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Thursday, August 22, 2013

"Fabbrica trasferita in Polonia durante le ferie": gli operai in presidio davanti ai cancelli

"Fabbrica trasferita in Polonia durante le ferie":
gli operai in presidio davanti ai cancelli

Link Originale:http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/08/15/news/azienda_trasferita_in_polonia_durante_le_ferie_gli_operai_sotto_shock_occupano_la_fabbrica-64810236/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

La denuncia della Fiom: "Stabilimento svuotato". I dipendenti, nella notte, hanno protestato davanti alla ditta e bloccato un ultimo camion carico di materiale

MODENA - "Una vicenda che a Modena non ha precedenti". La Fiom-Cgil emiliana alza gli scudi contro la Firem, azienda specializzata nella produzione di resistenze elettriche con sede a Formigine. In questi giorni la fabbrica è chiusa per ferie ma, come segnala il sindacato, risulta che i titolari abbiano nel frattempo svuotato del tutto lo stabilimento per un trasferimento in Polonia. Quindici dei quaranta dipendenti, racconta la Gazzetta di Modena, non appena hanno saputo che si stava svuotando la fabbrica, si sono riuniti in presidio permanente dalla tarda serata di ieri.

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LEGGI La rabbia di Sel: "Offesa ai lavoratori"

Nella notte hanno anche impedito che un ultimo camion carico di materiale lasciasse lo stabilimento.
Un tavolo di confronto con la proprietà, attraverso la mediazione di Comune di Formigine e Provincia, sarà avviato tra martedì e mercoledì.

"Pur in un periodo di forti difficoltà economiche - si legge in una nota del Comune - comportamenti come quelli tenuti dai titolari dell'azienda Firem sono censurabili sia nei modi sia nei tempi. Siamo vicini ai lavoratori e alle loro famiglie, disponibili insieme alle altre istituzioni e alle organizzazioni sindacali, ad avviare un confronto serio e costruttivo".

Il redditometro l’hanno voluto ed introdotto Berlusconi, Maroni, Crosetto e Meloni

Il redditometro l’hanno voluto ed introdotto Berlusconi, Maroni, Crosetto e Meloni


Era l’8 dicembre del 2011 e qui si scriveva:
«Per Berlusconi, la nomina di Monti a primo ministro è stata un’autentica manna dal cielo: buona parte dei 115 miliardi di tasse che ha introdotto con le ultime tre manovre, infatti, entrerà in vigore nel 2012; quando a Palazzo Chigi, cioè, siederà il Professore. Ed è a quest’ultimo che gli italiani – in genere poco propensi a leggere e a documentarsi – attribuiranno la colpa del salasso fiscale; non a lui. Per questo, alla fine, s’è deciso a mollare la seggiola.
Questo, naturalmente, consentirà al Pdl di rifarsi una verginità; e di presentarsi agli elettori, nel 2013, come se non avesse mai messo le mani, e per di più copiosamente, nelle tasche degli italiani (…).
Ma non basta.
Lor signori [del Pdl e della Lega], infatti, hanno anche concertato un “piano d’attacco” con i gazzettieri di Libero e de Il Giornale. A questi spetta far credere ai propri lettori che tutti gli aumenti di tasse e le misure da Stato di Polizia tributaria che, d’ora in poi, entreranno in vigore – a cominciare, appunto, da quelli decisi, a suo tempo, dal trio Berlusconi-Bossi-Tremonti – siano opera esclusiva del cattivo tecnocrate canuto».
Ahinoi, avevamo visto giusto. Si prenda, ad esempio, il cosiddetto Redditometro.

Da settimane, il Cavaliere va sparando ad alzo zero contro lo strumento di “accertamento sintetico”. È una misura illiberale, quella introdotta dal governo Monti, asserisce, e degna di un regime dispotico. Come pure illiberale è il fatto che abbia stravolto i principi dello stato di diritto invertendo l’onere della prova a carico del contribuente (rendendolo “colpevole”, in caso di contenzioso tributario, salvo prova contraria).
Tutto giusto. Se non fosse, però, per un piccolissimo dettaglio. Il nuovo Redditometro non è stato varato dal Bocconiano, ma dal Cavaliere; con l’articolo 22 del Dl n.78 del 2010 (pagina 64):
Aggiornamento dell’accertamento sintetico
1. Al fine di adeguare l’accertamento sintetico al contesto socio-economico, mutato nel corso dell’ultimo decennio, rendendolo piu’ efficiente e dotandolo di garanzie per il contribuente, anche mediante il contraddittorio, all’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, con effetto per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non e’ ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto, i commi quarto, quinto, sesto, settimo e ottavo, sono sostituiti dai seguenti:
«L’ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall’articolo 39, puo’ sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento e’ avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.
La determinazione sintetica puo’ essere altresi’ fondata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacita’ contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicita’ biennale. In tale caso e’ fatta salva per il contribuente la prova contraria di cui al quarto comma.
La determinazione sintetica del reddito complessivo di cui ai precedenti commi e’ ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato.
L’ufficio che procede alla determinazione sintetica del reddito complessivo ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218. Dal reddito complessivo determinato sinteticamente sono deducibili i soli oneri previsti dall’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917; competono, inoltre, per gli oneri sostenuti dal contribuente, le detrazioni dall’imposta lorda previste dalla legge».
Monti, dunque, col succitato strumento di Inquisizione fiscale, come direbbero a Lugano, non c’entra una beneamata mazza. Non l’ha né voluto né ideato. L’unica colpa che gli si possa muovere è quella di non averne bloccato l’esecuzione.
Inoltre, le 100 voci di spesa in esso contemplate, quelle attraverso le quali si dovrebbe stabilire se il tenore di vita di un contribuente sia compatibile col reddito che dichiara, e che Tremonti asserisce siano state volute e personalmente scelte dal Professore, erano previste sin dal varo dello strumento.
A documentarlo, molteplici articoli pubblicati quando a Palazzo Chigi sedeva ancora il Satiro d’Arcore.
Il 25 ottobre 2011, Monti sarebbe divenuto premier il 16 novembre, il Quotidiano Nazionale, ad esempio, titolava: «Dalla colf all’iPad: ecco le 100 voci del redditometro». E, poi, aggiungeva:
«Il redditometro si compone di 7 categorie, che vanno dall’abitazione ai mezzi di trasporto, dai contributi previdenziali all’istruzione; all’interno delle quali vengono raccolte oltre 100 voci, come l’arredamento, le minicar, la pensione complementare e gli asili nido, i corsi di lingua straniera, la paytv, la barca o il cavallo, il pezzo di antiquariato e l’iscrizione alla palestra o all’università, i viaggi organizzati, le donazioni a favore di Onlus e l’iPad. Si tratta, come spiega la stessa Agenzia, di “voci rappresentative di tutti gli aspetti della vita quotidiana”».
Sempre il 25 ottobre del 2011, La Stampa, in un articolo dal titolo «Fisco, ecco il nuovo redditometro. Oltre 100 voci: dagli asili alle colf», scriveva:
«Dagli asili nido ai mutui, dagli elettrodomestici agli abbonamenti per le pay-tv, dall’attività sportive ai centri benessere e ai viaggi organizzati. Sono oltre 100 le voci di spesa che entrano nel nuovo redditometro messo a punto dall’Agenzia delle entrate. La sperimentazione del nuovo strumento di controllo e di compliance durerà 2-3 mesi e verrà fatta con le associazioni di categorie, e poi, da febbraio 2012 entrerà a regime. Nel mirino ci sono oltre 22 milioni di famiglie, per complessivi 50 milioni di soggetti».
Insomma, il Redditometro l’hanno ideato, per filo e per segno, Berlusconi, Tremonti, Maroni, Crosetto e Meloni. Nondimeno, hanno la faccia tosta di rilasciare dichiarazioni come queste:
«Il redditometro è un’altra stupidaggine che pagheremo nei prossimi mesi con un decremento ulteriore del Pil. Tutto bisogna fare in questo momento tranne che spaventare i consumi», Guido Crosetto (18/01/2013).
«(…) È vero che a monte c’era una norma di legge risalente al maggio 2010, una norma che sostituiva con uno nuovo il vecchio redditometro. Un aggiornamento del sistema reso opportuno dal fatto che il vecchio redditometro era basato su simboli di ricchezza arcaici e folkloristici, simboli che andavano dai cavalli ai club esclusivi. In ogni caso la norma del maggio 2010 non era direttamente operativa, presupponendo per la sua efficacia uno specifico decreto applicativo. Quale appunto è stato il citato decreto Monti. Prima non c’erano dunque le «cento voci» di redditometro di cui è scritto nell’articolo: non c’erano nel 2010, nel 2011, nel 2012. Sono apparse solo sulla «Gazzetta Ufficiale» del 4 gennaio 2013 (….)», Giulio Tremonti (17/01/2013).
«Così come è il redditometro è un’imposta patrimoniale aggiuntiva, che aumenta la pressione fiscale ed è molto più pesante per le famiglie del Nord rispetto a quelle del Sud. E’ un’altra assurda penalizzazione di questo governo Monti che va cancellata», Roberto Maroni (16/01/2013).
«Monti ha dato la colpa a noi del redditometro, ma non era quello che abbiamo messo noi, è completamente diverso. Il nostro era diverso da quello che era stato portato avanti dal governo Monti. Ci sono 100 voci che fanno sì che sia uno strumento che spaventa i cittadini», Silvio Berlusconi (15/01/2013).
Evidentemente pensano che gli elettori di centrodestra siano stupidi e facilmente raggirabili.
Anche per questo andranno “puniti”, e pesantemente, nelle urne.

18 segnali indicano l’arrivo di una nuova crisi finanziaria sui mercati

18 segnali indicano l’arrivo di una nuova crisi finanziaria sui mercati

http://www.alexsarchives.org/wp-content/uploads/2011/12/Fotolia_19466494_XS.jpgdi REDAZIONE

Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo 18 Signs That Global Financial Markets Are Entering A Horrifying Death Spiral, da parte di Michael T. Snyder, avvocato laureato presso l’University of Florida, autore del romanzo The Beginning Of The End. (Traduzione di Luca Fusari)
La vedi che sta arrivando o no? Il rendimento sui titoli decennali del Tesoro Usa è alle stelle, lo S&P 500 è in ribasso da 9 degli ultimi 11 giorni di borsa e le preoccupanti notizie economiche si stanno riversando da ogni parte del pianeta. La “correzione finanziaria” tanto attesa si sta avvicinando rapidamente, e gli investitori stanno cominciando a correre verso le uscite.
Non abbiamo visto così tanti segni di difficoltà finanziaria, tutti insieme in una volta, come poco prima dell’ultima grande crisi finanziaria. E’ quasi come se una “tempesta perfetta” si stia preparando, e un sacco di “piccoli risparmiatori” sono già usciti dalle azioni e dalle obbligazioni. E’ possibile che ci stiamo dirigendo verso un’altra crisi finanziaria da incubo? Potremmo vedere una ripetizione del 2008 o potenzialmente anche qualcosa di peggio? Naturalmente un sacco di gente crede che non vedremo mai un’altra grave crisi finanziaria come quella sperimentata nel 2008, mai più.
Un sacco di gente pensa che questo parlare catastrofista sia da sciocchi. Sono quelle stesse persone che non avevano visto arrivare il recente ultimo crollo finanziario e che hanno scelto di non prepararsi al prossimo, anche se i segnali d’allarme sono estremamente chiari. Speriamo per il meglio, ma prepariamoci anche al peggio, e in questo momento le cose non vanno bene a tutti. I seguenti sono 18 segnali che indicano come i mercati finanziari globali stiano entrando in una orribile spirale terminale….
  • Il rendimento sulle obbligazioni decennali del Tesoro Usa è salito per 5 volte negli ultimi 6 giorni, e Lunedi ha brevemente toccato il livello del 2,90%.
  • La rapida crescita dei tassi di interesse stanno spaventando gli investitori e causando la loro uscita dalle obbligazioni ad un ritmo molto rapido
Finora nel mese di Agosto, gli investitori hanno tolto quasi 20 miliardi di dollari dai fondi comuni di investimento e dai fondi azionari. Questo è il quarto più alto ritiro mai avvenuto, secondo i dati TrimTabs. Nel mese di Giugno, gli investitori hanno tolto 69,1 miliardi di dollari, il più alto mai registrato.
http://indiacurrentaffairs.org/wp-content/uploads/2011/05/DECISIVE-ECONOMY.jpgNel mese di Giugno la Cina e il Giappone hanno condotto una fuga dal Tesoro degli Stati Uniti, dopo i primi segnali che la banca centrale degli Stati Uniti stava pensando di togliere il suo stimolo, con i dati che mostrano livelli quasi tutti da record: 40,8 miliardi di dollari di vendite estere dei titoli del Tesoro.  Giovedi, i dati del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti hanno mostrato che le vendite sono state parte di quelle da 66,9 miliardi di dollari di titoli a lungo termine degli Stati Uniti, ad opera degli stranieri, avvenute nel mese di Giugno, per il quinto mese consecutivo, un deflusso che è il più grande da Agosto 2007. La Cina, il più grande creditore straniero, ha ridotto le sue partecipazioni nel Tesoro a 1275,8 miliardi di dollari, il Giappone ha tagliato le sue partecipazioni per il terzo mese consecutivo a 1083,4 miliardi di dollari. Insieme rappresentano circa 40 miliardi di dollari di deflussi netti dal Tesoro statunitense.
  1. Il fondo da 18 miliardi di dollari iShares iBoxx $ Investment Grade Corporate Bond (codice: LQD) è sceso del -7,94% dal 2 Maggio, secondo S&P Capital IQ. Questo è comprensivo di interessi reinvestiti dalle aziende obbligazionarie del fondo.
  2. Il fondo da 3,7 miliardi di dollari di iShares Barclays 20+ Year Treasury Bond (TLT) sono precipitati del -15,9% nello stesso periodo. Le obbligazioni a lungo termine di solito vengono colpiti più duramente quando i tassi salgono rispetto ai titoli a più breve termine. Per esempio, iShares Barclays 3-7 Year Treasury Bond (IEI) sono scese del -3,2% dal 2 Maggio.
  3. PowerShares Emerging Markets Sovereign Debt (PCY), che investe in titoli di Stato emessi in Paesi in via di sviluppo, è diminuito del -12,7%. Il fondo ha 1,8 miliardi di dollari in beni.
L’esuberante umore è come il margine del debito che a Wall Street si posiziona vicino ai 377 miliardi di dollari, proprio sotto il suo massimo storico e ben al di sopra dei picchi prima del crollo delle dotcom e della crisi Lehman. «Rispetto ad oggi, gli investitori sono stati raramente più indebitati», ha dichiarato Deutsche Bank avvertendo che il picco del margine di debito è una “bandiera rossa” e dovrebbe essere osservata da vicino.
  • Il tasso di crescita dei nuovi prestiti da parte delle banche commerciali e i contratti di locazione sono ora i più lenti che si abbiano avuti dalla fine dell’ultima crisi finanziaria.
  • Secondo un nuovo sconvolgente rapporto, Fannie Mae e Freddie Mac stanno mascherando “miliardi di dollari” in perdite. Avranno bisogno di un nuovo salvataggio, proprio come è avvenuto durante l’ultima crisi finanziaria?.
  • Wal-Mart ha comunicato numeri sulle vendite molto deludenti per il secondo trimestre. Le vendite nei negozi aperti da almeno un anno sono diminuite del -0,3%. Questa è la continuazione di una tendenza che è in atto da anni.
  • I fallimenti dei consumatori negli Stati Uniti hanno appena vissuto il loro maggior incremento trimestrale negli ultimi tre anni.
  • La velocità di creazione del denaro negli Stati Uniti ha raggiunto un altro nuovo, splendido ribasso.
  • I massicci disordini civili in Egitto minacciano di perturbare il flusso costante di petrolio fuori dal Medio Oriente….
Dopo la sanguinosa repressione da parte dell’esercito egiziano della scorsa settimana, i timori di una interruzione delle forniture di petrolio verso l’Occidente hanno spinto in alto il prezzo del petrolio. Giovedì, le quotazioni del Brent sono state spinte al livello più alto degli ultimi quattro mesi a 111,23 dollari al barile. Se la crisi peggiorerà o i disordini si diffonderanno in altri Paesi, il premio di rischio attualmente preso in considerazione sul prezzo del greggio è destinato ad aumentare ulteriormente.
Nei prossimi mesi bisognerà tenere d’occhio le banche “troppo grandi per fallire” sia in Europa che negli Stati Uniti. Quando la prossima grande crisi finanziaria colpirà, giocheranno ancora una volta un ruolo da protagoniste. Sono state incredibilmente spericolate, e come James Rickards ha dichiarato a Greg Hunter nel corso di un’intervista dell’altro giorno, siamo in condizioni peggiori per poter affrontare una nuova grave crisi bancaria rispetto al 2008…
http://www.eurekastreet.com.au/uploads/image/chrisjohnstonartwork/2217/UpsideDownWorldOfGlobalCapitalL.jpgChe cosa sta andando a causare la prossima crisi? Rickards afferma che «il problema nel 2008 sono state le banche troppo grandi per fallire. Beh, quelle banche sono ora ancor più grandi. I loro derivati ​​sono più grandi. In altre parole, tutto ciò che c’era di sbagliato nel 2008, ora è peggiorato». Rickards prosegue avvertendo che «l’ultima volta, nel 2008, quando la crisi è scoppiata, il bilancio della Fed era di 800 miliardi di dollari. Oggi il suo bilancio è di 3300 miliardi di dollari ed aumenta di 1000 miliardi di dollari all’anno»Egli sostiene che «stiamo andando verso una crisi bancaria peggiore dell’ultima, perché il sistema bancario è più grande ma senza le risorse dato che la Fed si tira fuori». Per quanto riguarda la Fed che termina la stampa di denaro, «la mia opinione è che non lo faranno, l’economia è fondamentalmente debole. Abbiamo 50 milioni di buoni pasto, 24 milioni di disoccupati e 11 milioni in disabilità, e tutti questi numeri stanno salendo».
Non ci siamo mai nemmeno avvicinati alla ripresa dall’ultima crisi finanziaria e dall’ultima recessione. Una prossima grande ondata di crolli economici sta velocemente arrivando. Mi auguro che ci sia sufficiente tempo per prepararsi alla tempesta che si avvicina, perché sarà molto dolorosa.

Bruxelles elimina la sovranità dei paesi europei

Bruxelles elimina la sovranità dei paesi europei

Link Originale:http://italian.ruvr.ru/2013_08_21/Bruxelles-elimina-la-sovranita-dei-paesi-europei/

Valentin Myndrešecku, Redazione Online
21.08.2013, 19:23
Бельгия панорама города крыши домов
© Flickr.com/Hawkins Multimedia/CC-BY-NC

L’Unione Europea si sta avvicinando sempre più rapidamente alla trasformazione in uno stato federato in cui i paesi europei perderanno i resti della propria sovranità politica ed economica. La crisi economica e la volontà politica di Bruxelles spingono i paesi dell’UE verso il progetto degli "Stati Uniti d’Europa".

È chiaro che i federalizzatori dell’Europa abbiano tratto le necessarie lezioni dall’esperienza dell’URSS e degli USA .
Per privare gli stati europei persino della possibilità teorica di uscire dalla nuova struttura centralizzata, Bruxelles elimina la loro sovranità statale non solo dall’alto, ossia mediante l’irrigidimento della disciplina fiscale e la trasmissione della politica economica alla Commissione europea, ma anche dal basso, e cioè mediante la "regionalizzazione" che priva i paesi europei della possibilità di influire sulla politica delle autorità locali delle regioni. Con il pretesto dello sviluppo dell’autogoverno l’Unione Europea distrugge l’amministrazione centrale dei paesi europei. È logico chiedere: cosa potrà impedire alle regioni di restituire il potere alla capitale se ciò diventerà necessario? I dirigenti europei hanno previsto tale ipotesi e, per distruggere completamente gli stati nazionali, hanno avviato il programma di creazione delle euroregioni.
A differenza delle normali regioni, contee e zone le euroregioni sono strutture composte da parti di vari paesi. Le euroregioni avranno programmi autonomi di sviluppo e saranno dotate di un notevle grado di indipendenza dai governi nazionali.
Tra i politici europei è difficile trovare persone che abbiano il coraggio sufficiente e il desiderio di opporsi all’eliminazione di fatto della sovranità degli stati europei. In Francia per la conservazione della sovranità e dell’identità nazionale lotta solo il partito di destra con a capo Marine Le Pen. In Gran Bretagna non solo il Partito dell’Indipendenza del Regno Unito, un partito all’opposizione, ma anche i membri del governo cominciano ad intervenire contro i piani dell’UE. Così, Eric Pickles, segretario di Stato per l’autogoverno locale, ha accusato l’Unione Europea del tentativo di "cancellare l’Inghilterra dalla mappa" ed ha promesso di opporsi in ogni modo al diktat di Bruxelles.
Dei paesi europei orientali solo l’Ungheria tenta di resistere al processo di eliminazione della sovranità e di dissoluzione dell’identità nazionale. Malgrado che l’Unione Europea mostri a Budapest una “carota” sotto forma di prospettive teoriche di creare autonomie etniche ungheresi nei paesi vicini, l’Ungheria non ha fretta a sostenere le iniziative dell’UE in merito alla federalizzazione. Evidentemente, i politici ungheresi non sono così ingenui da ritenere che Bruxelles sia pronta ad annullare il Trattato del Trianon del 1920 e a ripristinare la "Grande Ungheria". Capiscono anche che la frammentazione del paese in piccole regioni fa il gioco solo del potere centrale europeo.
Dopo la firma del Trattato del Trianon l’Ungheria perse i due terzi del territorio e un terzo della popolazione, ma si conservò come stato. Se i piani dei "federalisti europei" saranno attuati, l’Ungheria, come anche altri stati europei, non ci sarà più, cessarà di esistere come soggetto del diritto internazionale. Evidentemente, proprio questa prospettiva costringe il premier ungherese Viktor Orban a rinunciare alla cooperazione con la Banca monetaria interazionale, a sopportare le sanzioni economiche di Bruxelles e a cercare alleati geopolitici fuori dell’Unione Europea.
Nel novembre del 2012 Angela Merkel ha dichiarato che "un giorno l’Eurocommissione diventerà governo e l’Europarlamento si trasformerà in parlamento". Il giorno di tale trasformazione diventa sempre più vicino. L’UE assomiglia sempre più ad una trappola per i paesi sedotti dalle promesse del benessere europeo. Quali paesi riusciranno a salvarsi e quali invece scompariranno dalla mappa de mondo ed entreranno a far parte di un unico stato europeo lo sapremo già prossimamente.


COMMENTO DELL' AMMINISTRATORE DEL BLOG 

Speriamo che a tutti i maiali del gruppo Bilderberg venga una malattia incurabile che se li porti via tutti...Senza offesa ovviamente per i maiali...


Antonio Attinà

Wednesday, August 14, 2013

Ufi e Giorgio Girondi: "Chiudo e vado all'estero"

Ufi e Giorgio Girondi: "Chiudo e vado all'estero"

L'imprenditore produce filtri in 17 fabbriche nel mondo. Ma le 5 italiane, dove lavorano 600 persone, stanno per essere smantellate. "Perché qui l’economia è dominata dall’ideologia"

13-08-2013 11:59

 

Link Originale: http://economia.panorama.it/aziende/ufi-giorgio-girondi-chiusura

Ufi e Giorgio Girondi: "Chiudo e vado all'estero"
Giorgio Girondi, titolare di Ufi (Credits: US)


di Marco Cobianchi
La Ufi è un’azienda talmente incredibile da poter produrre sia i filtri per auto sia quelli che servono per isolare il dna di un feto, sia quelli montati sulla navicella spaziale che nel 2016 atterrerà su Marte. Un miracolo tecnologico realizzato a Nogarole Rocca in provincia di Verona che, però, sta per finire. O, meglio, il miracolo continuerà altrove. Non in Italia. «Purtroppo “a tendere” le fabbriche italiane sono destinate alla chiusura». Giorgio Girondi è presidente e amministratore delegato della Ufi Spa ed è un «duro», ma talmente «duro» che ha il coraggio di dire ciò che molti suoi colleghi pensano solamente. E le dice irritandosi a ogni obiezione.
Che cosa vuol dire «a tendere»?
Vuol dire «prima o poi».
Chiude e se ne va?
In Italia resterà il quartier generale. Con i sindacati abbiamo già trovato un accordo per la cassa integrazione, da settembre, per 204 dipendenti sui 600 che abbiamo nei 5 stabilimenti italiani sui 17 in tutto il mondo.
Quando ha deciso di andare via?
Nel 2011, quando lo spread è arrivato a oltre 500 punti. Abbiamo provato a resistere, ma non è possibile.
E tutti quelli che resistono sono dei matti?
Un momento. Proviamo a ragionare. L’Europa è l’area del mondo più in crisi e l’Italia è l’area più in crisi d’Europa. In Cina, Corea, India, è concentrato più del 60 per cento della popolazione mondiale che cresce del 5-6 per cento l’anno: sono giovani e consumano molto. La mia produzione più importante sono i filtri per autoveicoli che vendo ai maggiori costruttori del pianeta. In Cina si costruiscono 22 milioni di auto ogni anno rispetto alle 500 mila in Italia. Per me è impossibile non andare là a lavorare.
Ma lei in Cina ha già sette stabilimenti, un altro in Corea e due in India…
Sì, e vi lavorano 4 mila persone che mi costano quasi come i 600 che sono in Italia. Nell’area più vitale del pianeta il costo del lavoro è di 2 dollari l’ora rispetto ai 24 dollari dell’Italia. Mi spiace, ma un imprenditore non può mettersi contro sconvolgimenti storici come questi.
È rassegnato al declino italiano?
No, anzi. L’Italia ce la farà come ce l’ha sempre fatta, ma rendiamoci conto che i capitali si spostano alla ricerca del luogo nel quale è più facile farli fruttare.
I capitali sono mossi da uomini, non si spostano da soli.
Sì e no. Nessuno può imporre ai soldi di comportarsi in un modo piuttosto che in un altro. I soldi si muovono alla ricerca dell’investimento più conveniente. A differenza degli italiani, questo elementare concetto capitalistico i cinesi lo hanno capito perfettamente. Lo sa qual è la differenza tra Italia e Cina?
Mi dica.
In Cina bisogna essere prima capitalisti e poi comunisti. In Italia bisogna essere prima comunisti e poi capitalisti.
Addirittura?
In Cina se sei un capitalista ti stendono i tappeti rossi e solo dopo ti richiedono la fedeltà all’ideologia del partito. Da noi, invece, prima è richiesta la fedeltà all’ideologia della redistribuzione della ricchezza, e poi puoi fare il capitalista, cioè investire per guadagnare. Ma non troppo. Perché altrimenti vieni stroncato dalle tasse che servono, appunto, a ossequiare l’ideologia. Il vero dirigismo è in Europa, non in Cina. È qui che si pensa di dire ai soldi cosa devono fare. E questo mi fa imbestialire. Sa cosa penso del governo Letta?
Dica.
Credo stia operando molto bene, ma invece di essere il governo del «fare» dovrebbe essere il governo del «far fare». Questa è la differenza tra comunismo e capitalismo. E il risultato sa qual è?
Qual è?
Che nel 2007 la mia azienda fatturava 220 milioni con un risultato netto di 33; nel 2012 ha fatturato 333 milioni con un risultato netto di 14. Lavoro di più e guadagno di meno. E sa perché?
Perché c’è stata la crisi che ha abbassato i margini delle imprese.
Anche. Ma soprattutto perché abbiamo mantenuto le produzioni in Italia dove sono aumentate le tasse, le leggi, la burocrazia, dove assumere è più difficile e soprattutto è aumentato il costo del denaro. Lo sa quant’è il costo del finanziamento per un’impresa?
Dipende dall’impresa.
A me le banche prestano soldi al 3 per cento, ma mediamente è il 6-7 per cento. Quindi un imprenditore dovrebbe investire in un Paese dove le tasse sono circa al 50 per cento e poi guadagnare almeno il 6-7 per cento solo per ripagare gli interessi sul capitale per di più in un momento di recessione lavorando in un Paese in crisi. Impossibile.
Prenda fiato.
Le banche italiane hanno costi superiori alle altre proprio per il fatto di essere italiane. Infatti a me i soldi al 3 per cento me li danno le banche straniere.
Quindi?
Quindi non se ne esce senza una politica economica espansiva.
Chiede i soldi dello Stato? No, ma l’austerity accelera il declino.
Va bene, ma non vorrà davvero pagare i dipendenti italiani 2 euro l’ora come quelli cinesi?
No, ma è un’illusione pensare che riequilibrare i salari significhi che loro devono guadagnare di più. Purtroppo i salari Occidentali sono destinati ad abbassarsi. Le regole sono queste, e non mi guardi male: non le ho fatte io. E sa cos’è ancora peggio?
No.
Che se la Cina abbasserà le tasse, i capitali stranieri lasceranno ancora più rapidamente l’occidente impoverendolo. Questo manderà in sofferenza i conti pubblici degli stati i quali avranno meno entrate fiscali necessarie per ripagare il debito. Di conseguenza aumenteranno ancora di più le tasse provocando una diminuzione della propensione all’investimento, quindi l’aumento della disoccupazione e il calo dei consumi.
Chiaro?
Solare

Sunday, August 11, 2013

BANCHE DATI FISCALI_BEFERA

Banche dati fiscali 1)
1 – Indagini bancarie, Befera assicura: niente pesca “a strascico”



Link Originale:http://www.rischiocalcolato.it/2012/02/indagini-bancarie-befera-assicura-niente-pesca-a-strascico-2.html










Premessa.
In attesa di futuri approfondimenti circa la regolamentazione, stato dell’arte e gli effetti della conoscenza (ed aggiornamento) da parte del fisco dei dati e notizie degli italiani (le cosiddette “banche dati”), il presente intervento vuole trattare un tema di attualità introdotto dal recente provvedimento legislativo denominato “Salva Italia” riguardante le indagini finanziarie sui contribuenti e che ha visto, intervenire con preoccupazione, forse recuperando alla memoria l’incresciosa vicenda della pubblicazione dei dati reddituali di tutti gli italiani nel 2008 da parte del Ministro Visco (terminata con sanzioni e denuncia di Vincenzo Visco e del direttore dell’Agenzia delle entrate Massimo Romano) , il Garante della privacy.




La novità.
L’art. 11, commi da 2 a 5, del Decreto Legge 201/2011 (invocato “Salva Italia”) prevede che “a far corso dal 1° gennaio 2012, gli operatori finanziari (banche, poste, ecc.) sono obbligati a comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria le operazioni finanziarie che i clienti hanno intrattenuto, nel loro importo, ivi comprese quelle “fuori conto” ed anche quelle effettuate al di fuori di un rapporto continuativo. Gli operatori finanziari dovranno altresì comunicare anche “ogni informazione relativa ai predetti rapporti necessaria ai fini dei controlli fiscali, nonchè l’importo delle operazioni finanziarie indicate nella predetta disposizione.
Per la messa in opera della disposizione, l’Agenzia delle entrate stessa, ai sensi del terzo comma 3 del D.L. 201/2011, con un provvedimento del direttore della stessa, stabilirà con un provvedimento del direttore della stessa le modalità della comunicazione che le banche saranno tenute a fare potendo estendere l’obbligo di comunicazione anche ad ulteriori informazioni, relative ai rapporti, strettamente necessarie ai fini dei controlli fiscali.
La novità aumenta notevolmente il patrimonio conoscitivo dell’Agenzia delle entrate posto che, in precedenza, nell’archivio tributario dei rapporti di natura finanziaria erano presenti dati relativi solo al tipo di rapporto intrattenuto ed alla data di inizio e di cessazione dello stesso ma non al contenuto ed all’importo delle movimentazioni.
Questa nuova previsione ha ingenerato legittima apprensione, in particolare connessa al fatto che masse di informazioni, una volta acquisite, potessero essere automaticamente condotte in presunzioni di maggior reddito o maggiori ricavi o compensi (cd. “fishing expeditions”) nei casi già previsti dalla legge per la deroga al segreto bancario.




Il Garante della privacy.
Dal canto suo, il Garante della privacy Francesco Pizzetti, rileva che il nuovo flusso di dati che l’art. 11 del Decreto “Salva Italia” crea dagli istituti bancari verso l’Agenzia delle entrate presenta almeno due rischi:
1° – il gigantismo di banche dati sempre più difficili da mettere in sicurezza,
2° – la qualità delle informazioni archiviate.
Spiega Pizzetti che “potenzialmente la norma chiede agli oratori di trasferire all’Agenzia tutti i movimenti registrati, anche l’acquisto di 30 euro effettuato al supermercato con carta di credito. È una messe di notizie in grado di attuare un controllo comportamentale dinamico, perché realizzato periodicamente. L’Agenzia delle Entrate non saprà soltanto che ho un conto corrente, ma anche quali movimenti effettuo. È la stessa differenza che passa tra il sapere che possiedo un’automobile e conoscere come e quando la guido.”
Il provvedimento nel suo insieme, che trasferisce informazioni che tracciano in modo dettagliato i comportamenti dei cittadini, aggiunto all’ulteriore caratteristica che a regolamentare il trasferimento dei dati sia l’Agenzia delle entrate, ovvero il beneficiario ed utilizzatore dei dati, può trovare ragione di accoglimento per via dello stato di emergenza che ingenera la problematica dell’evasione fiscale. “Una volta terminata l’emergenza -conclude Pizzetti- che spero sia breve e di successo, si deve fare però un passo indietro e tornare ad una forma meno invasiva di controllo”. In pratica il Garante consente un tale setaccio di notizie perché equipara l’azione antievasione alla lotta al terrorismo, qualificando tale fase storica “una situazione eccezionale che poi ebbe un termine ed auspicando, come Garante e come costituzionalista, che accada nella lotta all’evasione”.




Audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate presso la Commissione finanze della Camera dei Deputati.
Il direttore dell’Agenzia delle entrate, in occasione dell’audizione alla Commissione finanze della Camera dei deputati in 31 gennaio scorso, ha dichiarato che le movimentazioni finanziarie comunicate non potranno costituire oggetto diretto dell’attività di accertamento ma “saranno utilizzate solo a livello centrale e all’esclusivo fine di individuare posizioni a più alto rischio di evasione da segnalare alle strutture operative (gli Uffici periferici dell’Agenzia delle entrate, n.d.r.) per i necessari controlli” da effettuare sui contribuenti.
Continua il direttore, affermando che “nessun ufficio dell’Agenzia avrà la possibilità di accedere alle informazioni medesime. Solo qualora sia attivato un controllo, l’ufficio potrà ottenere informazioni di dettaglio sul contenuto dei rapporti finanziari seguendo le ordinarie procedure, vigenti ormai da molti anni, mediante specifica richiesta telematica agli intermediari finanziari.”
Il direttore anticipa, inoltre, che il provvedimento dovrebbe stabilire che non vengano comunicati tutti i movimenti, ma solo “i dati relativi ai saldi e ai movimenti, in particolare per questi ultimi i dati aggregati con l’evidenza del totale dare e avere” delle movimentazioni stesse. Và da sé, quindi, che i dati “per masse” (oltre al saldo) non possono -da soli- attivare alcun tipo di presunzione di evasione legittimante l’accertamento fiscale.




Qualche considerazione.
Quanto alla “gestione” di questo patrimonio di dati, il direttore Befera, nell’intervista rilasciata in occasione del Videoforum nazionale sulle Manovre fiscali 2011 organizzato dal quotidiano “Italia Oggi” lo scorso 18 gennaio, ha affermato ad un pubblico incredulo che gli addetti dell’Agenzia al trattamento di tali dati non saranno più di tre o quattro persone ed anche, indirettamente, che il D.L. 201/2011 (Decreto “Salva Italia”) non ha mutato la procedura da utilizzare per l’attivazione delle indagini bancarie, contenuta nell’ art. 32, comma 1, n. 2, del DPR 600/73.
La Manovra “Salva Italia”, venendo perciò tassativamente escluso l’accesso alle movimentazioni bancarie dati da parte degli Uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate, determina il crearsi di:
- un livello aggregato, proprio della struttura centrale, preposto all’accesso e all’utilizzo dei dati inviati dagli operatori, ed a soli fini selettivi dei contribuenti da sottoporre ad indagini;
- un livello periferico, proprio degli uffici operativi, per le finalità di indagini, controlli e accertamenti fiscali, che continueranno a sostanziarsi nella seguente prassi operativa:
a) la formulazione della richiesta di accesso ai dati finanziari di un contribuente all’organo sovraordinato (Direzione regionale delle Entrate, Comando regionale della Guardia di finanza);
b) l’ottenimento della prescritta autorizzazione;
c) l’individuazione degli Istituti bancari con i quali l’indagato ha intrattenuto (o intrattiene) i rapporti, mediante lo scandaglio dell’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria già a disposizione degli uffici periferici;
d) la richiesta agli Istituti bancari individuati delle informazioni di interesse per la prosecuzione delle indagini (copia di documento relativo al rapporto finanziario, tale per cui dal non si dovrebbe parlare di “indagini bancarie”, ma -più correttamente- di “indagini finanziarie”).
A livello periferico, l’unica (efficace?) cautela, sarà costituita, ai fini dell’utilizzo delle movimentazioni bancarie nell’accertamento nei confronti di un contribuente, dal previo ottenimento -scontato, peraltro- dell’autorizzazione gerarchica (proveniente dal direttore regionale dell’Agenzia delle entrate o dal comandante regionale della Guardia di finanza).




Conclusioni.
In attesa del provvedimento avente valore legale di cui al comma 3 dell’art. 11 (Manovra “Salva Italia”) che l’Agenzia è stata delegata ad emanare, con beneficiaria sé stessa, e della successiva raccolta, schedatura, filtratura delle masse di milioni di movimenti bancari, ed in attesa -ancora- della selezione dei soggetti da indagare, può essere utile brevemente ricordare gli elementi salienti dell’accertamento bancario, rectius, finanziario:
- ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA, i prelevamenti e i versamenti che non trovano “giustificazione” (secondo l’amministrazione finanziaria) / “indicazione di liceità” (secondo la dottrina professionale) nelle scritture contabili, si presumono ricavi/compensi/operazioni imponibili non dichiarati;
ma anche, sciaguratamente,
- secondo giurisprudenza maggioritaria, l’eventuale difetto di autorizzazione gerarchica o la sua mancata produzione in giudizio, così come la mancata instaurazione del contraddittorio con il contribuente (nel quale può dimostrare la liceità fiscale di quanto movimentato in banca) non invalidano l’accertamento e non declassano la presunzione (prova) da legale relativa a semplice.




Tratto dal documento riportante l’audizione di Befera alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati in data 31/1/2012:
Nuove funzionalità dell’Archivio dei rapporti finanziari
Con riguardo alle novità introdotte dal decreto “Salva Italia” in materia di comunicazione di ulteriori informazioni all’Archivio dei rapporti è in corso di predisposizione il provvedimento con cui, sentite le associazioni di categoria degli operatori finanziari e il Garante per la protezione dei dati personali, saranno stabilite le modalità della comunicazione.
Detto provvedimento dovrebbe stabilire che, oltre ai dati identificativi del rapporto, saranno comunicati i dati relativi ai saldi e ai movimenti, in particolare per questi ultimi i dati aggregati con l’evidenza del totale dare e avere. Il provvedimento stesso, per espressa volontà di legge, conterrà le indicazioni più adeguate, di natura tecnica e organizzativa, in merito alle misure di sicurezza da adottare per la trasmissione dei dati e per la relativa conservazione.
Tengo a sottolineare che le predette informazioni, una volta comunicate dagli operatori finanziari, saranno utilizzate solo a livello centrale e all’esclusivo fine di individuare posizioni a più alto rischio di evasione da segnalare alle strutture operative per i necessari controlli. Nessun ufficio dell’Agenzia avrà dunque la possibilità di accedere alle informazioni medesime. Solo qualora sia attivato un controllo, l’ufficio potrà ottenere informazioni di dettaglio sul contenuto dei rapporti finanziari seguendo le ordinarie procedure, vigenti ormai da molti anni, mediante specifica richiesta telematica agli intermediari finanziari.