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Friday, December 28, 2012

L’Osservatore Romano: Monti vuole recuperare il senso alto della politica

Politica
27/12/2012 - il caso

L’Osservatore Romano: Monti vuole recuperare il senso alto della politica














Dopo l’endorsement alla candidatura Monti da parte del presidente dei vescovi Angelo Bagnasco, preceduto e seguito da inequivocabili segnali di insofferenza per la ridiscesa in campo del Cavaliere, le gerarchie stanno alla finestra, non senza qualche preoccupazione
I cattolici favorevoli all’agenda potrebbero proporre una nuova lista
E adesso Cl rischia di «spaccarsi»



Andrea Tornielli
Citta’ del Vaticano 
I cattolici favorevoli all’agenda Monti potrebbero proporre una nuova lista a sostegno del premier senza confluire in quella di Casini e Montezemolo. È un’ipotesi che viene discussa, a pochi giorni dalla pubblicazione dell’agenda Monti per il governo del Paese.
Dopo l’endorsement alla candidatura Monti da parte del presidente dei vescovi Angelo Bagnasco, preceduto e seguito da inequivocabili segnali di insofferenza per la ridiscesa in campo del Cavaliere, le gerarchie stanno alla finestra, non senza qualche preoccupazione. Oggi è arrivato anche l’elogio dell’Osservatore Romano. «L’espressione ’”salire in politica’’, usata da Monti è «l’espressione di un appello a recuperare il senso più alto e più nobile della politica che è pur sempre, anche etimologicamente, cura del bene comune» si legge in un articolo intitolato «La salita in politica del senatore Monti». «E’ questa domanda di politica alta - prosegue l’Osservatore - che probabilmente la figura di Mario Monti sta intercettando o sulla quale comunque il capo del Governo uscente intende legittimamente far leva e che interpella i partiti al di la’ dei contenuti del suo manifesto politico». «Annunciando il suo impegno in politica attraverso le modalità illustrate - prosegue L’Osservatore -, il senatore a vita intende aprire la seconda fase di un programma riformatore che e’ stato solo abbozzato nel corso dell’ultimo anno sulla spinta della congiuntura finanziaria. Monti e’ stato chiamato dai partiti a prendere decisioni inderogabili, di cui nessuno intendeva pero’ prendersi la responsabilità diretta, per il timore di pagare un prezzo elettorale troppo alto. Quelle stesse forze politiche si ritrovano ora a interrogarsi sull’impatto che puo’ avere la ’salita in politica’ di chi doveva, quasi per mandato, diventare impopolare».

I vertici della CEI, delusi dal mancato rinnovamento del PDL, speravano che il premier riuscisse a recuperare spezzoni del centrodestra e che fosse in grado di riunire innanzitutto i moderati. Gli accenti decisamente anti-berlusconiani usati da Monti in conferenza stampa, e la sua strategia, sono sembrati restringere gli spazi di manovra nel campo del centrodestra.

La decisione del ministro Andrea Riccardi e dell’ex presidente delle Acli Andrea Olivero di impegnarsi col movimento di Montezemolo, senza un dibattito interno delle associazioni di Todi, non è stata indolore. Raffaele Bonanni, il segretario della Cisl, si è già defilato dal progetto. E ora le associazioni di Todi, che non si sentono rappresentate da Italia Futura e dall’UDC, potrebbero costituire una nuova lista montiana, separata da quella di Casini, Fini e Montezemolo. Una lista aperta al mondo cattolico e alla società civile, guardata con interesse dalle gerarchie, che faccia riferimento al PPE puntando a recuperare i delusi del PDL, nella quale potrebbero candidarsi anche ministri dell’attuale governo, come Passera, Catania, Moavero e Clini.
Un incontro per discutere il da farsi si terrà il 10 gennaio: oltre alle associazioni del Forum – dalla Cisl alla Coldiretti fino alla Compagnia delle Opere – vi parteciperanno i movimenti religiosi (Neocatecumenali, Rinnovamento nello Spirito, Focolarini, Azione Cattolica) insieme alle «reti» riconosciute dalla CEI (Forum delle famiglie, Scienza & vita, Retinopera). «Consideriamo chiusa l’era Berlusconi, guardiamo con interesse a Monti e vogliamo concordare un’azione unitaria – spiega il presidente del MCL, Carlo Costalli, che presiede il Forum – anche per evitare fughe in avanti e rappresentanze del mondo cattolico non delegate…». Il segnale a Monti e ai suoi più stretti consiglieri dovrebbe essere quello di non affidarsi soltanto ad alcuni interlocutori.
Su posizioni diverse i politici ciellini: Maurizio Lupi rimane nel PDL con Berlusconi – dove peraltro restano anche altri parlamentari stimati dalla CEI. «Speravamo che Monti potesse riunire i moderati – spiega Lupi alla Stampa – ma non è accaduto. Non credo che la Chiesa si schiererà per sostenerlo».

Mentre un altro ciellino, Mario Mauro, parlamentare europeo, si è molto esposto in favore di Monti e contro la ri-candidatura del Cavaliere ma è contrario ad alleanze a sinistra: potrebbe anche lui confluire nella nuova lista di sostegno al Professore, più marcatamente cattolica anche come sottolineatura dei valori di riferimento. Sempre che questa riesca a vedere la luce. Un accenno non causale alla «gerarchia di valori con cui attuare le scelte più importanti» era contenuto anche negli auguri di Natale agli italiani di Papa Ratzinger.


COMMENTO DELL'AMMINISTRATORE DI QUESTO BLOG


Dalla lettura dell'articolo qui sopra si deduce che la chiesa di Roma, corrotta e venduta, è d'accordo col massone Monti a danno di tutti gli Italiani... A questo punto essa ha perso totalmente la sua ragione di esistere e propongo che venga abbandonata in massa da tutti (la chiesa, non Dio)... Loro hanno dimenticato da molto tempo che Cristo e la chiesa NON SONO LA STESSA COSA e si sono auto-identificati col verbo del creatore... Non vi sembra molto strano? Oppure durante tutti questi secoli hanno svolto la funzione, inoculando la paura dell'inferno e del peccato, di addormentare la coscienza dei popoli, per impedire loro di capire cosa stanno progettando i massoni a danno di tutta l'intera umanità, vale a dire la creazione di un super stato totalitario di matrice fascista o comunista conosciuto meglio col nome di Nuovo Ordine Mondiale?
 
Vi prego cari lettori di riflettere a lungo e di fare tutte le vostre opportune verifiche, perchè se non ci mettiamo tutti insieme in testa che dobbiamo cambiare strada e tutti insieme organizzarci per fare deragliare definitivamente il loro strafottutissimo nuovo ordine mondiale, andando in direzione completamente opposta a quella del loro PIANO FOLLE E MALATO, con l'abolizione di tutte le leggi fatte in Italia dal 1960 ad oggi, PER TUTTI NOI E' FINITA PER SEMPRE!!!

Confido nella vostra coscienza e nella vostra intelligenza...

Sunday, December 16, 2012

Tecno-casta: lo scandalo del nuovo potere totalitario

Tecno-casta: lo scandalo del nuovo potere totalitario

 Scritto il 10/11/12                                                                        

Casta: gruppo chiuso di privilegiati, che pretendono di esercitare poteri sulla base di una presunzione di potere superiore, senza regole o con regole proprie. «C’è la casta degli intoccabili, dei potenti aggrappati alla poltrona, la casta dell’immoralità pubblica e privata e della corruzione, del potere fine a se stesso che viola quotidianamente le regole più elementari della democrazia e dello stato di diritto». Casta, oppure élite auto-referenziale. Oppure oligarchia. Parentopoli e tangentopoli. «Ma esiste anche un’altra casta, definibile come “tecno-casta”: è quella del governo Monti, dei professori, dei tecnici», della troika formata da Fmi, Bce e Unione Europea. E’ «la casta degli esperti, di coloro che si credono esperti o che vengono definiti come esperti, con i cittadini costretti a delegare loro il “potere” non più in nome della democrazia liberale e rappresentativa ma dello “stato di necessità” neoliberista: la crisi, l’Europa, Angela Merkel e le sue ossessioni».
Mario Monti
Su “Micromega”, Lelio Demichelis si addentra nella geografia del nuovo super-potere che sta letteralmente prostrando l’Europa: un’élite che si basa  
sullo “stato d’eccezione”, inteso come «eccezione rispetto alle regole della democrazia, allo Stato di diritto, alla sovranità popolare, alla cittadinanza, alle libertà sociali e politiche». Ormai è divenuto «la pericolosissima regola, la normalità, la quasi-banalità del male neoliberista, la perversa “norma-base” di una nuova Costituzione materiale» che ha soppresso libertà e diritti «in nome di un’economia di mercato» che ormai è l’unica «dimensione di senso», l’unica «grande narrazione». Una sorta di «totalitaria “biopolitica” della postmodernità». Se l’antipolitica tende a scivolare verso il populismo autoritario, aggiunge Demichelis, lo “stato d’eccezione” divenuto “normalità” porta «all’assolutismo» e «alla “democrazia sempre sospesa”».
Tecno-casta, allora: gruppo chiuso di prescelti che pretendono di possedere il monopolio della conoscenza e quindi del potere: Monti, Fornero, Profumo, Passera. E Giampaolo Di Paola, «un militare come ministro della difesa». E il presidente Napolitano che la sostiene, la tecno-casta, «essendone di fatto il “padre” politico e l’ispiratore». La tecno-casta «riforma pensioni e lavoro, ma non il mondo della finanza», conferma la spesa «inutile, incostituzionale e immorale» per i caccia F-35 e invoca norme anti-corruzione «senza avere il coraggio di ripristinare il reato di falso in bilancio». Austerità per tutti: tagliano salari e stipendi, ma «permettono che al figlio del ministro Cancellieri – Piergiorgio Peluso – venga data una liquidazione di 3,6 milioni di euro per appena quattordici  
mesi di lavoro come direttore generale di Fondiaria Sai». E’ la stessa tecno-casta che «difende Gianni De Gennaro (non avendogli imposto le dimissioni dal governo), pur se condannato in Cassazione per i fatti di Genova 2001».
NapolitanoUn potere “a-democratico”, che però vuole cambiare il modo di vivere degli italiani, grazie alla sua “biopolitica” intesa come “governo della vita” di una popolazione. Disciplina e pedagogia: «Ancora neoliberismo, ancora riduzione dei diritti civili e sociali, competizione di tutti contro tutti, flessibilità da accrescere in nome della competitività». Modello multinazionali: riduzione dei salari e del costo del lavoro, impoverimento collettivo, ampliamento delle disuguaglianze sociali e reddituali. Declassamento della scuola, della cultura e della ricerca. Risultato: demotivazione sociale, rassegnazione morale, “uccisione” della speranza e della partecipazione, svuotamento della  
democrazia e della sovranità popolare. Dunque, «il potere tecnico e dei tecnici come ulteriore casta di potere».
EinsteinAnche il potere della tecno-casta può essere “osceno”, aggiunge Demichelis: «Contrari al senso del pudore politico e morale non sono solo il bunga-bunga, Formigoni e Batman, ma anche l’abolizione dell’articolo 18». E mentre si discute ancora di “questione morale” sotto il peso dell’ennesima tangentopoli, anche il “governo tecnico” «pone, con i suoi comportamenti immorali e socialmente ingiusti, una nuova “questione morale”». Per correggere «l’errore neoliberista», conclude Demichelis, «serve passare dagli “esperti a pensiero unico” al “potere dell’immaginazione”». Secondo Einstein, «l’immaginazione è più importante della conoscenza: la conoscenza è limitata, mentre l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso e facendo nascere l’evoluzione». L’umanità sembra congelata: noi evidentemente siamo fermi a Monti e Barroso. O meglio, ai loro capi: i signori della troika e della Goldman Sachs.

                                     

Macché debito sprecone, siamo risparmiatori: derubati

Macché debito sprecone, siamo risparmiatori: derubati

 Scritto il 24/10/12                                                                                                                 La fortuna del potere è costruita sull’incuria e l’incompetenza: non la propria, ma quella dei sudditi. Sicuro che nessuno verifica la veridicità dei fatti, ma che tutti ripetono a pappagallo le notizie ben confezionate, ne fabbrica di proprie, false e tendenziose, per affidarle ai ripetitori acefali affinché le trasformino in luoghi comuni. In idee, cioè, che nessuno mette in discussione perché assorbite come verità incrollabili. E’ successo quando hanno voluto imporci una globalizzazione a misura di multinazionali, quando hanno voluto rifilarci un’Europa al servizio di banche e speculatori, quando hanno voluto scipparci l’acqua e gli altri beni comuni a vantaggio delle imprese private. E oggi sta succedendo col debito pubblico.

Elsa ForneroLa vulgata, tanto cara ai tedeschi, è che ci siamo indebitati perché siamo un popolo sprecone. Una comunità che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità usando i soldi degli altri per garantirci il diritto alla salute, all’istruzione, alla previdenza sociale. Quest’idea è talmente radicata, che nessuno (o quasi) osa contestare le politiche “lacrime e sangue” che oggi ci impongono. Anzi le salutiamo come la giusta punizione per i peccati commessi. Peccato, però, che il peccato non esista. E lo dimostra una ricostruzione effettuata dal “Centro Nuovo Modello di Sviluppo” sulla finanza pubblica degli ultimi 30 anni. Nel 1980, il debito pubblico italiano ammontava a 114 miliardi di euro, pari al 56% del Pil. Quindici anni dopo lo troviamo cresciuto di 10 volte, esattamente a 1.150 miliardi di euro. Effetto dei nostri sprechi?
In parte sì, perché questo è un periodo in cui le spese per servizi e investimenti pubblici sono state superiori alle entrate fiscali. Ma solo per 140 miliardi. Se il nostro eccesso di spese fosse stata la causa di tutti i mali, il debito pubblico avrebbe dovuto raddoppiare, non decuplicare. E allora cosa ha contributo alla crescita incontrollata del debito? Risposta: gli interessi, che in quel periodo oscillavano fra il 12 e il 20%. Bisognò attendere il 1996 per vederli scendere al di sotto del 9%. In parte l’Italia pagava per le scelte di Reagan che aveva bisogno di soldi per finanziare lo scudo spaziale. Non volendo alzare le tasse, si finanziava richiamando capitali dal resto del mondo con alti tassi di interesse. Gli altri paesi assetati di prestiti non avevano altra scelta che offrire di più.
Francesco GesualdiLa politica di spese per servizi superiori alle entrate durò fino al 1992 e in ogni caso procurò un disavanzo complessivo inferiore 6% Poi, con l’eccezione del 2009-2010, la spesa per servizi è rimasta sempre al di sotto delle entrate, permettendo un risparmio complessivo di 633 miliardi di euro. Una cifra sufficiente ad assorbire non solo i disavanzi precedenti, ma anche il debito di partenza e continuare ad avere un avanzo di 370 miliardi. Ma nonostante la politica da formichine, il nostro debito è cresciuto all’astronomica cifra di 2000 miliardi. Solo per colpa degli interessi, che nel trentennio ci hanno procurato un esborso pari a 2141 miliardi di euro.
Dal che risulta che non siamo un popolo di spreconi, ma un popolo di risparmiatori spennati. Polli finiti in una macchina infernale messa a punto dall’oligarchia finanziaria per derubarci dei nostri soldi, con la complicità della politica. E poiché la politica è eletta da noi, ci troviamo nella situazione assurda in cui scegliamo i nostri estorsori e li autorizziamo a sottoporci a ogni forma di angheria per servire meglio gli interessi degli strozzini. Una follia possibile solo perché viviamo nell’inganno dell’ignoranza. Per questo, come Centro Nuovo Modello di Sviluppo, abbiamo messo a punto un kit formativo e abbiamo lanciato la campagna “Debito pubblico, se non capisco non pago”, con lo scopo di promuovere una corretta informazione e la nascita di gruppi locali che si dedichino alla formazione. Ulteriori dettagli su “Cnms” e “Smontaildebito”.  

(Francesco Gesualdi, “Come ci siamo arrivati e chi ci ha spennati”, editoriale pubblicato dal “Manifesto” e ripreso da “Megachip” il 14 ottobre 2012).

Dagospia: i Bilderberg in Vaticano con Letta e Mentana

Dagospia: i Bilderberg in Vaticano con Letta e Mentana

                                                                                                                   
Scritto il 13/11/12                                                                          



I Bilderberg a Roma dal 13 novembre, «quasi come se fosse una provocazione», per parlare del commissariamento dei paesi dell’Eurozona più a rischio: Italia, Spagna e Grecia. «Della riunione – scrive “Dagospia” – non c’è traccia neppure sul sito ufficiale della più potente e misteriosa organizzazione mondiale che raccoglie manager, banchieri e imprenditori da tutto il mondo». Secondo le “talpe” di Roberto D’Agostino, la segretaria organizzativa del “super-clan” planetario, Marlieke de Vogel, sarebbe “disperata”, perché «l’incontro segretissimo di Roma del più potente circolo finanziario para-massonico mondiale» rischia un clamoroso flop. Motivo: l’organizzazione ha piazzato gli ospiti all’Hotel de Russie, angolo piazza del Popolo, a due passi dalla folla di troupe che presidiano il festival del cinema. Peggio: i musei vaticani saranno chiusi in anticipo per consentire ai super-oligarchi di consumare una frugale cenetta tra i capolavori d’arte: centomila euro per 80 invitati.
Lilli GruberInteressante, sempre secondo le indiscrezioni di “Dagospia”, la lista degli invitati: ovviamente il premier Mario Monti, «dato per certo alla cena»,  
insieme al «sempre presente» ministro-banchiere Corrado Passera, con alcuni colleghi dell’esecutivo: il ministro dell’istruzione Francesco Profumo e le ministre Paola Severino (giustizia) ed Elsa Fornero (lavoro), mentre la titolare degli interni, Anna Maria Cancellieri, «sentendo puzza di bruciato ha declinato l’invito». Cosa che invece non ha fatto Giuliano Amato, indicato nei documenti ufficiali come semplice presidente della Treccani. Assente, per prudenza, anche Mario Draghi: per la delicatezza dei temi che verranno trattati e che quindi lo coinvolgono istituzionalmente, scrive “Dagospia”, il governatore della Bce ha fatto sapere al francese Henry de Castries, presidente del Bilderberg, che «seguirà prudenzialmente gli sviluppi dei lavori da Francoforte», per scongiurare le «inevitabili strumentalizzazioni» che la sua presenza a Roma scatenerebbe.
Rodolfo e Carlo De BenedettiFoltissima, sempre secondo D’Agostino, la rappresentanza di giornalisti di punta, vicini al potere televisivo italiano: new entry Enrico Mentana (che però smentisce), oltre alla «ormai habitué Lilli Gruber», come a dimostrare che La7 di Franco Bernabé è di casa tra i signori della Terra. «In forse fino all’ultimo momento», invece, il direttore del “Corriere della Sera”, Ferruccio De Bortoli, mentre si attende Vendeline von Bredow dell’“Economist”. Tra i super-manager italiani, continua “Dagospia”, ci saranno Mauro Moretti di Trenitalia e grandi banchieri: Alberto Nagel di Mediobanca, Federico Ghizzoni di Unicredit ed Enrico Cucchiani di Intesa SanPaolo. Poi il presidente di Agcom, Angelo Cardani, con la presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, e Gabriele Galateri, presidente di Generali e Telecom. Dato per presente anche il neopresidente della Cir, Rodolfo De Benedetti (gruppo “Espresso”, “La Repubblica”), mentre sarebbe «ancora indeciso» il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.
Roberto D'Agostino«Per provare a farsi le ossa anche in questa sessione», aggiunge “Dagospia”, parteciperà anche Enrico Letta del Pd, mentre «quelli più furbi che hanno capito l’andazzo vedendo il programma e hanno preferito rinunciare, per non finire paparazzati» sarebbero il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, l’onnipresente Luca Cordero di Montezemolo e industriali come Diego Della Valle e John Elkann del gruppo Fiat. «Tra gli stranieri – continua il sito di D’Agostino – brillano invece Tom Enders, ceo della Eads, Marcus Agius di Barclays, Edmund Clark, canadese boss della Td  
Bank group, Kenneth Jacobs gran capo della Lazard, l’americano Klaus Kleinfeld chairman dell’Alcoa (che spera di non essere contestato dopo la chiusura dell’impianto in Sardegna), Jorma Ollila della Shell».
Hanno dato forfait, «immaginando forse il casino di Roma», due pezzi da novanta come David Rockefeller e Jean-Claude Trichet, predecessore di Draghi alla Bce. «Riusciranno i nostri eroi a salvare il mondo, magari commissariando ancora i governi più deboli come Grecia, Spagna e Italia», cercando addirittura di passare semi-inosservati «grazie ad un imponente servizio d’ordine che ancora una volta paralizzerà il centro di Roma?». Una cosa è certa, conclude “Dagospia”: prima di riunirsi di nuovo in Italia, i Bilderberg ci penseranno due volte.
                                        

Barnard: pensioni private, ecco a chi obbedisce la Fornero



Barnard: pensioni private, ecco a chi obbedisce la Fornero

  Scritto il 14/12/12

Lacrime di coccodrillo: Elsa Fornero piange in pubblico annunciando il taglio delle pensioni, ma in realtà lavora da anni proprio per questo. Obiettivo: consegnare al mercato finanziario privato il patrimonio delle pensioni pubbliche italiane, aggravando così anche il deficit dello Stato. Lo afferma Paolo Barnard, che insieme all’avvocato Paola Musu ha denunciato Mario Monti e Giorgio Napolitano per il “golpe finanziario” di fine 2011. Sono già un migliaio le denunce, sottoscritte in tutta Italia: Napolitano – di cui Barnard chiede l’impeachment in Parlamento – secondo il promotore italiano della Modern Money Theory avrebbe dovuto difendere l’Italia dall’attacco speculativo dello scorso anno. Invece, il capo dello Stato «non solo ha mancato nel suo compito supremo – lo accusa l’ex inviato di “Report” – ma è stato e continua a essere pienamente complice del sovvertimento democratico ad opera dei mercati finanziari e dell’Eurozona». Parla da solo, aggiunge il giornalista, il caso sconcertante di Elsa Fornero, da anni al servizio del sistema pensionistico privato.
Elsa ForneroUno sguardo al curriculum della ministra più detestata d’Italia aiuta a farsi un’idea: dal 1999 è stata nel Cda di Ina Assicurazioni, Fideuram Vita, Eurizon Financial Group. Poi vicepresidente della Compagnia di San Paolo e del consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo, quindi nel board di Buzzi Unicem Spa e direttrice di Allianz Spa. In pratica: un virtuale conflitto d’interessi vivente, nel momento in cui entra a far parte del governo Monti, dove – con un reddito dichiarato di oltre 400.000 euro, il 6 dicembre 2011 annuncia subito la riforma delle pensioni italiane, che al 50% non superano i mille euro mensili e al 27% non vanno oltre i 500 euro. «Una riforma incostituzionale – accusa Barnard – nonché una truffa, già riconosciuta dai mercati stessi».
La riforma ammazza-pensioni entrerà in vigore nel 2013. “Business Online” la commenta così: «Pensioni sempre più lontane e sempre più esigue, a causa del nuovo meccanismo che adeguerà alle aspettative di vita i coefficienti di trasformazione in rendita e i requisiti di età». Esempio: chi oggi guadagna sui 2.500 euro, potrebbe prenderne solo 688 di pensione. Inoltre, aggiunge “Business Online”, «per avere una pensione dignitosa, il lavoratore dovrà aver versato nel corso della sua vita lavorativa almeno 300-400 mila euro di contributi, come spiegato da molti esperti». Sembra infatti che la pensione integrativa privata «possa essere l’unica via di uscita per riuscire a mantenere lo stile di vita una volta conclusa l’attività lavorativa».
Franco ModiglianiLa ministra, “emissaria” diretta dei colossi finanziari che gestiscono fondi pensionistici privati, vanta una strettissima “osservanza”di ogni tipo di diktat proveniente da quel mondo. Nel 2000, prende nota di una “raccomandazione” per l’Italia emessa dai tecnocrati dell’Ocse in cui la Fornero siede a fianco di Mediobanca, Generali, Invesco e Ing. Tema: estensione del sistema contributivo. Dieci anni dopo, sarà la stessa super-lobby “Business Europe” a rivolgere una “raccomandazione” agli Stati dell’Eurozona, per «mettere in relazione l’effettiva età pensionabile con l’aspettativa di vita»; indicazione che, una volta ministro, la Fornero trasformerà subito in legge. «Elsa Fornero – commenta Barnard – sa perfettamente da anni che l’affidare alla capitalizzazione le nostre pensioni è devastante per i conti dello Stato. E sa oggi che la previdenza privata è fallimentare per le tasche dei pensionati, ma tace».
Già nel 2000, al convegno “Scenari sulla previdenza privata e pubblica” promosso da Mediobanca, la Fornero concordava con l’economista Franco Modigliani: “perverso” il sistema previdenziale obbligatorio pubblico, meglio che venga «completamente rimpiazzato dalla capitalizzazione». Sin da allora, secondo Barnard, la Fornero era un tecnico dichiaratamente in conflitto d’interessi con la Costituzione, che all’articolo 41 impone che l’attività economica sia indirizzata e coordinata a fini sociali. «Impossibile che gruppi finanziari con interessi speculativi per centinaia di miliardi e che rispondono solo agli investitori possano perseguire fini sociali». Inoltre, e ancor più grave – aggiunge Barnard – Fornero e Modigliani ammettono in quel consesso privato che l’auspicata riforma delle pensioni in senso privatistico «non solo peggiorerà per decenni i bilanci dello Stato», ma «questa catastrofe di impoverimento nazionale dovrà essere ripianata dalle famigerate Austerità delle tasse, che devastano il paese produttivo e i redditi». In altre parole: «Al fine di portare immensi capitali pensionistici nelle casse dei gruppi di capitalizzazione, Fornero già nel 2000 era disposta a causare l’Economicidio dell’intera nazione»
Il ministro dell'economia, Vittorio GrilliOggi circola in tutti gli ambienti della previdenza integrativa privata, italiana e internazionale, l’ultimo rapporto del Covip, un organo di controllo nazionale delle previdenze. Che rivela fatti sconcertanti: a fine 2011, il totale investito nelle previdenze integrative private italiane era già di 90,7 miliardi di euro. Il 58% di questi contributi versati dai lavoratori è stato investito in titoli di Stato internazionali relativamente sicuri, ma il 42% rimane investito in finanza ed equities, notoriamente ad alto rischio. «Si sappia che solo nel primo anno e mezzo della crisi finanziaria – rileva Barnard – negli Usa sono scomparsi nel nulla 2.000 miliardi di dollari di pensioni sudate una intera vita dagli americani». Altra sigla sconosciuta ai più, quella di Mefop Spa, società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, fondata nel 1999. Soci: Allianz, Intesa SanPaolo, Unipol, Generali, Unicredit. Missione della lobby: sviluppare la previdenza complementare, privata.
Oggi, rivela Barnard, il ministero dell’economia detiene la maggioranza assoluta delle azioni di Mefop Spa. Cioè: «I pubblici amministratori delle nostre vite economiche, tenuti all’assoluta imparzialità dalla Costituzione italiana, sono azionisti di maggioranza di una lobby di speculatori previdenziali privati. E non poteva mancare il solito nome: nel 1999, nel comitato scientifico di Mefop Spa sfoggiava lei, Elsa Fornero». Che, da allora, non ha mai allentato l’impegno per la privatizzazione delle pensioni, indebolendo la previdenza pubblica. Nel 2003 a Bruxelles presenta un dossier al Ceps, il Centre for European Policy Studies, gruppo controllato dalla American Chamber of Commerce e dalla City of London. Sponsor dell’evento: Allianz, con 392 miliardi di dollari in gestioni finanziarie, ed European Federation of Retirement Provision, che è la top-lobby delle pensioni integrative in Europa con 3.500 miliardi di euro in gestioni finanziarie.
Nel marzo 2010, continua Barnard, la Fornero è all’European Policy Center per la conferenza “Challenge Europe 2020”, dove sostiene, testualmente, che «il metodo più efficace per prevenire l’impoverimento della terza età è di farli stare di più al lavoro, sia riportando più anziani al lavoro che alzandogli l’età media pensionabile». Nei mercati del lavoro “flessibile”, per Elsa Fornero, «i redditi devono stare di pari passo con la produttività: crescono normalmente fino all’età media, e calano quando il lavoratore si avvicina alla pensione». Principi, osserva Barnard, che «rasentano l’incubo di un regime socialmente nazista: si auspica esplicitamente che l’anziano sia forzosamente riportato al lavoro, che gli si impedisca di godere del diritto al riposo e che, dopo una vita di lavoro per il paese, lo si penalizzi nel reddito  
in quanto non più macchina produttiva per il profitto, in una logica che lo deumanizza».
Domenico SiniscalcoOltre «all’abominio intellettuale di questa sicaria dell’Economicidio sociale», secondo Barnard si ravvisa l’ennesima violazione della Costituzione, che all’articolo 36 garantisce il diritto a una pensione equa e “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Ovvero: la Costituzione non ammette che, a parità di qualità e quantità di lavoro, vi possa essere una discriminazione di reddito in base all’avanzamento dell’età. Ma Elsa Fornero non demorde, e spesso compare al fianco di Assogestioni, la struttura di Domenico Siniscalco che arriva a gestire 974 miliardi di euro di investimenti. Al Salone del Risparmio dell’aprile 2012, con tutti i big della finanza presenti (nonché lettere di plauso di Monti e Napolitano), la Fornero rassicura il settore privato: «Qualsiasi lavoro finanziato da fondi pubblici è escluso», chiarisce. Problema: «Per i fondi pensione privati il bicchiere è ancora mezzo vuoto»? Niente paura: «Il governo farà la sua parte».
I gruppi finanziari sponsor e partecipanti a quell’evento, fa notare Barnard, assommano interessi di speculazione finanziaria che raggiungono una cifra impossibile da calcolare per via delle dimensioni inimmaginabili. Ad ascoltare le parole di Elsa Fornero c’erano Aberdeen, Bnp Paribas, Invesco, Eurizon Capital, Jp Morgan Asset Management, Pioneer Investments, Credit Suisse, Morgan Stanley, Pimco, Ubs, Fineco, Deutsche Bank, Natixis, Hsbc, Unicredit e molti altri, di pari stazza mondiale. E non è finita. Un mese dopo, i leader italiani della promozione finanziaria sono all’Unione Industriali di Torino: Banca Fideuram, Banca Generali, Finanza & Futuro Banca, Ubi Banca Private Investment, Assoreti. Tema centrale, “il contributo delle reti di promotori finanziari allo sviluppo della previdenza complementare in Italia”. In apertura, Elsa Fornero avverte: «Dalla riforma delle pensioni non si torna indietro».
E arriviamo al fatidico novembre 2012, con la massima assise mondiale dei fondi pensione privati, il World Pension Summit di Amsterdam. Sponsor planetari, che portano sul tavolo olandese interessi finanziari per un totale di 2.798 miliardi di euro, cifra di quasi mille miliardi superiore al Pil italiano, ma divisa in nove gruppi privati: Pensioen Federatie, Fidelity Worldwide Investment, Mn, Deloitte, Skagen Funds, Delta Lloyd Group, Adveq, Ing, Jp Morgan Asset Management’s. Elsa Fornero è fra i relatori, unico ministro delle politiche sociali: in quella sede, sostiene Barnard, la professoressa torinese «compie quello che è forse l’atto di ammissione più grave della storia della Repubblica italiana». In una convention a porte chiuse, la Fornero 

Barnarddichiara che le modifiche all’attuale sistema previdenziale  
«erano necessarie per compiacere i mercati finanziari, altrimenti ci sarebbero state conseguenze devastanti per il paese».
Giù la maschera, siamo alla capitolazione definitiva: «Lo Stato non esiste più, Monti e la Fornero lavorano per i mercati violando la Costituzione come mai dal 1948 a oggi». Per Paolo Barnard, «il colpo di Stato finanziario che ha posto definitivamente fine alla sovranità di Camera e Senato è una realtà», e pertanto «l’indegno presidente della Repubblica Giorgio Napolitano va messo in stato d’accusa dal Parlamento per alto tradimento». Semplicemente sconcertante, per il giornalista promotore dell’economia monetaria democratica formulata da Warren Mosler, che un ministro lavori – ormai apertamente – per dirottare sul mercato privato le pensioni pubbliche, come vogliono le potenti lobby da cui la stessa Fornero proviene. Barnard chiede che il “golpe” finanziario finisca sotto processo, cominciando da «due delle più indegne figure della storia democratica italiana», ovvero «la sicaria dell’Economicidio italiano e lobbista dei gruppi finanziari Elsa Fornero» nonché «l’ex comunista Giorgio Napolitano, già lungamente compromesso coi poteri forti del Council on Foreign Relations americano dagli anni ‘70». Dovranno «rispondere, a noi cittadini, dell’immane danno alla democrazia»

Thursday, December 13, 2012

ITU: giù le mani da Internet!

ITU: giù le mani da Internet!

 



Pubblicato il: 10 Dicembre 2012


In questo momento a un incontro in ambito ONU a Dubai, regimi autoritari stanno facendo pressione affinché venga imposto un controllo assoluto da parte dei governi su internet utilizzando un trattato globale vincolante: internet potrebbe diventare meno aperto, più costoso e molto più lento. Abbiamo solo pochi giorni per fermarli.

Internet è stato un esempio incredibile di ridistribuzione del potere nelle mani dei cittadini: ci ha permesso di essere più connessi tra di noi e di avere uno spazio da cui parlare e fare pressione sui leader come mai nella storia. Tutto questo grazie al fatto che finora è stato governato dagli utenti e da organizzazioni no-profit invece che dai governi. Ma ora paesi come Russia, Cina e Emirati Arabi Uniti stanno cercando di riscrivere un importante trattato sulle telecomunicazioni chiamato ITR per mettere internet sotto il loro controllo: il web sarebbe modellato dagli interessi dei governi e non da noi, gli utenti. Tim Berners-Lee, uno dei "padri di internet," ha lanciato l'allarme sul rischio che ciò porti a un aumento della censura online e di invasione della nostra privacy. Ma se ci opporremo con un appello di massa dal basso, potremo dare una mano ai paesi che invece si oppongono a questo colpo di mano.

Abbiamo fermato attacchi come questo in passato e possiamo farlo di nuovo prima che il trattato venga blindato questa settimana. Un'ondata di opposizione ai nuovi trattati ITR sta già montando: firma la petizione per dire ai governi di togliere le loro mani da internet e poi gira questa email a tutti quelli che conosci. Non appena raggiungeremo 1 milione di firmatari, la consegneremo direttamente ai delegati a questo incontro riservatissimo.



Autori, editori e cineasti contro la "lobby anti-copyright"

Autori, editori e cineasti contro la "lobby anti-copyright"... Su Affaritaliani.it interviene lo scrittore Carrisi, e...

IL CASO/ "Senza il copyright non farei questo lavoro". Mentre domani i commissari dell'Ue si riuniscono per discutere iniziative future in materia di diritto d'autore, e mentre è partita una mobilitazione di cineasti come Wim Wenders, Luc e Jean-Pierre Dardenne, Marco Bellocchio (e molti altri) contro la "lobby ​​anti-copyright" (a quanto risulta ad Affaritaliani.it, stanno promuovendo la petizione anche la Federazione Europea Editori e l'Associazione Italiana Editori), lo scrittore Donato Carrisi interviene per schierarsi... I DETTAGLI

Martedì, 4 dicembre 2012 - 15:15:00
 

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Luigi Berlinguer 
Stefano Mauri, Donato Carrisi
e Luigi Berlinguer a Bruxelles - © SNE - I PEZZI DI MERDA del copyright italiano

Al tempo del web e dei social network ineluttabilmente il tema del copyright finisce per dividere. Domani, su iniziativa del presidente della Commissione europea José Barroso, i commissari dell'Ue si riuniscono proprio per discutere iniziative future in materia di diritto d'autore. E non mancano i timori per le decisioni che potrebbero essere prese nei prossimi mesi, e che potrebbero rivoluzionare l'attuale sistema.
barroso 100
TRA I FIRMATARI MOLTI BIG DEL CINEMA - Nei giorni scorsi è partita una mobilitazione, con tanto di petizione, a cui finora hanno aderito nomi come del calibro di Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana, Ugo Gregoretti, per citare tre esponenti di punta del cinema italiano, oltre a cineasti come Wim Wenders e i fratelli Luc e Jean-Pierre Dardenne. Nel testo dell'appello si parla di "lobby ​​anti-copyright, schierata contro il diritto degli autori di vivere della loro arte". In particolare, secondo i firmatari, "il messaggio che traspare è che il diritto d’autore è il nemico dei consumatori e del loro desiderio di accedere alla cultura". E ancora: "E’ difficile immaginare un autore che voglia impedire che la sua opera, film, libro, musica venga vista, recensita o discussa dal pubblico. E’ però facile immaginare che le soluzioni digitali possano minacciare un diritto umano in particolare (art. 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani): il diritto dell’autore di ricevere un compenso ogniqualvolta la sua opera viene utilizzata. Ci sono principi fondamentali che nessun tablet, smartphone o nuovo servizio dovrebbero minare. Il rispetto del diritto d’autore è uno di questi principi...".
ANCHE L'EDITORIA LIBRARIA SI MOBILITA - Anche il mondo dell'editoria si sta mobilitando: a quanto risulta ad Affaritaliani.it, dalla Federazione Europea Editori all'Associazione Italiana Editori, in queste ore il testo dell'appello viene fatto circolare tra gli addetti ai lavori del mondo del libro. Tra gli scrittori italiani, prende posizione Donato Carrisi, che ad Affaritaliani.it spiega: "Senza il copyright non farei questo lavoro. Lo scorso 18 settembre, insieme al mio editore Stefano Mauri e Luigi Berlinguer, sono intervenuto a un'audizione a Bruxelles dicendo la mia su questi temi. Spero che in tanti firmino l'appello, non solo tra i miei colleghi".
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COMMENTO

Massimo Piscopo ho appena commentato ma visto che secondo me non durerà, ricopio il mio commento qui sotto

"Il diritto dell’autore di ricevere un compenso ogniqualvolta la sua opera viene utilizzata" è semplicemente un'ABERRITA' e chi la pensa così merita di fallire
e di finire al più presto la propria misera esistenza sotto un ponte, schifato pure dai ratti.
Vuoi guadagnare con la tua opera? Benissimo, scrivila SU COMMISSIONE ALTRUI e guadagni, UNA SOLA VOLTA PER OGNI OPERA, poi dopo che l'hai data in cambio di denaro l'opera non è più tua, ma di chi l'ha comprata coi soldi su cui non ti ha imposto condizioni, quindi non si capisce per quale cavolo di motivo tu pretendi ancora soldi per una cosa che non hai più.
E' come se un falegname pretendesse dei soldi ogni volta che qualcuno vuole sedersi sulla sedia che ha regolarmente pagato. Il falegname vuole altri soldi? Costruisce un'altra sedia e si trova qualcuno che gliela compra. Ma io sono libero di sedermi quante volte mi pare e anche di rifare la sedia tale e quale con legno colla e chiodi e non devo dargli il becco di un quattrino, perché la sedia è mia e ci faccio quello che voglio, anche buttarla nel caminetto se mi va. Lui in cambio ha avuto i miei soldi, SU CUI NON MI SONO ARROGATO LA FACCIA TOSTA DI DECIDERE COSA DEBBA FARNE, e quindi se li tiene e va bene così, se domani mi dice che non devo sedermi sulla sedia o non devo usarla come scala per salire su un ripiano più alto, COME MINIMO mi ridà i soldi indietro.
Lo stesso vale per gli autori.
Sei un autore? Lavori su commissione, guadagni UNA VOLTA alla cifra che TU hai stabilito, e poi per quell'opera non guadagni più, chi l'ha comprata ne fa quello che gli pare esattamente come per la sedia.
Non hai commesse? Esegui la tua opera dal vivo, non guadagni per l'opera, guadagni per la TUA esecuzione, fatti pagare vola per volta da chi vuol venire a vederti.
E' ora di finirla con queste pagliacciate. Il copyright aveva senso fino agli anni 70. Dopo è diventato solo una scusa per rigirarsi i pollici da parte di nullafacenti. Semplicemente vergognoso.
E mi stupisco che ci sia ancora una certa "stampa" che dia spazio a queste stupidaggini.
NEL TERZO MILLENNIO IL COPYRIGHT NON DEVE ESISTERE, QUALUNQUE PRETESA DI MANTENERLO E' ANACRONISTICA E DEVE ESSERE ELIMINATA, E RENDERE INOFFENSIVO CHI ANCORA LA PROPONE.
Le leggi attuali pro copyright sono state fatte SENZA L'APPOGGIO DELLA POPOLAZIONE!!! Se siete così convinti che la gente sia a favore del copyright, perché non abolite la legge che impedisce di indire un REFERENDUM POPOLARE su questo tema??? Cos'è, avete forse PAURA della VERITA'???