di Carlo Lottieri
 
  • Chi Sono

    Carlo Lottieri
    Sono nato a Brescia più di cinquant’anni fa e sono cresciuto tra le nebbie e l’afa delle campagne bassaiole. In seguito ho studiato a Genova, Parigi e Ginevra, avendo la fortuna d’incrociare alcuni maestri: Alberto Caracciolo, Vaclav Belohradsky, Raymond Boudon, Jean Baechler, André Reszler e Victoria Curzon Price. Sia quel che sia, mi sono ritrovato a credere in tante cose, ma ho smesso di prestar fede allo Stato. Un giorno ho voluto mettere per iscritto il “perché” della mia miscredenza (Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks, edito da Ruibbettino) e ora, in questo spazio, intendo proseguire – pur magari tra digressioni di varia natura – quel tipo di riflessione.


La lista “Forza Evasori – Stato Ladro” promossa da Leonardo Facco e dal Movimento Libertario non sarà sulle liste elettorali.
Perché? Non per la difficoltà a raccogliere le firme, che pure ci sarebbe stata, e nemmeno per l’avversione di molti libertari al’idea stessa di presentarsi alle competizioni elettorali. Non ci sarà per una decisione del Ministero, che ha ravvisato che i termini contenuti nel simbolo potrebbero integrare vilipendio dello Stato e istigazione a delinquere.
Non c’è da sorprendersi. La struttura dello Stato moderno, in Italia come altrove, è intimamente autoritaria poiché poggia su quella nozione di sovranità che non soltanto ha esiti illiberali, ma – come mostra questo episodio – comporta logiche antidemocratiche.
L’episodio mostra che cittadini che vogliono portare in Parlamento deputati schierati a difesa della proprietà e contro ogni forma di esproprio legale, e che vogliono farlo dicendo ad alta voce quanto pensano, non possono partecipare alla competizione elettorale. Qualcuno ha negato loro l’effettivo esercizio del diritto di voto passivo: il diritto di essere votati.
Lo Stato è sovrano (sta in alto) e noi siamo sudditi (e cioè stiamo in basso).
In realtà la situazione è perfino peggiore, dato che noi ormai siamo “cittadini” – nell’accezione di Jean-Jacques Rousseau – e quindi siamo costretti a riconoscerci come parte integrante della sovranità popolare, anche se ci rifiutiamo di avere a che fare con essa.
In sostanza, quello che emerge con chiarezza è che lo Stato è intimamente anti-giuridico, dato che non accetta e non può accettare di porre gli uomini e le istituzioni su un piano di eguaglianza. Alcuni dispongono della vita di taluni altri: funzionari del ministero, deputati di questo o quel partito cooptati da piccole consorterie, magistrati divenuti tali grazie a un concorso, burocrati di enti parastatali, ecc.
Siamo messi male.
 
Questo articolo è stato scritto mercoledì 16 gennaio 2013 alle 16:27 nella categoria teoria politica.