KNIGHTS_ILL

KNIGHTS_ILL

aff1

NETBET 1

lady

Selling help

Selling help

Contante Libero

ContanteLibero.it

Franklin banner

Franklin banner

DONATIONS

DONATIONS - TO HELP US TO DEFEND IN THE WORLD HUMAN AND CIVIL RIGHTS, BECAUSE HUMAN AND CIVIL RIGHTS AREN'T A GOVERNMENTS' OR A FALSE DEMOCRACIES' OPTIONAL...

DONAZIONI - PER AIUTARCI A DIFENDERE NEL MONDO I DIRITTI UMANI E CIVILI, PERCHE' I DIRITTI UMANI E CIVILI NON SONO UN OPTIONAL DEI GOVERNI O DELLE FALSE DEMOCRAZIE...


BTC:1DHyhYuFQGY3jz8JFJ9Ue43UL7Qzatnzi9


----------------------------------------------------------------

ADVERTISEMENT SPACES

WE REALIZE ON REQUEST PROFESSIONAL BANNERS LIKE THESE ON THIS SITE AND ALSO WEB GRAPHICS WORKS... FOR INFORMATIONS AND PRICES WRITE TO:



IF YOU HAVE A COMMERCIAL OR PROFESSIONAL WORKING ACTIVITY, WE RENT ADVERTISEMENT SPACES ON THIS BLOG... FOR INFORMATIONS AND PRICES WRITE TO:



---------------------------------------------------------------
SEND US YOUR ARTICLES EVEN ANONYMOUSLY, WE WILL PUBLISH THEM ON THIS BLOG

INVIATECI I VOSTRI ARTICOLI ANCHE IN MODO ANONIMO, VE LI PUBBLICHEREMO SU QUESTO BLOG

-----------------------------------------------------------------

Friday, January 20, 2012

Ipotesi sul fallimento dell’Italia

Ipotesi sul fallimento dell’Italia

La manovra economica del governo italiano potrebbe non bastare. In questo caso l’Europa dovrebbe battere altre strade. Tutte molto dolorose
da Internazionale  di Uri Dadush, Foreign Policy, Stati Uniti
Mentre la crisi globale minaccia una nuova recessione, in Europa cresce il rischio di un tracollo economico. Il fronte più caldo è in Italia, un paese asfissiato da un tasso di crescita quasi nullo e da uno spaventoso debito pubblico. Se Roma non potrà più finanziare il debito, l’Europa potrebbe assistere a una crisi bancaria che metterebbe la parola fine sulla storia dell’euro. Il problema è che forse l’Italia è un paese troppo grande per poter essere salvato. Prima che la Banca centrale europea intervenisse, i tassi d’interesse dei titoli di stato italiani avevano superato il 6 per cento. L’Italia potrebbe fare la stessa fine di Grecia e Irlanda, e nel giro di pochi mesi ritrovarsi tagliata fuori dai mercati obbligazionari. Se Roma affonderà, trascinerà con sé anche Madrid. E poi toccherà a Parigi. Lo spread francese nei confronti dei titoli tedeschi (cioè la differenza tra i tassi d’interesse dei titoli di stato dei due paesi) è aumentato sensibilmente nell’ultimo mese. Inoltre le banche francesi sono particolarmente esposte sia in Spagna sia in Italia.
Il Fondo europeo di stabilità inanziaria (Efsf ) non riuscirebbe a salvare l’Italia: la somma di cui avrebbe bisogno il paese nei prossimi tre anni è il doppio delle capacità attuali dell’Efsf. Salvare Italia e Spagna potrebbe costare rispettivamente 1.400 e 700 miliardi di dollari, una cifra che corrisponde a circa il 25 per cento del pil dei paesi del nocciolo duro dell’eurozona. Sborsare una somma del genere non solo è politicamente inconcepibile ma esporrebbe gli altri paesi dell’eurozona al rischio di non poter gestire il loro debito pubblico. Inoltre il fallimento del primo piano di salvataggio della Grecia non ha certo incoraggiato i politici a insistere sulla via dei bailout a ripetizione.
E allora cosa si può fare? Nel migliore dei mondi possibili l’Italia realizzerebbe in un attimo tutte le riforme che ha rinviato per decenni. Farebbe in modo di raggiungere il pareggio di bilancio a partire dal 2013 e, inserendo nella costituzione una norma che obbliga i governi a tenere i conti in regola, garantirebbe il pareggio anche per gli anni a venire. Ma per modiicare la carta costituzionale bisogna seguire una procedura complicata che prevede il doppio voto da parte di entrambe le camere. Tuttavia, se la modifica fosse approvata, nel giro di dieci anni l’Italia potrebbe ritrovarsi con un rapporto tra debito e pil intorno all’85 per cento, quindi perfettamente gestibile. Allo stesso tempo le riforme del mercato del lavoro permetterebbero una crescita della produttività superiore dell’1,5 per cento all’anno rispetto ai salari, esattamente quello che serve per ribaltare la perdita della competitività che caratterizza l’Italia dall’introduzione dell’euro nel 1999.
In ogni caso per i mercati sarebbe troppo tardi. Continueranno a chiedere all’Italia di pagare tassi d’interesse altissimi. Escludendo la soluzione “Titanic” – l’Italia fallisce e, come ha minacciato il ministro delle Finanze Giulio Tremonti, affondano tutti i passeggeri, compresi quelli della prima classe – restano tre possibilità. Ma ognuna comporta pesanti effetti collaterali. La prima consiste nel monetizzare il debito italiano. La Banca centrale europea (Bce) dovrebbe dichiarare di essere disposta ad acquistare titoli di stato italiani in quantità illimitata, anche aumentando la stampa di banconote. Se i mercati dessero fiducia a questa promessa e l’Italia facesse le riforme necessarie in tempi brevi, alla fine l’intervento potrebbe essere di dimensioni ridotte, e la Bce potrebbe perfino guadagnarci. In caso contrario la Banca centrale finirebbe per spendere centinaia di miliardi di euro in titoli di dubbio valore. Sarebbe un azzardo terrificante e gli europei subirebbero un alto tasso d’inflazione per colpa dell’imprudenza dell’Italia. Inoltre tutto questo rappresenterebbe un’abrogazione delle sovranità nazionali da parte di un’istituzione a cui è formalmente proibito salvare i governi. E l’Italia, vedendosi recapitare un vertiginoso assegno in bianco, non avrebbe nessun incentivo a prendere la strada delle riforme.
La seconda possibilità consiste nel creare un’unione fiscale in cui i paesi dell’eurozona siano legati a eurobond garantiti collettivamente. Per fare un esempio, i governi potrebbero decidere di far dipendere la metà del loro finanziamento dai nuovi bond europei. In questo caso, se l’Italia non dovesse essere in grado di ripagare la sua parte di eurobond, dovrebbero farlo gli altri paesi. In uno scenario del genere i paesi dell’eurozona avrebbero voce in capitolo sulle politiche fiscali italiane e viceversa. Una condizione necessaria per seguire questa strada è che la scelta sia approvata dai parlamenti nazionali. Il suo punto di forza è la trasparenza, e in questo caso l’Italia sarebbe incentivata a realizzare le riforme. Inoltre, riprendendo l’esempio precedente, con i vecchi titoli di stato che arrivano a scadenza, metà del debito dell’eurozona sarebbe condiviso tra tutti i paesi, e in futuro si potrebbe pensare di portare questa percentuale al cento per cento, realizzando il progetto dell’unione fiscale e della condivisione del debito. Ma questa soluzione farebbe crescere i costi di finanziamento per la Germania e le altre economie centrali dell’eurozona. E tedeschi, olandesi e finlandesi non sono disposti a pagare per paesi che considerano corrotti e indisciplinati.
Arriva la cavalleria L’ultima opzione consiste nell’intervento della cavalleria: il G20 e il Fondo monetario internazionale. Il costo del salvataggio dell’Italia sarebbe così diviso tra tutti quelli che hanno interesse a scongiurare le gravi ripercussioni di un suo eventuale fallimento. La possibilità di adottare questa soluzione dipende essenzialmente dalle proporzioni dell’impegno richiesto al G20 e all’Fmi. Ma così gli europei perderebbero in qualche misura il controllo della politica economica dell’Unione.
Il vero, terrificante problema è che i guai dell’Italia sono troppo grandi, e il ricorso a una sola delle tre soluzioni non basterebbe. Scegliendole tutte e tre, e dando per scontato che l’Italia adotti le riforme necessarie, si riuscirebbe a malapena a tirare l’Italia e l’eurozona fuori dalla crisi. In realtà questo “attacco combinato” è già in atto. I meccanismi d’emergenza della Bce a sostegno delle banche, l’acquisto dei bond dei paesi in difficoltà, l’emissione delle obbligazioni Efsf garantite dall’insieme degli stati dell’Ue e il ricorso all’Fmi per salvare Grecia, Irlanda e Portogallo: sono tutti segni di un processo già avviato. Ma la crisi sta contagiando alcune delle economie più grandi dell’eurozona. E dunque bisognerà aumentare drammaticamente il dosaggio.  as

Comments

DEBITI E DEFAULT

Per adesso ci sono atene,roma,madrid..Parigi è in coma,Dublino è già deceduta..Lisbona è in agonia.Le altre non è che godano di buona salute.E dopo?Ricordiamoci che aprendo ad Est sono entrate altre nazioni che sono uscite da 70 anni di comunismo,nazioni che se non davano loro un certo tempo per mettersi in regola le rispettive economie fallivano in 24 ore.Aspettiamoci negli anni a venire altri clamorosi default.A questo punto,qualcosa non mi torna...La nostra misera lira,tra una suonata e l'altra-e di suonate ne ha prese parecchie-,ci ha accompagnato per 100 anni attraverso le guerre coloniali,la prima guerra mondiale,il ventennio,la seconda guerra mondiale,la ricostruzione fino al benessere dei giorni nostri.Ci hanno venduto l'Euro come la panacea contro tutti i mali...La prima impressione di futuri problemi l'ho avuta in busta paga....da 1.600.000 lire(e sapevo quello che spendevo)sono passato ad 800 euro...quando tutti i prodotti al dettaglio sono aumentati del doppio.I governi fanno il loro lavoro mettono tasse per pagare gli interessi sul debito pubblico...E chi lo ha creato gode di ottima salute.Per farla perdere basterebbe soltanto NAZIONALIZZARE la BANCHE....E coloro che ci hanno decantato l'Europa come il nuovo Eldorado,a conti fatti,lo hanno fatto sulla carta moneta bancaria..Si sono dimenticati,nel frattempo,di fare gli Europei.
cordialità.

No comments:

Post a Comment

Commenti