Donna in un Tratto di Penna - di Antonio Attinà

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Friday, November 18, 2011

MONTI, NEOLIBERISMO, NEOLINGUA


Anti & Politica Economia — 18 novembre 2011 — 522 visite
OkNotizie DI MATTEO CORSINI
“Monti ha esposto ieri al Senato il programma della Confindustria, della Merkel e della BCE. Ecco un chiaro esempio di coerenza: un governo espressione dei poteri forti che propone un programma dei poteri forti, che consiste nell’estremizzazione delle politiche neoliberiste che ci hanno portato alla crisi. Già pronto a rimettere l’ICI sulla prima casa, nemmeno citato il problema delle rendite finanziarie. Con linguaggio felpato tipico dei banchieri, il nuovo premier ha annunciato che proseguirà sulla strada delle misure già varate da Berlusconi: non c’è nessun cambio di indirizzo politico. C’è un cambio di stile, di toni, ma non di contenuti politici: con questo programma la crisi si aggraverà.” (P. Ferrero)
Se non ne si conoscesse la storia personale, leggendo dichiarazioni del genere si potrebbe supporre che Paolo Ferrero faccia lo stesso mestiere di Maurizio Crozza, magari senza averne lo stesso successo.
Invece fa il segretario di Rifondazione comunista. Qualcuno potrebbe sostenere che ciò non prova che Ferrero e Crozza non facciano lo stesso mestiere. Non saprei come dargli torto.
Non voglio qui entrare nel merito delle proposte programmatiche di Mario Monti, né stabilire se le stesse rappresentino o meno un cambio di indirizzo politico rispetto al governo Berlusconi. Ma su un punto credo che non esistano dubbi: non erano “neoliberiste” le politiche del governo Berlusconi, men che meno lo saranno quelle del governo Monti.
A meno che la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa, citata da Ferrero come possibile (e a dire il vero molto probabile) provvedimento che presto verrà preso dal nuovo governo, non la si voglia considerare una misura “neoliberista”. Direi che servirebbe un notevole uso della “neolingua” di orwelliana memoria per affermare (senza voler intenzionalmente far ridere i propri interlocutori) una cosa del genere.
Quanto alle cosiddette rendite finanziarie, tra aumento dei bolli sui dossier titoli e incremento delle aliquote dal 12.5 al 20 per cento non mi pare che non sia stato fatto nulla nei mesi scorsi. Probabilmente per Ferrero si tratta di misure insufficienti, magari anch’esse “neoliberiste”, sempre per usare la sua “neolingua”.
Mi resta una curiosità: se quello è liberismo (o neoliberismo), tagliare la spesa pubblica e ridurre la pressione fiscale cosa sarebbe?


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