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Friday, December 16, 2011

DEPREDATI E SENZA LIBERTA’


OkNotizie
RILANCIAMO CON PIACERE QUESTO BELL’ARTICOLO DI FRANCESCO CARBONE*
Avete fatto caso a un particolare? Tutte le soluzioni proposte dagli esperti per risolvere questa crisi dell’Euro ruotano intorno allo stampar denaro, e quindi necessariamente intorno allo svilire moneta (o, per usare un termine politically correct, intorno alla svalutazione). Secondo questi ragionamenti, la colpa ovviamente è dell’Euro in quanto moneta rigida, ed è della BCE che, ossessionata dalla stabilità dei prezzi, non stampa abbastanza come fa la FED. In breve: l’Euro si è rivelato una proxy del Gold Standard e sta facendo gli stessi danni degli anni Trenta quando gettò l’America nella Grande Depressione.
Così ci siamo ridotti dopo decenni di insegnamenti keynesiani e monetari: si cade facilmente nella solita inversione causa effetto, si avanzano i soliti capri espiatori, si propongono le solite soluzioni che non sono soluzioni ma operazioni tampone che rimandano il problema nel tempo e lo stratificano su quello corrente. Insomma i soliti poveri ragionamenti di chi non ha una teoria coerente alle spalle, di chi spizzica e boccona letture economiche di qua e di là, spulciando numeri e statistiche che poi come un piccolo fisico elabora più o meno inutilmente con la pretesa di trovare la formula magica della prosperità economica. Alla fine dell’orrendo mescolone viene servito il cliché di sempre, utilizzato oramai da quasi 100 anni per risolvere ogni crisi: iniettare nuovo denaro nell’economia.
La mia domanda per tali soggetti dovrebbe essere ben nota: come si può pretendere di risolvere problemi che hanno origine monetaria stampando ancora più denaro? Siamo o no in una contraddizione che non sta in piedi?
Certo che siamo in una contraddizione irrisolvibile! Iniettando altro denaro nel sistema non si risolve un bel niente! Nel migliore dei casi si mette una bella toppa mirata ad invertire per qualche altro mese la spontanea contrazione del credito. Contrazione che tuttavia non è affatto casuale. Nonostante oramai tutti blaterino di questo nuovo mostro chiamato Credit Crunch, per ignoranza economica ci si dimentica, praticamente sempre, di ricordare che questa contrazione ha ragioni ultime ben precise: previamente quel credito era stato artificialmente generato senza risparmio reale corrispettivo e sottostante. In altre parole, si tratta di credito artificialmente generato dal sistema bancario in virtù di quell’aborto giuridico spiegato inRiserva Frazionaria per Dummies.
Tamponando il problema con iniezione di nuovo denaro al più lo si sposta, avanti nel tempo o in là nello spazio. Nel frattempo, cioè fino alla crisi successiva, non solo si continuano ad alimentare sviluppi economici insostenibili ma si fomenta anche tutta una serie di fenomeni paralleli che da sempre sono sintomatici della crisi stessa: comportamenti irrresponsabili, disastri ambientali, eccessivo sfruttamento delle risorse, globalizzazione fondata su termini finanziari anzi che economici, consumismo che erode capitale, distribuzione iniqua delle ricchezze, e via dicendo.
Fate poi caso a un altro dettaglio: i soggetti che offrono la soluzione dello stampar denaro, oltre ad addurre cause che in realtà sono effetti o sintomi, o cause che risultano essere accidentali, evanescenti o addirittura del tutto inconsistenti, sono molto spesso, forse solo per qualche imbarazzante casualità, sul libro paga del fallito settore pubblico o bancario. Ahimè questo avviene anche tra i blogger che popolano la rete e che oramai vanno tenacemente a rinforzare le schiere di quegli inflazionisti che per tradizione appestano cattedre, televisioni, giornali.
Da qualche tempo, per giustificare le proprie proposte inflazionistiche, peraltro sempre più folli e consistenti (oramai si è arrivati a proporre senza alcun pudore il ben noto BAZOOKA da qualche trilione di Euro) gli inflazionisti si appigliano a una evidenza contingente: solo l’Europa versa in pessime condizioni, mentre i paesi svincolati dalla rigidità dell’Euro e ben più prodighi nello stampar denaro, sono ben fuori dalla tempesta, nonostante in qualche caso presentino numeri peggiori di quelli forniti dai maiali europei.
Allora vediamo di ricordare il quadro generale, perché non credo che questi soggetti l’abbiano ancora afferrato (magari la lettura dei nostri libri spalancherebbe a quelli in buona fede le porte della percezione). L’Europa oggi sta per saltare non perchè stia messa molto peggio degli USA, degli UK, del Giappone o della Cina, ma perchè le circostanze, tra cui anche la dabbenaggine dei nostri Eurocrati, ha portato le forze distruttive di questo fallimento globale a scaricarsi prima sull’Europa che non sugli altri paesi.
Mentre negli ultimi due anni altri attori, più scaltri, sono riusciti in qualche maniera a defilarsi dal fallimento sistemico emerso nel 2008, l’Europa è rimasta al palo. Un po’ come nel gioco che si faceva da bambini, dove si corre intorno alle sedie, in numero pari a quello dei giocatori meno uno, e allo stop si va tutti a cercare il proprio posto. Come saprete, in questo gioco, qualcuno inevitabilmente resta in piedi ed esce di scena prima degli altri. Non mi meraviglia affatto che al palo sia rimasta l’Europa. Anzi per certi versi lo avevo anche messo in conto.
Plausibilmente poteva rimanerci il Giappone, o l’Inghilterra o qualunque altra nazione di questo pianeta. Una volta, ad esempio, saltavano generalmente i paesi periferici, vittime delle politiche del Fondo Monetario Internazionale. Nel giro di poco tempo questi paesi venivano regolarmente depauperati dai paesi più industrializzati e il gioco ripartiva. Dal 2008 le cose sono arrivate al capolinea, forse anche per il motivo che in giro per il mondo non è rimasto più granchè da depredare con i soliti vecchi metodi, mentre il marcio lentamente è arrivato al cuore del sistema proprio nei paesi che hanno sempre avuto modo di fare o di unirsi alla voce grossa.
Fatto sta che da quando la crisi del 2008 è scoppiata proprio nel cuore dei paesi industrialmente più avanzati, portando alla luce la sostanza di un default finanziario sistemico e globale, alcuni di questi paesi sono stati più bravi di altri e sono riusciti lentamente a spostare e quindi a isolare la percezione del fallimento intorno alla sola Europa. In fondo, se qua tutti sono falliti, la bravura di ciascun giocatore sta nello spostare la percezione del fallimento lontano da sé, preferibilmente su qualche altro soggetto palesemente in difficoltà.
Per circostanze endogene ed esogene al palo è rimasta l’Europa. Un continente ingessato da pericolissimi Eurocrati che hanno avuto la pessima idea di inventarsi una valuta unica il cui difetto non è stato tanto quello di essere rigida (la rigidità ha invece il pregio di far emergere i problemi sottostanti, ahinoi oramai troppo grossi per essere risolti con una manovrina da qualche decina di miliardi!!) ma quello di incentivare trasferimenti di ricchezza insostenibili, e quindi inaccettabili, all’interno dell’Unione europea.
Mentre quindi altri paesi possono continuare a fare il gioco delle tre carte, tirando calci al problema, gli Europei si sono cacciati in una situazione tale per cui questa temporanea scappatoia sembra preclusa dalle regole che l’Unione stessa si era data tempo fa. E così sono rimasti al palo. Ciò significa che se un domani riuscissero a riprendersi una sedia, rientrando nel gioco, nel giro di poco tempo le forze di questa enorme crisi, di carattere sistemico e globale, si sposterebbero su qualche altro paese industrialmente avanzato, innescando meccanismi analoghi altrettanto pericolosi e contagiosi come quelli che stanno affliggendo oggi l’Europa.
Per quel che mi riguarda non c’è dubbio che prima o poi la catena che unisce il mondo finanziario globale salterà in aria per intero. Essa coinvolgerà tutti i paesi del pianeta in un Crack up Boom globale dove chi ha poco e niente da perdere perderà poco e niente, e dove invece chi ha goduto immeritatamente di un benessere in gran parte illusorio pagherà a caro prezzo il necessario reset del sistema. L’Italia, per i motivi che ho argomentato peraltro anche nella postfazione della Tragedia dell’Euro rientrerà sicuramente tra questi ultimi.
Una delle più belle lezioni di Mises è condensata in un semplice paragrafo. Ricordiamolo: “Non c’è modo di evitare il collasso finale di un boom indotto da un’espansione creditizia. La scelta è solo se la crisi debba avvenire prima come risultato dell’abbandono volontario di un’ulteriore espansione del debito o più tardi con la totale catastrofe del sistema monetario coinvolto“.
E continuo a insistere sul Crack up Boom, rigettando l’idea del Credit Crunch, per il semplice motivo che in un sistema fiat, cioè di denaro a corso forzoso, il Credit Crunch, inteso come contrazione del credito artificialmente generato dal sistema bancario a riserva frazionaria, verrà in qualche maniera sempre tamponato. Potete starne sicuri. Lo si è fatto quando in teoria non era possibile, cioè rimuovendo l’oro dal sistema monetario, lo si è fatto sistematicamente per altri 100 anni fino a gettare nel sistema trilioni di fiat valute in maniera esponenzialmente crescente. Lo si farà nuovamente continuando a intervenire secondo cifre ancora più spaventose, la cui perdita di controllo presto o tardi porterà direttamente alla catastrofe monetaria.
Che quindi i burocrati trovino pure una soluzione per tamponare il Credit Crunch attualmente in corso in Europa. Benvenga. Io stesso sono sicuro che messi alle strette si inventeranno una qualche diavoleria e con un bel Bazooka spareranno in vena al sistema europeo una decina di trilioni di euro. Ma state sicuri che tale rimedio non avrà vita lunga e tantomeno sarà una soluzione definitiva. Costituirà solo l’ennesima misura tampone mirata a spostare altrove, ingigantendolo, il problema. Presto o tardi qualcuno rimarrà travolto da tale follia inflazionista innescando quella reazione a catena che si porterà via il sistema monetario così come lo conosciamo oggi.
Io direi invece che al di là delle chiacchiere da bar su come risolvere temporaneamente questa crisi, che molto spesso si risolvono in tempo e fiato sprecato, la cosa davvero importante che è rimasta da fare a quelle persone che si reputano intelligenti, libere e responsabili è quella di opporsi con tutte le proprie forze a questa ipocrita evoluzione in corso. La verità, infatti, è che dietro il pretesto della crisi stiamo subendo una costante privazione delle libertà economiche e civili, nonché una vessazione sempre più invasiva da parte dell’improduttivo gabelliere che ci governa. Questo oramai è ciò che conta perché questa privazione delle libertà e questa coercizione predatoria saranno cause di danni sempre maggiori, conflitti e tragedie sociali sempre più gravi.
E’ da situazioni come queste che sono nate le dittature e si sono fatti milioni di morti. Pertanto, qua in Europa, prima ancora di pensare a come salvarci dal Credit Crunch (vedrete ci penserà Marietto Draghi con qualche trilionata di Euro! Pensate piuttosto a come salvarvi dal Crack up Boom!), dovremmo seriamente cominciare a pensare a come salvalguardarci dai burocrati, dai politici e dai banchieri che ci hanno divorato il futuro e che non si fermeranno finchè non saremo noi, in qualche modo, a fermare loro.
E’ mia opinione, maturata sullo studio della scienza economica, che questo nuovo processo teso a recuperare le libertà individuali richieda necessariamente sia un ripensamento radicale del sistema monetario (il sistema a riserva frazionaria con denaro fiat gestito da banca centrale è definitivamente fallito!) sia di quello politico (lo Stato sociale è fallito!). Queste sono le cose davvero importanti, ed entrambe passano necessariamente dalla fine del progetto europeo così come è andato delineandosi negli ultimi anni. Esso infatti esaspera su scala continentale tutti i problemi a monte di questa profonda crisi economica.
Non vi sorprenda pertanto che messo di fronte a diversi scenari io preferisca quello del disfacimento totale del progetto Euro, nonché di questa malsana Unione europea di fortissima matrice statalista e burocratica la quale, sia in termini di libertà economiche e civili sia in termini di prosperità economica, ha fatto e continua a fare ancora più danni di quelli già creati a livello nazionale dai singoli Stati che la compongono.
*www.usemlab.com

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