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Tuesday, November 8, 2011

Il Corriere della Sera, 7 Novembre 2011, "Le colpe di Berlusconi e i tanti gattopardi" di Piero Ostellino

QUALI RIFORME
Le colpe di Berlusconi e i tanti gattopardi

 Vogliamo, almeno noi dei giornali - dato che non lo si può chiedere ai politici che fanno il loro mestiere - smetterla di prendere per i fondelli gli italiani e dire come stanno le cose? Si reclama da più parti che Berlusconi se ne vada. Sarebbe internazionalmente e internamente poco credibile per le sue frequentazioni serali. Balle. Berlusconi se ne dovrebbe andare in quanto, a essere benevoli, non è stato capace di fare le riforme che lui stesso aveva promesso e, a essere maliziosi, in quanto non le ha fatte perché neppure lui ci credeva e le voleva fare. Non si spiegherebbe altrimenti perché i pochi liberali della prima ora siano stati progressivamente emarginati, e sostituiti nelle grazie del Cavaliere, da ex democristiani, missini, socialisti; quel che si dice «anguilloni dei fondali della Prima Repubblica». Non si spiegherebbe perché si auspichi il recupero di Pier Ferdinando Casini, altro bisatto ex democristiano, dopo averlo accusato di aver boicottato le riforme. Ma, una volta cheBerlusconi se ne fosse andato, le cose andrebbero meglio? Il guaio è che, se il Cav. non è stato capace di fare le riforme liberali, o ce le ha vendute - per dirla in americano - come un venditore di auto usate, quelli che gli succederebbero manco le vogliono fare. Smettiamola, allora, almeno noi dei giornali di parlare di caduta di credibilità dell' Italia, riparabile con la sostituzione del presidente del Consiglio e un nuovo governo, e diciamo che assai poco credibile è la classe dirigente nazionale tutta intera, non solo quella politica quale ne sia il colore, perché parassitaria, statalista, dirigista, contraria al mercato e alla competizione, antimeritocratica. Scrive Ezio Mauro, direttore di Repubblica : «Il premier ha un' unica strada per uscire di scena con dignità. Vada in Parlamento, ammetta di non avere la maggioranza, chieda aiuto all' opposizione per approvare il pacchetto di Risanamento europeo, annunciando un minuto prima che si dimetterà un minuto dopo il voto». Mauro sa bene che le opposizioni non condividono, e tanto meno approverebbero, la lettera Draghi-Trichet che propone soluzioni neoliberali. La sua è solo una manovra di potere. Nello stesso numero di Repubblica , c' è un articolo nel quale il professor Monti dice: «Servono formule di governo dell' economia che consentano di mettere tutte le forze politiche a contribuire a sforzi impopolari nel breve periodo, ma che avranno esiti positivi nel medio e lungo termine». Sono amico, e estimatore, di Mario Monti e perciò gli chiedo in tutta franchezza: 1) è davvero convinto che le misure suggerite dall' Ue imporrebbero «sforzi impopolari» e non siano piuttosto riforme che la maggioranza degli italiani che lavorano, pagano le tasse, non scendono in piazza, approverebbero?; 2) Quando dice che «il problema non è di natura tecnica, ma di passare da una politica all' altra», che cosa intende per «un' altra politica»?; 3) una volta la si fosse individuata, e si trattasse di un' apertura (liberale) alla società civile, rispetto al dirigismo e al burocratismo imperanti, pensa ancora che «tutte le forze politiche» contribuirebbero a realizzarla? Dice Monti che «per superare i problemi dell' Italia dobbiamo puntare su crescita e competitività». Sono d' accordo. Ma come, se non riducendo la spesa pubblica e la pressione fiscale, liberandoci dai lacci e laccioli che mortificano le forze vive della società civile? Immagino, a questo punto, la reazione dei fautori del ricambio di governo: «E, allora, che si fa? Ci teniamo il Cavaliere? Lo difendi perché sei berlusconiano». Non varrebbe neppure la pena di rispondere. Lo faccio perché sono stufo che si cambino sistematicamente le carte in tavola, gettando sul piatto il falso problema «Berlusconi sì, Berlusconi no». Per favore, un po' di onestà intellettuale da parte di tutti non guasterebbe. Mandiamolo pure a casa, ma contemporaneamente non nascondiamoci dietro il dito degli interessi di parte, e dell' ipocrisia moralistica, e chiediamoci quale sarebbe la soluzione dei mali di cui soffre il Paese, poniamoci tutti insieme la domanda «che fare» e rispondiamo senza infingimenti. Personalmente, ho un dubbio. Che, dietro la ragionevole richiesta che il presidente del Consiglio - che ha fallito - se ne vada, ci sia la voglia dei grandi Gattopardi di rimettere le mani sul Paese e non far niente. E, quel che è peggio, temo che vinceranno ancora una volta loro.
Ostellino Piero

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