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Friday, December 16, 2011

MI OPPORRO’ ALL’IMU


Anti & Politica Economia Primo Piano — 15 dicembre 2011 — 1.080 visite
OkNotizie DI LEONARDO FACCO
Sia chiaro, all’Ici – o Imu – o come diavolo la vogliano chiamare, il Movimento Libertario si opporrà, innescando al momento opportuno un’azione di resistenza fiscale.
Quando c’era Berlusconi al governo, ogni due per tre, qualcuno scendeva per strada per difendere la costituzione. Oggi, che il boiardo Mario Monti è assurto a premier, i Bersani e la sua compagnia cantante si comportano come cagnolini da lecca al guinzaglio del bocconiano.
Probabilmente, a fronte della macelleria fiscale che dovranno votare, hanno dimenticato quel che recita l’articolo 47 della costituzione della repubblica Italiana: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Ancora: “Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.
Da qui riteniamo un dovere morale partire per non pagare la tassa sulla prima casa.
La norma di cui sopra disciplina sia il risparmio che, correlato al credito, entra a far parte della liquidità monetaria, sia il risparmio che non influisce nella liquidità (il risparmio “in tutte le sue forme”), del quale vengono poi favorite alcune particolari destinazioni, considerate socialmente rilevanti.
Secondo parte autorevole della dottrina costituzionalista, tale norma (unitamente agli artt. 36 (salario congruo) -41 (libertà di iniziativa economica -53 (progressività dell’imposta) -81 (copertura di bilancio delle leggi) incarnerebbe un principio fondamentale (o meglio costituzionalizzerebbe un principio): da tali disposizioni si ricaverebbe cioè un limite costituzionale all’adozione di misure normative che obbiettivamente introducano inflazione; in giurisprudenza invece si sostiene che il principio costituzionale della tutela del risparmio e del credito va bilanciato con altri interessi costituzionalmente rilevanti nell’ambito del potere discrezionale del legislatore ordinario, con il limite della contraddizione con il principio stesso (ciò significa che gli interventi legislativi non possono andare a vanificare comunque il principio tramite evidenti contraddizioni).
Una delle forme più importanti di risparmio è quello che si traduce nell’acquisto di immobili: il secondo comma dell’art. 47 prende in considerazione proprio la forma di risparmio consistente nell’acquisto della abitazione. Vi è quindi un favor particolare per consentire l’accesso all’acquisto della proprietà dell’abitazione, essendo questa forma di risparmio considerata una delle più meritevoli di tutela. Il legislatore ordinario, sulla scorta di tale favor, ha introdotto agevolazioni fiscali sull’acquisto della prima casa (imposta di registro al 4%) e forme di particolare tutela per gli acquirenti di immobili da costruire (Decreto legislativo n. 122/2005).
È chiaro che tali interventi hanno anche come finalità quella di mantenere sempre vivo il settore immobiliare e delle costruzioni, che costituisce una delle principali voci dell’economia del Paese (secondo le stime dell’ufficio ricerche di Bankitalia).
Date queste preme sesse e queste brevissime note introduttive, si può passare a esaminare la costituzionalità o meno di interventi di finanza pubblica che dovessero andare a colpire direttamente le varie forme di risparmio (le cosiddette patrimoniali).
Assodata la assoluta incostituzionalità di eventuali prelievi sul conto corrente stile Giuliano Amato (il ladro entrato di notte nei conti degli italiani), interventi che ledono prima di tutto l’art. 624 del codice penale, che, secondo antica tradizione romanistica, punisce penalmente il delitto di furto, valutiamo possibili imposte su quella particolare forma di risparmio cristallizzata in un immobile.
Se si tratta di immobile adibito a prima casa, è evidente l’incostituzionalità: la lesione del limite di ragionevolezza (art. 3 cost.) e di non contraddizione con il principio di tutela delineato dall’art. 47 è palese. La contraddizione è resa palese dalle stesse norme fiscali agevolative dell’acquisto della prima casa: prima si facilita l’acquisto e poi si bastona l’acquirente. La contraddizione che no’l consente (per dirla con il Poeta) è fuori discussione. Si potrebbe a buon diritto anche considerare del tutto incostituzionali le tasse (gravosissime) imposte sulle forniture essenziali della casa di abitazione: gas per riscaldamento e uso cucina, elettricità, acqua. È chiaro che anche tali pesi fiscali ledono il principio di tutela del risparmio cristallizzato nella casa di abitazione.
Più arduo è sostenere, alla luce del sistema costituzionale attuale (orientato chiaramente in senso illiberale), una eventuale illegittimità di interventi fiscali che colpiscano il risparmio cristallizzato in immobili diversi dalla prima casa. La Corte costituzionale della Repubblica Italiana è ben lungi dall’individuare dei limiti concreti all’onnipotenza del legislatore nell’imporre tasse; indubbiamente potrebbe venire in rilievo – nel bilanciamento dei vari interessi in gioco – il principio di sussidiarietà, ora costituzionalizzato (e fatto valere, tra gli altri argomenti, da Giorgio Fidenato nel suo ricorso contro il sostituto di imposta).
Quali azioni pratiche di resistenza passiva?
Di fronte all’aggressione patrimoniale da parte dello Stato contro il risparmio accumulato in immobili, potrebbe essere interessante provvedere a pagare solo parzialmente l’imposta in modo da suscitare la reazione del fisco e incardinare quindi l’incidente di illegittimità costituzionale della legge impositiva del balzello.
Va da sé che, in caso di importante adesione all’iniziativa, la consapevolezza del problema potrebbe emergere in modo molto pesante e contribuire e risvegliare le obnubilate coscienze dei troppi cittadini “cornuti e mazziati”, ovvero prima invogliati all’acquisto della proprietà della prima casa e poi bastonati senza complimenti.
Il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, lo ha detto a chiare lettere: “Il peso della fiscalità immobiliare imporrebbe il ricorso alla Corte Costituzionale”.
Il sottoscritto è pronto a dare inizio a questa battaglia contro l’Imu. Se anziché solo, si aggregheranno a quest’azione di disubbidienza migliaia di contribuenti, aumenteranno le probabilità di rispedire al mittente l’ennesima gabella.

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