 70 al 95%.
Ci piazziamo al quartultimo posto per tasso di occupazione, col 52% a fronte di una media UE del 68%.
Dopo la Spagna, che dal 2007 al 2013 ha visto quattro milioni di posti di lavoro andare in fumo, c'e' l'Italia con un milione e settecentomila.
E siamo quintultimi per disoccupazione giovanile dai 15 ai 24 anni, al 37% nel 2013, e quartultimi per i giovani disoccupati fra i 25 e i 29 anni, che nel 2013 erano il 20%.
Se prendiamo poi in esame i disoccupati di lunga durata fra i 15 e i 24 anni, l'Italia e' terzultima con il 52% e una crescita di sette punti percentuali dal 2010 al 2013.
Ma, al di la' del mercato del lavoro, molti altri sono gli indicatori allarmanti per l'Italia: nel periodo 2007-2013, e' praticamente raddoppiato, dall'11 al 22%, il numero delle persone che dicono di non avere abbastanza soldi per tener calda la propria casa (nell'UE sono passati dal 7 al 9%).
Il nostro paese ha anche il doppio della media europea per quel che riguarda i Neet, cioe' la gente che ne' studia ne' lavora, e ha visto aumentare il coefficiente che misura le disuguaglianze di reddito. Per quanto riguarda tale coefficiente, sebbene siamo in linea con la media europea, mentre durante la crisi le disparita' di reddito in Europa sembrano leggermente calate, in Italia sono aumentate.
Se prendiamo poi in esame le persone a rischio di poverta', dal 2007 al 2012 in Italia sono cresciute dal 25 al 30%, a fronte di una media UE del 22%.
E per quel che concerne l'efficacia del sistema di protezione sociale italiano per alleviare la poverta', l'Italia e' al 20%, con l'Unione Europea a 27 al 30% e l'esempio virtuoso dell'Irlanda al 60%. Infine, l'Italia non e' lontana dalla media europea per quanto riguarda l'impatto che ci si attende dalla crisi sulla salute dei cittadini. Magra consolazione, visto che tale impatto e' stimato comunque essere di portata ingente.
A quasi cinque anni dall'adozione della strategia Europa 2020 per una crescita verde, intelligente e sostenibile, e con la revisione di medio termine di tale strategia che verra' presentata nei prossimi mesi, il rapporto della Ces e dell'Etui denuncia il fallimento delle misure di austerita' messe in atto dai governi dei ventotto Stati membri, dall'UE e dalla Banca Centrale.
Esse hanno comportato un crollo dell'export e della domanda interna, un abbassamento dei salari, una precarizzazione del lavoro, una disoccupazione galoppante (dieci milioni di disoccupati in piu' negli ultimi cinque anni, ventisei milioni di disoccupati nell'intera Ue), tredici milioni di nuovi poveri invece di avvicinarsi ai venti milioni di persone fuori dalla soglia di poverta' come previsto dalla strategia Europa 2020, una deregulation contrattuale denunciata anche dall'Oil e da vari tribunali nazionali nonche' dalla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, pressioni politiche sulla contrattazione collettiva, maggiori rischi per la salute dei lavoratori e la sicurezza sul lavoro, la marginalizzazione dei sindacati e un'economia sempre meno verde e lontana dall'efficienza energetica e dalla tanto sbandierata riduzione di emissioni di Co2.
Ma quali soluzioni propongono i sindacati? Per dirla in breve, una totale inversione di rotta, con un investimento di duecentocinquanta miliardi di Euro in dieci anni (il 2% del Pil europeo) per combattere la disoccupazione e una strategia complessiva di investimenti per la crescita che vada in senso contrario alle misure di austerita', al patto di stabilita', al fiscal compact e a tutti gli strumenti finora adottati, che si sono rivelati fallimentari per affrontare la crisi. 
In pratica la Confederazione Europea dei Sindacati presenta proposte compatibili con quelle dell'italiano Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e del francese Front National di Marine Le Pen. 

LA TYMOSHENKO DICHIARA ''GLI 8 MILIONI DI RUSSI ANCORA IN UCRAINA DEVONO ESSERE UCCISI CON ARMI NUCLEARI''

 



LA TYMOSHENKO DICHIARA ''GLI 8 MILIONI DI RUSSI ANCORA IN UCRAINA DEVONO ESSERE UCCISI CON ARMI NUCLEARI''

Fonte:http://www.ilnord.it/c-2725_LA_TYMOSHENKO_DICHIARA_GLI_8_MILIONI_DI_RUSSI_ANCORA_IN_UCRAINA_DEVONO_ESSERE_UCCISI_CON_ARMI_NUCLEARI

 martedì 25 marzo 2014

LA TYMOSHENKO DICHIARA ''GLI 8 MILIONI DI RUSSI ANCORA IN UCRAINA DEVONO ESSERE UCCISI CON ARMI NUCLEARI''A un mese esatto dalla intercettazione tra l'assistenza del Dipartimento di Stato Victoria Nuland e l'inviato in Ucraina degli Stati Uniti, Geoffrey Pyatt che confermava come fossero gli Usa dietro il colpo di stato che ha determinato l'allontanamento del presidente eletto Yanukovich, un'altra telefonata intercettata e pubblicata interamente da RT (VEDI LINK: http://rt.com/news/tymoshenko-calls-destroy-russia-917/ )  tra il parlamentare ucraino Nestor Shufrych e l'ex primo ministro ucraino, nonchè candidato a prossimo presidente del paese, Yulia Tymoshenko crea scalpore. 
Il leader spirituale della cosiddetta rivoluzione arancione è arrivata a esclamare: "E' andata troppo oltre! Dobbiamo impugnare le armi e respingere questi dannati katsaps [la parola ucraina usata in tono dispregiativo verso i russi] insieme con i loro leader". E ancora: "Utilizzerò tutte le mie conoscenze, mobiliterò l'intero mondo non appena potrò per assicurarlo.  Neanche la terra bruciata resterà dove si trova la Russia". Anche se poi tutte le minacce cadono nell'ultima frase intercettata con il riferimento alla Corte Penale Internazionale.
Alla domanda precisa di Shufrych: "Cosa dovremo fare ora con gli otto milioni di russi che sono ancora in Ucraina. Sono reietti", la Tymoshenko risponde: "Devono essere uccisi con armi nucleari". Questa conclusiva è l'unica parte della conversazione che, non misteriosamente, l'ex premier ucraino non ha voluto confermare come valida. 

Fonte notizia: L'Antidiplomatico - che ringraziamo.

Romani Prodi: "Europa vicino al burrone. Il patto di stabilità? Stupido"

Romani Prodi: "Europa vicino al burrone. Il patto di stabilità? Stupido"

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11579487/Romani-Prodi---Europa-vicino.html

Romano Prodi"L'Europa è vicina al burrone". A dirlo non è l'euroscettico di turno. La rivelazione arriva da Romano Prodi, ex presidente della commissione Ue, nonché traghettatore dell'Italia nell'euro, che non risparmia critiche neanche al Patto di stabilità definendolo "stupido". "Quando lo dicevo mi davano tutti torto", rivela sul primo canale della Rai in'intervista a Unomattina. "Adesso dopo dieci anni tutti mi dicono 'avevi ragione'. La politica vuol dire tener conto della realtà delle cose. Si è voluto costruire invece un’Europa formale", dice Prodi a proposito dell'avanzata dei partiti euroscettici e anti-euro alle elezioni in Francia.
Elezioni difficili - "Il problema dell’Europa", fa notare l’ex presidente "non è l'Unione Europea spendacciona. Il bilancio dell’Ue è meno dell’1% del pil europeo. Il problema è che non c'è solidarietà europea. Il difetto non è delle istituzioni europee, ma è dei singoli stati, che adottano una politica nazionale e non una politica di interesse comune". Credo che avremo delle elezioni europee difficili", ha aggiunto Prodi. "Ma so anche che quando si arriva vicini al burrone, c'è una saggezza dei popoli che fa tornare indietro. Arrivati al punto 'sì o no', tutti sanno che il nostro futuro senza l'Europa non esiste".

Il libro di Tremonti: "La verità sull'euro"

Il libro di Tremonti: "La verità sull'euro"

 Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/11580389/Il-libro-di-Tremonti--.html

Il libro di Tremonti: "La verità sull'euro"S'intitola Bugie e verità il libro di Giulio Tremonti pubblicato da Mondadori di cui Libero anticipa ampi stralci del terzo capitolo. L'ex ministro racconta la genesi della moneta unica, cosa ha portato all'introduzione dell'euro. Non solo. Il ministro parla anche del mistero dei derivati per l'Europa, "spericolate operazioni finanziarie inventate per occultare i costi di ingresso nell'euro con la complicità dei governo". Ecco alcuni passaggi del libro. 

Della nostra sovranità, di una visione dell’Italia come nazione, non possiamo fare a meno e, anzi, oggi ci serve più che mai. All’estero, per loro conto, lo hanno capito. Non per caso lo slogan elettorale del cancelliere Merkel era «per una Germania forte». E poi l’euro. Non è infatti solo con la globalizzazione che un mondo nuovo ha preso il posto di quello vecchio; è anche con l’euro che alla vecchia Europa economica si è sovrapposta una nuova Europa politica. La storia dell’euro si intreccia con alcuni «codici misterici», ovvero con alcuni segreti. Qui ne trattiamo due: quello dell’unificazione tedesca; quello dell’ingresso dell’Italia nell’euro.

1) Ancora alla fine degli anni Ottanta, come era stato nei precedenti decenni, era presente e un po’ dappertutto la paura storica della Germania. Nel 1989, dopo la caduta del Muro di Berlino, si temeva in specie che, se la Germania si fosse riunita conservando il suo marco, allora non sarebbe stata la Germania a integrarsi nell’Europa, ma l’Europa a integrarsi nella Germania, proprio come ora ci sembra di vedere.
Ufficialmente, lo scambio tra unificazione tedesca, fine del marco, nascita dell’euro è sempre stato escluso. Solo una volta, interrogato, un protagonista di quel processo rispose enigmaticamente: «Le grandi idee possono a volte essere servite dalle circostanze…». [...]

2) Per tutti questi ultimi, lunghi anni la versione ufficiale sull’ingresso dell’Italia nell’euro è stata questa: si è trattato di un grande successo dell’Italia, merito della sua illuminata e ispirata classe dirigente. Una classe che dell’ingresso nell’euro ha poi fatto il simbolo legittimante della sua assoluta superiorità e capacità, tecnica e morale. Tutti gli altri sarebbero stati e sarebbero ancora subeuropei e/o subcapaci. In realtà, non sembra che sia andata proprio così. All’opposto, sembra che a volere l’ingresso dell’Italia nell’euro non sia stata solo la nostra classe dirigente dell’epoca, ma anche l’industria tedesca, che, temendo d’essere circondata a gatto selvaggio dall’industria italiana, con le sue tipiche svalutazioni competitive, avrebbe convinto il sistema delle banche tedesche a far entrare a ogni costo l’Italia nell’euro. Allora l’industria tedesca formulò comunque, nel corso di una riunione ad hoc tenutasi sul lago Lemano, un ulteriore argomento, davvero lungimirante: una volta entrata nell’euro, l’industria italiana sarebbe stata intrappolata e spiazzata proprio dalla nuova moneta. Una moneta che, nel medio andare, si sarebbe infatti rivelata troppo forte per un’economia debole, come quella italiana.

Tenta di strangolare l'ex ministro Visco: «Sei un servo delle banche». I passanti lo mettono in fuga

Tenta di strangolare l'ex ministro Visco: «Sei un servo delle banche». I passanti lo mettono in fuga

L'ex ministro Vincenzo Visco è stato aggredito da un passante in strada a Roma. L'aggressione è avvenuta questa mattina nei pressi di piazza di Novella. L'uomo lo avrebbe definito «servo delle banche» e quando Visco avrebbe replicato dicendo che si trattava di stupidaggini, l'aggressore gli avrebbe messo le mani al collo, come per strangolarlo. A quel punto sono intervenuti i passanti per liberare l'ex ministro.

L'aggressore è stato identificato dai carabinieri e sarà indagato per ingiurie, minacce e percosse. Si tratta di un 42enne che abita nella zona dove è avvenuto, il quartiere Trieste a Roma. L' ingegnere disoccupato, avrebbe insultato Visco per poi spingerlo contro un'automobile parcheggiata, quindi sarebbe scappato. Rintracciato dai militari della Compagnia Parioli, ha spiegato il suo gesto con l'ostilità verso la passata attività ministeriale di Visco, dicendosi pronto a scusarsi con la vittima.

La solidarietà del Pd «A nome mio e di tutto il partito voglio esprimere solidarietà a Vincenzo Visco, aggredito questa mattina in strada a Roma. L'episodio è l'ennesima dimostrazione che le continue campagne mediatiche e politiche, spesso generiche se non infondate, possono generare frutti avvelenati. Invitiamo tutti, perciò, ad agire con senso di responsabilità per non mettere a rischio l'incolumità fisica di chi ha avuto l'occasione di lavorare per il Paese e diventare così personaggio pubblico». Lo dice il portavoce della segreteria Pd Matteo Guerini.

Monday, March 24, 2014

Ecco come la Germania "ha fottuto" l'Italia

Ecco come la Germania "ha fottuto" l'Italia 

Fonte:http://www.pressnewsweb.it/2014/03/ecco-come-la-germania-ha-fottuto-litalia.html

Questo articolo non ha l’obiettivo di far aumentare l’odio sociale (che inevitabilmente sta montando per via della congiuntura economica ed aggravato da scelte politiche inadeguate) verso uno stato membro dell’unione Europea.

Tutt’altro.

Lo scopo ultimo è quello di selezionare in modo analitico i dati storici e le scelte di politica economica portate avanti dalla Germania dall’entrata nell’euro ad oggi.


Come vedremo di seguito, lo Stato tedesco ha in più occasioni disatteso i vincoli europei e i trattati comunitari, la sua politica economica è da molti analisti (tra cui John Weeks, professore emerito alla London University) riassunta in una frase brutale ma allo stesso tempo ahimè vera: “beggar-thy-neighbour”(*1) (fotti il tuo vicino ndr).

Ma partiamo dall’inizio, precisamente dalla ratifica del trattato di Maastricht del 1992 (*2) e i vincoli insiti che vi sono posti al suo interno.

Chi di voi sa che tali vincoli (come il deficit del 3%) che pesano come un macigno su di noi sono stati sforati dalla Germania in più occasioni?

Si vede chiaramente come il bilancio del governo supera quota -3% per un diverso arco temporale (2003/2004/2005/2010/2011).


Passato lo sbigottimento iniziale, verrebbe da chiedersi, come mai lo stato simbolo della virtuosità abbia trasgredito questi vincoli.

Quale ne fu la ragione?.

Presto detto: in realtà la Germania non sforò il deficit del 3% casualmente, ciò fu indotto dal perseguimento della politica “beggar-thy-neighbour”, per essere precisi fu il primo tassello di tale scelta politica.

Approfondiamo, per perseguire un’obiettivo di stampo “neomercantilistico”, si ha bisogno necessariamente di due circostanze: libertà di movimento dei capitali e competitività delle tue merci.

La prima è stata garantita tramite la creazione della zona Euro la seconda invece la Germania se l’è costruita con calma e impassibile cinismo.

L’aumento di competitività fu raggiunto in primo luogo con l’euro, basti pensare che dall’entrata nell’Eurozona i paesi con valuta debole hanno subito un pesante apprezzamento e i paesi con moneta forte di conseguenza hanno subito una vera e propria svalutazione e questo dovrebbe farci pensare quando sentiamo parlare certi tromboni mainstream di quanto siano negative le svalutazioni valutarie, ma questo da solo non sarebbe bastato per schiacciare gli altri paesi europei sotto la morsa delle esportazioni tedesche, e qui ritorniamo al deficit del 3%; tale parametro fu superato perché si attuarono delle forti politiche di moderazione salariale.

Molti si chiederanno “ma come proprio loro? Ma il dipendente Volkswagen guadagna tantissimo, ce lo dicono tutti i Tg”.

Certo ciò è vero per quei dipendenti che sono in forza da diverso tempo e hanno maturato anni di benefit e anzianità sul lavoro, ma i numeri per i nuovi occupati e soprattutto la stagnazione dei salari parlano chiaro, anzi chiarissimo.

Confrontiamo ora la compressione dei salari con l’aumento di produttività.

Non vi sembra strano che un così vigoroso aumento di produttività capiti in concomitanza con un’altrettanto vigorosa moderazione salariale? (sempre dedicato ai vari pifferai mainstream che illudono le varie tute blu sparse per la penisola su un modello di massimizzazione della produttività che non gravi sui loro stipendi).

La Germania ha aumentato la sua produttività comprimendo i salari: i due grafici sopra lo dimostrano inconfutabilmente.

Ricapitolando, abbiamo visto che:

1-la Germania ha superato il limite del 3%

2-ha compresso i salari delle classi lavoratrici, deprimendo la domanda interna

3-adottando l’Euro ha goduto di una forte svalutazione monetaria (questa sì competitiva)

Unite questi tre elementi aggiungete una intransigenza tutta teutonica sul rispetto dei trattati europei (naturalmente per tutti i polli fuori dal loro cortile) e cosa avete? questo:

UN ENORME SURPLUS DELLE PARTITE CORRENTI


Abbiamo chiuso il cerchio,o meglio abbiamo capito come si fotte un vicino e loro ci sono riusciti e i numeri parlano chiaro.

Pensate, di questo se ne sono accorti tutti anche alla commissione europea (*3).

Per terminare consiglio di andare a leggere il terzo punto del terzo articolo (questo tre si ripete continuamente, fa quasi sorridere) del Trattato sull’Unione Europea (*4) cose del tipo “crescita economica equilibrata” ,”coesione economica”….che amarezza di certo non era questa l’Europa dei popoli che si sognava Spinelli.

Il dato più inquietante e vero è che cooperazione non ce ne è, e stando così le cose mai ce ne sarà (*5).

La Merkel ha da poco dichiarato quanto segue “sarebbe assurdo ridurre la produzione e la qualità dei nostri prodotti per andare incontro alle richieste di Bruxelles» (*5).

Concludo con un pò di pragmatismo.

Vari eventi storici dovevano portare i nostri politici a valutare con molta più attenzione un’adesione ad un’area monetaria con partner non molto avvezzi alla cooperazione.
Temo che siano state fatte delle scelte quantomeno affrettate e il conto adesso lo paghiamo sulla nostra pelle.
 
Di ME-MMT

Larouche "Entro Lunedì potrebbe scoppiare la 3 Guerra Mondiale Termonucleare" (VIDEO) 

Fonte:http://www.pressnewsweb.it/2014/03/larouche-entro-lunedi-potrebbe.html

Lyndon Larouche, importante politico ed attivista americano avverte il mondo:
 
"Entro lunedì potrebbe scoppiare la Terza Guerra Mondiale Termonucleare". Per questo Larouche chiederà nei prossimi giorni la messa in stato di accusa del Presidente Obama, motivata anche dallo stato di emergenza nazionale dichiarato dallo stesso Obama per la questione Ucraina e che di fatto dà pieni poteri al Presidente USA che potrà prendere decisioni senza passare dal Congresso.


"Con la sua dichiarazione dittatoriale e senza fondamenta di 'emergenza nazionale', Barack Obama si è messo in uno stato di "pre-impeachment", ha dichiarato Lyndon LaRouche . E con le sue azioni , sta cercando di provocare uno scontro termonucleare, la terza guerra mondiale."
"Obama aveva già violato la Costituzione non solo attraverso le sue azioni incostituzionali , come la guerra in Libia, ma attraverso la propria dichiarazione di intenti nel suo discorso sullo Stato dell'Unione che stà portando gli Stati Uniti ad una guerra con la Russia , soprattutto dopo aver dichiarato lo stato di emergenza nazionale in difesa di presunti "processi democratici" e 'sovranità' in Ucraina."
"Non ci sono prove per affermare che l'attuale governo ucraino è legittimo" continua LaRouche. "Si tratta di un governo imposto da un colpo di Stato nazista sostenuto dall'amministrazione Obama e gli altri paesi della NATO."

"Proprio il Segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici di Obama, Victoria Nuland , è apertamente intervenuta nella politica Ucraina , cospirando per portare al governo Yatsenyuk, governo di cui fanno parte 8 membri di veri e propri gruppi nazi-fascisti."

Crisi Grecia, Atene torna al baratto. Il Parlamento europeo boccia la Troika: “Ha aumentato povertà e disoccupazione”

Crisi Grecia, Atene torna al baratto. Il Parlamento europeo boccia la Troika: “Ha aumentato povertà e disoccupazione” 

Fonte:http://www.pressnewsweb.it/2014/03/crisi-grecia-atene-torna-al-baratto-il.html

Mentre la grande stampa internazionale e il governo locale lodano il memorandum imposto dalla troika alla Grecia, il Paese reale convive con la situazione kafkiana di un avanzo primario da un miliardo e mezzo di euro a cui fa da contraltare la povertà galoppante e diritti che svaniscono. Altro indizio di un disagio sociale è il ritorno ad una sorta di baratto: venerdì 14 marzo in occasione di un musical organizzato da alcuni studenti di una scuola di Atene, anziché pagare il prezzo del biglietto al teatro si accederà “pagando in cibo“.
L’iniziativa è della scuola Atene community school (ACS) in Halandri: il ricavato andrà alla Social grocery halandriou per sostenere i cittadini dell’omonimo quartiere ateniese, colpito come altri da un aumento vertiginoso delle sacche di povertà, con il famoso dato Ocse dei bimbi ellenici sottopeso che un anno fa fece scattare l’intervento di ong come Medici senza frontiere. Ogni spettatore dovrà portare con sé una borsa con prodotti come olio, zucchero, pasta e articoli da toeletta, alimenti per l’infanzia, pane tostato, marmellate, composte, e più ampiamente generi alimentari: l’obiettivo è di ottenere almeno 500 pacchi­ famiglia da destinare ai più bisognosi, tanti sono i posti a sedere della struttura. Si tratta di iniziative che rafforzano lo spirito di collegialità nella comunità scolastica, fanno sapere dall’istituto.
Intanto il Parlamento europeo rinnega la troika, almeno nella sua forma attuale: tante decisioni sono state prese in maniera poco chiara e vessatoria, aumentando in certi casi povertà e disoccupazione. E – come aveva denunciato Cercas il mese scorso nella sua relazione in Commissione – gli esperti della troika “hanno lavorato come macellai, non come chirurghi”.
Approvate le linee guida di riforma dell’organismo: “Le tre istituzioni indipendenti hanno una distribuzione di responsabilità squilibrata e non definita”, spiega il rapporto. Per questo la riforma riguarderà soprattutto i compiti all’interno della troika: la Bce dovrà essere presente solo come “osservatore silenzioso” durante i processi di negoziazione; l’Fmi dovrà essere coinvolto “solo se strettamente necessario”; mentre il ruolo della Commissione europea verrà preso da un nuovo Fondo monetario europeo, creato in base alla normativa Ue, in cui confluiranno le risorse del fondo salva-Stati Esm. Il risultato dovrà essere una nuova troika, in grado di assistere i Paesi in difficoltà in maniera democratica e soprattutto giuridicamente legittimata.
Ma chi ci crede?

Il Financial Times sbugiarda Renzi "La sua 'medicina' non cura l'Italia"

Il Financial Times sbugiarda Renzi "La sua 'medicina' non cura l'Italia" 

Fonte:http://www.pressnewsweb.it/2014/03/il-financial-times-sbugiarda-renzi-la.html

“Renzi vuole finanziare una parte delle sue elargizioni attraverso un misto di tagli alla spesa e tasse più alte sul reddito di capitale”, scrive il quotidiano britannico, sollevando dubbi sulle coperture. “Questo ha senso, ma questi soldi finanzieranno solo una parte delle promesse fatte dal premier”. Lo stesso presidente del Consiglio, ricorda il Ft, “ha ammesso” che una parte dei fondi necessari “dovrà essere reperita attraverso il debito”. E sottolinea: “L’idea che l’Italia voglia spingere oltre gli obiettivi di deficit concordati con l’Ue, il 2,6% del Pil, farà venire i brividi ai responsabili politici a Bruxelles e Berlino”.


Quanto al debito pubblico, salito a gennaio a oltre 2.089 miliardi di euro, ”l’Italia dovrebbe cercare di tagliarlo di 2mila miliardi, non aumentarlo. Quindi la domanda principale è come spenderà i soldi che intende prendere in prestito”. Mentre per la ripresa dell’economia, secondo il quotidiano inglese, bisogna abbassare le tasse alle aziende, non ai dipendenti: “Sarebbe stato meglio concentrare la limitata capacità di fuoco per aiutare le imprese, tagliando in modo più profondo le tasse che pagano. Questo permetterebbe alle aziende di abbassare i prezzi dei prodotti che vendono all’estero e di assumere di più”.

Il Ft ribadisce infine che l’uscita dalla crisi è ancora lontana per l’Italia. “La speranza era che Renzi ravvivasse l’economia italiana”, spiega il quotidiano. “Ma, mentre la crescita è finalmente tornata, le previsioni restano fragili, con la disoccupazione bloccata attorno al 13% e la produzione industriale 25 punti sotto i livelli pre crisi”.


Insomma, Renzi al congresso del Partito Socialista Europeo aveva dichiarato:

“Cercheremo di utilizzare il semestre di presidenza per un nuovo modello ma prima l’Italia deve adempiere ai propri compiti, mettere a posto il bilancio non perché ce lo chiedono le istituzioni ma per i nostri figli. I conti a posto non sono una richiesta di qualcuno fuori ma un impegno verso le nuove generazioni”


La dichiarazione giusta sarebbe stata: "Aumenteremo il debito pubblico. Lo faremo per i nostri figli"

Comunque, giusto per la cronaca, continuare con questa politica , pienamente appoggiata da Renzi e i suoi due scagnozzi Padoan, ex OCSE, e Cottarelli, ex FMI, per mettere “a posto i conti” significa continuare oggi con politiche di austerità, le quali deprimono i redditi oggi e rendono più difficile ripagare i debiti oggi e domani. Renzi non stà tagliando niente, non stà invertendo nessuna politica, non stà facendo niente di niente. Stà solo facendo il gioco delle tre carte, rischiando di alzare ulteriormente il debito pubblico e quindi rischiando severe sanzioni, come quelle imposte in Grecia, ad esempio, da parte dell'UE.


"Piovono dichiarazioni, ma nessuno dice niente in realtà". Neanche il Financial Times, che ha mosso una buona critica, ma non và comunque al cuore del problema. E quale sarebbe allora il cuore del problema? Ce lo ha spiegato Farage in Europarlamento qualche giorno fà:

https://www.youtube.com/watch?v=B9KHsikaNDo&feature=player_embedded

E Paragone, conduttore de "La Gabbia", pochi giorni fà ha detto a grandi linee la stessa cosa di Farage:

"Ribadisco: in un momento di crisi profondissima 10 miliardi non sono niente. Tanto più che Renzi sta facendo girare gli stessi soldi già previsti da Letta. Il taglio del cuneo fiscale di un governo di rottura deve essere del 10% non di 10 miliardi!
In questa fase la creazione del denaro DEVE TORNARE nelle disponibilità di uno Stato sovrano, non può dipendere dalle banche.
Il coraggio di una classe politica si vede dalla lungimiranza delle proprie scelte in campo economico."

Oggi parte il Redditometro, al via il grande fratello bancario 

Fonte:http://www.pressnewsweb.it/2014/03/oggi-parte-il-redditometro-al-via-il.html

Il "padre" del Redditometro, Mario Monti, Massone e Pezzo di Merda
Il tanto annunciato redditometro entra in azione da oggi, mercoledì 12 marzo dopo oltre quattro anni di stand by.
Befera ha tranquillizzato i contribuenti: "Non partiremo con un numero esagerato di controlli li limiteremo ai casi più eclatanti, faremo una preselezione. Abbiamo fatto dei corsi di formazione ai nostri uomini per il contraddittorio che deve essere ispirato a un principio di fiducia. Si comincerà dal periodo d'imposta 2009."
I movimenti bancari verranno analizzati, confrontati, incrociati, finché non spunterà fuori l’anomalia che farà scattare la procedura di accertamento, prima bonario (con possibilità di contraddittorio) e poi esecutivo (prima si paga poi si contesta). 

Nessuno sarà più al sicuro. Tranne gli artisti. Per avere la conferma bisogna chiedere a Biagio Izzo. Il noto attore napoletano, che si divide tra teatro e cinepanettoni, è riuscito ad ottenere la meglio in un braccio di ferro con l’Agenzia delle entrate di Roma che gli ha contestato una serie di illeciti fiscali relativi al 2004. A far scattare gli accertamenti erano state proprio delle indagini bancarie, da cui erano emersi movimenti di denaro a giudizio del fisco non compatibili con la dichiarazione dei redditi. Gli agenti delle tasse si sono mossi sulla base della «presunzione accertativa» secondo cui i prelevamenti bancari non giustificati vengono assunti come ricavi non dichiarati al fisco. Meccanismo che si riferisce principalmente al reddito d’impresa, dove la produzione di fatturato è strettamente correlata al sostenimento dei costi, ma che il fisco applica spesso anche a professionisti e lavoratori autonomi, considerati alla stregua di aziende personali.

Diversa l’opinione della Commissione tributaria provinciale di Roma che con la sentenza n. 1353/11/14 pronunciata il 7 novembre scorso e depositata in segreteria il 28 gennaio ha accolto il ricorso di Izzo, sostenendo che quando si tratta di attori e cantanti il discorso cambia.
I primi rilievi sollevati dalla Ctp di Roma riguardano il rispetto del buon senso e delle norme di legge, che l’Agenzia delle entrate avrebbe bellamente ignorato. Intanto, la «presunzione» in oggetto «fu prevista dal legislatore solo per i casi di evidente anomalia, caratterizzati da un’elevata probabilità di evasione». In secondo luogo, il fisco è «obbligato ad attivare il contraddittorio nella fase precontenziosa per la necessità di discutere in ordine ad ogni movimento ed operazione». Solo successivamente, a differenza di quanto hanno fatto gli agenti di Roma, «potrà redigere l’accertamento per quei dati per i quali il contribuente non abbia fornito adeguate giustificazioni».
Arrivando al merito, però, la Ctp giudica «condivisibile l’eccezione relativa al fatto che nella produzione del reddito artistico manca la correlazione costi-compensi perché è illogica la correlazione costo-ricavo e quindi la successiva prelevamento-ricavo». Per chi opera «nel mondo dello spettacolo», continuano i giudici tributari, non può sussistere una correlazione tra prelievi e compensi, atteso che non sussiste alcun nesso tra gli stessi, come può invece esserlo per un’impresa».

A molte categorie di contribuenti, che d’ora in poi dovranno movimentare il denaro sui conti con molta cautela per non rischiare di trovarsi gli agenti del fisco davanti alla porta, l’immunità speciale concessa agli artisti non piacerà. Per autonomi e professionisti, però, la sentenza può costituire un importante precedente. Il principio stabilito dai giudici è infatti che i lavoratori in proprio, siano essi ballerini o avvocati, percepiscono compensi e non ricavi. Di qui l’impossibilità di collegare spese ad entrate, come succede nelle imprese.