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Saturday, November 19, 2011

Resistenza fiscale

Resistenza fiscale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« Se mille uomini non pagassero quest'anno le tasse, ciò non sarebbe una misura tanto violenta e sanguinaria quanto lo sarebbe pagarle. »

(Henry David Thoreau, Disobbedienza civile)

« Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo[senza fonte]»

La resistenza fiscale o protesta fiscale è un gesto di ribellione consistente nel rifiuto di pagare le tasse allo Stato. Tale gesto è spesso dovuto ad una forte opposizione a determinate politiche del governo, sia da un punto di vista civile che economico, oppure un'opposizione allo Stato in quanto istituzione in sè (gesto spesso attuato da movimenti anarchici). Molti resistenti fiscali storici sono stati dei pacifisti, oppure particolari ordini religiosi, come i quaccheri.
Questa "tecnica" è stata spesso usata anche da movimenti e personaggi nonviolenti, come ad esempio Mahatma Gandhi e Martin Luther King.

Indice

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Storia [modifica]

Il primo caso riconosciuto di resistenza fiscale avvenne nel I secolo a.C., quando degli zeloti residenti in Giudea si rifiutarono di pagare le tasse imposte dall'impero romano[1]. I fomentatori di questa protesta fiscale vennero torturati ed uccisi, come testimoniato dalla stessa Bibbia[2].

Guerra civile inglese [modifica]

Tra il 1646 e il 1648 i cittadini di Londra si rifiutarono di pagare le tasse per opporsi all'occupazione del New Model Army[3].

Rivoluzione americana [modifica]

La protesta fiscale forse più famosa della storia è quella che causò lo scoppio della rivoluzione americana e la successiva nascita degli Stati Uniti d'America. I coloni si rifuitarono in ogni modo di pagare le tasse alla Gran Bretagna (vedi Boston Tea Party). Proprio durante queste proteste nacque il celeberrimo motto No Taxiation Without Representation.
Molte proteste fiscali continuarono anche ad indipendenza ottenuta. Per esempio, nel 1781 nello Stato del Connecticut erano previste entrate tributarie per $ 288.233, ma, a causa della resistenza fiscale, le entrate furono solamente $ 40.000[4].

Rivoluzione francese [modifica]

Durante la rivoluzione francese vi fu una diffusa protesta fiscale, sia nei confronti della monarchia che del governo ad essa succeduto[5].

Protesta contro Carlo X di Francia [modifica]

Quando Carlo X di Francia, nel 1829, aumentò le imposte aggirando il Parlamento, i liberali francesi (tra i quali Frédéric Bastiat) organizzarono la cosiddetta Breton Association, attraverso la quale praticarono e pubblicizzarono la resistenza fiscale in tutta Francia, soprattutto a Parigi[6].

Protesta contro la guerra messicano-statunitense [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Disobbedienza civile (saggio).
Una delle resistenze fiscali più famose fu quella compiuta dal famoso filosofo americano Henry David Thoreau che, nel 1846, si rifiutò di pagare le tasse come protesta nei confronti del Fugitive Slave Law e della guerra messicano-statunitense.

Prima guerra mondiale [modifica]

Dutante la prima guerra mondiale in tutte le nazioni partecipanti, e in special modo negli Stati Uniti, ci fu un forte sentimento contrario alla guerra, tale da portare molti ad evadere le tasse per non finanziare le spese belliche.

Samoa americane [modifica]

Nel 1927, il Committee of the Samoan League organizzò una resistenza fiscale di massa per protestare contro la colonizzazione statunitense delle isole Samoa[7].

Indipendenza indiana [modifica]

La campagna del Mahatma Gandhi per l'indipendenza dell'India ebbe uno dei suoi punti chiavi in una protesta fiscale nei confronti degli occupanti britannici. Tale resistenza ebbe il suo culmine nel 1930, con la famosa marcia attraverso l'India di Gandhi.

Grande depressione [modifica]

Durante tutti gli anni trenta, negli Stati Uniti, si formarono varie associazioni di contribuenti aventi come scopo la protesta fiscale nei confronti delle elevate tasse imposte sulla proprietà. La più famosa di queste associazioni fu l'Association of Real Estate Taxpayers.

Seconda guerra mondiale [modifica]

Un po' come successe per la prima, anche durante la seconda guerra mondiale ci fu una diffusa protesta fiscale scaturita dalla contrarietà per la guerra in atto. In particolar modo tale protesta venne molto attuata dai cosiddetti cristiani anarchici.

Guerra del Vietnam [modifica]

Negli inizi del 1968, 448 editori e giornalisti scrissero una lettera sul New York Post dove esprimevano il loro aperto dissenso alla guerra in Vietnam e annunciavano la loro protesta fiscale[8].
Nel 1970 cinque docenti della Harvard University e nove membri del Massachusetts Institute of Technology, tra i quali i Nobel Salvador Luria e George Wald, annunciarono la loro protesta fiscale[9].
Nel 1972 fu invece il senatore democratico Philip Hart ad iniziare uno sciopero fiscale contro la guerra vietnamita[10].

Beit Sahour [modifica]

Tra il 1988 e il 1989, durante la prima Intifada, i palestinesi della città di Beit Sahour fecero una protesta fiscale nei confronti di Israele. Il risultato di tale protesta fu un assedio che durò per 45 giorni.[senza fonte]

Argomenti pro resistenza fiscale [modifica]

I resistenti fiscali hanno utilizzato diversi argomenti a favore della propria lotta, tra i quali:
  • Il governo esercita un'oppressione fiscale tale da rendere schiavi i contribuenti.
  • Il governo attua politiche ritenute immorali, se non criminali, come guerre o pena di morte.
  • Il governo non è legittimato.
  • Il governo attua un regime di corruzione e malaffare.
  • Il governo è inefficiente e malfunzionante.
  • Contrarietà verso la natura coercitiva dello Stato.
  • Mancanza di rappresentanza (no taxation without representation).

Voci correlate [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ We Won't Pay: A Tax Resistance Reader, David Gross
  2. ^ The Christian and the Payment of Taxes Used for War, Willard M. Swartley
  3. ^ The Struggle for London in the Second Civil War, Ian Gentles
  4. ^ A Companion to the American Revolution, J.R. Pole
  5. ^ We Won’t Pay: A Tax Resistance Reader, David Gross
  6. ^ Breton Association and the Press: Propaganda for ‘Legal Resistance’ before the July Revolution, Daniel Rader
  7. ^ The Forgotten Mau: Anti-Navy Protest in American Samoa, 1920-1935, David Chappell
  8. ^ New York Post, 30 gennaio 1968
  9. ^ Five Members of Faculty Will Withhold War Taxes To Voice Vietnam Dissent, The Harvard Crimson - 9 aprile 1970
  10. ^ The War Tax Protesters, Time - 19 giugno 1972

Collegamenti esterni [modifica]

IL DEBITO PUBBLICO NON ESISTE

Italia: Il default è quasi servito

Una grande lezione per gli italiani pecoroni...

Intervento del prof. Edward Luttwak, grande economista americano su Ballarò:

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La MEGAPENSIONE di Giuliano Amato

Guardate questo video, cosi vedete quanto prende solo di pensione, esclusi gli altri compensi questo bastardo schifoso:


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NON C'E' NESSUNA CRISI - La parabola del contadino e dello speculatore

SFERA DI CRISTALLO: QUALE FUTURO CI ATTENDE?



Economia Libertarismo Saggi — 18 novembre 2011 — 600 visite
OkNotizie DI DOUG CASEY*
Quella che troverete di seguito è una visione molto netta e concisa di quello che ci attende nel prossimo futuro, espressa in un linguaggio molto semplice, che poco spazio lascia alla mediazione ed all’autoillusione, da parte di un esponente del movimento anarco-capitalista e libertario americano. Caveat lector: opinioni molto forti, condite da punte di cattiveria e sarcasmo, giacciono di fronte a voi in una lettura che sarà certamente lunga, ma anche divertente, in grado di esporre in modo accurato e sintetico un punto di vista molto originale e decisamente anti-mainstream.
PER CHI VOLESSE LEGGERLO SU CARTACEO, RICORDIAMO CHE IN FONDO ALL’ARTICOLO, A SINISTRA, C’E’ L’ICONA DA CLICCARE PER LA STAMPA DEL PDF
Quanto durerà questa crisi?
E’ chiaro che la seconda fase della crisi iniziata nel 2007 è sicuramente già in corso, ed è destinata ad essere molto più tumultuosa della prima, terminata nel 2009. Non sarà soltanto molto più grande, ma anche molto più lunga, poiché i governi di tutto il mondo stanno facendo esattamente l’opposto di quello che dovrebbero. Ed hanno molto più potere che in passato.
Come ho detto, siamo entrati in quella che chiamo la Depressione Maggiore (maggiore rispetto alla Grande Depressione, NdT). Una depressione è un periodo durante il quale il tenore di vita della gran parte della popolazione si abbassa notevolmente. Una depressione non è necessariamente una cosa cattiva; se si è vissuti al di sopra dei propri mezzi per decenni, finanziandosi attraverso il debito, essa obbligherà a vivere al di sotto dei propri mezzi, a sbarazzarsi dei debiti, a ricostituire il capitale e a ristabilire la propria salute finanziaria. Il fattore chiave per la ripresa economica è tenere i governi fuori dall’economia, ma essi vi sono sempre più immischiati.
Quanto potrà durare la Depressione Maggiore? Bene, molto più a lungo di quanto molti non si aspettino. Il Medioevo è durato centinaia di anni. La Russia ha attraversato una depressione terribile fra il 1917 e l’inizio degli anni 90 e la Cina ne ha avuta una a partire dal 1948 fino a circa il 1980.
In altre parole, un lungo intervallo di tempo. Ma io sono un ottimista. Mi piacerebbe credere che una crisi profonda possa, forse, obbligare i governi a ridursi ed a invertire il trend.
Ora, una depressione può avere cause naturali – gravi incendi, inondazioni, terremoti o cose simili – ma le depressioni peggiori sono quelle create dall’uomo. Questo perché gli uomini non solo distruggono ricchezza, ma possono rendere impossibile produrne di nuova. Io credo che la depressione attuale abbia una lunga strada da percorrere, poiché è causata dalle azioni dei governi sull’economia, e non terminerà fino a quando i governi non batteranno in ritirata, riducendo drasticamente le tasse, le regolamentazioni e restaurando un sistema monetario sano e non discrezionale. Ma non stanno facendo nulla di tutto ciò.  Così non vi sono prospettive che la depressione possa dileguarsi nel giro di poco tempo.
La maggior parte dei governi del mondo sviluppato sono attualmente in bancarotta. Da eterno ottimista che sono, mi piacerebbe vedere quei governi crollare, come qualunque altra organizzazione fallita o disfunzionale.
Un  crollo di tutti i governi sarebbe una cosa molto buona, poiché essi hanno raggiunto delle dimensioni tali da compromettere la vitalità dell’organismo ospitante. Forse la gente imparerà qualcosa, e, dopo il collasso di questi governi giganteschi e disfunzionali, farà ritorno a governi minimali.
Ma temo che si verificherà esattamente l’opposto, perché i governi faranno tutto ciò che è in loro potere per autosostenersi; la regola prima di ogni organismo, governi compressi, è quella di sopravvivere.
Essi tuttavia, non producono nulla; sono parassitari per natura, e temo che questa volta il parassita finirà con l’uccidere l’organismo che lo ospita. Non ridurranno i loro prelievi continueranno a succhiare ulteriori capitali dall’economia privata.
La crisi del debito nazionale sta per raggiungere il punto in cui le masse capiranno di trovarsi nella Depressione Maggiore e non in una recessione ciclica? Quando tale comprensione diventerà ovvia?
Come ho detto, mentre stiamo parlando, stiamo uscendo dall’occhio del ciclone e l’anno prossimo vedremo la tempesta in tutta la sua furia. Questa scelta del momento è assai infelice, in parte perché si dice nel calendario Maya che nel 2012 ci sarà la fine del mondo, o una stupidaggine simile, e tale fatto è destinato a mettere insieme dei gruppi di pazzoidi che attribuiranno i propri problemi alla fine dei tempi pronosticata dai Maya.
E’ imbarazzante essere costretti a dire che siamo destinati ad affrontare tempi duri, proprio quando gente come questa se ne va in giro vestita in un saio e cospargendosi di cenere. Ma la confusione viene alimentata da ogni parte – c’è gente come Stiglitz, Krugman e altri Keynesiani – che corre in giro incolpando il mercato di tutto quello che non funziona e invocando ancora più “pianificazione” da parte dei governi.
Stretto tra la gente del calendario Maya e i Keynesiani, la persona media rischia di essere molto confusa.
Gli ultimi due anni trascorsi nell’occhio del ciclone si sono presi gioco di molta gente, la quale pensava, in base alle esperienze successive alla Seconda Guerra mondiale, che avremmo avuto un’altra ripresa ciclica. Così, pochi hanno utilizzato questo temporaneo periodo di calma per prepararsi a ciò che verrà.
Ho il sospetto che il 2012 si avvii ad essere un anno cattivo quasi da ogni punto di vista, economico, sociologico, politico e militare. Con ciò, intendo rivolte in tutto il mondo dato che la gente si arrabbierà molto per il fatto di non potersi comprare da mangiare e per il fatto di perdere la propria casa.
La situazione militare è molto preoccupante, perché ai governi piace sempre trovare uno straniero da incolpare per i problemi domestici. Il governo degli Stati Uniti, per esempio, potrebbe dare la colpa della disoccupazione a quello cinese, agli iraniani per l’alto prezzo del petrolio, ai pachistani per il fallimento della guerra in Afghanistan e ai messicani per la violenza legata al traffico di droga. Le possibilità sono infinite.
Questo decennio, in un certo modo, è un’immagine allo specchio di quello degli anni trenta; è probabile che saranno lanciate nuove guerre. Odio fare previsioni in cui indico sia l’evento che il momento, soprattutto se il momento è così vicino, ma penso che il 2012 sia destinato a finire negli annali come un anno esemplare quanto a guai di ogni tipo.
Come andrà la borsa americana tra qui e la fine del 2012?
La borsa americana risulta sovrapprezzo in base a tutti i parametri classici. I dividendi sono molto bassi, da un terzo a un quarto, circa, di quanto non siano in corrispondenza di un minimo storico. Inoltre, i dividendi potrebbero venire ulteriormente tagliati, quando i guadagni iniziano a diminuire. Anche il rapporto price/earnings (P/E, prezzo/utile, NdT) è alto, specialmente se si guarda all’uragano finanziario in cui stiamo per rientrare.
La gente si dimentica quanto a buon mercato le azioni possano essere vendute. A metà degli anni 80, ad esempio, c’erano tre mercati azionari, Spagna, Belgio e Hong Kong, le cui azioni venivano vendute a prezzi da due a tre volte gli utili e da metà a una volta il valore contabile (book value, NdT) e dividendi con una  resa dal 12% al 15%. Ciò può ancora succedere ovunque, Stati Uniti compresi. In questo momento il rapporto P/E dell’indice S&P 500 si aggira attorno a 19.
Posso pensare a mille motivi per cui la borsa dovrebbe crollare e con crollare intendo scendere il 50, 60, 70% dal valore attuale. D’altra parte, se gli stranieri incominciano a sbarazzarsi delle migliaia di miliardi di dollari in loro possesso, tutto questo denaro liquido troverà la via di casa verso gli Stati Uniti, cosa che scatenerà un’inflazione altissima. Ciò assicurerà che la messa in circolo anche dei 1600 miliardi di dollari del sistema bancario depositati presso la Federal Reserve. A quel punto tutti saranno impegnati a sbarazzarsi dei propri dollari. Ma in cambio di cosa? In buona misura in cambio di azioni comuni, perché sono liquide. Così potremmo vedere la borsa lievitare durante  tempi economicamente disastrosi.
Obama sarà rieletto? Potrebbe esserci un colpo di stato dei militari?
L’unica volta che ho azzeccato il candidato vincente alle presidenziali è stato con Obama. Questo non perché io abbia il polso del Booboo americano (americano medio NdT), ma, piuttosto, perché nel 2008 nemmeno io potevo immaginare gli americani votare un vecchio ostile e leggermente demente (McCain, NdT).  Sono diventato molto cinico riguardo agli Stati Uniti. Quando do uno sguardo ai babbei in corsa per la nomination repubblicana, penso che, probabilmente, non lo sono abbastanza.
Quanto al 2012 , un disastro economico mondiale in generale, e negli Stati Uniti in particolare, sono di pessimo auspicio per il candidato in carica Obama. Così, in base all’andamento economico, il vincitore deve essere quasi sicuramente qualcun altro, presumibilmente un repubblicano.
D’altra parte, la metà degli americani, che è netta beneficiaria della generosità governativa, voterà per le proprie tasche vuote, ovvero per chi prometterà più elargizione gratuite. Inoltre, alcuni blocchi, quali i sindacati, i neri e chi ha ideologie collettiviste, voterà Obama per riflesso.
Inoltre, i candidati repubblicani (ad eccezione di Ron Paul e Gay Johnson) sono orribili. Mi fanno accaponare la pelle. Sono tutti dei guerrafondai che impugnano e agitano la Bibbia. Romney sembra una bambola avvolta nella plastica, e Perry potrebbe essere scambiato per un vicedirettore di un discount Family Dollar (catena discount tipo LD, NdT).
Credo che il risultato delle elezioni sia testa o croce. Ma forse è un discorso accademico; magari prima delle prossime elezioni ci sarà già la legge marziale. Mi rendo conto che è una cosa oltraggiosa da dire, ma non credo sia completamente irrealistica, dipende da quanto le cose peggioreranno. Tutto è possibile in un impero decadente ed in fase avanzata. L’America non esiste più; è stata rimpiazzata dagli USA, che non sono diversi dagli altri 200 stati nazione che coprono la faccia della terra come una malattia epidermica.
L’americano medio cercherà qualcuno in grado di esprimere una “leadership”, che possa “raddrizzare la situazione”. Ci sono buone possibilità che sia un militare, poiché essi sono visti come competenti, patriottici, decisi e non corrotti. Così io scommetto su un qualche tipo di regime militare, che sarà un disastro.
Bisogna ricordare che negli anni 30 ci fu quasi un colpo di stato contro Roosevelt, che Smedley Butler venne invitato a condurre. La gente nutriva pensieri simili pure negli 60. Può darsi che ricordiate il romanzo “Sette giorni a Maggio” (http://www.imdb.com/title/tt0058576/) ed il film omonimo.
Gli Stati Uniti entreranno in un altro conflitto nel prossimo futuro, magari come distrazione dai gravi problemi politici interni?
Ci sono eccellenti probabilità che gli Stati Uniti vengano coinvolti in un’altra guerra. Chi potrebbe essere il prossimo? Bene, vediamo, l’Iran è ancora in ballo. Il Pakistan sta venendo alla ribalta. Una guerra con uno di essi sarebbe una catastrofe. Gli Stati Uniti si sono abituati a malmenare dei minuscoli topolini, senza troppo successo. Ma quella sarebbe caccia grossa. E entrare in guerra già in bancarotta sarebbe un disastro, di solito una nazione è in bancarotta dopo una guerra.
La Libia è un altro impiccio in cui Obama ci ha infilato. Adesso che Gheddafi è uscito definitivamente di scena, sono alte la probabilità di una guerra civile, con gruppi diversi che cercano di prendere il controllo del governo, o di una suddivisione della nazione in diverse nuove entità. Probabilmente la Libia si dividerà in almeno due nazioni diverse e gli Stati Uniti non saranno in grado di non farsi coinvolgere ulteriormente. Le probabilità di un’altra guerra sono eccellenti.
Ci sarà un altro 11 Settembre?
Tutta quanta la guerra al terrorismo è stata una stupida farsa, controproducente e inutile. Ha creato un sacco di nuovi nemici. Non hanno ancora fatto nulla, perché sono disorganizzati e alquanto incompetenti. Sebbene qualcuno di quei milioni di scontenti possa impadronirsi di un’arma  nucleare da molte fonti diverse, ho il sospetto che sarà più probabile che vedere qualcosa di drammatico, ma a basso contenuto tecnologico. Come quello che è successo a Bombay un paio di anni fa, quando un gruppo determinato di jihadisti si impadronì di un hotel e diede il peggio si sé. Ci sono migliaia di opportunità per fare cose simili. Può darsi che li vedremo fare esplodere parti di infrastruttura non protette, quali reti elettriche o petroliere.
In realtà, fare qualcosa come a Bombay non solo, come ha detto Osama bin Laden, è facile, ma consentirebbe di distruggere gli Stati Uniti non vincendo una guerra contro di essi, ma portando il governo a distruggere economicamente la nazione. Metteranno gli Stati Uniti sotto chiave, come una delle loro innumerevoli prigioni.
Comunque sembra inevitabile che finché gli Stati Uniti se ne andranno in giro per il mondo a suscitare dei vespai, alla fine alcuni di queste vespe decideranno di portare la guerra negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti se ne andranno dall’Afghanistan entro i prossimi due anni?
Mi ha sorpreso che gli Stati Uniti abbiano costruito due basi gigantesche nel deserto iracheno, così come la più grande ambasciata del mondo a Baghdad. Mi sono chiesto perché spendere miliardi di dollari per fare queste basi mostruose. Le abbandoneranno? Le riempiranno, per qualche motivo, di soldati iracheni incompetenti? Non ho mai trovato una risposta.
In ogni caso, credo che saremo costretti ad andarcene dall’Iraq e dall’Afghanistan semplicemente perché a questo punto il governo degli Stati Uniti è in bancarotta e non ha alternativa. Che spreco gigantesco. Quelle guerre sono forse state le imprese più criminalmente stupide della storia.
Il collasso dell’economia degli Stati Uniti è inevitabile?
Sebbene il modo esatto con cui avverrà non sia prevedibile, la cosa che è sempre più certa è che il collasso ci sarà e ciò è quello a cui nessuno sta realmente prestando attenzione. Stanno ancora cercando dei modi per resistere ad una profonda recessione; questo è il tipo di fenomeno che si verifica soltanto con un intervallo di qualche centinaio d’anni, se si è fortunati.
Questo è quello che ci aspetta.
Durante questo periodo gli Stati Uniti si trasformeranno in un vero e proprio stato di polizia. Naturalmente si è già ben addentrato lungo quella strada, con la gente che viene perquisita quando va vedere le partite della NFL (National Football League, NdT). Mi sono spesso fatto una risata dicendo che gli americani sono come muli da soma, ma non è più uno scherzo bensì una constatazione.
Quanto diventerà oppressivo lo stato di polizia?
Lo diventerà in modo tale per per cui si sarà assolutamente spaventati alla sola idea di superare i limiti di velocità sulle strade, per cui tutte le transazione finanziarie saranno monitorate e l’invio di denaro fuori dagli Stati Uniti dovrà essere sottoposto a scrutinio e necessiterà di un’approvazione preventiva. Ed ancora, qualunque signor nessuno preso da invidia “vede qualcosa e dice qualcosa” (“if you see something, say something” è l’ultimo slogan “pubblicitario” della DHS, Dipartimento per la Sicurezza della Patria, per invitare i cittadini a segnalare comportamenti sospetti alle autorità – NdT). Nessuno oserà essere sgarbato nei confronti dell’ultimo impiegato della TSA (Amministrazione per la Sicurezza dei Trasporti). Nessuno dirà nulla che qualcun altro possa ritenere non patriottico.
Per la maggior parte degli americani, l’essere scivolati in uno stato di polizia è stato accettabile grazie all’alto tenore di vita. Essi pensano, “Finché vivo bene, non ha importanza”. Ma quando il tenore di vita degli Stati Uniti collasserà, cosa che farà di pari passo al valore del dollaro, credo che ciò cambierà.
La gente si sentirà ingannata e vorranno incolpare qualcuno, qualcosa (come il capitalismo). O forse qualche gruppo.
Quanto peggiorerà la disoccupazione?
Durante la Grande Depressione la disoccupazione arrivò fino al 25%, ma questa volta dovrebbe superarla. Se si calcola il numero con gli stessi metodi usati all’inizio degli anni 80, è già al 20% non al 9%, come sostiene il governo.
La situazione non sembra così cattiva perché, invece di stare in fila per la razione di pane, 45 milioni di americani ricevono buoni pasto. Invece di stare in fila all’ufficio di collocamento, dozzine di milioni di americani ricevono assegni di assistenza che permettono loro di starsene senza far nulla. Molti altri milioni in più frequentano la scuola come forma di disoccupazione mimetizzata, mentre, simultaneamente, si riempiono il cervello delle assurdità che apprendono nei corsi di sociologia, scienze politiche e studi di genere – proprio mentre si trasformano in servi sotto contratto a causa dei debiti che assumono per frequentare. La maggior parte di chi lavora per il governo, militari compresi, devono essere considerati disoccupati, poiché non producono nulla anche se ricevono lo stipendio. Le cifre ufficiali nel caso migliore sono fuorvianti e spesso senza senso.
Mi aspetto che la disoccupazione sia peggiore che negli anni 30, in parte perché allora la maggior parte della gente produceva cose reali con le proprie mani; oggi viviamo in un’economia di servizi, in cui la maggior parte della gente fa il passacarte o l’equivalente elettronico. Forniscono servizi di cui si può fare facilmente a meno, come preparare latte al vapore o tagliare i capelli stile cartone animato. Ci sarà un’eccedenza di personal trainer e assistenti personali e roba simile nei prossimi anni.
Ci sono molte occupazione di cui si può fare completamente a meno, che soddisfano un tenore di vita artificialmente alto, reso possibile dai debiti e dal ruolo di valuta di riserva mondiale del dollaro. Così credo che la disoccupazione potrà raggiungere livelli molto peggiori di quelli dell’ultima depressione e che la gente oggi abbia molte meno doti di sopravvivenza di quanto non ne avesse allora.
Mi affretto ad aggiungere che la questione dell’occupazione è molto complessa, per il fatto che, entro un paio di generazioni, i progressi nella robotica, nelle biotecnologie e nelle nanotecnologie, tra altre cose, renderanno non necessari quasi tutti i “lavori” così come li conosciamo oggi. Ma questo è un tema per un altro giorno.
Vedremo un altro  Timothy McVeigh (http://en.wikipedia.org/wiki/Oklahoma_City_bombing , NdT), con un soldato di ritorno da una delle guerre in corso che si rivolterà contro il governo?
Contrariamente all’opinione popolare, non è che nell’esercito si acquisiscano troppe buone abitudini.  Forse si imparano cose che un un qualunque bambino registrato di nove anni già conosce – lustrarsi le scarpe, dire “signore” o “signora” e rifarsi il letto. Ma per lo più si impara a ricevere ordini senza pensare dal genere sbagliato di gente. L’esercito, fondamentalmente, sottopone a lavaggio del cervello i propri membri e inculca ogni genere di valori robotizzanti, statalisti e collettivisti. Lo considero soltanto una versione più disciplinata, pesantemente armata e più pericolosa dell’Ufficio Postale. É una disdetta negli ultimi anni l’esercito sia stato deificato dall’americano medio.
Il tipo di guerra che gli Stati Uniti stanno combattendo in Iraq ed Afghanistan, tra altri luoghi, è particolarmente distruttiva per il carattere del soldato e del Marine medio. Si stanno abituando a operare tra la popolazione civile, usando il massimo della forza e non mostrando alcun rispetto per la proprietà privata e i diritti personali. Più soldati turnano fra queste zone di combattimento, maggiore è la probabilità di forgiare altri Timothy McVeighs.
Ciò è particolarmente vero perché le dimensioni delle forze speciali USA si sono gonfiate a dismisura negli anni. Chi ha terminato l’addestramento delle forze speciali ha veramente imparato molte tecniche distruttive e molti hanno acquisito attitudini elitiste antisociali e sono diventati assassini ben addestrati. Non bisogna confonderli col sergente Bilko ( http://it.wikipedia.org/wiki/Sergente_Bilko, – NDT) o con Beetle Bailey ( http://it.wikipedia.org/wiki/Beetle_Bailey – NDT). Peggio ancora, quando e se usciranno dall’esercito, molti entreranno in polizia, dove sono arruolati hanno una corsia preferenziale, mentre in realtà gli si dovrebbe proibire di entrare in polizia.
E’ quindi probabile che si verifichi un altro evento come la bomba in Oklahoma? A me pare di sì, specialmente se si combinano le dimensioni e la natura dell’esercito odierno con il fatto che un’alta percentuale della popolazione prende il Prozac, lo Zoloft or il Ritalin o qualcos’altro, ed è come se tutta la popolazione fosse stata tramutata in impiegati delle poste. Ci potrà tranquillamente essere anche un’altra Waco ( http://it.wikipedia.org/wiki/Waco  NdT ).
Le prospettive di Israele
E’ improbabile che lo stato di Israele, nato nel 1947, raggiunga il centesimo compleanno. In effetti dubito che sia destinato a raggiungere l’ottantesimo compleanno. E’ sempre stato uno stato assistenziale teocratico. Le tasse e la regolamentazione sono straordinariamente alte, così come il grado di corruzione economica. Tutti i giovani israeliani che ne abbiano l’opportunità vogliono ottenere un secondo passaporto e scappare in Australia, Canada o negli Stati Uniti.
In parte per questo, l’esercito israeliano non è più quello di un tempo.
Nel frattempo la popolazione palestinese sta crescendo rapidamente. I soli israeliani che si riproducono ad un passo comparabile sono gli ultra ortodossi Hasidi, che vivono di assistenza statale e, a parte i bambini, non producono assolutamente nulla se non trattati religiosi. Se non l’avete visto date un’occhiata al mio report “Di ritorno in Medio Oriente: Israele e l’Egitto dall’Agosto 2011”.
Le prospettive del Medio Oriente
Tutti gli stati del Medio Oriente, come quasi tutte quelle africane e asiatiche, sono costrutti artificiali, messi assieme dai politici e dai burocrati europei, senza alcun riguardo per cultura, religione o etnia. Questo produce una profonda instabilità, che è stata nascosta da dittatori che tengono assieme le nazioni con la brutalità dello stato di polizia. In anni recenti molti di quegli “uomini forti” sono anche stati “fantocci” degli Stati Uniti; l’uomo della strada arabo lo sa e prova un risentimento profondo. Tutte queste nazioni sono bombe politiche ad orologeria.
La situazione è immensamente aggravata dal fatto che la maggior parte di esse è assolutamente dipendente da importazioni di cibo. E non producono quasi nulla oltre al petrolio, i profitti vanno quasi completamente all’elite al potere e all’esercito. La popolazione di queste nazioni continua a crescere rapidamente e la maggior parte della gente ha meno di 25 anni, priva di opportunità e ben conscia di quello che succede nel resto del mondo. La “Primavera Araba” non è che il primo atto di qualcosa di molto più grande.
E’ completamente possibile che l’intera area discenda in una versione moderna del Medioevo. Detesto dirlo, parlando da ottimista che crede che l’Ascesa dell’Uomo continuerà. Lo dico a causa della continua interferenza con due fattori: l’accumulo di capitale e la tecnologia.
La prima regola di ogni individuo è la sopravvivenza propria e della propria famiglia. Ciò significa che, anche se non ha alcuna comprensione delle scienze economiche, egli cerca intuitivamente di produrre più di quanto consuma e di salvare la differenza. Ciò crea capitale, che è la molla principale del progresso. Tuttavia, si verifica un problema quando tutti i risparmi sono in una valuta che viene distrutta e con essa viene distrutto tutto il capitale.
L’altro fattore è la tecnologia. E’ possibile avere progressi tecnologici se vi c’è capitale. Il capitale fornisce il tempo libero per innovare. Il capitale permette di acquistare gli strumenti e la conoscenza necessaria  creare. Così, se il capitale viene distrutto, la tecnologia se ne va con esso.
Se si riducono le cose a questi fattori essenziali, si può vedere che il progresso, o addirittura la sopravvivenza, non sono automatici né garantiti. Siamo stati molto fortunati a vivere in un mondo industrializzato, creato dal sorgere del capitalismo e della libertà personale durante gli ultimi due secoli. Ma può darsi che tutto ciò finisca col andare in declino in gran parte del mondo.
Non è fuori questione che ci stiamo dirigendo verso qualcosa che sembra direttamente estratto da un romanzo di  fiction apocalittica, specialmente ed più ovviamente in Medio Oriente.
Le prospettive dell’Arabia Saudita
L’Arabia Saudita è un enorme incidente in attesa di accadere. E’ praticamente il posto più repressivo, retrogrado e sbilenco del mondo. Uno stato di polizia, tenuto assieme con la paura e il fanatismo religioso. E’ pure uno stato cliente degli Stati Uniti, e ciò significa che, quando salterà per aria, l’esercito degli Stati Uniti si impadronirà dei giacimenti di petrolio. In quanto patria del Profeta, ciò sarà totalmente inaccettabile per miliardi di Mussulmani nel mondo. A quel punto ogni scommessa sarà fuori luogo.
Le prospettive della Cina
La Cina è l’elefante nella stanza riguardo al quale nessuno è sufficientemente pessimista. Quello che è successo in Cina negli ultimi 30 anni è assolutamente fantastico. Si è trasformata; c’è stato un progresso immenso a tutti i livelli. Non c’è stato niente di simile nella storia del mondo. Ma, specialmente durante gli ultimi dieci anni, hanno costruito un sacco di piramidi, principalmente per alimentare l’occupazione. Sistemi di trasporto, decine di milioni di appartamenti, centri commerciali, persino intere città sono stati costruiti per ragioni politiche, non perché siano in alcun modo di rilevanza economica.
Il tutto è stato finanziato dalle banche cinesi, che in effetti sono organizzazioni parastatali. I cinesi hanno accumulato risparmi dal 20 al 50% per decenni, in yuan, e li hanno depositati in queste banche. Le banche li hanno prestati per costruire queste moderne piramidi.
Le banche sono completamente fallite e sostenute dal governo con la creazione di decine di migliaia di miliardi di nuovi yuan. La Cina è anche un’immensa bolla immobiliare, perché oltre a risparmiare in yuan, i cinesi hanno anche investito in appartamenti dispendiosi. Quindi chi ha messo i soldi in banca li perderà e chi li ha messi negli appartamenti li perderà. Se li ha messi in borsa, li perderà, poiché la maggior parte delle aziende sono orientate alla proprietà immobiliare o all’esportazione.
La questione di fondo è che mentre l’economia mondiale rallenta ulteriormente, ci troveremo con un sacco di cinesi scontenti che sono ora per lo più urbanizzati. Le rivolte e le rivoluzioni incominciano nelle città, non nelle campagne.
Non ho dubbi che il ventunesimo secolo appartenga alla Cina, ma sarà un percorso molto accidentato. E’ tranquillamente possibile che la Cina sperimenti una guerra civile o qualche forma di rivoluzione o che si disintegri in province separate, come accadde negli anni 30.
Le prospettive del Canada
La buona notizia per il Canada è che non ha l’enorme budget militare che sta mandando in bancarotta gli Stati Uniti. Il Canada ha un’economia incentrata sulle risorse, così un alto prezzo del petrolio, dei metalli e dei prodotti agricoli, insieme ad una valuta molto forte, stanno dando uno slancio eccessivo alla nazione. Ma, come la Cina, si trova in una bolla immobiliare. Parte della bolla è dovuta ai milioni di cinesi che cercano di diversificare a livello internazionale, comprando proprietà in Canada, concentrate a Vancouver. La stessa cosa è vera per l’Australia, che assomiglia al Canada sotto molti aspetti.
Mi aspetto che il Canada vada incontro all’esplosione della bolla immobiliare proprio come li Stati Uniti. I fondamentali del dollaro canadese non sono più solidi di quelli del dollaro statunitense e, in effetti, si potrebbe arguire che sia fondamentalmente meno solida, poiché i beni della Banca del Canada sono principalmente dollari statunitensi. Hanno venduto quasi tutto il proprio oro 10 anni fa, praticamente al minimo storico.
La prospettiva delle commodity
Le commodity (o beni tangibili, NdT) non sono più poco costosi; sono in un mercato ascendente da 10 anni. La cura migliore per i prezzi alti sono i prezzi alti. I produttori agricoli e minerari adesso stanno facendo soldi per la prima volta da molto tempo a questa parte. Il che significa che la produzione è in ascesa, cosa che spinge i prezzi al ribasso.
Mentre il tenore di vita in giro per il mondo calerà durante la Depressione Maggiore, comunque, la gente sarà costretta a tagliare su tutto. Sicuramente non vivranno comodamente come erano abituati. Così non sono più bullish (fiducioso nel rialzo, NdT) riguardo ai beni tangibili, tranne per alcune eccezioni. Il bestiame è ancora poco costoso, anche se, o in realtà perché, le mandrie sono state in liquidazione in tutto il mondo per anni. Il petrolio ha raggiunto un nuovo minimo intorno agli 80 dollari; l’impiego non è destinato ad aumentare molto per un po’ di anni, ma è probabile che la produzione declini. Il gas naturale è ora disponibile in quantità gigantesche grazie alle nuove tecnologie, ed è così abbastanza a buon mercato. Ma non può essere prodotto a meno del prezzo attuale, perciò è al prezzo minimo.
Il prezzo dell’oro e dell’argento da qui a un anno
Sebbene questo tipo di previsioni sono fatte al solo scopo di intrattenimento, se proprio dovessi dire un prezzo, direi che da qui ad un anno l’oro sarà almeno a 2500$ e l’argento andrà sopra i 50$, forse persino a 75$.
L’euro sopravviverà un altro anno?
L’intero affare euro è stata una cattiva idea sin dall’inizio. L’idea era che sia possibile raffazzonare una moneta che non ha alcun tipo di sostegno. Almeno il dollaro statunitense, in un certo senso, si appoggia sulle tasse introitate dal governo degli Stati Uniti e sul potere dell’esercito degli Stati Uniti di rubare alle nazioni straniere in caso di necessità.
L’euro, invece, non ha letteralmente nulla a sostenerlo. E’ una specie di accordo fra i componenti di una comitiva di ubriachi in bancarotta a tirarsi il pacco l’un l’altro. La sua morte è inevitabile da sempre.
Ma quando? Potrebbe succedere l’anno prossimo? Direi che le probabilità sono eccellenti, perché la Grecia fallirà. Poi sarà il turno di Italia, Portogallo e Spagna. Seguirà la Francia. Tutti lasceranno l’euro-zona e la EU stessa – un’altra cattiva idea, cercare di creare una grande nazione, quando il trend naturale è verso nazioni più piccole, più omogenee – andrà a pezzi.
L’URSS si è spezzata in 13 stati. La Yugoslavia si è rotta in 5. La Cecoslovacchia si è rotta in 2.
I Baschi ancora vogliono separarsi dalla Spagna e i Gallesi e gli Scozzesi vogliono uscire dalla Gran Bretagna. Tuttavia questi idioti cercano di raffazzonare una cosa come l’Unione Europea e si aspettano che duri….
Prospettive future del presidente della FED Ben Bernanke
Bernanke deve essere trasformato in capro espiatorio. Se Obama non riuscirà ad accusare qualcun altro del cattivo andamento economico, non verrà rieletto o forse non diventerà neppure il candidato democratico.  Così, il presidente della Federal Reserve, un funzionario di nomina governativa, deve andarsene; sarà lui il capro espiatorio. Cosa che introduce la domanda su chi potrebbe esserne il successore. Potrebbe essere rimpiazzato da qualcuno con una filosofia radicalmente diversa.
Ma, a questo punto, non ha quasi alcuna importanza quale sia la filosofia del presidente della Fed, poiché “la nave dello stato” ha già cozzato contro un iceberg gigantesco. La nave sta affondando e il nome e la storia del capitano non sono che dettagli.
Prospettive del dollaro statunitense e del sistema monetario “fiat” globale basato su di esso
L’unica cosa buona del dollaro è la sua ubiquità. E’ ancora accettato quasi ovunque, quasi allo stesso livello della valuta locale. Oggigiorno è possibile andare ovunque nel mondo e, se si ha un portafoglio pieno di biglietti da 100 dollari, non importa se si è in Africa Centrale, Bolivia o Cambogia, qualcuno ve li cambierà. Il dollaro è l’unica valuta (non l’euro o lo yen) per questo è vero. Ogni altra valuta è o fondamentalmente priva di valore o, in pratica, sostanzialmente scontata non appena lascia il paese di emissione. In più, il dollaro statunitense è il patrimonio primario della maggior parte delle banche centrali. Il suo valore principale sta nella sua liquidità.
Ma è chiaro che, dato che il governo degli Stati Uniti genera un deficit di 1500 miliardi e data la probabilità che quel deficit raddoppi nei prossimi anni, con l’alzarsi dei tassi di interesse – una cosa sicura come l’oro, secondo me – è probabile che ci sarà panico a livello mondiale che spingerà ad abbandonare il dollaro. Panico da parte di tutti; anche l’uomo della strada in posti come il Cairo e Shanghai vede il dollaro sempre più come una patata bollente. Specialmente per il fatto che i deficit sempre maggiori saranno monetizzati. I cinesi ed altri smetteranno di comprare il debito USA.
Quando la gente abbandonerà il dollaro in preda al panico, cercherà di impadronirsi di ogni genere di bene fisico. Molto denaro finirà in azioni e proprietà immobiliari, naturalmente. Ma oro e argento, anche se non sono più poco costosi, saranno i maggiori beneficiari. Per me, a questo punto,  questo è l’argomento migliore per possedere questi metalli. Essi saranno i maggiori beneficiari perché verranno comprati da ogni genere di entità, banche centrali comprese. E’ interessante che tale acquisto sia già ampiamente in corso secondo le notizie di acquisti di oro da parte della banche centrali di Russia, Cina, India, Thailandia e Messico, tutte nazioni del terzo mondo. Le loro banche centrali hanno comprato oro regolarmente in grandi quantità. O, nel caso del Venezuela, l’hanno rubato, nazionalizzando i depositi auriferi.
Una delle indicazioni della sempre maggiore mancanza di fiducia nel dollaro è che il Venezuela ha richiesto la consegna del proprio oro in custodia presso depositari stranieri. Può darsi che Chavez sia meno pazzo di quel che sembra.
L’argento a confronto col dollaro nei prossimi due anni
Se fossi costretto a comprare uno solo fra oro e argento, dovrei comprare oro, poiché so che le banche centrali continueranno ad acquistarlo e, in effetti, creeranno una base di sostegno al suo prezzo. Ma, dato che quello dell’argento è un mercato relativamente piccolo, sarà molto più volatile e la volatilità sarà verso l’alto. Così, anche facendo testa o croce, l’una o l’altra andrà bene.
Prospettive dei tassi di interesse negli USA
Qui sono costretto a ripetere la mia barzelletta a sfondo finanziario preferita. Einstein muore e va in Paradiso. San Pietro lo accoglie con entusiasmo, ma deve scusarsi poiché il paradiso è temporaneamente a corto di case, trattandosi di un’economia pianificata dal centro. Einstein dovrà dormire per un po’ con tre altre persone.
Quando entra nella stanza, gli altri tre sono eccitati. Il primo va da lui e gli dice: “Signor Einstein, io ho un quoziente intellettivo di 130 e sono ansioso di conoscerla.” Einstein risponde: ”Dopo pranzo, daremo una scorsa ad alcune teorie di astrofisica su cui ho lavorato.”
Si presenta il secondo e dice:”Signor Einstein, non sono intelligente come il lui; ho un quoziente intellettivo solo di 100. Ma voglio comunque conoscerla.” Così Einstein dice:”Lasciami mettere via le mie cose e facciamo una partita a scacchi.”
A questo punto si fa avanti il terzo uomo che dice:”Signor Einstein, non sono intelligente come gli altri due. Ho un quoziente solo di 70. Ma voglio comunque conoscerla.” Einstein risponde:”Allora, dove pensa che andranno i tassi di interesse?”
Detto questo – e fin ad ora sono stato molto in anticipo nelle previsioni – penso che i tassi di interesse devono incominciare ad aumentare, l’anno prossimo. Non vedo come ciò possa essere evitato. La sola cura per la maggior parte dei problemi profondi dell’economia, inclusi il troppo debito e la mancanza di risparmi, sono tassi di interesse molto più alti. Bernanke, stupidamente e perversamente, li sta sopprimendo artificialmente. Ma quando incominceranno a crescere, alcune conseguenze saranno molto problematiche.
E’ molto strano che tutto ciò accadrà a quest’ora l’anno prossimo e che sia un anno di elezioni. E lo dico apprezzando appieno quanto sia pericoloso predire sia cosa succederà sia quando succederà.
Le conseguenze saranno importatissime.
Mentre sono esitante a pronosticare quanto i tassi saliranno prima che tutto sia finito, dirò che detenere delle obbligazioni allo stato attuale è la cosa peggiore che si possa fare. Le obbligazioni costituiscono una superba opportunità speculativa di vendita allo scoperto.
Quanto saliranno i tassi? Bisogna aspettarsi dei rendimenti del 10% o meglio per Buoni del Tesoro a 10 anni, ma non c’è alcuna ragione che non debbano salire molto di più di quanto fecero negli anni 80, quando raggiunsero il 21%. A quel punto, ben oltre la metà del budget federale andrebbe nel finanziare gli interessi, a quel punto saliti del 20% rispetto ad oggi.
Cosa sorprenderà di più la gente l’anno prossimo?
Quasi niente mi sorprenderebbe a questo punto. Penso che siamo di fronte al più grande sconvolgimento da 200 anni a questa parte.
Quello che sorprenderà molta gente è che i tempi saranno così tumultuosi, e questo perché la maggior parte della gente è completamente ignara dei problemi sottostanti. Ma mi aspetto di essere sorpreso pure io da quanto sarà orribile la piega che prenderanno le cose.
Quale è la tecnologia “trasformativa” che ha maggiori probabilità di prendere piede nei prossimi anni?
Nonostante i molti punti negativi per l’economia, c’è una rivoluzione tecnologica in corso. Ad esempio le stampanti 3D, dove una macchina in una qualunque parte del mondo può scaricare via internet un modello che permette di “stampare” una macchine, parti di un’automobile, spazzolini da denti, o anche altre stampanti 3D. Mi fa venire alla mente il libro brillante e preveggente di A.E. van Vogt, “Il negozio delle armi di Isher”. E’ la stessa situazione di Internet nel 1985; si svilupperà al ritmo previsto dalla legge di Moore ed ha le potenzialità di cambiare interamente le basi della produzione e della distribuzione.
Un’altra area è quella delle biotecnologie, dove enormi progressi sono in corso. Durante le ultime generazioni, delle persone sono state in grado di fondare enormi aziende informatiche a partire da pochi componenti nei propri garage. Questo inizierà a verificarsi anche nelle biotecnologie. E sarà ancora più grande ed avrà degli effetti ancora più profondi. Già siamo in grado di far crescere alcune parti del corpo umano.
Allo stesso tempo, c’è un lato oscuro. L’apparato militare sta avanzando rapidamente nella realizzazione di veri e propri Terminator di terra e di potenti droni in aria. Mi aspetto che persino il futuro prossimo sia più strano di quanto nessuno si attenda.  E può darsi che allora vedremo il mondo della Singolarità di Ray Kurzweil.
*Doug Casey è un rispettato autore, editore e investitore professionista laureatosi nel 1968 all’Università di Geargetown. Doug ha scritto il libro per eccellenza su come trarre profitto in tempi di sconvolgimento economico: il suo libro “Crisis investing” (Investire durante in tempi di crisi) ha trascorso molte settimane in testa alla classifica dei bestseller del New York Times ed è stato il miglior libro finanziario del 1980. Attualmente divide il proprio tempo tra Salta in Argentina, Auckland in Nuova Zelanda e Aspen in Colorado. Ha vissuto in 10 nazioni e ne ha visitate più di 175. E’ stato autore di newsletter e servizi finanziari per investitori sofisticati per oltre 28 anni. Doug è universalmente rispettato come una delle autorità in materia di “speculazione razionale”, specialmente nel settore ad alto potenziale delle risorse naturali.
“Sfera di cristallo”, di Doug Casey, tratto da “The Casey Report” Volume IV, Issue 10 / Ottobre 2011 - www.caseyresearch.com

TRADUZIONE DI BOINA BOMBO

Friday, November 18, 2011

MONTI, NEOLIBERISMO, NEOLINGUA


Anti & Politica Economia — 18 novembre 2011 — 522 visite
OkNotizie DI MATTEO CORSINI
“Monti ha esposto ieri al Senato il programma della Confindustria, della Merkel e della BCE. Ecco un chiaro esempio di coerenza: un governo espressione dei poteri forti che propone un programma dei poteri forti, che consiste nell’estremizzazione delle politiche neoliberiste che ci hanno portato alla crisi. Già pronto a rimettere l’ICI sulla prima casa, nemmeno citato il problema delle rendite finanziarie. Con linguaggio felpato tipico dei banchieri, il nuovo premier ha annunciato che proseguirà sulla strada delle misure già varate da Berlusconi: non c’è nessun cambio di indirizzo politico. C’è un cambio di stile, di toni, ma non di contenuti politici: con questo programma la crisi si aggraverà.” (P. Ferrero)
Se non ne si conoscesse la storia personale, leggendo dichiarazioni del genere si potrebbe supporre che Paolo Ferrero faccia lo stesso mestiere di Maurizio Crozza, magari senza averne lo stesso successo.
Invece fa il segretario di Rifondazione comunista. Qualcuno potrebbe sostenere che ciò non prova che Ferrero e Crozza non facciano lo stesso mestiere. Non saprei come dargli torto.
Non voglio qui entrare nel merito delle proposte programmatiche di Mario Monti, né stabilire se le stesse rappresentino o meno un cambio di indirizzo politico rispetto al governo Berlusconi. Ma su un punto credo che non esistano dubbi: non erano “neoliberiste” le politiche del governo Berlusconi, men che meno lo saranno quelle del governo Monti.
A meno che la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa, citata da Ferrero come possibile (e a dire il vero molto probabile) provvedimento che presto verrà preso dal nuovo governo, non la si voglia considerare una misura “neoliberista”. Direi che servirebbe un notevole uso della “neolingua” di orwelliana memoria per affermare (senza voler intenzionalmente far ridere i propri interlocutori) una cosa del genere.
Quanto alle cosiddette rendite finanziarie, tra aumento dei bolli sui dossier titoli e incremento delle aliquote dal 12.5 al 20 per cento non mi pare che non sia stato fatto nulla nei mesi scorsi. Probabilmente per Ferrero si tratta di misure insufficienti, magari anch’esse “neoliberiste”, sempre per usare la sua “neolingua”.
Mi resta una curiosità: se quello è liberismo (o neoliberismo), tagliare la spesa pubblica e ridurre la pressione fiscale cosa sarebbe?


Perchè i Paesi Socialisti o ex Socialisti vivono tuttora nella povertà?

Perche' i Paesi Socialisti o ex Socialisti vivono tuttora nella povertà?

di

Antonio Attina' 

Perchè i Paesi Socialisti o ex Socialisti vivono tuttora nella povertà?


Perché il socialismo con la sua politica economica ha decisamente fermato lo sviluppo e quindi l'economia.
Con l'avvento del socialismo, le industrie esistenti sono state nazionalizzate, le terre espropriate ai contadini o proprietari, gli artigiani, i commercianti e i professionisti hanno dovuto cessare le attività. Una volta tutto in mano allo stato, l'unico partito legale (quello comunista o fascista) decide cosa fare. Quali industrie avere, come coltivare le terre ecc. I lavoratori devono solo eseguire gli ordini, niente iniziativa per conto proprio. Inevitabile quindi la fermata dello sviluppo.
La produzione (l'unica fonte della ricchezza) sotto il controllo dello stato è praticamente bloccata. Al tempo stesso si cerca di avere tutta la gente assunta, un sistema sanitario, un sistema pensionistico... E' inevitabile che volendo tutto ciò e avendo una produzione bassissima, alla fine si crea uno standard di povertà generale. Addirittura questi Paesi si indebitavano.
Da ricordare anche che i socialisti (comunisti o fascisti) al vertice del potere vivevano nel lusso. Nel lusso importato dai Paesi capitalisti. Anche se comunisti o fascisti, i politici viaggiavano in mercedes (industria capitalista)...Inevitabile è stata la bancarotta, l'inflazione alle stelle e il crollo del sistema. Dal 1989-90 i paesi ex-socialisti sono cambiati parecchio. Sopratutto l'ex Germania dell'est e la Slovenia. Ma anchegli altri Paesi hanno fatto dei grandi passi (Polonia, paesi Baltici, Bulgaria, ex-Jugoslavia, Romania...) Certo che però in 20 anni non potevano recuperare circa mezzo secolo (chi più, chi meno) di sottosviluppo. A certe risposte che vedo prima della mia: ma cosa centra il socialismo con i paesi Scandinavi o con l'Italia di Craxi?
Un conto è un regime socialista vero e proprio di ispirazione Marxista o Mussoliniana. Un altra cosa sono dei Paesi democratici capitalisti dove c'è una politica sociale per quanto riguarda l'istruzione, la sanità e qualcosa'altro. E poi la Norvegia e la Svezia sono addirittura monarchie parlamentari. Mercato libero, aziende e industrie private ecc. ecc.


QUINDI, PER CONCLUDERE, IL SOCIALISMO MASSIMALISTA A CUI VOI VI ISPIRATE E' FALLIMENTARE E FINTO COME FINTI SIETE ANCHE VOI. PIUTTOSTO SAREBBE AUSPICABILE IL CONTRARIO, CIOE' LA DEFISCALIZZAZIONE, LA DEREGOLAMENTAZIONE E LA DESTATALIZZAZIONE, PER CREARE LO SVILUPPO.


Ma perchè la gente evade e a cosa servono le tasse?


La gente evade, perchè se tutti pagassero tutte le tasse, come auspicate voi, socialisti, tutti diventerebbero, pur lavorando, poveri; vi ricordo che abbiamo, forse la pressione fiscale più alta del mondo, adesso il 76% complessivo, grazie prima a Visco e poi a Tremonti, cioè se io dichiaro 100€, di quei 100 euro, 76 devo darli allo stato e 24 sono i miei. Non basta!


Compro il pane e pago l'IVA più altre imposte indirette, lo stesso con la pasta, lo stesso con le bollette; quindi mi ritassano dei soldi già tassati. Alla fine cosa rimane a me in tasca?


Di cosa dunque sono proprietario?
La risposta, se applicassimo la vostra teoria MALATA, concepita e partorita DALLA MENTE CRIMINALE DEL VOSTRO ISPIRATORE E' - DI NULLA. TUTTO APPARTIENE ALLO STATO...


Vi parate il culo dicendo che le tasse servono a pagare i servizi...


Altra balla colossale...


I servizi sono stati tutti privatizzati, quindi con le tasse non si pagano i servizi.


Le tasse alte servono a creare i poveri, perchè la vostra stessa esistenza dipende dal numero di poveri che riuscite a creare, per il fatto che il povero e il bisognoso è posto completamente alla vostra mercè, ipocriti; in quel modo voi aumentate enormemente il vostro controllo sulle masse e ponete interi popoli in condizione di SUDDITANZA, IMPEDENDO OGNI LIBERA INIZIATIVA.


TUTTO DEVE PASSARE ATTRAVERSO LO STATO, CIOE' ATTRAVERSO VOI...


QUESTO VALE NEL CASO PARTICOLARE DELLA TRACCIABILITA' DEL CONTANTE, PER CUI IN TEORIA SE A QUALCHE TESTA MALATA UN BEL GIORNO VENISSE IN MENTE, DI BLOCCARE I CONTI CORRENTI O LE CARTE DI CREDITO DI CHI VOGLIONO, BASTEREBBE UN CLICK DI MOUSE.


QUINDI, COMUNISTI E FASCISTI IPOCRITI, QUESTO NON E' UN METODO PER COMBATTERE, COME LA CHIAMATE VOI L' "EVASIONE FISCALE", MA UNA TECNICA PER ESPROPRIARE CON LA FORZA, CHI PRODUCE, DELLA TITOLARITA' DEI SUOI BENI, VALE A DIRE UNA SORTA DI COLLETTIVIZZAZIONE FORZATA (ALLA STALIN O ALLA MUSSOLINI PIU' O MENO)...


E poi pretendete anche di creare sviluppo?


Perchè non dite la verità alla gente, cioè che tutta l'economia mondiale si basa su come le chiamate voi cioè sull' evasione fiscale e sul riciclaggio?


Le definizioni tecniche delle quali sono:


della prima "libera concorrenza bancaria e fiscale", vale a dire, in un Paese libero e democratico io devo essere libero di portare i miei guadagni, di cui sono io il titolare e non lo stato come pensate voi, nel posto in cui le banche mi trattano meglio e in cui pago meno tasse; invece della seconda la definizione tecnica è "libera circolazione della valuta".

E' appunto la libera circolazione della valuta, capre, che produce i guadagni e attira i capitali, non i blocchi che volete imporre voi!!!
 
Il modello di sviluppo economico social-democratico, cioè quello delle democrazie socialiste è stato da sempre un modello fallimentare, al contrario, come insegna la storia, quello vincente è stato da SEMPRE IL MODELLO LIBERAL-LIBERISTA. Se in qualche caso questo modello non ha funzionato, tipo USA, vuol dire che non è un vero modello LIBERAL-LIBERISTA, ma un modello socialista camuffato da quell'altro, tipo alla maniera italiana...


COMUNISTI e FASCISTI, fareste più figura, credetemi, se vi impiccaste tutti in massa, per liberare finalmente il mondo, dalla vostra arroganza e dalla vostra ipocrisia.



ARTIGIANI, COMMERCIANTI, PROFESSIONISTI, INSEGNANTI E FORZE DELL'ORDINE

INCONTRIAMOCI PER DISCUTERE SU COSA FARE PER LIBERARCI DELL'AGEMONIA SOCIALISTA CHE SI STA AFFERMANDO IN ITALIA.

Contattatemi:

e-mail:enoch2@dr.com


Manderò su internet altri video per protestare contro il socialismo massimalista che sta dominando con la forza l'Italia...

Thursday, November 17, 2011

IL MITO DELL’EQUITA’ SOCIALE (si fa per dire)

Anti & Politica Economia — 16 novembre 2011 — 462 visite
OkNotizie   DI MATTEO CORSINI

“L’Italia ha bisogno di un’altra politica economica che si basi sull’equità sociale e bisogna partire dalla redistribuzione fiscale, da una patrimoniale sulle grandi ricchezze agendo sulle rendite finanziarie e sui grandi immobili e le seconde case.” (S. Camusso)
Con queste parole Susanna Camusso ha indicato la linea della Cgil in merito alla formazione del nuovo governo italiano.
Le “grandi ricchezze” sono una creatura mitologica nei proclami dei sindacalisti (e degli individui per lo più sinistrorsi). Francamente non ho mai capito quale sia il limite della grande ricchezza. L’unica volta in cui qualcuno si prese la briga di quantificare fu in occasione della rimodulazione dell’imposta sui redditi delle persone fisiche operata dall’allora viceministro Vincenzo Visco, il quale stabilì che un single che guadagna non meno di 40mila euro lordi all’anno non dovesse avere diritto ad alcuna agevolazione.
Mi si potrebbe dire che 40mila euro è circa il doppio di quanto dichiara il contribuente mediano; il che è indubbiamente vero, ma mi pare una notevole forzatura paragonare a Paperone chi guadagna una cifra simile.
Ciò detto, resterebbero da definire i “grandi immobili” e le “rendite finanziarie”. Qui c’è un problema di fondo: si continua a sparare su queste figure mitologiche, ben sapendo che quando sono davvero grandi fanno capo a soggetti che risiedono fiscalmente altrove (e non saprei come dal loro torto).
Ma il mito più grande di tutti è quello dell’equità sociale. Per i redistributori questo significa che lo Stato deve prendere a Tizio per dare a Caio. Solitamente loro non sono Tizio, ma tendono a identificarsi (o a identificare i loro iscritti/elettori/clienti) in Caio.
A parte il problema non secondario dovuto al considerare la ricchezza prodotta come una variabile indipendente, redistribuibile a piacere senza che la quantità totale subisca alcuna variazione, credo che di equo ci sia ben poco se si invoca un’azione coercitiva dello Stato per togliere a qualcuno e dare ad altri.
Quando il trasferimento di un bene avviene da Tizio a Caio a seguito di una transazione volontaria, tale transazione è per definizione equa, anche se, al limite, Tizio non chiede nulla in cambio del bene ceduto a Caio.
Viceversa, quando qualcuno, sia esso un soggetto privato o lo Stato, impone a Tizio di cedere un certo bene a Caio minacciando l’uso della forza, vi è una palese violazione del fondamentale diritto di proprietà di Tizio. Il quale, è bene ricordarlo, non si è macchiato di alcun misfatto se il bene che gli viene estorto era frutto di transazioni volontarie con altri soggetti.
I redistributori tendono a sorvolare su questo concetto, ma a me pare che così facendo si pongano le basi di una qualsiasi tirannia. Anche se celata dietro le migliori intenzioni.